logo HDM

Debito pubblico italiano

facebook

venerdì 12 aprile 2013

Perché la democrazia digitale, oggi, ha vinto una battaglia, non il contrario.

http://www.byoblu.com/post/2013/04/12/Perche-la-democrazia-liquida-oggi-ha-vinto-una-battaglia.aspx

Democrazia Digitale Presidente della Repubblica Beppe Grillo Voto Online

 Nessun sistema è perfetto. Su questo, immagino, saremo tutti d'accordo. Chi fa politica da generazioni (o chi scambiava voti in cambio di promesse di lavoro o di soldi, sia alle primarie che alle politico-amministrative), sa bene quali e quanti giochetti si riescano a fare con le schede elettorali e con le matite copiative, così come non sfugge quante polemiche abbiano suscitato - per esempio - quei 200 mila voti degli italiani all'estero nell'utlima tornata elettorale. Non si capisce dunque perché la cosiddetta "democrazia digitale", ovvero la possibilità di svolgere le medesime operazioni di voto con sistemi informatici e sfruttando la rete, dovrebbe essere esente da qualunque tentativo di manonissione, oppure essere considerata risibile. Come minimo dovrebbe partire alla pari, con in più quel vento a favore determinato dall'evidente constatazione che qualsiasi cosa, nel mondo, ormai viaggia verso la sua trasformazione in sostanza immateriale. Nel tempo della "internet delle cose", dove perfino il frigorifero e la lavastoviglie, gli orologi, i sistemi anti-furto, i conti correnti bancari, le radiosveglie e i sistemi di guida degli autoveicoli finiscono o finiranno in rete, perché si dovrebbe continuare a votare con una matita in mano e un pezzo di carta?

 Chiarito questo punto, ovvero il fatto che sia giusto e anzi doveroso provarci, è anche comprensibile come una parte dei commentatori che animano blogosfera (e non) si sbizzarriscano nel tentare di usare l'episodio del tentativo di intromissione informatica nel meccanismo di voto online per il Presidente della Repubblica a Cinque Stelle per ipotizzare, talvolta con ironia, che il sistema sarebbe inadeguato. Un sistema di voto elettronico non deve essere visto come un mero complesso di software e hardware che raccoglie indicazioni di voto e compila graduatorie. Quella è la parte, diciamo così, "meccanica". La quale può essere più o meno efficace, contemplare sistemi anti-intrusione più o meno complessi e così via. In nessun caso può mai essere ritenuta sicura al 100%. Perfino gli algoritmi di cifratura più complessi dipendono, per la loro affidabilità, dalla potenza di calcolo disponibile a chi tenta di bucarli. Tuttavia, un processo non si esaurisce in un'accrocchio di cavi e di programmi, ma comprende strumenti di controllo e monitoring. Il "processo" di votazione online per il candidato a Cinque Stelle al Quirinale, nella fattispecie, era disegnato per includere un ente certificatore esterno scelto tra i primissimi per qualità ed esperienza, con sedi in tutto il mondo, che dopo aver valutato che fossero soddisfatti i requisiti base nell'architettura e nell'infrastruttura tecnica messa a disposizione per le consultazioni, ha accettato di svolgere le operazioni di verifica, eseguendo controlli a campione lungo tutta la durata delle operazioni di voto. Ed è proprio grazie a questo processo, nel suo insieme, che il tentativo peraltro molto sofisticato di falsificazione dei risultati è stato scoperto e denunciato, portando all'invalidamento di tutta l'operazione e alla sua ripetizione.

 Il processo avrebbe dunque dimostrato di essere inaffidabile? Direi piuttosto il contrario: il processo ha dimostrato di non avere ceduto di fronte ad un'aggressione esterna e, dunque, di essere sostanzialmente affidabile. La ripetizione del voto è parte integrante di una metodica che garantisce che l'intenzione di voto dei cittadini possa corrispondere puntualmente con i risultati che saranno pubblicati, e non può essere vista, in maniera abbastanza strumentale, come una prova di debolezza. 

 Chi non fa queste valutazioni, nel loro insieme, dimostra scarsa dimestichezza con le capacità di analisi richieste a chi disegna metodi e processi validi per qualunque contesto, proprio in quanto descrivono principi sufficientemente astratti e generali da poter essere applicati con successo sia - per esempio - al governo delle complessità che si incontrano nei controlli a campione su una filiera di produzione industriale, sia - come in questo caso - alle specificità della democrazia digitale, dove l'importante è che una partita di voti "avariata" sia identificata con sicurezza ed estromessa dal computo dei risultati finali.