giovedì 24 gennaio 2013

Introduzione alla patrimoniale

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Come ricorda il Sanford ci sono tre principali ragioni per tassare la ricchezza ed un motivo sussidiario. Le ragioni fondamentali possono essere riassunte nell'equità, nell'efficienza e nell'eguaglianza. Per equità si intende generalmente l'equità orizzontale, l'uguale trattamento di coloro che hanno una simile capacità contributiva. Per efficienza si intende la produttività con cui le risorse tassate vengono utilizzate, ed anche, nel caso particolare, la minimizzaizone degli effetti distorsivi della tassazione.
Con eguaglianza ci si riferisce alla questione dell'equità verticale, ovvero quanto differentemente dovrebbe venir tassata la gente con differente capacità contributiva. La ragione dell'equità porta a conclusione che l'imposta sulla ricchezza sia da aggiungere all'imposta sul reddito. La ricchezza genera benefici oltre il reddito in essa prodotto. Essa fornisce al suo possessore sicurezza, una fonte di potere d'acquisto per far fronte alle evenienze impreviste, ecc. In breve, sia che la ricchezza produca un reddito monetario, sia che non lo produca, essa conferisce al suo possessore una capacità contributiva addizionale di cui va tenuto conto ai fini dell'equità.
Per quanto riguarda la motivazione dell'efficienza, poichè l'imposta sulla ricchezza prescinde dall'ammontare di reddito da essa prodotto, essa può generare uno stimolo ad usare il capitale nella maniera più produttiva possibile. L'argomentazione dell'eguaglianza rimane, comunque, quella solitamente considerata più solida e valida per giustificare l'introduzione dell'imposta patrimoniale in una struttura tributaria che ne sia priva. L'ineguaglianza nella distribuzione della ricchezza può sorgere dalle differenti propensioni al risparmio delle varie classi di reddito ma, specie quando le aliquote della imposta sul reddito salgono con una rapida progressività, la maggior ragione dell'ineguaglianza risiede nelle differenze della ricchezza ereditata. Il motivo sussidiario riguarda l'efficienza amministrativa che l'erario può acquisire attraverso l'introduzione di una imposta patrimoniale. Tale imposta, infatti, richiedendo informazioni sui valori capitali posseduti dai singoli contribuenti, permette dei controlli incrociati sulle verosimiglianze delle denunce e sull'esattezza degli accertamenti su quella parte di reddito che deriva dalle proprietà e persino sul reddito a presindere dalla fonte da cui provenga (ad esempio, valutando se il reddito del contribuente sia stato sufficiente per avergli permesso di aver incrementato il suo patrimonio nella misura accertata, ecc.) E' evidente che, a secondo dell'obiettivo prioritario che viene attribuito all'imposta patrimoniale, varia la configurazione che tale strumento assume. Se l'obiettivo della riduzione delle disuguaglianze verticale viene considerato prioritario, allora l'imposta patrimoniale assumerà una configuirazione progressiva. Se invece, tale obiettivo vuole essere contemperato con quello dell'efficienza e dello stimolo dell'intrapresa, allora una configurazione proporzionale sarà più adeguata poichè un'imposta patrimoniale progressiva può disincentivare l'accumulazione, può stimolare il frazionamento delle proprietà per pure ragioni fiscali e, se tale frazionamento, in determinate circostanze, non si risolve solo in un frazionamento giuridico ma anche materiale, allora può contrastare con l'obiettivo dell'efficienza. Anche un'imposta patrimoniale proporzionale può, però, consentire, se non una radicale redistribuzione delle ricchezze (che è l'obiettivo a cui è preposta l'imposta patrimoniale progressiva), per lo meno la modifica in senso più egualitario del sistema fiscale perchè permette di colpire quei proprietari che detengono la ricchezza in forme improduttive. Ma anche per l'imposta patrimoniale come per ogni altro strumento dí polltica tributaria e di politica economica in senso più lato vale il principio secondo cui non è possibile attribuire ad un unico strumento troppi obiettivi contemporaneamente poichè essi possono, come nel caso testè descritto, entrare in conflitto l'uno con l'altro. Per quanto detto or ora è evidente che l'imposta patrimoniale proporzionale rappresenta il miglior compromesso possibile tra le ragioni dell'efficienza e dell'eguaglianza, cioè dell'equità verticale. Tale imposta proporzionale permette di minimizzare gli effetti economici negativi da essa determinati (come il disincentivo al risparmio) ed anche una serie di spinosi problemi che sono in relazione alla definizione dell'unità tassabile ed alla divisione della proprietà della ricchezza tra i vari membri della famiglia. Contemporaneamente può agire favorevolmente sull'"efficienza", termine che, se viene solitamente riferito alla  produttività con cui viene allocata la ricchezza in oggetto di tassazione,è stato da alcuni autori esteso anche agli effetti che l'imposta patrimoniale può determinare sull'offerta di lavoro comparativamente all'imposta sul reddito. Si tratta di un aspetto secondario nell'insieme delle tematiche connesse all'imposta patrimoniale, per lo meno secondario nell'interesse degli studiosi che si sono occupati della tassazione della ricchezza. All'imposta patrimoniale si sono  solitamente attribuiti gli obiettivi specifici dell'equità, dell'efficienza dell'allocazione del capitale e dell'eguaglianza e solo secondariamente ci si è preoccupati di trattare gli effetti collaterali della sua introduzione in parziale sostituzione dell'imposta sul reddito sull'incentivo a lavorare. L'interesse secondario per questo aspetto connesso all'introduzione dell'imposta patrimoniale traspare dallo scarsissimo rilievo dato ad esso pure in complesse e vaste trattazioni dedicate a tale imposta. Rare sono le eccezioni a tale impostazione. Tra queste ricordiamo quella del Due, secondo cui l'imposta patrimoniale può venire introdotta nel sistema tributario di un Paese per aumentare la progressività dell'imposta personale sul reddito senza incorrere negli effetti disincentivi delle aliquote marginali oltre certi livelli. Questa è anche la posizione di Vickrey secondo cui "considerazioni pratiche possono imporre limiti al grado di progressività ottenibile solo con imposte sul reddito, sul consumo e di successione. Se è desiderabile una maggiore progressività, una imposta sulla ricchezza netta può fornire un possibile metodo per aumentare la progressività del sistema fiscale." Per venire ad un altro esempio va anche ricordato che nel 1974-75 il dibattito sull'imposta patrimoniale conivolse tutti i partiti politici britannici ognuno dei quali redasse un rapporto sull'argomento. Come ricorda il Sanford "il rapporto del partito liberale poneva la equità orizzontale come il principale obiettivo e sosteneva la idea di una imposta sulla ricchezza anche per dare un limitato contributo alla riduzione della disuguaglianza, ma la sua caratteristica distintiva era la proposta di usare una pesante imposta patrimoniale come strumento per realizzare ampie riduzioni nell'imposta sul reddito per stimolare lo sforzo lavorativo e l'intrapresa, l'obiettivo dell'efficienza." L'intuizione scientifica e persino politica dell'imposta patrimoniale come parziale alternativa ad aliquote progressive eccessivamente gravose dell'imposta sul reddito, quindi, esiste ma sembra essere rimasta a puro livello di intuizione giacchè nessuno studio specifico risulta essere stato effettuato sull'argomento forse proprio perchè, non essendo l'imposta patrimoniale solitamente intesa come strumento il cui precipuo scopo sia quello di permettere uno sgravio della imposta sul reddito, non lo si è ritenuto di sufficiente interesse.
Paolo Sassetti