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sabato 29 dicembre 2012

L'abitante consapevole in 100 mosse: cominciamo da casa nostra

http://www.ilcambiamento.it/abitare/abitante_consapevole_100_mosse.html

Limitare il nostro impatto su una terra che non ci appartiene diventa sempre più impellente, ma non dobbiamo farci angosciare. Un profondo respiro, ci fermiamo. Cominciamo dalla nostra casa. Guardiamo tra le nostre cose come se fossimo ospiti esterni, immaginiamo per loro una storia diversa e costruiamola noi. 100 possibili mosse per dare una vita diversa e più lunga alle cose.

di Elisa Nicoli 

Sapone fai-da-te
Ci siamo divertiti a creare delle alternative agli oggetti trovati in giro per casa, li abbiamo sparsi per laCasa EcoLogica e poi raccolti nella '
L’immaginazione ci porta oltre. Ci appaiono foreste equatoriali oppure il bosco a pochi chilometri? Vediamo file di freddi strumenti metallici oppure gesti sapienti in un piccolo laboratorio artigiano?
Quanta energia consuma quando lo usiamo? Dove andrà a finire questo oggetto che sta tra i mille altri oggetti? Avrà una vita lunga? Lo vediamo perso tra mille altri abbandonati in una distesa putrescente, oppure ci appare con un ultimo lembo di consistenza e di riconoscimento, magari tra gli oggetti di un’altra casa, con nuovi affetti e forse nuovi usi.
Far viaggiare l’immaginazione a partire dalla nostra casa evoca facilmente sensazioni che potremo accettare o respingere. Potremmo accettare di vedere un campo di cotone, persone chine a raccogliere i fiori bianchi, un velivolo che passa spruzzando sostanze chimiche, piccole mani che filano rapidamente la variopinta tovaglietta su cui ogni giorno mangiamo, così come potremmo accettare di veder ardere l’ultimo filo blu in mezzo ad altri oggetti rapidamente sostituiti.
Ma se tutto questo non sarà facile accettarlo… immaginiamo una storia diversa, e costruiamola noi. Ci siamo divertiti a creare delle alternative agli oggetti trovati in giro per casa, li abbiamo sparsi per la Casa EcoLogica e poi raccolti nella 'valigia dell'abitante consapevole'.
Ora la 'palla' la passiamo a chi abbia altre idee da aggiungere alle nostre:
- un riduttore di flusso per consumare la metà dell’acqua rispetto a un comune rubinetto
- una lampadina a led per illuminare consumando meno
- un fazzoletto da naso in cotone, invece di quelli usa e getta
- la busta della spesa in cotone, invece di quella di plastica
- un tovagliolo di cotone, invece di tanti tovaglioli di carta
- una spilla da balia al posto dei cotton fioc (magari ancora di plastica)
- una saponetta fatta in casa (basta una serata..)
- il detersivo per piatti fatto con limone, sale, aceto e acqua
- lo spruzzino lava superfici fatto di acqua, alcool a 95° e un olio essenziale disinfettante
- la luffa, spugna vegetale coltivabile anche in Italia, che si può buttare nel compost una volta sfinita
- il frullino a mano al posto degli elettrodomestici elettrici
- il mattarello, per fare la pasta e il pane in casa
- la Mooncup, per evitare di consumare circa 300 kg di assorbenti nel periodo fertile di ogni donna
- un pannolino lavabile, per risparmiare più di 6 milioni di pannolini gettati ogni giorno in Italia
- un vecchio pezzo di tessuto per pulire casa
- calze di nylon rotte per spolverare
- una spugnetta abrasiva costruita con le retine di frutta e verdura
- elastici nati da guanti bucati
- una ciabatta con interruttore, per evitare che gli apparecchi elettronici restino in stand-by
- bicarbonato, come detergente universale e per mille altri impieghi
- uno spazzolino da denti con manico riutilizzabile
- una bustina di fermenti lattici per farsi lo yogurt a casa
- un bloc-notes fatto di fogli di carta riciclati, stampati da un lato
- una bustina di semi, per rendere verde il balcone
- una caraffa, per bere l’acqua del rubinetto
- un pezzo di spago o dei fili di recupero per chiudere pacchi al posto dello scotch
- un foglio di carta di giornale per impacchettare i regali in maniera creativa
- una bacinella per raccogliere l’acqua usata nel lavandino e scaricare il WC
- un libro usato, per fare uno scambio invece di continuare ad accumularli sulla libreria
- uno spazzolino usato per pulire a fondo gli angoli di casa
- un cristallo di allume di potassio, da usare come deodorante
- una busta da lettera creata rovesciando quelle usate
- aceto, come anticalcare, detergente e debole igienizzante
- una tazza in ceramica o vetro da tenere in ufficio per bere l’acqua o il tè
- una tazzina da caffè in ceramica o vetro da mettere sotto la macchinetta del caffè dell’ufficio
- una borraccia da riempire al posto delle bottigliette da mezzo litro usa-e-getta
- un pupazzo fatto con un calzetto usato
- un contenitore di plastica riutilizzabile molte volte prima di buttarlo
- la segatura oppure la carta da giornale in striscioline al posto della sabbietta per la lettiera per gatti
- una candela, per risparmiare corrente
- un tappo di sughero. Ogni anno in Italia circola un miliardo di tappi di sughero, che potrebbero essere riciclati al 100% e recuperati in diverse maniere
- un sacchettino antitarme e profumante, con dentro lavanda essiccata
- un ferro da maglia o un ferro da uncinetto, per farsi alcuni vestiti in casa
- ago e fili di cotone per riparare i vestiti e per crearne di nuovi, oppure per fare oggetti d'arredamento
- un contenitore da uova, un sacchetto di carta per andare dal contadino o dal fornaio senza consumarne uno ogni volta
- una torcia a ricarica manuale, per non buttare batterie
...
Se vi siete divertiti in questo gioco di “immaginazione pratica”, aggiungete nell’area commenti i vostri metodi brevettati!
Elisa Nicoli, Associazione Paea

venerdì 28 dicembre 2012

Dall’Opus Dei all’alta Finanza Tutti abitano in Via dei Mille, 5

http://www.lavocedimanduria.it/wp/dallopus-dei-allalta-finanza-tutti-abitano-in-via-dei-mille-5.html?fb_source=message

 Dall’Opus Dei all’alta Finanza Tutti abitano in Via dei Mille, 5MANDURIA – Via dei Mille, civico numero 5. Un indirizzo anonimo come tanti a Manduria. Eppure in quella sconosciuta sede, situata nella strada più stretta e più lunga della città, batte il cuore del business dell’energia pulita di tutto il Salento. Inutile andare a cercarla perché l’unica targa esposta all’esterno pubblicizza un’attività che non ha niente a che vedere con questo. Eppure qui si discutono affari da miliardi di euro ed è qui che trovano ospitalità i più importanti nomi della finanza italiana ed europea come Giuseppe Garofano, ex presidente della Montedison, già implicato nell’inchiesta di mani pulite che diede vita al processo Enimont (il più importante, quello sulla maxitangente da 150 miliardi di lire), al termine del quale Garofano fu condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Ora il «Cardinale» Garofano (così è conosciuto per via della sua militanza nell’Opus Dei), non deve più niente alla giustizia e si dedica (tra le altre cose) agli affari dell’eolico. E lo fa a Manduria attraverso la società «Appia Energia», una Srl che ha sede, appunto, in quella via Dei Mille, 5. La stessa società a responsabilità limitata che ha presentato alla Regione Puglia tre domande di valutazione di impatto ambientale per la costruzione e l’esercizio di altrettanti impianti eolici in territorio di Manduria. I parchi saranno composti da 63 torri, in totale, alte 100 metri con eliche dall’apertura di cinquanta metri. Le aree individuate sono situate sulla via per Lecce e in zona Castelli, sulla Manduria San Pietro in Bevagna. Un investimento che si aggirerebbe intorno ai 280 milioni di euro (secondo la stima dell’Istituto nazionale per il commercio con l’estero) per una potenza prodotta complessiva pari a 180 Mw che la rete nazionale sarà obbligata ad acquistare a prezzi vantaggiosi per il produttore grazie anche agli incentivi pubblici sull’energia pulita.
Ma torniamo agli ideatori dei progetti. La «Messapia Energia» che ne è titolare e società proponente, è una Srl composta da cinque soci. L’amministratore unico è Enrico Minoli, imprenditore torinese residente a Roma, fratello del noto giornalista Gianni Minoli, ex immobiliarista, consulente di gruppi finanziari, scrittore e, di recente, «sviluppatore» di licenze di parchi eolici che rivende alle grosse multinazionali. Altro socio della «Messapia Energia» è l’ingegnere Santo Masilla di Erchie. Esperto nella progettazione di stazioni fotovoltaiche, Masilla è indagato dalla Procura della Repubblica di Brindisi per presunti illeciti nella realizzazione di due stazioni fotovoltaiche tra Erchie e Torre Santa Susanna. In passato l’ingegnere ha avuto piccoli rapporti di consulenza anche con il comune di Manduria. L’unico socio manduriano della «Messapica Energia» è l’ingegnere Leonardo Filotico, proprietario della fantomatica sede (più avanti spiegheremo perché fantomatica) di via Dei Mille, 5 a Manduria. Tra i soci della «Messapia Energia», compare poi una pressoché sconosciuta investitrice, tale Katerina Lavida, residente a Roma. Infine è socia la «Alerion Servizi tecnici e Sviluppo», una Srl di consulenze che fa parte del gruppo quotato in borsa, Alerion, del «Cardinale» Garofano, con sede a Milano.
Sconosciuto il filo rosso che collega tutti questi personaggi con Manduria. I loro nomi e le loro attività, infatti, si perdono dietro piccole società che hanno breve durata, tutte però interessate allo stesso affare dell’energia alternativa. La «Messapia Energia» di Minoli, ad esempio, si chiamava prima «Ercle» e prima ancora «Soen». Tutte società con sede a Manduria in via Dei Mille, 5 e non solo queste. Fanno riferimento a quell’indirizzo anche la «Erchie srl», la «Manduria Green, srl» e la «Monte srl». Tutte società-fotocopia a responsabilità limitata con capitali di diecimila euro, tutte elencate del resoconto intermedio sulla gestione al 30 settembre 2012 della società del «Cardinale» di Opus Dei, Giuseppe Garofano, dove si legge che «i Ricavi Operativi dei primi nove mesi del 2012 sono pari a 54,8 milioni di euro (+ 37,5% rispetto ai primi nove mesi del 2011). Tutte queste società non hanno presentato progetti solo a Manduria ma anche in diversi comuni della provincia di Brindisi, Lecce e Bari.
Nazareno Dinoi

giovedì 27 dicembre 2012

Roma difenda se stessa dal cemento: no alla manovra Alemanno!

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2012/12/roma-difenda-se-stessa-dal-cemento-no-alla-manovra-alemanno/

Approdato in Campidoglio il 20 dicembre il nuovo piano urbanistico della Giunta uscente. Più di 100 milioni di metri cubi senza mercato incombono su ciò che resta del verde romano. Associazioni sulle barricate.

La sinistra profezia dei Maya potrebbe ancora avverarsi, almeno a Roma.
Se dovesse infatti essere approvata la manovra urbanistica targata Alemanno, approdata il 20 dicembre scorso in Consiglio Comunale, si abbatterebbe sulla Capitale un tale diluvio di cemento da far sfigurare la più plumbea delle previsioni precolombiane.
Tale infausto provvedimento, che non è stato votato per mancanza di numero legale, tornerà in aula subito dopo le festività natalizie e non promette nulla di buono per la città.

Le cifre parlano molto chiaro: stanno per piovere su Roma, e in special modo sull’Agro Romano, più di 100 milioni di metri cubi di cemento con un pacchetto di 64 delibere. Un piano che porterà conseguenze inimmaginabili sull’ambiente e sul tessuto sociale della città.

In questo modo Alemanno, in un territorio di 129 mila ettari di cui 55 mila già urbanizzati, intende assaltare altri 2 mila ettari, oggi agricoli, per costruire almeno 66 mila nuovi appartamenti destinati a restare invenduti, considerata la crisi in cui versa il settore immobiliare da anni. Una sorta di nuovo Piano Regolatore che peggiora quello dell’ex sindaco Veltroni, di cui si appresta a diventare una sorta di variante generale.
Non ci risultano studi effettuati sulla sostenibilità ambientale“, scrivono in un appello al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio Comunale dal Comitato Interassociativo No a Roma Capitale del cemento, che riunisce decine di sigle tra cui anche Salviamo il Paesaggio di Roma e Provincia, “nessuna pianificazione dal punto di vista della sostenibilità e autosufficienza energetica, nessuna quantificazione in termini di perdite economiche delle attività presenti sulle aree da cementificare nè come ripianarle“.
Insomma, prima si costruisce e poi ci si chiede perchè e in che modo.
Abbiamo constatato“, prosegue la nota del Comitato, “che sono programmati nuovi grandi centri commerciali in zone non previste dal piano regolatore generale  e che produrranno  la chiusura di decine di negozi  di vicinato e ulteriori difficoltà per i loro insostenibili  pesi urbanistici. I previsti insediamenti residenziali poi, sparsi nell’agro romano, si trasformeranno inevitabilmente in tanti dormitori in aggiunta a quelli di cui è purtroppo disseminata l’area della città metropolitana“. Una politica urbanistica che alla prova dei fatti appare caotica e casuale, lontanissima dalle effettive esigenze della collettività e che, così proposta, sembra  rispondere piuttosto agli interessi della speculazione edilizia e alle esigenze e difficoltà finanziarie dei costruttori e delle banche.
Gli effetti di un uso irresponsabile del suolo per eccesso di cementificazione e impermeabilizzazione“, aggiungono da No a Roma Capitale del cemento, “sono sotto gli occhi di tutti: il mancato approfondimento dei rischi idrogeologici con concessioni edilizie o condoni di abusi in aree esondabili o soggette a dissesto provoca danni e guasti e i responsabili di questi danni arrivano a volte a chiedere contributi e risarcimenti alle istituzioni, e cioé, in ultima analisi, ai cittadini che pagano le tasse“.

Le alternative alla sistematica distruzione del territorio e delle sue bellezze paesaggistiche, naturali e culturali sull’altare della speculazione e dei profitti illegittimi delle mafie del cemento non mancano di certo. Basta volerle prendere in esame.

Chiediamo che venga decisa“, si legge in conclusione della nota, “una moratoria ai provvedimenti urbanistici in agro romano e nelle residue aree libere nella città consolidata, e che si provveda invece a programmare prioritariamente il recupero e il riuso, specialmente a fini sociali, delle aree e strutture dismesse unitamente a un censimento degli edifici sfitti vuoti e inutilizzati della città di Roma, alla riqualificazione energetica di dette strutture e edifici e alla messa in sicurezza, anche a fini antisismici, degli edifici esistenti. Riteniamo che tali attività possano assicurare un importante livello occupazionale  e di qualità per le imprese del settore, senza dover ricorrere ancora una volta alla distruzione del territorio e trasformando roma in un modello unico in italia per lungimiranza e tutela del proprio patrimonio culturale e ambientale“.
Per una città che non sia più a misura di palazzinaro.
Marco Bombagi
Salviamo il Paesaggio - Coordinamento Romano

lunedì 24 dicembre 2012

Natale e la top ten dei regali inutili

http://www.ilcambiamento.it/decrescita_felice/natale_top_ten_regali_inutili.html

In questi giorni le città sono stracolme di persone che fanno a gomitate per accaparrarsi pacchi e pacchetti da posizionare sotto l'albero di Natale. Molti di questi regali diventeranno spazzatura nel giro di pochissimo tempo. Valerio Pignatta ha pensato a una lista di inutili doni, da cui tenersi alla larga.

di Valerio Pignatta 

regali inutili
"Sua maestà Consumo il Bello ha inventato di recente una serie di oggetti, sempre di gran lusso, che hanno il grandissimo pregio di non servire praticamente a nulla"
Sino a qualche generazione fa, il Natale era davvero stupefacente, coinvolgente e conturbante. Per certi versi un razzolare nel profondo dell'uomo come nel bidone dell'immondizia. Roba da psicanalisti. Di breve durata certo, e con molti discutibili risvolti gerarchici, religiosi e sociologici di dubbio gusto. Tuttavia, qualcosa era. Forse un rimasuglio di panteistica adorazione della luce o forse un assieparsi degli umani nella speranza di un nuovo ciclo di messi e raccolti. Un qualcosa. Senza grandi esigenze. Se non la sopravvivenza e la serenità dello stare insieme nel periglio e nella sventura del freddo polare delle nostre latitudini. Che volete che sia.
Negli ultimi decenni però qualcosa è cambiato. Eh sì. Finalmente abbiamo un re che divulga un nuovo Verbo che tutti sono tenuti a rispettare. E le promesse di ricompensa stimolano un'ipersecrezione salivare degna di una vincita al superenalotto. Altro che Vangelo o Capitale!
Il nuovo Verbo fa parte di quelli della prima coniugazione in “are”, e cioè “acquistare”. È un verbo antico che ha varie accezioni molto interessanti: comprare, ottenere, procurarsi, assumere, conquistare, prendere, acquisire, acquistare, rilevare. E solo per nominarne alcune. Come si può vedere, sono tutti termini che esprimono un unico concetto molto noto presso una scuola filosofica di primo piano, la Scuola Materna, e cioè: tutto mio.
Ma non basta. Visto che ormai tutti hanno tutto e non riescono nemmeno a condividerlo (meglio gettarlo intero che fare a metà con qualcuno), sua maestà Consumo il Bello ha inventato di recente una serie di oggetti, sempre di gran lusso, che hanno il grandissimo pregio di non servire praticamente a nulla (così non impegnano la mente più di tanto) e di diventare spazzatura nel giro di pochissimo tempo aiutando i proprietari di discariche e quelli di inceneritori ad arricchire smisuratamente così che anch'essi possano acquistare altri oggetti di infinito valore (per un'analisi psicopatologica) e perpetuare così il circolo virtuoso dell'esborso.
Ma facciamo alcuni esempi di questi oggetti di incalcolabile importanza per le nostre società odierne e riflettiamo a lungo sulla strategia di sua maestà. È istruttivo.
Nel redigere l'elenco che segue abbiamo avuto qualche titubanza perché qualcuno potrebbe pensare che è tutto inventato. E invece no. Non ci sta crescendo il naso. È proprio tutto vero. Sono oggetti che si producono, si spediscono sui tir, si espongono nelle vetrine, si acquistano con grande motivazione, si portano a casa impacchettati e si gettano in pattumiera. Milioni di tonnellate di materiali sprecati nel segno del delirio di sua maestà verso cui tutti siamo ossequiosi.
Allora, ecco le top ten:
-ciocco-pinza spezza cioccolato in quadretti perfetti (probabilmente per matematici maniaci incurabili con le correnti psicoterapie);
-sparabiscotti (per questo davvero per quanto ci siamo sforzati non siamo riusciti a coglierne una qualsivoglia motivazione d'esistenza);
-mutande riscaldate (qui lasceremmo scorrazzare la fantasia del lettore...);
-sbuccia ananas (la domanda che ci ha assalito è: ma quante ananas all'anno mangeranno certi individui?);
-taglia pelucchi che sporgono dal maglione (altro strumento di fondamentale importanza specie per capiufficio monomaniaci);
-taglia pelucchi di animale domestico (la specializzazione della specializzazione - c'è pelucco e pelucco - così come prevede il corso di laurea di Idiozia consumistica);
-tazze che suonano una melodia natalizia quando le alzi (se riempite di forti lassativi si ottiene l'effetto massimo);
-scaletta in plastica per cagnolino obeso che vuole salire sul divano (i cinesi hanno risolto da tempo questo problema in altro modo, con tutto il rispetto per cinesi e cani, ma certe idee davvero ti scappano di fronte a certi sfregi alla povertà);
-sciarpa con le tasche (forse per polipi);
-dvd con ripresa di fuoco crepitante (per sentire il calore infilare il dito nella presa della corrente);
-forbici laser a batteria per tagliare con precisione (siamo in attesa di coltelli telecomandati a distanza per pizzerie al taglio);
Orsù dunque, svegliamoci bambini, scrolliamoci di dosso questo incantesimo e smettiamola di fare i belli addormentati. Non ci sono principi azzurri o di altri colori (ogni riferimento politico è esplicitamente accidentale) che verranno a risvegliarci. Per la corte dei miracoli di Consumo il Bello è importante che noi si continui a dormire. O meglio, possiamo al limite procedere sonnambuli verso le sue Iper-chiese e versare il nostro obolo al mantenimento del suo regno dei balocchi.
Svegliamoci che è già tardi e ci sono un sacco di cosa da fare se vogliamo arrivare a domani. Non è così scontato che la primavera rispunti ancora e che le messi tornino a ondeggiare nei campi. Ora non lo è più.
Articolo tratto da Terranauta

domenica 23 dicembre 2012

Ars, arriva il primo disegno di legge M5s Zito: «Basta ai rimborsi falsi in Sicilia»

http://ctzen.it/2012/12/22/ars-arriva-il-primo-disegno-di-legge-m5s-zito-basta-ai-rimborsi-falsi-in-sicilia/

Il MoVimento 5 stelle ha depositato il suo primo disegno di legge, una proposta contro i rimborsi falsi nelle assemblee di comuni e province siciliane. Una iniziativa nata a seguito di un dossier di aprile dei grillini di Siracusa, confermato dall’emissione di sei avvisi di garanzia per altrettanti consiglieri comunali aretusei. Ma oltre alla riduzione degli indennizzi per legge, i deputati stellati auspicano più controlli. «Chiederemo l’accesso agli atti a tutti i comuni, abbiamo già iniziato con i capoluoghi di provincia», spiega il deputato Stefano Zito
movimento5stelle_zito_interna
«Basta ai rimborsi col trucco». Arriva il primo disegno di legge del MoVimento cinque stelleall’Assemblea regionale siciliana. Si tratta di una proposta di modifica alla legge regionale n. 30 del 2000, quella che consente ai datori di lavoro dei consiglieri comunali e provinciali di ricevere un indennizzo quando questi si assentano per motivi istituzionali. Indennizzo che, come previsto nel nuovo Ddl, dovrebbe essere notevolmente ridotto. «Solo a Siracusa il meccanismo dei rimborsi alleggerisce le casse del Comune di circa 650mila euro l’anno. Il MoVimento 5 stelle locale ci ha visto qualcosa di marcio, e sono partiti avvisi di garanzia per sei consiglieri», spiega una nota dell’ufficio stampa del neonato gruppo politico all’Ars. Perché la proposta nasce da quanto già fatto dai movimentisti aretusei che hanno creato un dossier sui rimborsi a palazzo Vermexio ad aprile di quest’anno.
Come commenta il deputato regionale siracusano Stefano Zito «è quantomeno strano che un’azienda punti su persone che presumibilmente potrà utilizzare in rare occasioni, perché fagocitate dagli impegni istituzionali. Ancor più strano, come avvenuto in tantissime occasioni a Siracusa, è che i freschi consiglieri comunali assunti dalle aziende siano spesso inquadrati con livelli molto alti e con conseguenti rimborsi spettanti veramente cospicui». Zito, sospettando che la situazione non sia molto diversa altrove, insieme agli altri 14 consiglieri regionali stellati ha chiestol’accesso agli atti dei comuni e delle province regionali. «Per il momento – dice Zito - abbiamo cominciato a chiedere la documentazione nei nove capoluoghi di provincia, ma presto l’operazione verrà estesa a tappeto alle amministrazioni di tutta l’isola».
Le principali modifiche apportate alla legge regionale 30 del 2000 prevedono l’abbattimento della somma rimborsabile che passerebbe dagli attuali due terzi della retribuzione del sindaco a un quarto. L’istituzione di controlli costanti, l’elargizione del rimborsi solo alle ditte in regola che abbiano prodotto il certificato di regolarità contributiva (Durc) ed iscritte ala camera di commercio. Ed ancora, l’erogazione dei rimborsi solo a consiglieri che non abbiano ricoperto il ruolo di titolare o amministratore unico nell’azienda da cui sono stati presi in carico nei cinque anni precedenti all’assunzione o a coloro che non abbiano fatto improvvise ed immotivate progressioni in carriera.
Adesso, per la proposta di legge grillina, comincerà la trafila istituzionale, passando per le varie commissioni, prima fra tutte quella Affari istituzionali. Se la proposta avrà il voto della maggioranza dei consiglieri nelle commissioni arriverà al voto in aula.

venerdì 21 dicembre 2012

A Capannori il comune rilancia la coltivazione della canapa

http://www.ilcambiamento.it/comuni_virtuosi/capannori_coltivazione_canapa_sostenibile.html

Canapa
L'Italia era fino agli anni Sessanta fra i primi produttori al mondo di canapa, con la Romagna ed il lucchese che basavano gran parte della loro economia proprio sulla sua coltivazione e lavorazione.
C'è chi ha deciso di usare la canapa per uscire dalla crisi. E non nel senso di stordirsi a suon di spinelli fino a dimenticarla del tutto, la crisi. Si parla piuttosto di usare la canapa, uno dei prodotti un tempo più diffusi nelle campagne del centro Italia, come materia prima per la produzione di materiali edili, di fibre e tessuti. A lanciare la proposta innovativa è il comune toscano di Capannori, in provincia di Lucca.
Già, ancora lui. Dopo essere stato il primo comune italiano ad aver adottato la strategia Rifiuti Zero elaborata da Paul Connett ed essere tornato recentemente alla ribalta con due nuovi progetti sostenibili - l'uno che incentiva lo sviluppo rurale, l'altro il co-housing – adesso il comune virtuoso ha deciso di fare un ulteriore passo verso la sostenibilità ambientale rilanciando la coltivazione della canapa sul proprio territorio.
La canapa infatti, prima dell'avvento del proibizionismo, era diffusa in tutto il mondo come principale materia prima da cui si ricavava la carta. Ma con le sue fibre si può ottenere un'enorme varietà di prodotti, dai mattoni, alle corde, ai tessuti, a prodotti sostitutivi della plastica. Essa inoltre cresce senza un bisogno eccessivo d'acqua, non necessita di pesticidi e apporta benefici al terreno se usata nelle rotazioni, il che la rende particolarmente sostenibile. L'Italia era fino agli anni Sessanta fra i primi produttori al mondo di canapa, con la Romagna ed il lucchese che basavano gran parte della loro economia proprio sulla sua coltivazione e lavorazione.
“Dunque perché rinunciare ad una risorsa tanto importante, che potrebbe fornire posti di lavoro e per di più cresce naturalmentenelle campagne circostanti?”, si saranno detti a Capannori. Così la decisione è stata presa, facilitata anche dall'avvio in contemporanea di un progetto portato avanti dall'azienda toscana Canapalithos che ha ottenuto il brevetto per produrre manufatti dalla canapa.
In collaborazione con le sezioni lucchesi della Coldiretti e della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), il comune ha organizzato un seminario dal titolo “La canapa: prospettive per un’agricoltura che guarda alla sostenibilità e alle tradizioni del territorio”, che si svolgerà venerdì 21 dicembre alle 17.30 nella sala consiliare in piazza Aldo Moro a Capannori. Vi prenderanno parte, oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria, gli assessori all’ambiente, Alessio Ciacci, e alle attività produttive, Maurizio Vellutini e Fabrizio Sassetti di Canapalithos – Gruppo Fibranova.
“Per uscire dalla crisi servono anche soluzioni innovative” hanno affermato l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci, e alle attività produttive, Maurizio Vellutini. Quella di rilanciare la canapa ha tutta l'aria di esserlo. “L’amministrazione comunale, da sempre attenta alle buone pratiche e a promuovere lo sviluppo con un occhio di riguardo alla salvaguardia del territorio e delle sue tradizioni, punta adesso a rilanciare la produzione di canapa a Capannori per creare una filiera agricola sostenibile e virtuosa che unisca aspetti altamente ecologici a quelli di un’ampia duttilità di impieghi. È per questo che ci auguriamo che imprenditori e agricoltori locali, ma anche cittadini, partecipino attivamente a questo seminario, che vuole essere il punto iniziale di un percorso per il quale vogliamo confrontarci – e informare – la comunità”.
"Ci sono quindi tutti i presupposti – hanno concluso i due assessori – affinché questo vegetale possa tornare nei campi di Capannori, contribuendo a rilanciare il settore agricolo, che sta attraversando un particolare momento di crisi, unendosi ai tanti progetti portati avanti dall'amministrazione Del Ghingaro perridurre le emissioni nocive nell'aria e migliorare la qualità di vita dei cittadini". Con una giunta così gli abitanti di Capannori hanno motivo di essere allegri. E la canapa non c'entra.
A.D.

mercoledì 19 dicembre 2012

La carne inquina molto più delle automobili

http://it.m.yahoo.com/w/legobpengine/news/blogs/wired/la-carne-inquina-molto-pi%C3%B9-delle-automobili-073409792.html?.b=italia&.ts=1355140631&.ysid=JQqIZFNFG3BYpxvor5x183KL&.intl=it&.lang=it


Se ognuno di noi mangiasse meno carne, le emissioni inquinanti sarebbero ridotte dell'equivalente di un viaggio in auto di 75 miliardi di chilometri. Lo dice un nuovo studio condotto in Germania dal WWF.

50 IDEE REGALO (TECNOLOGICHE) A MENO DI 50 EURO.

L'impronta media di una persona è di 11 tonnellate di CO2 all'anno, calcola il Fondo mondiale per la protezione della natura. Ma quanta parte di questa impronta dipende dalla dieta? I ricercatori hanno calcolato le emissioni di gas associate alla produzione del cibo, incluso la coltivazione del foraggio, i trasporti, la conservazione e la preparazione a casa.

GUARDA LE FOTO PIU' IMPORTANTI DI SEMPRE.

Nel calcolo sono stati incluse anche le emissioni indirette derivanti dalla conversione di foreste in pascoli per animali da macello. Lo studio ha poi valutato a quanto ammonterebbero le emissioni se il consumo di carne fosse dimezzato; scelta tra l'altro raccomandata dalle linee guida nutrizionali. Un consumo di 450 grammi di carne e derivati sarebbe infatti già più che sufficiente per il fabbisogno di un individuo, mentre — come noto — un consumo eccessivo soprattutto di carni rosse è associato a diverse patologie, dal cancro alle malattie cardiovascolari, prime cause di morte in Europa.

ECCO LE IMMAGINI PIU' EMOZIONANTI DEL SECOLO.

"Se riuscissimo a ridurre il consumo di carne, insaccati, hamburger e via dicendo a solo una volta a settimana, risparmieremo le emissioni in atmosfera di 9 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Per ottenere lo stesso risultato dovremmo intervenire in modo molto più massiccio sull'uso dell'automobile, eliminando 75 miliardi di chilometri percorsi con mezzi privati", ha detto Tanja Dräger de Teran, responsabile del settore clima e nutrizione per il WWF, che ha sottolineato come il contributo di ogni singola persona possa cambiare le cose, soprattutto se sia associa una dieta più sana e rispettosa dell'ambiente a una mobilità sostenibile: "mangiare meno carne e usare meno l'automobile sono gesti che — insieme - possono fare la differenza".

Altra questione, il continuo aumento della popolazione mondiale, che porta a una domanda crescente di pascoli per gli animali. Solo per soddisfare il fabbisogno della Germania — puntualizza l'esperto di agricoltura Stig Tanzmann — servono 2 milioni di ettari di terra, 20mila km quadrati. Questo ha in alcuni casi conseguenze sociali e politiche devastanti, come avviene in Sud America, dove gruppi indigeni sono stati letteralmente cacciati dalle loro terre per soddisfare i mercati occidentali di carne. Ancora un altro tema importante è l'uso di fertilizzanti e pesticidi, utilizzati per far crescere più velocemente il foraggio.

C'è ancora, come detto, la questione nutrizionale. I grassi contenuti nelle carni aumentano il rischio di danni cardiovascolari e, se il governo tedesco non ha accora agito per promuovere una dieta povera di carne è solo perché "sono troppo alti gli interessi dell'industria, resa potentissima dai forti guadagni che questo genere di commercio garantisce" prosegue Tanzmann.


Parigi dichiara guerra all'inquinamento da traffico Parigi (TMNews) - Troppe auto, troppi scooter, troppo inquinamento. Parigi ha deciso di intensificare la lotta contro il traffico automobilistico, principale causa dello smog nella capitale. Il sindaco, Bertrand Delanoe, ha presentato il suo piano al Consiglio municipale di Parigi. Tra le misure previste c'è, se ci sarà l'avallo del governo, l'incentivo alla rottamazione di veicoli più vecchi e inquinanti. Tra le ipotesi c'è anche la riduzione del limite di velocità sulle strade urbane e sull'anello periferico (da 80km/h a 70 km/h), con un netto aumento delle zone "a traffico lento". Nelle settimane scorse il sindaco si è detto anche favorevole all'introduzione di un pedaggio, non per tassare l'ingresso nella capitale come avviene già a Londra e Stoccolma, ma per circolare su alcune arterie principali, le cosiddette "autostrade metropolitane". Negli ultimi dieci anni la circolazione automobilistica a Parigi è diminuita del 25%. Solo il 7% degli abitanti della capitale utilizza l'automobile quotidianamente per recarsi al lavoro, mentre è aumentato nettamente l'uso della bicicletta, che rappresenta il 3,1%. (Immagini Afp)
Da ultimo, un consumo più ragionevole ridurrebbe la spazzatura. Basti pesare che si eviterebbero 800 kg di CO2 a testa, ogni anno. "E una famiglia di 4 persone - aggiunge ancora Dräger de Teran - risparmierebbe oltre 1.200 euro in 12 mesi".

foto: Corbis

martedì 18 dicembre 2012

Benigni e la Costituzione: ascolti e incassi della Rai sulla "Più bella del mondo"

http://questionedelladecisione.blogspot.it/2012/12/benigni-e-la-costituzione-ascolti-e.html

Con molto buonismo e tanta retorica Benigni ha omaggiato la Costituzione Italiana. Tutti buoni, tutti bravi, a cominciare dai padri costituenti, che poi altri non erano che politici del tempo che avrebbero continuato la loro carriera, in maniera molto meno esaltante, per finire con i Patti Lateranensi tra Mussolini e il Vaticano. Tutto giusto e, per certi versi, ce lo si poteva aspettare, troppo pieno di plot ideali la trasmissione: Rai1, la rete governativa per eccellenza, la data pre-natalizia, la Costituzione stessa, entità sulla quale, più o meno, tutti  sono d'accordo.

Comunque, nonostante l'inversione ad U dell'ultimo Benigni -rispetto al primo- alcune cose le puoi dire anche se sei così diplomatico, come nota Dondoni sulla Stampa: "Fatto sta che dichiarare con tono forte e chiaro: “La Chiesa non dovrebbe mai orientare le scelte politiche di uno Stato”, ha creato una linea Maginot fra la “mission” politico-culturale della prima rete di Stato e ciò che è andato in onda."
Al di là dei giudizi sul comico toscano, resta una questione di fondo molto più materiale ma estremamente importante, visti i tempi: quanto è costata la trasmissione e quanto ha incassato la Rai?

Cominciamo con gli ascolti: ottimi, Benigni riesce sempre a catturare l'attenzione e a coinvolgere, dotato com'è di un  naturale carisma. E gli ascolti lo premiano: secondo i dati Rai, 12,6 milioni di spettatori, con share vicino al 44%. Bisogna ritornare un'altra volta a Benigni per ritrovarli, oppure alla nazionale di calcio.E infatti tutti ne parlano. Meno però del cachet di Benigni o meglio, visto che il programma è stato interamente realizzato da lui e dal suo agente, del costo di tutta la trasmissione. L'unico riferimento che si ha, a proposito dei costi, è l'articolo di Carlo Tecce sul Fatto: il compenso sarebbe di 1,8 milioni di euro, che si sommerebbero agli altri 4 delle 12 puntate di Dante, ma quella è un'altra cosa [fonte]. A quel costo, Benigni fornirebbe il programma chiavi in mano, pronto ad andare in onda dal Teatro 5 di Cinecittà, con 150 i tecnici all'opera e 500  spettatori.


Ma quanto ha incassato la Rai dalla trasmissione? Non esistono dati certi. Su Tv fanpagesi azzarda un'ipotesi: considerando che durante il monologo di Benigni non ci sono state interruzioni pubblicitarie e che sono stati mandati due blocchi uno all'inizio e l'altro alla fine, a un costo medio per 30 secondi di spot da 80 a 100 mila euro (su fonte Sipra)  si può immaginare un ritorno di poco inferiore a quanto pagato, ma devo dire che non ho contato i minuti di spot mandati in onda prima e dopo.
Questo spinge a una considerazione: ma nel Governo dei tecnici, e con le nuove nomine Raidei tecnici, respirando quest'aria di spending review a ogni passo e questa rinnovata trasparenza dei pubblici uffici, è mai possibile che non vi siano dati certi su quanto è costata e quanto ha incassato questa trasmissione e se è stata un'operazione a saldo positivo o negativo?

E se, per caso, risultasse che è costata più di quanto abbia incassato, sarebbe giustificabile, visto il periodo di  sacrifici ai quali siamo chiamati? Lo chiedo senza ironia, non sapendo nemmeno bene io la risposta. Cioè, è giustificabile, eventualmente, un'operazione in perditapur di aver questo Benigni?
Roberto Benigni non si discute, specialmente in un momento in cui si fatica a identificarsi con il paese e nel quale la classe politica fa di tutto per smorzare gli entusiasmi dei cittadini. Il comico toscano riaccende la passione politica partendo proprio dalle origini della Repubblica, quella Carta Costituzionale così preziosa ma anche facile scudo retorico. Ma, a quando un po' più di chiarezza, trasparenza e rispetto su temi apparentemente marginali -costi e incassi- ma comunque importanti?

lunedì 17 dicembre 2012

Rifiuti, pronto il supercommissario

http://differenziati.com/2012/12/17/rifiuti-pronto-il-supercommissario/


02_(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) Emergenza rifiuti, sarà un supercommissario a decidere il futuro della spazzatura di Roma. La sua nomina è prevista in un emendamento alla legge di Stabilità approvato dalla commissione Bilancio del Senato, che dovrebbe essere varata entro il 21 dicembre. La scelta, con ogni probabilità, spetterà al ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Il supercommissario resterà in carica sei mesi (prorogabili o revocabili) che dovrebbero scattare a partire dal 31 dicembre, quando scadrà il mandato del prefetto Goffredo Sottile. Sarà lui a ricoprire questo ruolo? «Ancora non lo so – risponde – Aspettiamo l’approvazione della legge». La differenza tra i due incarichi è che quello affidato a Sottile è limitato alla scelta dell’impianto che dovrà sostituire Malagrotta e alla sua proroga, proroga attesa ma che non potrà oltrepassare aprile 2013. Invece, a leggere l’emendamento a firma Maurizio Castro e Francesco Bevilacqua (Pdl), sembra che i poteri del supercommissario saranno più ampi. Questi infatti «è autorizzato alla realizzazione e alla gestione delle discariche per lo smaltimento dei rifiuti urbani nonchè per di impianti per il trattamento di rifiuto urbano indifferenziato e differenziato». Darà «supporto alla Regione Lazio nelle iniziative necessarie al rientro della gestione ordinaria» e soprattutto, a fronte «dell’ accertata inerzia» degli enti preposti «alla gestione dei rifiuti prodotti nei Comuni di Roma, Fiumicino, Ciampino e nello Stato del Vaticano», potrà «adottare i necessari provvedimenti di natura sostitutiva». I soggetti inadempienti dovranno anche farsi carico degli oneri. L’intervento si è reso necessario, si spiega nella relazione, «in considerazione della situazione di grave criticità nella gestione dei rifiuti urbani nel territorio della Provincia di Roma».Lo Stato, dunque, ha deciso di usare la mano pesante. Una scelta che non dispiace a Gianni Alemanno: «Questo commissario – osserva il sindaco – è necessario per risolvere i conflitti di attribuzione che l’attuale legge sui rifiuti ripartisce tra gli enti locali senza dare un’indicazione chiara su chi deve decidere quando ci sono situazioni di emergenza. La norma permette di velocizzare le procedure e dà la possibilità di chiudere questa partita in tempi ristrettissimi». Secondo Alemanno si potrà anche «ridurre al minimo, o addirittura azzerare, la necessità di portare rifiuti all’estero o in altre Regioni». Tra Regione e Provincia, invece, è scaricabarile. «Il governo – si legge in una nota di via Cristoforo Colombo – è costretto a ricorrere a un super commissario perchè non tutti gli enti hanno attuato quanto previsto dalla legge: la Provincia non ha individuato i siti per il trattamento dei rifiuti; il Comune avrebbe dovuto assicurare un aumento significativo della raccolta differenziata e i Tmb non hanno ancora raggiunto un funzionamento ottimale». Accuse a cui Palazzo Valentini replica: «Leggendo i poteri che avrà il commissario è evidente che il problema è stato rappresentato dall’inerzia e dalle inadempienze della Regione Lazio».

venerdì 14 dicembre 2012

L'onda rosa del M5S alle regionali della Lombardia

http://www.beppegrillo.it/2012/12/londa_rosa_del_m5s_alle_regionali_della_lombardia.html#commenti

regionali-lombardia.jpg
Per la prima volta nelle elezioni regionali, in Lombardia, la portavoce di un movimento politico è stata eletta on line dagli iscritti. 
carcano.jpgSi chiama Silvana Carcano, ha 41 anni, due figli, una laurea in Economia e Commercio. L'onda rosa del M5S continua dopo le liste per le nazionali. Nelle dodici province lombarde i capolista donne sono otto, pari al 66%. Questo dato conferma che in caso di elezioni libere dalle incrostazioni dei partiti, dei giochi di potere, dei capopanza, le donne sarebbero votate in maggioranza. Hanno votato per le liste2.003 persone e per il portavoce presidente 1.991, dei 4.885 aventi diritto iscritti al M5S in Lombardia entro il 30/9/2012 con i documenti di identità digitalizzati. I voti potenziali, tre preferenze per votante, erano 14.655 e i voti espressi rispettivamente 5.505 per la portavoce, e 5.690 per le liste. Per votare non è stato chiesto un euro e il M5S non prenderà i contributi per le elezioni come ha già fatto nelle altre Regioni, l'ultima in Sicilia, dove ha partecipato. I cittadini in lista sono tutti incensurati, non sono professionisti della politica, ma della vita quotidiana. Leggete il loro curriculum, guardate le loro interviste su YouTube. Giudicateli e se credete che vi rappresentino, votateli. Puliamo il cielo della Lombardia. Ci vediamo in consiglio Regionale, dentro con persone oneste. Non è un miracolo?

Le Parlamentarie del M5S sono state un bluff? un confronto con il Partito dei Pirati tedesco

http://riflessioniavocealta.wordpress.com/2012/12/14/le-parlamentarie-del-m5s-sono-state-un-bluff-un-confronto-con-il-partito-dei-pirati-tedesco/


Per la prima volta in Italia un movimento politico ha determinato la scelta dei propri candidati al parlamento con una votazione online fra i propri iscritti certificati. Parliamo chiaramente del Movimento 5 Stelle e delle sue Parlamentarie. Una bella dimostrazione di democrazia in confronto alle scelte operate dai partiti classici che alle ultime politiche hanno scelto i propri candidati sulla base di scelte calate dall’alto senza alcun coinvolgimento dei propri elettori.
Ma invece che apprezzare la scelta fatta e capire pregi e difetti di questo nuovo metodo, che potrebbe essere una sorta di precursore di quello che sarà il metodo applicato nel prossimo futuro per le elezioni politiche, si è preferito concentrarsi subito sui difetti accentuandoli a tal punto da cancellare completamente gli eventuali pregi.
parlamentarie
Scarsa partecipazione dei votanti, poca trasparenza nella verifica dei voti e dei partecipanti e mancanza di un organo terzo esterno che vigilasse sulla regolarità delle votazioni. Ma fra queste critiche quella che più è stata utilizzata è quella della scarsa partecipazione soprattutto se confrontata con la partecipazione alle primarie del centrosinistra. Infatti se queste hanno coinvolto circa 3 milioni di votanti, quelle del M5S avrebbero coinvolto un numero di votanti decisamente inferiori pari a circa 32.000 persone (pari ai 95.000 voti espressi divisi per le 3 preferenze di voto possibili). Certo, di fronte a questi numeri c’è poco da confrontare. Ma stiamo parlando di modelli molto diversi e quindi difficilmente paragonabili. Infatti da una parte abbiamo un tipo di votazione classico (su scheda fisica), dall’altro un tipo di votazione nuovo, più complicato, non conosciuto da tutti, senza considerare il diverso battage pubblicitario che è stato fatto alle primarie del centrosinistra rispetto a quelle del M5S.  Riteniamo quindi più giusto fare un confronto con un modello simile a quello utilizzato dal M5S e come metro di paragone chi se non meglio del partito dei Pirati tedesco, il partito preso come esempio da tutti come modello di democrazia liquida?
Bene, guardiamo i numeri. Da informazioni raccolte in rete da parte di un partecipante al partito dei Pirati italiano, abbiamo saputo che alle ultime elezioni statali di Berlino del 2011, alle quali i Pirati superano per la prima volta la soglia del 5% ottenendo 15 seggi sui 141 disponibili, hanno partecipato alla votazione dei propri rappresentanti 5.000 iscritti. Numeri tutt altro che eccezionali e non molto distanti da quelli del M5S.
Altra critica che si è fatta al M5S è che il portale utilizzato per le votazioni e per costruire il programma in maniera condivisa è poco partecipato e che pochi sono i suoi iscritti. Bene, dalle informazioni ricevute il luogo dove i Pirati tedeschi si ritrovano e prendono delle decisioni condivise, il famoso Liquid Feedback, registra 10.000 iscritti mentre gli iscritti al partito sono 40.000 circa. Quindi anche su questo fronte numeri tutt’altro che eccezionali e simili a quelli del M5S solo considerando gli almeno (come minimo) 32.000 iscritti ricavati dalle Parlamentarie.
Quindi se consideriamo il Partito dei Pirati tedeschi come un esempio modello di partito liquido e moderno che funziona bene, e consideriamo i numeri che lo caratterizzano, non possiamo certo dire che le Parlamentarie del M5S sono state un bluff, anzi, sembrerebbe che abbiano goduto di buoni numeri considerando la novità dell’esperimento e le problematiche di gestione di un simile modello.
Sentiremo mai i principali organi di informazione riportare questi dati e questo confronto?
Se qualcuno ha statistiche più precise sul Partito Pirata tedesco o se ritiene quelle qui riportate inesatte, lo comunichi nei commenti

mercoledì 12 dicembre 2012

Sapete chi chiede democrazia nel M5S?

http://lapennadoca.wordpress.com/2012/12/11/sapete-chi-chiede-democrazia-nel-m5s/

democraziasantamarinella.blogspot.comColoro che chiedono democrazia all’interno del Movimento 5 Stelle sono coloro che non hanno capito un cazzo ed è giusto che vadano fuori dalle palle! Se è vero come è vero che l’obiettivo è di mandare nelle varie istituzioni portavoce, vorrei dire anonimi, in grado di raccordarsi con la gente ed essere il filo conduttore bidirezionale delle informazioni e dei bisogni reali che si fanno proposta, questa e solo questa è la vera democrazia, mi dite che differenza fa se va uno od un altro? L’unica differenza che vedo è che sia giusto cercare di garantirsi a che vadano a rappresentarci solo coloro che hanno veramente capito ed effettivamente metabolizzato cosa voglia dire uno vale uno e che certamente non vuol dire io. Chi si sente escluso dalla candidatura, per qualsivoglia motivo di metodo adottato per la designazione e successiva votazione dei candidati, non ha capito niente e farebbe meglio a tacere piuttosto che continuare a dimostrarsi stupido o quel che peggio in malafede. Se il movimento si dà regole per evitare che la politica diventi un mestiere perché scannarsi per farsi eleggere e sulla base di quali autovalutazioni del tutto autoreferenziali si ha il diritto di sentirsi superiori agli altri e quindi più meritevoli lagnandosi di essere stati esclusi? è forse facendo crocchi di sostegno che si pensa di cambiare la politica del nostro paese? non mi sembra questo né nuovo né particolare sintomo d’intelligenza, forse di furbizia.
Io pur invitato a candidarmi, con tanto di laurea, enorme esperienza professionale ad alti livelli, mi sono autoescluso, ma non per questo mi sento meno motivato a lavorare per l’interesse generale, anzi sarò un cerbero nei confronti dei portavoce che non dovessero rispettare le nostre regole, cercando tuttavia nel mio piccolo di metterli nelle migliori condizioni possibili per svolgere al meglio la loro funzione. In altra occasione avevo espresso che i vari candidati nel filmato di presentazione, dopo, una prima inquadratura di riconoscimento, parlassero da dietro una maschera, uguale per tutti, che se fossi stato Grillo avrei imposto proprio per sottolineare e ricordare che non importa chi viene eletto, fatte salve alcune caratteristiche basilari quali il saper parlare, il saper relazionarsi con gli altri, la capacità di lavorare in gruppo, il saper ascoltare.
Discussioni sull’organizzazione interna, le piattaforme, il metodo di voto on line possono essere funzionali solo se riusciamo a portare la gente dentro le istituzioni e le istituzioni fra la gente. La rete sicuramente rappresenterà l’imprescindibile domani ed è quindi giusto che fin da oggi si esasperino le sue potenzialità, se non altro come momento di stimolo alla doverosa e altrettanto imprescindibile alfabetizzazione. Tuttavia, Pizzarotti, a Parma, capito che al momento la partecipazione attraverso la rete, per pigrizia, stanchezza, incapacità, non era ancora quella auspicata si è messo a portare la giunta nelle strade e nei quartieri. Questo non significa che la rete non abbia il suo valore, ma semplicemente che occorre prima risvegliare il piacere/dovere di partecipare e poi, pian piano, insegnare il modo più semplice e diretto per farlo. Io, ma sono vecchio, credo che il successo del M5S sia solo in parte legato alla rete, che ha tuttavia permesso di creare i primi centri di aggregazione appunto in rete intorno ai quali è stato possibile poi convogliare parte degli “ammiratori” e degli “spettatori” di  Beppe che si è speso nei suoi spettacoli, retribuiti, e poi gratuitamente nelle piazze. Non è un caso se i post o tweet più apprezzati sono quelli corredati da video; infatti il video è il trade-unione tra il virtuale della rete e il reale della vita quotidiana e quando si desidera un messaggio d’impatto ci si affida a un video, come si suol dire ci si mette la faccia. Quello che ha fatto oggi Grillo che ha mandato, non alla sua solita maniera accattivante, ma veramente da incazzato affanculo quella pletora di speculatori del lavoro di noi tutti che non chiediamo nulla in cambio se non realmente di cambiare l’Italia mentre loro “avanguardisti” chiedono posti e visibilità, ma “democratica”.
Abbiate anche il mio, per quello che vale, personale vaffanculo.
PENNAdOCA         

lunedì 10 dicembre 2012

Cambiamenti climatici. Doha, l'ennesimo fallimento

http://www.ilcambiamento.it/clima/cambiamenti_climatici_doha_ennesimo_fallimento.html

doha
A Doha è stato trovato un accordo soltanto per estendere fino al 2020 il protocollo di Kyoto
Dopo due settimane di difficili negoziati, si è conclusa sabato 8 dicembre la 18ma Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. A Doha, in Qatar, i 194 Paesi che hanno partecipato al summit sui cambiamenti climatici hanno trovato un accordo soltanto per estendere fino al 2020 ilprotocollo di Kyoto, la cui validità termina a fine dicembre 2012.
Tuttavia, l'impegno a ridurre ulteriormente le emissioni di gas serra è stato assunto solo da parte dell'Unione europea e di qualche altro Paese, una minoranza pari a circa 15-20% del totale. Rimangono ancora fuori i Paesi 'grandi inquinatori': Usa, Canada, Giappone, Russia, Nuova Zelanda, Cina (il primo Paese inquinante), India, Brasile, Messico e Sud Africa.
A Doha, oltre all'estensione del protocollo di Kyoto, la determinazione dei rappresentanti della società civile e di alcuni Governi dei Paesi più colpiti, ha portato ad ottenere, almeno sulla carta, il riconoscimento del risarcimento per danni causati dai cambiamenti climatici e l'impegno dei paesi industrializzati di stanziare per lo meno una somma pari alla media di quanto sborsato negli ultimi tre anni in aiuti climatici.
"Non è stato un percorso facile - ha commentato il commissario Ue all'Ambiente Connie Hedegaard - ma abbiamo lanciato un ponte e speriamo che ora possiamo andare più spediti".
Eppure, secondo Legambiente, la strada verso un accordo globale è in salita. “I governi – ha dichiarato da Doha Mauro Albrizio, responsabile Clima e politiche europee di Legambiente - da Doha non sono stati in grado di mettere in campo quella volontà politica indispensabile per colmare con impegni concreti il preoccupante gap esistente (8-13 Gt di CO2 secondo il recente rapporto dell'UNEP) tra gli impegni di riduzione assunti sino ad ora dai diversi paesi e la riduzione di emissioni indispensabile entro il 2020 per rientrare nella traiettoria di riscaldamento del pianeta non superiore almeno ai 2°C. Dimenticando che gli impegni di riduzione attuali ci stanno portando verso una via di non ritorno con un surriscaldamento stimato tra i 3.5°C e i 6°C”.
Secondo il WWF i negoziatori a Doha hanno fallito nel raggiungere perfino il minimo delle aspettative ai negoziati sul clima.
“Alcuni paesi sviluppati hanno bloccato i negoziati facendo passi indietro rispetto ai loro impegni precedenti e rifiutandosi di prenderne di nuovi. E la cosa peggiore è che era solo una manciata di paesi – come la Polonia, la Russia, il Canada, gli USA e il Giappone”. È quanto ha affermato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima Energia del WWF Italia che ha seguito i negoziati a Doha.
“Ciò che ci dice la scienza, e ciò che milioni di persone hanno sperimentato quest’anno, è che lottare contro il cambiamento climatico è ora estremamente urgente. Ogni anno è fondamentale e ogni anno in cui i governi non agiscono fa aumentare i rischi per noi tutti.”
“La cartina di tornasole di questi negoziati erano: effettivi tagli delle emissioni; impegni finanziari concreti e reali contro il cambiamento climatico, e la base per un nuovo accordo globalesia ambizioso che equo entro il 2015. Invece abbiamo avuto un accordo vergognosamente debole, talmente lontano dalla scienza che dovrebbe sollevare questioni etiche in chi ne è responsabile”.
Poca ambizione e nessun impegno concreto. L'ultimo summit sui cambiamenti climatici è stato insomma l'ennesimo flop e ha confermato che il vero cambiamento non può essere messo in atto dai leader del mondo.
IL METEOROLOGO LUCA LOMBROSO SULLA CONCLUSIONE DELLA CONFERENZA DI DOHA: