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venerdì 31 agosto 2012

Assange e il futuro del mondo

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"Julian Assange, il 15 giugno 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di accordi formali tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nel Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta: “Vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “Evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le Olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo il 3 agosto, il secondo il 4.
Il 3 agosto, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del FMI con il suo ministro dell’economia e il ministro degli esteri ecuadoregno Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America), l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. La Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al FMI con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, l'Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del FMI che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fossero l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi e siamo in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del FMI e della Banca Mondiale sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora, lo sono ancor di più oggi. Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale.”. Subito dopo la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO, coinvolgendo il FMI grazie ai file messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie ad Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone. Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes. Lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come impedire ai governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del FMI il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file sono già resi pubblici su internet. Gran parte dei file sono offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Diritto, la violazione di norme costituzionali”.
Il 12 dicembre del 2008, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (Pil di 50 miliardi di euro, circa 30 volte meno dell’Italia) dichiara in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il FMI fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiaraDominique Strauss Kahn, allora segretario del FMI. Il Paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia che darà il proprio contributo con petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondo) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago.
Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale diNew York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. E' accaduto in Iraq che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’Opus Dei fedele al Vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e aprendo la strada a un precedente storico. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure, se si annulla la decisione dell’Ecuador, allora si annulla anche quella dell’Iraq e il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato, ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.
Nasce allora il Sudamerica moderno. E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nelle banche cattoliche di Quito e dirottarli in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il Vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”. Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andato nel pallone. In tutto il pianeta si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi. In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti. Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”. 
Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Draghi, Monti, Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo. Anche in Europa. Per questo JulianAssange ha scelto l’Ecuador. Il colpo decisivo viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Julian Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti in ogni nazione del globo”. Chi è Garzòn? E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata. E’ il nemico pubblico numero uno dell’Opus Dei. E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi. E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale. Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della Procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’Interpol una denuncia controSilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, Reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè PD e PDL insieme) acquistava a 100$ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla Telecinco che li rivendeva a 1000$ a Rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dalla UE. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la Telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta, ma il governo italiano di allora (Prodi) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del Vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione, ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”. La battaglia è dunque aperta. E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in Rete. In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi. Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce. Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie. E allora si balla tutti. In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”. Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador. Per questo Garzòn lo difende. Per questo la storia del Sudamerica, va raccontata. Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori. Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta. E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica. Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo. Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità. Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori imbarazzanti. Wikileaks non va letto come gossip. C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez rischia anche la pelle. Questi anonimi meritano il nostro rispetto. E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”. Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare. Se poi, con questo "Sapere" un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta. Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose. Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra. Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera? Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda. Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?” Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”. " Sergio Di Cori Modigliani, scrittore e blogger

mercoledì 29 agosto 2012

Riscaldamento globale: i ghiacci dell'Artico scendono al minimo storico

http://www.ilcambiamento.it/clima/ghiacci_artico_minimo_storico.html

ghiacci artico
Lunedì scorso l'estensione del ghiaccio marino artico ha raggiunto il minimo storico
Lunedì scorso l'estensione del ghiaccio marino articoha raggiunto il minimo storico e probabilmente diminuirà ulteriormente nelle prossime due settimane. L'allarme viene dal National snow and ice data center (Nsidc), l'Istituto Usa che controlla i livelli di ghiaccio e neve.
L'area coperta dai ghiacci artici si è ridotta a 1,58 milioni di chilometri quadrati. Nel 2007, ultimo minimo, l'area era pari a 1,61 milioni di chilometri quadrati.
Normalmente la calotta artica raggiunge la minima estensione annuale a metà settembre, per poi iniziare a riallargarsi. Il 27 agosto scorso, tuttavia, il livello è calato di ben 69mila chilometri quadrati, un'area grande quanto il West Virginia, oltre il vecchio record.
Il Nsidc riferisce che lo scioglimento dei ghiacci è da attribuire all'aumento globale delle temperature e alle recenti condizioni meteo, con ondate di caldo eccezionali. Gli esperti del Nsidc avvertono che si tratta del “minimo registrato dall'inizio dell'era dei satellite artificiali”.
Il ghiaccio marino artico segue un ciclo annuale di fusione attraverso i mesi estivi caldi, cui segue il ricongelamento in inverno. Nel complesso l'estensione del ghiaccio marino ha mostrato un drastico calo globale nel corso degli ultimi trenta anni. Tale calo è da considerarsi una prova del riscaldamento globale, sebbene gli scettici del riscaldamento globale continuino a mettere in discussione che le emissioni di gas serra stiano contribuendo al cambiamento climatico.
“Questi eventi mostrano che l’Artico si sta muovendo verso unnuovo stato”, ha spiegato Tom Wagner, scienziato della Nasa che si occupa dei ghiacci. Secondo Waleed Abdalati, capo scienziato della Nasa, questi dati indicano “un passo significativo” verso il giorno in cui non ci sara più una quantità di ghiacci rilevante nell’Artico durante l’estate.
Eppure i ghiacci regolano il clima ed i fenomeni meteorologici e per questo un cambiamento significativo potrebbe alterare l’equilibrio delle condizioni climatiche sulla Terra.
A.P.

martedì 28 agosto 2012

A Roberto Benigni


Il Partito Democratico, dopo il fallimentare acquisto di Gene Gnocchi, ha puntato sul tuo ingaggio. Come una squadra di calcio, che spera con l’ultimo acquisto, di vincere lo scudetto del campionato italiano.
Ti stimo molto per i contenuti ironici prodotti nei tuoi film, sei un premio Oscar, (ma preferisco i premi Nobel), che comunque ritengo da non sottovalutare, soprattutto per  il messaggio umano che alcuni di questi  intendono divulgare.
Ricordo il tuo film J. Stecchino con molta simpatia.
Pensi davvero che schierarsi con un Partito, dove per vincere uno scudetto, ci si lasci condizionare in accordi di potere senza essere poi ricattabili?
Conosco la tua passione per Dante e dei suoi gironi infernali, penso che ci sei dentro sino al collo, qualsiasi Partito che non rappresenti i cittadini al 100%, è parte di un girone infernale.
Occorre, a mio avviso, abbandonare tutti i preconcetti ed i richiami ad interessi personali, ai quali si tende, per arrivare ad una equa esistenza per tutti i cittadini nel mondo.
La politica è nata per i cittadini, non per le caste e lobby, la sua funzione è indirizzata al benessere di ognuno, gli  antichi Greci filosofi ne sapevano qualcosa.
Arrivare ad intervenire in un congresso ( riunione di zombie dove prevale il senso di cannibalismo tra morti), ha suscitato in me un senso di delusione profonda, sicuramente, in futuro, valuterò i tuoi interventi con un'altra ottica critica. Sai meglio di me, che con questi rappresentanti politici e classe dirigente, non si arriverà da nessuna parte.
 Fin quando questi non prenderanno posizione su un paradigma mondiale dettato dalle banche, che opprimono i popoli attraverso una finanza speculativa, i cittadini che vivono di stipendio, non avranno scampo, gli strati sociali si distingueranno in due poli distinti, pochi ricchi e tanti poveri, un bipolarismo della società.
Mi dispiace anche non aver sentito un tuo parere su quanto sta accadendo a Cinecittà, forse mi sarà sfuggito, ma il tempo offre la possibilità di recuperare.

Cordiali saluti
HDM 

lunedì 27 agosto 2012

Bersani zombie: non lo dice Grillo, ma il Nobel Paul Krugman

http://crisis.blogosfere.it/2012/08/bersani-zombie-non-lo-dice-grillo-ma-il-nobel-paul-krugman.html

L'appellativo "zombie", per i politici compromessi col capitalismo dei disastri, è del premio Nobel Paul Krugman. Bersani, invece, non lo sa.
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La volete sapere una piccola curiosità?
Quello che Bersani, dal palco della Festa Democratica, ha definito linguaggio di tipo fascista, ovvero l'appellativo"zombie" riferito ai politici, è tutt'altro che un'accusa populista di bassa lega. E' una definizione usata da Paul Krugman, premio Nobel per l'Economia, in un articolo del New York Times di due anni fa che titola proprio "Quando vincono gli zombies".
Sì, il premio Nobel usa proprio la parola zombies. Chissà se Bersani sa chi è Paul Krugman, che invece Grillo e i suoi sicuramente conoscono. Dice Krugman:
I fondamentalisti del libero mercato hanno sbagliato su tutto - eppure ancora dominano la scena politica oggi più che mai.
Non vi ricorda tanto qualcuno? Ancora Krugman:
Per prendere in prestito il titolo di un libro recente dell'economista australiano John Quiggin sulle dottrine economiche che la crisi dovrebbe aver definitivamente sepolto ma che invece vivono, noi siamo ancora -e forse più che mai-governati dall'economia zombie. Perché? Parte della risposta, di certo, è che coloro che avrebbero dovuto sopprimere le idee zombie hanno invece cercato di scendere a compromessi.
Si, decisamente ci ricorda qualcuno.
Certo, per Bersani è più facile fare la vittima e strillare che si tratta di accuse fasciste, da web, da berlusconiani di ritorno, piuttosto che invitare i propri elettori a leggere e capire Paul Krugman.
A casa mia, questo si chiama populismo.
(Grazie a Giorgio dei gufi per la segnalazione)

sabato 25 agosto 2012

TUTTI COMBATTONO, NESSUNO MOLLA!

http://www.italianinsane.info/iii/2012/tutti-combattono-nessuno-molla/

Chi sta alle spalle di Grillo? 
Chi c’è dietro al Movimento 5 Stelle?
Rispondo io.
Ci sono migliaia di attivisti che ci mettono la faccia, che si sono messi in gioco e spendono una parte del loro tempo per cambiare in meglio questo Paese e riportare il cittadino al centro delle decisioni politiche.
Ci sono migliaia di cittadini informati che non ci stanno più ad essere presi in giro.
Ci sono io, ci siete voi, ci siamo noi. NOI, cittadini informati e consapevoli, siamo dietro al M5S.
E nessun altro.
Chi vuole vedere oltre è perché ha paura del cambiamento
culturale che portiamo avanti.
Chi tira fuori tesi complottistiche è perché non ha visto come si lavora e che spirito muove gli attivisti.
(ed è caldamente invitato a informarsi e partecipare)
Così come non hanno capito che se Beppe non avesse voluto mettersi in gioco, sarebbe tranquillamente rimasto a godersi la sua pensione.Ma no, lui si è messo in gioco e ci ha dato gli strumenti per cambiare questo Paese.
Immagino sia proprio ciò che vogliono le lobby.
Tutti combattono, nessuno molla!
Un cittadino a 5 stelle

venerdì 24 agosto 2012

Ilva, quando le leggi del mercato hanno la meglio

http://www.ilcambiamento.it/moneta/ilva_taranto_leggi_mercato.html

L'Ilva di Taranto, una delle fabbriche dei veleni che inquinano da anni il nostro territorio. Le indagini, il riscontro dell'aumento di tumori nella popolazione locale. Poi il sequestro degli stabilimenti e la retorica del ricatto occupazionale. Da Antoine Fratini, presidente dell'Associazione Europea di Psicoanalisi e membro de l'Académie Européenne Interdisciplinaire des Sciences, una lettura psicoanalitica della cultura che contrappone salute e occupazione.

di Antoine Fratini 


homo economicus
"Per il moderno homo economicus, l’economia è diventata un sistema di credenze inconsapevole che detta i propri valori" (Foto: Tiffany Gholar,Flickr)
Le leggi del Mercato prevalgono su quelle della Natura
(J.Marc Lévy-Leblond, Eureka N°41 bis, Marzo 1999, p.5)
Da alcune settimane lavicenda legata all’impianto siderurgico Ilva di Taranto è in cima alla lista delle notizie su tutti i media. Gli esperti hanno accertato che la fabbrica rilascia nell’ambiente sostanze inquinanti e pericolose per la salute della popolazione locale. Si parla di un 30% di tumori in più rispetto alla media, un dato altamente significativo dal punto di vista epidemiologico. La magistratura non poteva pertanto che decretare l’arresto dell’attività produttiva dello stabilimento, notizia che ha provocato il panico dei dipendenti che vedono profilarsi lo spettro della cassa integrazione. Sembra addirittura che alcuni dipendenti abbiano nascosto ai medici la loro stessa patologia per paura di subire ritorsioni da parte della ditta. Tutti questi fatti, se confermati, sarebbero ovviamente gravissimi sotto ogni punto di vista. Abbiamo inoltre due ministri dell’ambiente, uno attualmente in carica, l’altro appartenente al precedente governo, che si esprimono come se fossero ministri dell’industria, sminuendo la gravità del problema ambientale e contemporaneamente enfatizzando quello occupazionale ed economico.
Fatto particolarmente significativo è che in questo caso l’intera classe politica, da destra a sinistra, sembra parlare la stessa lingua. Il partito del dio Economia è trasversale. Per Stefano Fassina, per esempio, il sequestro "è un fatto drammatico" perché l'Ilva e il relativo indotto "sono una realtà industriale ed occupazionale imprescindibile per il territorio tarantino, per il Mezzogiorno e per l'Italia". Ancora, per il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera "è necessario avviare e portare avanti, una volta per tutte, il superamento strutturale delle motivazioni che hanno portato al provvedimento di sequestro da parte della magistratura". Qualcuno ha persino affermato che il problema è la magistratura che con il suo provvedimento rischia di mettere in ginocchio l’industria italiana! Insomma, secondo la classe politica italiana il sistema produttivo avrebbe una importanza prioritaria rispetto alla messa a norma ambientale di uno stabilimento inquinante e pericoloso per la salute dei cittadini. Come ho già proposto altrove, questo evidente sballo dei valori dipende solo apparentemente da una valutazione razionale. Per il modernohomo economicus, l’economia è diventata un sistema di credenze inconsapevole che detta i propri valori e impone le sue esigenze sull’etica e sugli altri aspetti della cultura. E fintantoché l’uomo non prenderà coscienza di questo suo stato, che in gergo psicoanalitico va sotto il nome di possessione, situazioni come quella di Taranto saranno destinate a ripetersi. Razionalmente, l’importanza del rispetto per la Natura non pone particolari problemi di comprensione, ma la possessione ad opera di Economia obnubila la mente, quella dei politici in particolare modo. Citerò un ulteriore esempio a sostegno di questa tesi già ampiamente illustrata in precedenti pubblicazioni.
In questo periodo, la carenza di precipitazioni ha fatto scendere illivello del Po sotto i minimi storici. In una recente intervista rilasciata a Rai Med, il sindaco di Polesella, Ornella Astolfi, si è dichiarata seriamente preoccupata, non per l’ecosistema (in quelle zone già messe a durissima prova da industria, cementificazione e agricoltura industriale) - a proposito del quale non spende una sola parola - ma per il turismo, per l’esito della notte bianca, per gli introiti delle “botteghe sul fiume” che dipendono da una corretta navigabilità!
Evidentemente, la Natura oggi viene considerata soltanto come un insieme di risorse da sfruttare in nome dell'Economia. Il rapporto dell’uomo moderno con la Natura è di tipo parassitario, a senso unico, tanto che appare più corretto parlare di non-rapporto. E quando Gaia, la Terra, reagisce, occorre mostrarle chi è più forte. Per esempio, quando parte la corsa alla cementificazione degli argini dei fiumi onde scongiurare i pericoli di esondazioni invernali e per continuare a sfruttare il “territorio”. Non è pertanto esagerato affermare che l’uomo moderno ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro contro la Natura. Il sistema, imperniato sul precetto religioso della crescita economica infinita, non contempla alternativa. In quel contesto, ogni riduzione prevista o confermata del PIL diventa blasfema e suscita reazioni furiose. Così, operai, sindacati, politici, giornalisti… tutti di concerto intonano l’inno globale di guerra contro la Natura e, quindi, contro l’anima che in essa da sempre si rispecchia e si manifesta. Quel comportamento coatto legato alla distruzione e allo sfregio del territorio è una delle forme più diffuse che riveste oggi la resistenza all’inconscio.
La vicenda giudiziaria dell’Ilva sembra quindi destinata ad acquisire una valenza simbolica decisiva per il nostro modo di intendere l’industria nel prossimo futuro. Altro che green economy.

mercoledì 22 agosto 2012

Siccità in aumento, ma continua la corsa ai combustibili fossili

http://www.ilcambiamento.it/clima/siccita_aumento_combustibili_fossili_nasa.html

La Nasa ha pubblicato alcuni studi sul clima in cui ammette di aver sottostimato la rapidità dei cambiamenti climatici in atto. E mentre aumenta la siccità che nei prossimi anni renderà inabitabile il 30 per cento del suolo attualmente popolato, continua la corsa sfrenata all'estrazione dei combustibili fossili. Una corsa che andrebbe arrestata ora.

di Andrea Marciani

Guarda il video relativo ai dati della NASA sui cambiamenti climatici:


Toscana: una cartina con il deficit di precipitazioni, nel febbraio 2012, rispetto alla media dello stesso periodo nei 14 anni precedenti
Mentre tutta la nostra attenzione è monopolizzata dagli spread e dalla crisi dell’euro, la Nasa pubblica alcuni studi sul clima in cui ammette di aver sottostimato la rapidità dei cambiamenti in atto: il pianeta si sta avvitando in una spirale di cambiamenti climatici che si accingono (nei prossimi 40/50 anni) a renderne inabitabile il 30% della superficie attualmente popolata.
La situazione italiana, per ilcentro sud e per la Toscanain particolare, è grave. Sopra una cartina con il deficit di precipitazioni, nello scorso mese di febbraio, rispetto alla media dello stesso periodo nei 14 anni precedenti.
Come era già stato evidenziato nel misconosciuto studio dell’ENEA del 2003 - Evoluzione del clima ed impatti dei cambiamenti climatici in Italia -, le temperature medie nel centro sud sono aumentate tra il 1865 ed il 2000 di 0,7/0,9 gradi centigradi, mentre la tendenza di crescita per le temperature estive è stimata tra 0,1° e 0,4° per ogni decennio successivo al 2000.
Il deficit di precipitazioni accertato nel periodo dal 1951-1996 è del 14%, in incremento logaritmico negli anni successivi.
L’epoca dei negazionisti al soldo dei petrolieri dovrebbe vedere la fine e sarebbe il caso che nessuno si azzardasse più a mettere in discussione l’origine antropica di tali mutamenti (a tal proposito consigliamo la lettura di questo studio di qualche anno fa), in parte causati dal cattivo uso delle risorse di superficie (disboscamenti, bonifiche, urbanizzazione, impermeabilizzazione del suolo e via dicendo) ma soprattutto dalla massiccia immissione di CO2 in atmosfera, per l’uso di combustibili fossili.
Combustibili fossili che l’umanità dovrebbe smettere di estrarre ora e subito, invece, anche se le rinnovabili hanno ricevuto un forte impulso negli ultimi anni, l’estrazione di queste risorse non ha subito alcun rallentamento; al contrario si fanno sondaggi in luoghi dove si sa di trovarne quantità risibili e, in un crescendo frenetico, si adottano tecniche sempre più imprudenti o distruttive, (come testimoniano il disastro della piattaforma BP nel golfo del Messico nel 2009 o le assurde estrazioni di sabbie bituminose dell’Alberta).
In un parossismo da psicosi bulimica, l’umanità consuma le sue risorse in catatonica indifferenza ai segnali di allarme che le squillano intorno. Come fanno quelle riviste patinate che incastonano un articolo sull’avanzata del deserto in Sahel, tra la pubblicità di un SUV e quella di una crociera ai Caraibi.


Memorandum di uno smemorato: L'attacco alla Repubblica del Ecuador. Ecco il per...

Memorandum di uno smemorato: L'attacco alla Repubblica del Ecuador. Ecco il per...: di Sergio Di Cori Modigliani Oggi parliamo di geo-politica e di libera informazione in rete. Tutto ciò che sta accadendo oggi, tecnica...

martedì 21 agosto 2012

Le mille ILVA della Campania

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/campania/2012/08/le-mille-ilva-della-campania.html


- di Fabio Alemagna -
Immaginate di svegliarvi, spalancare la finestra della vostra stanza e respirare a pieni polmoni la brezza mattutina.
Immaginate quindi di ritrovarvi per questo la gola in fiamme, gli occhi lacrimanti e la sensazione di star vivendo gli ultimi attimi della vostra vita.
Avete appena immaginato una piccola parte della giornata di chi è nato e cresciuto nellaTerra Dei Fuochi, territorio a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, includendo questi due capoluoghi. Ogni giorno, a tutte le ore, che ci sia il Sole in cielo o sia notte fonda, all'orizzonte si stagliano i fumi neri e densi di decine e decine di roghi di rifiuti tossico-nocivi, per lo più scarti di lavorazione industriale messi a bruciare su un letto di copertoni esausti, stracci intrisi di carburante, od altro materiale combustibile.
I risultati di questa pervasiva opera di distruzione portata meticolosamente avanti da almeno 20 anni, senza soluzione di continuità, sono sotto gli occhi di tutti: falde acquifere inquinate, malattie respiratorie, coltivazioni compromesse ed incidenza tumorale tra le più alte in Italia nonostante l'esiguo numero di industrie pesanti. E' una vera e propria ecatombe, un eccidio di massa portato avanti con il silente assenso delle istituzioni presso le quali da anni i cittadini sporgono formale denuncia - tutto documentato sul sito della Terra Dei Fuochi: www.laterradeifuochi.it.
Ora immaginate che un battaglione dell'esercito sia a guardia di una discarica di eco(?)balle. Immaginate che questa discarica prenda fuoco una volta. Poi anche una seconda.
In realtà c'è poco da immaginare, potete vederlo con i vostri stessi occhi, in questo video girato da Bartolomeo Pepe e Salvatore Laudando.
Benvenuti in Campania.

lunedì 20 agosto 2012

Ilva: "A fine settembre la nuova Aia". Clini e Vendola fischiati a Taranto

http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/ilva_taranto_settembre_nuova_aia.html

Il sequestro dei sei impianti dell'Ilva disposto dal Gip Todisco a fine luglio è stato confermato dal Tribunale del Riesame, che stamattina ha depositato le motivazioni. Con l’intervento del Tribunale, però, si è aperta nei giorni scorsi anche una campagna, da parte del governo, per screditare l'operato della magistratura. Il ministro Clini ha promesso che entro fine settembre sarà rilasciata una nuova Aia. Le dichiarazioni sue e di Vendola il 17 agosto a Taranto sono state fischiate e disapprovate dalla popolazione. Intanto, continuano le "ispezioni a sorpresa".

di Matteo Marini

ilva taranto
Il sequestro dei 6 impianti disposto dal Gip Todisco a fine luglio è stato confermato dal Tribunale del Riesame il 7 agosto scorso
Scegliere tra lavorare e vivere. Così continua a presentarsi la questione agli operai dell’Ilva di Taranto che, dopo il sequestro dei 6 impianti disposto dal Gip Todisco a fine luglio e confermato poi il 7 agosto dal dal Tribunale del Riesame (che stamattina ha depositato le motivazioni del sequestro, non ancora notificate, ndr), sono costretti a lottare affinché il gruppo siderurgico presieduto da Bruno Ferrante, metta finalmente mano alla sicurezza ambientale di tutta l’industria, investendo qualche euro in più per non continuare a far ammalare i lavoratori e i cittadini di tumore.
Lo stesso Presidente Ferrante, è stato nominato dal Riesame come custode e amministratore degli impianti sequestrati per le questioni amministrative, dovrà svolgere le funzioni di datore di lavoro per l’intero stabilimento e sarà responsabile dell’attuazione delle prescrizioni e delle procedure per l’ottenimento dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), ma per gli impianti non sequestrati.
Con l’intervento del Tribunale, però, si è aperto nei giorni scorsi anche un fronte di scontro con il governo nazionale che, con una vena 'molto ecologista', ha paventato l’ipotesi di un ricorso alla Consulta contro le ordinanze del Gip Todisco. Le dichiarazioni dei Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo, si sono concentrate su un concetto di berlusconiana memoria: “È impensabile che i giudici decidano sulla politica industriale di un paese”. Poi, rendendosi conto che forse erano stati poco accorti, hanno virato verso più miti consigli, lanciando comunque una sorta di ricatto. Questa, la dichiarazione del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, durante l’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera, poco prima ferragosto: “Confermo che stiamo lavorando sull'ipotesi di un ricorso alla Consulta ma il 17 siamo a Taranto, mi auguro di avere un colloquio almeno con il Procuratore capo: se riusciamo a trovare un punto di equilibrio abbiamo risolto i problemi. Invece di aprire un conflitto potremmo lavorare insieme”.
L’incontro, svoltosi tre giorni fa e al quale ha partecipato anche il Presidente della Regione Vendola, non ha portato a grossi risultati visto che l’Ilva – sempre per bocca di Bruno Ferrante – ha affermato che stanzierà solo 146 milioni di euro per l’ambiente: “Abbiamo già impegnato e finanziato 90 milioni di euro e abbiamo in animo di finanziarne a breve altri 56: per un totale di 146 milioni che l’Ilva mette per l’ambiente”.
bruno ferrante
Il Presidente, Bruno Ferrante, è stato nominato dal Riesame come custode e amministratore degli impianti sequestrati per le questioni amministrative
Il Ministro Passera teme che questa cifra possa non bastare e che il governo debba ricorrere a fondi europei. Sul conflitto con la magistratura pugliese, l’ex ad di Intesa San Paolo si è mostrato poi molto tranquillo: “Auspichiamo che non vengano prese decisioni che siano irrimediabili (lo spegnimento degli impianti,ndr) nelle loro conseguenze […] la collaborazione con la magistratura è e sarà totale […] Oggi c’è stato chiaro e forte il consenso su una questione di fondo, non ci può essere una scelta tra la salute e il lavoro […] Si convinca la magistratura ad aiutare il processo di ammodernamento dell’Ilva in modo tale che l’azienda sia totalmente in linea con le regole, ma che questo non porti alla chiusura dello stabilimento”.
Molto più fermo nel delineare una road map di obiettivi, il titolare del dicastero dell’Ambiente, Corrado Clini, il quale ha detto cheentro fine settembre sarà rilasciata una nuova Aia e che ha: “preso atto della decisione spontanea e non richiesta di alcuni membri (della commissione che ha stilato l’autorizzazione nel 2011, ndr) di mettere a disposizione il loro mandato”. Il Ministro probabilmente si riferisce all’inchiesta Ilva Bis che ha coinvolto un membro della commissione che stilò l’ultima Aia, il quale si faceva corrompere per pilotare le ispezioni all’Ilva, come documentaRepubblica che ha pubblicato per prima le intercettazionidell’inchiesta, non più coperte da segreto istruttorio. Altre intercettazioni, riguardano anche dirigenti dell’Ilva e in particolare la famiglia Riva.
Clini si sofferma proprio sulla prima tranche di intercettazioni e, parlando con i giornalisti, confessa di averle lette sui quotidiani e che: “metterebbero in evidenza un cointeresse tra alcuni componenti della commissione e l’Ilva […]. Su questo ho chiesto immediatamente spiegazioni la direzione competente mi sta preparando un rapporto”.
Nel corso della giornata, si sono svolte diverse manifestazioni in più punti della città di Taranto. Tra le tante, quella in piazza Immacolata, ha visto la partecipazione di un migliaio di persone. Molti hanno indossato la maglietta verde del Comitato cittadino liberi e pensanti, sul palco – come scrive Il Fatto Quotidiano - sono intervenuti diversi esponenti ambientalisti locali e più volte è stato scandito il nome del gip. Fischi, invece, per il ministro Clini e minuto di silenzio per le vittime dell’inquinamento ambientale. Fischi e disapprovazione anche per Nichi Vendola, accusato dai manifestanti di aver mal gestito negli anni la vicenda dell’inquinamento prodotto dagli impianti.
La notte stessa, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno accompagnato all’interno dello stabilimento i custodi e gli amministratori giudiziari delle aree e degli impianti sottoposti a sequestro. Secondo i bene informati, si sarebbe trattato solo di un semplice controllo. Il gip Patrizia Todisco, infatti, ha affidato ai custodi giudiziari il compito “di garantire la sicurezza degli impianti e utilizzarli in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti”.
tana de zulueta
Tana De Zulueta, ex senatrice dei Verdi
L’ispezione a sorpresa è durata circa quattro ore: da poco prima della mezzanotte alle 4 del mattino e ha riguardato le acciaierie 1 e 2 e il settore gestione rottami ferrosi. L’ordinanza della Todisco degli inizi di agosto, stabilisce che i custodi debbano presentare unarelazione settimanalesull’andamento dell’impianto. I tre tecnici inviati, dopo aver documentato il funzionamento della produzione in corso, hanno ascoltato i capiturno e gli operai in servizio negli impianti. Le ispezioni a sorpresa, affermano gli investigatori - continueranno nei prossimi giorni.
Singolare resta il fatto che si parli solo ora della questione inquinamento degli impianti dell’Ilva. Lo sottolinea mirabilmente anche Tana De Zulueta, ex senatrice dei Verdi sulle pagine de Il Fatto Quotidiano: “Il sindaco di Taranto che già nel 1964 chiese informazioni ai dirigenti aziendali dell’allora Italsider sulle misure che intendevano adottare per salvaguardare cittadini e lavoratori dall’inquinamento, per sentirsi opporre un segreto che, come disse: se non è quello militare quasi lo raggiunge.
Il problema dei livelli di diossina presenti nell’aria di Taranto è stato dibattuto anche al Parlamento Europeo. Nel 2007 il Commissario all’Ambiente, Dilmas, rispondendo alla domanda di un parlamentare, informò l’aula che secondo informazioni pervenute alla Commissione, c’era stata la fuoriuscita di una “nube chimica” dagli impianti dell’Ilva, e che la stessa autorità europea aveva chiesto al governo italiano quali misure avesse intrapreso per circoscrivere il danno potenziale agli abitanti della zona. Nella stessa occasione Dilmas riferì che secondo le cifre fornite dal Registro Europeo sulle Emissioni Inquinanti (EPER), mentre nel 2002 gli impianti di Taranto emettevano il 30% di tutte le diossine prodotte in Italia, nel 2004 questa cifra era balzata a 83% – quasi il 10% di tutta la diossina prodotta in Europa. Il Commissario disse che la Commissione si riservava di intervenire sulla base della documentazione attesa dalle autorità italiane. Non risulta pervenuta".
In questo panorama di fine estate, con roghi che devastano l’intera penisola e un polo industriale che non ne vuole sapere di spegnere i propri impianti inquinanti, è azzeccata la vignetta di Mario Natangelo, comparsa sempre sul Fatto: “Tesoro, hanno chiuso l’Ilva e siamo in mezzo ad una strada”. “Oddio!” (risponde lei, ndr) . “No, scherzo: ho un tumore”. Quando la satira, centra il punto meglio della politica.

sabato 18 agosto 2012

Gli alberi come maestri nei libri di Anna Cassarino

http://www.ilcambiamento.it/culture_cambiamento/alberi_libri_anna_cassarino.html

'Alberi monumentali d'Italia' e 'Alberi della civiltà'. Questi i titoli di due libri di Anna Cassarino che vedono come protagonisti silenziosi i più grandi esseri viventi della Terra, quelli che le danno un volto: gli alberi.

di Filippo Schillaci 

albero
"Il numero di alberi abbattuti è l’indice più significativo del grado di stupidità presente fra gli esseri umani"
Ve li ricordate i cani 'pericolosi' del ministro Sirchia? Non bastavano ancora; adesso sono venuti fuori anche gli alberi 'pericolosi'. Se ne è accorto il Comune di Milano nella perspicace persona di tale assessore Landi che nel luglio 2010 ha deciso l’abbattimento di 12000 alberi “pericolosi per la salute” in quanto “allergenici” [1].
Alberi come ontano, betulla, carpino, nocciolo, cipresso, olivo che sono in testa alla classifica del “pericolo verde”; e poi aceri, platani, querce, salici, olmi. Tutti “alberi a rischio”, alberi che convivono con l’uomo da millenni, da sempre, ma di cui solo ora, misteriosamente, emerge la natura malefica. “Puntiamo al verde sicuro”, rassicura l’assessore.
E motivi di allarme in effetti ne ha: le allergie sono negli ultimi anni in costante aumento, soprattutto nelle città. Motivo? Il miscuglio di polline e smog che costituisce “un cocktail velenosissimo”. Tuttavia qualche perplessità fa capolino fra cotante certezze: le allergie sono aumentate, ma non gli alberi. Dunque non rimane che sospettare che sia aumentato l’altro ingrediente del cocktail, lo smog e che sia questo la causa dell’aumento delle allergie.
Scusi assessore, e se ci ponessimo il problema di eliminare il'pericolo grigio', cioè lo smog appunto e puntare all’'aria sicura'? Ci vuol poco a immaginarsi la risposta. “Eliminare lo smog? E come si fa? Che ne sarebbe della crescita economica, del benessere, del progresso? No, non se ne parla neppure”. E via alle motoseghe.
Viene il sospetto che il vero problema non siano le allergie ma una nuova insidiosa malattia che serpeggia fra quelle stesse strade che quattro secoli fa videro dilagare la ben nota peste e che si affianca all’ormai annoso serpeggiare delle più varie forme di zoofobia; non ha ancora un nome il nuovo malanno. Vogliamo ad esempio chiamarlo florofobia?
caccamo
"Percorro in automobile le strade dei dintorni di Caccamo sulle Madonie, trascorre il tempo e trascorrono i chilometri, e io sono sempre più preso da un senso di profonda desolazione"
Percorro in automobile le strade dei dintorni di Caccamo sulle Madonie, trascorre il tempo e trascorrono i chilometri, e io sono sempre più preso da un senso di profonda desolazione. Mi guardo intorno ma lo sguardo non trova nel paesaggio nulla cui aggrapparsi. È vero che non trova nemmeno nulla che lo respinga, come invece accade fra le brutture di certe sordide periferie urbane, ma il punto è proprio questo: non trova niente. Ci metto un po’ a capire l’origine di quel vuoto: ovunque si guardi, a perdita d’occhio, monti e colli, pendii e valli sono minuziosamente privi di alberi, tenacemente spogli.
Percorro a piedi i sentieri della foresta dei Peloritani. Anche questi monti hanno conosciuto, fra la foresta che li popola oggi e quella originaria che li ricopriva in secoli dimenticati, la fase del vuoto, quando il loro legname serviva alle 'esigenze' dell’arsenale militare di Messina (perché quello che oggi stanno facendo in Amazzonia noi lo abbiamo fatto con altrettanta perseverante furia nei secoli scorsi in Europa).
Poi, alla fine dell’800, sono venute le prime piantumazioni, e poi altre e altre, e la foresta è rinata. Qui lo sguardo non ha bisogno di cercare nulla perché ovunque si volga trova, e così l’olfatto e gli altri sensi. Questo luogo ha una sua personalità, una sua pienezza, ricchezza, bellezza, un suo molteplice significato, ha tutto ciò insomma che fa di esso quel luogo non sostituibile con nessun altro. La differenza con i monti di Caccamo? Una sola: glialberi.
Ho già scritto molto e non ho ancora nominato i libri di Anna Cassarino[2] di cui questa vuol essere la recensione. Eppure non ho fatto altro che parlarvi di essi, della loro necessità. Due libri in impeccabile equilibrio sul delicato confine fra saggistica e narrativa i cui protagonisti, silenziosi e, secondo la nostra percezione del tempo, immobili, sono loro, i più grandi esseri viventi della Terra, quelli che le danno un volto: gli alberi.
ulivi
Camminare fra i giganteschi ulivi "è più che compiere un’esperienza naturalistica, è entrare a contatto con la profondità del tempo"
Il primo, Alberi monumentali d’Italia, è un libro di biografie e ritratti. Non di uomini bensì di alberi appunto; grandi, secolari, a volte millenari alberi che, sopravvissuti alla sempre più massiccia devastazione del territorio, sorgono ancora in numerosi luoghi, notissimi alcuni, pressoché sconosciuti la maggior parte. Alle biografie sono destinate le parole, ai ritratti soffusi e magistrali acquarelli realizzati dalla stessa autrice.
Camminare fra i giganteschi ulivi che si ergono nelle campagne attorno a Rosarno in Calabria o sollevare lo sguardo verso le chiome dei castagni di Sant’Alfio e Mascali in Sicilia, consapevoli di essere di fronte a esseri che hanno attraversato i secoli o i millenni, è più che compiere un’esperienza naturalistica, è entrare a contatto con la profondità del tempo; un tempo il cui scorrere sembra non avere l’effetto di consunzione che ha su noi animali ma al contrario, nota l’autrice parlando dell’olivo di Pozzilli, sembra consolidare negli alberi l’imponenza, fortificare l’ulteriore durevolezza: “Quando ferite e mutilazioni offendono gravemente l’aspetto e la salute animale, negli alberi in cui si rinnovano tante sostanze utili per curare ogni genere di malattia, spesso la accrescono”.
Il secondo libro, Alberi della civiltà, ci racconta le storie dei rapporti che le innumerevoli specie arboree della Terra ebbero e, spesso, hanno ancora con l’uomo. Prontuario degli alberi che difenderanno il nostro futuro, dice il sottotitolo ma davvero la parola 'prontuario' è ben lontana dal descrivere un libro che ha in comune col precedente la spontanea unione fra ricchezza di informazioni e gusto affabulatorio, tale da rendere la lettura suggestiva pur lasciandoci con i piedi ben piantati sul terreno della realtà.
nocciolo
Del nocciolo l’autrice ci racconta che “zampilla fuori dal terreno come una fontana”
Sembra, in entrambe le opere, che l’autrice ci stia raccontando le favole degli alberi, ce li sta narrando invece così come sono e in ciò che essi hanno rappresentato nei secoli per gli uomini che hanno saputo vivere con essi e, spesso diessi. Questo ricco insieme di relazioni vitali, che percorre l’intera storia umana, è il tema portante di entrambi i testi. A volte però l’autrice se ne dimentica, come nella suggestiva pagina dedicata all’albero delle farfalle, dove la narrazione scivola sulla storia delle falene la cui vita e la cui morte si svolge intorno ad esso; ancora una volta non storie di fantasia ma la vera vita delle vere falene intorno ai veri alberi delle farfalle.
Il fondersi di suggestione e dato oggettivo assume a volte toni particolarmente felici, come nella pagina dedicata alla Roverella delle Checche (nome locale delle gazze), in provincia di Siena, che “un secolo dopo l’altro, si è spinta sempre più lontana nello spazio per poi ricadere di nuovo verso terra e toccarla con le punte fini” mentre, anno dopo anno, “migliaia di minuscole creature dalla brevissima esistenza, la abitano e la percorrono come fosse lei sola il mondo intero, il tempo infinito” e che “nella morte sono riassorbite da lei e in lei nascono nuove, una stagione dopo l’altra”.
La stessa fascinazione che viene dagli individui più antichi è emanata dalle specie che, in quanto tali, sono di antichità ancora maggiore. Anche botanica e conoscenze di tecniche tradizionali legate agli usi sostenibili degli alberi in queste pagine si fondono senza soluzione di continuità e senza quasi che il lettore se ne accorga. E l’una e le altre si uniscono ad un incessante fondo di contemplazione estetica, di ammirazione rispettosa ed entusiasta.
Del nocciolo l’autrice ci racconta che “zampilla fuori dal terreno come una fontana”, e allo stesso tempo ci dà notizie sulla sua attrazione per l’acqua, sulla stagione di fioritura (l’inverno) e sugli usi dei suoi frutti. A proposito del faggio, ci parla della sua fascia climatica, dell’uso delle foglie per imbottire i materassi dei montanari, o per ricoprire i fondali degli stagni artificiali o ancora per conservare il ghiaccio; torna poi all’albero in sé: alla fioritura, ai frutti (le faggiole), descrive la simbiosi delle radici con i funghi porcini, conclude con le caratteristiche del legno.
tasso
Dei “severi tassi” l'autrice ci descrive i molteplici colori di fiori e bacche
Dei “severi tassi” ci descrive i molteplici colori di fiori e bacche, attraenti per api, farfalle e uccelli, e le proprietà anticancro di quel veleno che valse loro l’appellativo di “alberi della morte” e che ne provocò lo scriteriato sterminio ad opera degli allevatori che temevano per mandrie e greggi; ci dice infine della loro lunga vita che, se non disturbati, può superare i 2000 anni. Dell’argan, che è per i popoli della savana ciò che l’olivo è per i mediterranei, ci racconta come le capre gli diano la scalata per raggiungere le foglie e i frutti, e ci descrive le proprietà dell’olio che si ricava dai suoi semi.
E non mancano (come possono mancare?) i momenti di indignazione per i troppi atti sconsiderati che imbrattano il fare umano nei confronti dei maggiori rappresentanti della vita vegetale. È il caso del “modo irresponsabile e barbaro con cui spesso i platani vengono mutilati [e che] li riduce a dei mostri e li indebolisce, facendoli ammalare e morire rapidamente”; una sorte che accomuna i platani “sacri in Oriente, piantati vicini a templi e fonti” a molte altre specie i cui rami principali vediamo spesso selvaggiamente mozzati in omaggio a non si sa bene quale logica che non sia quella del più ottuso e fine a se stesso dominio su tutto ciò che è “altro da sé”.
L’immagine del “segare il ramo su cui si è seduti”, oggi più che mai ha valore non solo metaforico ma anche rigidamente letterale. Perché è sul regno vegetale che noi, noi animali, poggiamo i piedi, sono le piante che ci reggono in grembo. Distruggerle è il modo più efficiente e facile di suicidarsi.
“Qualsiasi stupido è capace di distruggere gli alberi; non possono né difendersi né scappare”, scriveva il naturalista John Muir. Il numero di alberi abbattuti è dunque l’indice più significativo del grado di stupidità presente fra gli esseri umani.