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venerdì 27 luglio 2012

La censura del Comune di Benevento

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/campania/2012/07/la-censura-del-comune-di-benevento.html

istanza1.jpg
Abbiamo presentato istanza al comune di Benevento affinchè si organizzi per le videoriprese dei consigli comunali, in quanto gli stessi, vengono svolte in giorni, orari e luoghi proibitivi per la maggior parte dei cittadini. Infatti i pubblici consessi vengono svolti in giorni feriali, di mattina e la sala consiliare è situata in palazzo storico, 1° piano, senza ascensore, priva di ogni accorgimento per le barriere architettoniche.
Pertanto abbiamo invitato l'ente ad organizzarsi per la trasmissione in streaming con successiva visione e scaricabilità delle registrazioni delle sedute nel sito del comune. Nel frattempo, fino a quando l'ente non si organizzerà, faremo noi le riprese con archiviazioni nei nostri siti (Movimento 5 stelle) e su you tube.
La risposta del presidente del consiglio, a mano direttamente sulla ns. istanza è stata: "Preso atto della richiesta pervenuta allo scrivente in data odierna e all'ora 10:00, non si autorizza se non come per legge e nei casi previsti, ovvero 3 minuti."
Abbiamo ripresentato una nuova istanza e la risposta, stessa tecnica, è stata:
"Preso atto della nuova richiesta dei Grilli Sanniti, verificata la normativa vigente, non avendo l'associazione richiedente presentato o depositato l'avvenuta registrazione presso il tribunale competente di iscrizione quale testata giornalistica, preso atto che alcun rilascio di autorizzazione alla diffusione di immagini via etere è stata prodotta allo scrivente, non si autorizza la ripresa del Consiglio comunale del 24/07/2012 se non per il tempo di 3 minuti. Si rappresenta che l'autorizzazione alla diffusione delle immagini e riprese televisive delle sedute consiliari, viene concessa alla testate giornalistiche sulla base di quanto disposto dagli artt. 136 e seguenti D lgs 196/2003 e dal codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio di cronaca giornalistica. Preciso che il presente permesso non è atto dovuto ma mero atto di cortesia istituzionale, ove alcuna altra valutazione potrà essere data. Qualora l'associazione Grilli Sanniti dovesse ottenere le autorizzazioni di legge, non vi saranno motivi ostativi per la ripresa del consiglio comunale."
A questo punto vorremmo sapere come agire. Consideriamo errata l'interpretazione del comune di Benevento. Non si tratta di privacy ma di censura.

Sversamenti abusivi nel parco del Vesuvio

http://www.rizeup.it/sversamenti-abusivi-nel-parco-del-vesuvio/

NAPOLI – Una strada di rifiuti, chilometri di immondizia abbandonati ad anni: siamo a contrada Castelluccio, ai confini tra Ercolano e San Sebastiano al Vesuvio, ai piedi del Gran Cono, in un’area protetta. Comincia da qui il nostro viaggio con Ciro, Anna, Liberato, Pietro e Teodoro, alcuni dei volontari dell’Aisa(Associazione italiana per la sicurezza ambientale) tra le discariche dimenticate del Vesuvio. A contrada Castelluccio il paesaggio cambia velocemente e le collinette diventano sempre più alte. Questa strada fino al 2008 era percorsa da auto compattatori diretti alla discarica Ammendola Formisano. La vicinanza alla cava ha incentivatosversamenti abusivi di ogni tipo. Dal verde ai lati della strada – la cui pavimentazione non è più visibile, sommersa da polvere e detriti – spuntano buste, rifiuti bruciati e materiale non identificabile.
FRIGO E PNEUMATICI A FUOCO – Ai margini della carreggiata è possibile trovare di tutto, amianto, asfalto, plastica, vetro, televisori, frigoriferi, pneumatici, materiali di risulta edile e anche una vasca da bagno. Anni fa questa zona era totalmente pianeggiante, oggi, invece, spuntano qua e là collinette di immondizia, alte fino a tre metri. Proprio nelle scorse ore, come denunciato sulla pagina Facebook “Fra Bellezza e degrado cambiare si può”, la zona è stata interessata da un grosso incendio.
L’AISA – «Oltre a materiali tossici e rifiuti di aziende – spiega Ciro Santoro, vicepresidente nazionale dell’Aisa – nelle discariche abusive spesso troviamo rifiuti che possono essere tranquillamente differenziati». A via Viuli, infatti, si possono notare sacchetti abbandonati pieni di plastica riciclabile, probabilmente abbandonati dal gestore di un bar. Poco più avanti, in via Vesuvio, nella pineta spuntano ancora televisori, plastica, carta, copertoni di auto, carcasse animali in decomposizione e anche gusci di cozze. Stessa scena in uno stabile abbandonato di via Marittima, dove l’immondizia bruciata rende l’aria irrespirabile. Armati di fotocamera, fogli e penna, i volontari documentano discarica dopo discarica lo scempio dei nostri territori.
ESPOSTO IN PROCURA – «La nostra è un attività di monitoraggio e di segnalazione – spiega Anna Palumbo, presidente della sezione ercolanese dell’Aisa – Siamo circa venti unità sul territorio. Dopo aver fotografato, individuato la tipologia di rifiuti e redatto una relazione, inviamo la segnalazione al Comune e se non c’è risposta entra 60 giorni, inviamo un esposto alla Procura». Plastica e stoffa spuntano dal terreno nei pressi della nuova uscita autostradale Ercolano – Portici e accanto a coltivazioni di pomodoro. In questo cumulo di rifiuti, ancora una volta bruciato, si distinguono sacchetti pieni di libri, borse e materiale edile. A via Marsiglia, a due passi dal centro di raccolta dei rifiuti differenziati della Multiecoplast, tra gli alvei si possono ritrovare pezzi di Smart, ancora amianto, balle di abiti bruciate e rifiuti comuni. L’ultima tappa del nostro tour è ai piedi della storica stazione Cook, restaurata e poi abbandonata . Tra cespugli e alberi spunta una carcassa di un’auto data alle fiamme, poco più avanti troviamo porte in legno e tanto vetro, mentre al vertice di un altro cumulo c’è un wc.

Fonte: Rachele Tarantino(corrieredelmezzogiorno.corriere.it)

giovedì 26 luglio 2012

Mobile social business



In Italia sono oltre venticinque milioni i possessori di smartphone e di questi oltre la metà, tredici milioni, li utilizzano per collegarsi adInternet. I tablet in Italia sono circa un milione in forte crescita. L'era del desktop sembra quindi al tramonto se si considera che già lo scorso anno le vendite di smartphone hanno superato quelle dei PC e che per il 2014 si prevede che la stessa navigazione su internet da browser sarà in prevalenza da mobile.
Le aziende devono quindi ripensare la propria comunicazione su internet. Non si tratta, infatti, solo di ridefinire il formato di impaginazione del proprio sito, ma di pensare al nuovo canale di comunicazione come un'opportunità di interazione sociale con i clienti e tra i clienti stessi. Analizzando le iniziative già realizzate nel mondo è possibile identificare tre obiettivi aziendali da perseguire: la diffusione ed il posizionamento del brand, la fidelizzazione della clientela e la vendita.
Brand. La pubblicità tradizionale può evolvere e aumentare il proprio scopo tramite il suo riconoscimento da parte dello smartphone. Ad esempio, molte pubblicità cartacee oggi incorporano i QR code, i "codici a barre" quadrati, che sullo smartphone rimandano a contenuti multimediali. Alcune aziende hanno evoluto questo riconoscimento alle pubblicità televisive, come le sponsorizzazioni di KIA Motors dell'Australian Open 2011, dove ad ogni interruzione pubblicitaria KIA era possibile visualizzare dei filmati esclusivi da mobile. Moosejaw, rivenditore on line di abbigliamento e attrezzature sportive, ha inventato l'X-ray da tablet per i propri cataloghi cartacei. Tramite l'applicazione iPad è possibile vedere l'abbigliamento intimo indossato dai modelli nel catalogo invernale, mentre si sfogliano le pagine del catalogo cartaceo. Un'operazione che ha aumentato del 37% le vendite durante la campagna con oltre 75 mila download dell'applicazione.
La relazione con i clienti tramite mobile permette anche di veicolare i valori del brand. Ad esempio, Jeep in Polonia ha creato un concorso che permetteva di vincere una Jeep facendo check-in (Jeep-in), ovvero confermare la propria presenza con il cellulare, nei posti più remoti del Paese. Il contest ha visto oltre due mila partecipanti e oltre 250 mila persone che hanno seguito on line la gara.
Domino's Pizza, catena di takeaway statunitense, ha utilizzato il mobile per permettere ai clienti di creare la propria pizza personalizzata stendendo l'impasto, aggiungendo gli ingredienti e tagliando la pizza direttamente dal touch screen e vedendosela recapitare a casa. La parte più importante di questa applicazione consiste nella possibilità di condividere la pizza creata con gli altri clienti, creando di fatto la "pizza sociale".
Fidelizzazione. Gli smartphone possono essere utilizzati anche percreare un'esperienza d'acquisto migliore per il cliente e più efficiente per l'azienda.
Ad esempio, la capacità di essere anche uno strumento di pagamento più veloce per il cliente è stata sfruttata anche da catene di negozi retail. Cumberland Farms, insegna di pompe di benzina statunitensi, a marzo di quest'anno ha creato un servizio tramite applicazione per gli smartphone che permette di cercare il benzinaio più vicino e, dopo aver fatto rifornimento, pagare direttamente dall'applicazione indicando il numero della pompa. Automaticamente si accede anche ad uno sconto.
Starbucks, la più famosa catena di caffetterie statunitensi, ha creato un'applicazione simile che in 12 mesi ha permesso di fatturare oltre 26 milioni di euro per i caffè comprati in negozio e pagati da cellulare.
Entrambe le applicazioni oltre ad offrire un chiaro vantaggio in termini di tempi per erogare il servizio permettono anche di conoscere il cliente e le sue abitudini senza la necessità di esibire la tessera fedeltà ad ogni transazione.
I clienti possono essere incoraggiati a promuovere il prodotto con i loro smartphone. Ad esempio, McDonald's in Svezia ha creato una campagna pubblicitaria molto coinvolgente. I passanti potevano giocare a Pong sul megaschermo posizionato in una piazza centrale comandando il gioco dal proprio cellulare. Chi è riuscito a resistere 30 secondi al gioco ha vinto un coupon da utilizzare presso i negozi della catena. L'effetto indotto è stato però quello di coinvolgere tutta la piazza come curiosi e tifosi delle persone che via via giocavano.
Vendita. Se l'azienda ha l'obiettivo di aumentare le vendite, il mobile permette oggi di raggiungere il cliente quando si trova nel posto giusto. Ad esempio, Groupon veicola le proprie offerte in base alla città in cui i clienti si trovano. American Express, ha esteso questo concetto a livello di specifica posizione in cui ci si trova. Qualunque esercente, per ora negli Stati Uniti, può proporre la propria offerta sulla piattaforma di offerte della carta di credito. Il cliente che utilizza l'applicazione di Amex tramite Twitter o Foursquare e si trova vicino al negozio sarà avvisato della promozione e nel caso decida di acquistare si vedrà scontato l'acquisto direttamente sulla carta di credito senza dover comunicare nulla all'esercente.
Un altro trend in atto per riuscire ad aumentare le vendite utilizzando il mobile consiste nel permettere al cliente di acquistare prodotti non fisicamente presenti nel negozio. Lo scorso novembre, eBay ha creato a Londra un QR Code Shop in cui è possibile valutare i prodotti fisicamente, compiere la transazione online puntando il proprio cellulare sull'immagine del prodotto voluto e ricevendo il prodotto a casa via e-commerce. SportsGirl, catena di prodotti sportivi australiana, permette ai clienti di acquistare direttamente dalla vetrina, senza necessariamente entrare nel negozio, sempre puntando il proprio cellulare al prodotto desiderato.
Pensare all'internet mobile non può quindi limitarsi all'ottimizzazione del sito esistente: è necessario considerare un nuovo livello di interazione e di servizio oggi possibile. Il punto di partenza nella definizione della strategia mobile aziendale consiste quindi nel definire quali obiettivi si vogliono perseguire tra brand fidelizzazione e vendita e quanto si è disposti a far interagire i clienti con la propria società, i valori del brand ed i processi di erogazione del servizio.
articolo di Davide Casaleggio pubblicato su Harvard Business Review

martedì 24 luglio 2012

Un viaggio studio al Centro per l'Energia e l'Ambiente di Springe


http://www.ilcambiamento.it/efficienza_energetica/viaggio_studio_centro_energia_ambiente_springe_2012.html

Dal 3 al 12 agosto 2012 presso il Centro per l'Energia e l'Ambiente di Springe, in Germania, si terrà il viaggio-studio organizzato dall'associazione PAEA per conoscere esempi virtuosi di imprese e di edilizia abitativa. In programma anche il terzo appuntamento di orientamento dell'Ufficio di Scollocamento.

di Associazione PAEA

edilizia sostenibile
Energia – Ambiente – Lavoro: sono i tre temi-chiave legati ad una progettualità a basso impatto ambientale attorno ai quali ruota il viaggio-studio organizzato dall’associazione PAEA
Per l'estate l'Ufficio di Scollocamento va in trasferta in Germania per il terzo appuntamento di orientamento, alla scoperta dei migliori esempi di successo nel campo delle alternative ecologiche integrate nel complesso di un sistema economico e produttivo maturo.
Energia – Ambiente – Lavoro sono i tre temi-chiave legati ad una progettualità a basso impatto ambientale attorno ai quali ruota il viaggio-studioorganizzato dall’associazione PAEA presso il Centro per l’Energia e l’Ambiente.
Esperti e docenti provenienti dal mondo produttivo e istituzionale ci permetteranno di entrare e vedere come funzionano nella pratica esempi virtuosi di imprese e di edilizia abitativa (quartieri, case private, edilizia pubblica).
Vedremo strutture con costi e consumi ridotti grazie ad un sistema che integra lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile (solare temico, fotovoltaico, biomassa, eolico) con sistemi di risparmio ed efficienza energetica (microcogenerazione, isolanti naturali e tecniche di bioedilizia), risparmio idrico e riduzione dei rifiuti (recupero acque piovane, fitodepurazione, compost toilet).
Altri momenti di formazione affrontano il funzionamento e le prestazioni delle tecnologie che sostengono questo sistema ed il tessuto produttivo/commerciale che vi ruota intorno, completando la panoramica.
pannello solare
Il corso include alcune visite guidate a casi-studio di eccellenza “energetica” e di green economy nei dintorni, come la fabbrica di pannelli solari Solvis
Oltre alle numerose applicazioni delle energie rinnovabili che trovano spazio all'interno del centro, il corso include infatti alcune visite guidate a casi-studio di eccellenza 'energetica' e di green economy nei dintorni, come la  fabbrica di pannelli solari Solvis(costruita con standard di casa passiva e ad emissioni zero), la società immobiliare Helma di Lehrte (che vende case solari indipendenti energeticamente e case passive), il quartiere Kronsberg di Hannover (esempio di edilizia popolare a basso consumo), la diagnosi energetica negli edifici pubblici della Werk-statt-schule di Hannover, il paese di Dorpe (che produce e vende energia rinnovabile alla rete), l’Ecovillaggio Sieben Linden ed esempi applicati di permacultura.
Sarà inoltre possibile affrontare singolarmente i temi trattati con alcuni dei docenti di riferimento, anche in modo informale e conviviale, grazie al fatto che il gruppo viene ospitato dalle strutture del Centro EUZ, esempio 'vivente' e sede a sua volta di realtà imprenditoriali e progettuali. Il tutto all'interno di un discorso che affronta il tema ecologico in tutte le sue dimensioni, dall’alimentazione e alle logiche economiche, dalle tecnologie alle scelte in campo lavorativo.

pannelli solari
Il Centro per l’energia e l’ambiente di Springe dal 1981 lavora concretamente su energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico, bioedilizia
Il Centro per l'Energia e l'Ambiente (EUZ) di Springe - Hannover
L’Energie und Umweltzentrum (Centro per l’energia e l’ambiente) di Springe/Eldagsen in Germania è un'associazione indipendente ed autogestita che dal 1981 lavora concretamente sulle energie rinnovabili, il risparmio energetico e idrico, la bioedilizia e la didattica ambientale.
Per dare una realizzazione pratica a queste tematiche venne acquistata e ristrutturata, in modo da funzionare come modello dimostrativo, una ex scuola a Springe/Eldagsen vicino ad Hannover.
Le tecnologie edilizie adottate, i sistemi di risparmio energetico e idrico, l’uso delle energie rinnovabili, hanno ridotto il consumo energetico complessivo della struttura del 70% e il consumo di acqua potabile del 50%. I 18.000 mq di terreno del Centro comprendono inoltre un’altra abitazione a basso consumo energetico, una casa passiva a consumo energetico bassissimo, un impianto di fitodepurazione, sistemi di recupero dell’acqua piovana, un sistema di riscaldamento a pellets, vari impianti di collettori solari per la produzione di acqua calda e impianti solari fotovoltaici con immissione in rete dell’energia prodotta.
Le lezioni in tedesco hanno una traduzione in italiano, la cucina è biologica e vegetariana.
Per saperne di più
Info
Tel 06 98381339 - 9300412
Email: info@paea.it

Calabria: “no alla centrale a carbone di Saline Joniche”


http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/calabria_no_centrale_carbone_saline_joniche.html

Le associazioni scrivono alla Regione Calabria per chiedere con forza l’impugnazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri col quale viene decretata la compatibilità ambientale e il beneplacito al proseguimento dell’iter autorizzativo della centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.

di Redazione 

saline joniche
Gli ambientalisti chiedono alla Regione Calabria di impugnare il decreto che autorizza la centrale a carbone di Saline Joniche
Quattro associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF hanno inviato al Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, all’Assessore all’Ambiente, Francesco Pugliano e ai Consiglieri Regionali una lettera per chiedere con forza l’impugnazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 15 giugno 2012, col quale viene decretata la compatibilità ambientale e il beneplacito al proseguimento dell’iter autorizzativo della centrale a carbone di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria.
A parere delle associazioni che hanno firmato la lettera, l’impugnazione del DPCM da parte della Regione è doveroso in primo luogo perché la Regione stessa ha dichiarato più volte di non voler ospitare impianti a carbone sul suo territorio. La forzatura del DPCM si scontrerebbe con sentenze della Corte Costituzionale che hanno stabilito il principio secondo cui la localizzazione degli impianti energetici non possa avvenire in assenza di intesa con la Regione interessata (si veda la sentenza n. 383/2005).
La Regione inoltre dovrebbe difendere la salute dei propri abitanti. Una sterminata letteratura scientifica dimostra in maniera inequivocabile come gli impianti a carbone costituiscono un danno conclamato alla salute delle persone e dell’ambiente; si veda, ad esempio, il recentissimo provvedimento della prima sezione del Tribunale civile di Roma che ha rigettato il ricorso di Enel contro un campagna di comunicazione di Greenpeace sulla pericolosità del carbone e che ha stabilito che la comunicazione di Greenpeace è commisurata all’evidenza dei dati scientifici prodotti, che dimostrano gli impatti del carbone sul clima e sulla salute umana.
Si ricorda qui che l'impatto sanitario del carbone, anche prendendo a riferimento gli impianti più moderni, è valutato almeno 5 volte superiore a un equivalente impianto a gas rispetto alle morti premature causate dall'inquinamento, e circa doppio in termini di emissioni di gas climalteranti.
saline joniche
Secondo le associazioni la Regione dovrebbe tenere in considerazione il parere della popolazione della provincia di Reggio Calabria
La Regione poi dovrebbe perseguire il benessere e lo sviluppo economico della propria cittadinanza sul medio-lungo termine. La destinazione del territorio calabrese a centro per la produzione energetica non può che minare alla base ogni seria prospettiva di sviluppo turistico e agricolo della Calabria, le uniche concrete e valide alternative economiche e occupazionali a lungo termine a una miope politica economica che vede il futuro della Calabria nero come il carbone; senza contare che tra i costi esterni del carbone andrebbero considerati i costi dei cambiamenti climatici che in regioni del mezzogiorno d’Italia (Calabria inclusa) vedono l’intensificarsi dei fenomeni di inaridimento e desertificazione, con ricadute economiche negative sulle stesse colture agricole; il carbone è il combustibile che, bruciato, emette la maggiore quantità di CO2.
Secondo le associazioni, infine, la Regione dovrebbe tenere in considerazione il parere della popolazione della provincia di Reggio Calabria: in un recente sondaggio commissionato dal WWF ha parlato chiaro: il 62% degli intervistati non vuole la centrale a carbone di Saline, mentre solo il 26% è favorevole.
La centrale non serve all’Italia e tantomeno alla Calabria; infatti, a livello nazionale viene prodotta più energia di quella di cui il nostro paese ha bisogno e anche la Calabria segue questo trend. A cosa (o meglio, a chi) serve quindi un nuovo impianto?
Per questo Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF chiedono che la Regione impugni il DPCM prima che sia troppo tardi. Se la Regione rinunciasse a far valere diritti costituzionali ribaditi in diverse sentenze della Corte non solo dimostrerebbe una scarsa attenzione alle esigenze e alle problematiche del proprio territorio e non agirebbe in modo coerente con le posizioni assunte in passato, ma svenderebbe al ribasso il futuro di una Regione che di tutto ha bisogno tranne che di rimanere ancorata a prospettive di sviluppo che non hanno niente a che fare col futuro. Prospettive nere come il carbone.
Fonti: Greenpeace, Legambiente, LIPU e WWF

MoVimento 5 Stelle fuori dal Parlamento

http://www.beppegrillo.it/2012/07/movimento_5_stelle_fuori_dal_parlamento.html

"E' davvero penoso e preoccupante che, in un Paese che dovrebbe essere democratico, i maggiori partiti in un momento cosi delicato abbiano come unico principale interesse usare tutti i mezzi possibili per impedire alla popolazione di esprimere i propri diritti in tema di elezioni e scelte politiche. E' la dimostrazione che siamo sotto dittatura partitica e mi dispiace per chi vota PD o PDL pensando di votare in piena democrazia. La prova la danno loro stessi. Oggi su Italia Oggi, un giornale economico che fa capo al PDL, compare l'articolo "Riforma elettorale in alto mare. Unica convergenza: una misura per bloccare i grillini. Ma col loro 15% non c’è nulla da fare" . Il giornalista, vivamente preoccupato, afferma "Il problema primo, per giungere a una revisione del porcellum, è semplice: occorre trovare una convergenza d’interessi. Per ora, l’unico spasmodico desiderio comune a Pdl, Pd e altri è individuabile nell’azzoppare la rappresentanza parlamentare dei grillini. Nessuno, però, è in grado d’individuare un sistema che possa, se non azzerare, almeno comprimere un movimento accreditato addirittura fra il 15 e il 20 per cento; un tale sistema, in sovrappiù, dovrebbe essere utile a tutti gli altri." Ormai è chiaro che votare M5S equivale ad una rivoluzione contro la dittatura dei partiti che negano da 50 anni la democrazia in questo Paese e, come tutti i regimi, proveranno con tutti i mezzi leciti e non a conservare i loro privilegi sfrontatamente senza ritegno appoggiati dai loro alfieri: TV e giornali". ciro r., napoli

sabato 21 luglio 2012

"Non diritto, ma merce", ecco l'acqua secondo il presidente Nestlé


http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/non_diritto_merce_acqua_presidente_nestle.html

Un articolo dell'Huffington Post riporta una lunga intervista a Peter Brabeck, presidente della Nestlé. Si parla di acqua, visto che il top-manager è alla guida del Water Resources Group, un'organizzazione legata alla Banca Mondiale. Per Brabeck l'acqua sul pianeta sta per finire e la sua gestione va affidata ai mercati. Ma il suo ragionamento 'fa acqua' da tutte le parti.

di Andrea Degl'Innocenti 

Peter Brabeck
Peter Brabeck esprime la sua visione dell'acqua: una merce, con un suo prezzo ed un valore di mercato.
Foto:World Water Forum
Pochi giorni fa l'Huffington Post, noto blog americano e uno dei siti più seguiti al mondo, pubblicava un lungo articolo su Peter Brabeck e la sua crociata mondiale a favore dell'acqua. Peter Brabeck, per chi non lo sapesse, è il presidente – ed ex CEO – della Nestlé, la più grande multinazionale al mondo di cibi e bevande, che conta fra i propri prodotti ben 26 marche diverse di acqua in bottiglia (Panna, Vera, Levissima, San Bernardo le “italiane”).
A partire dal 2008 Brabeck si è messo alla guida di quel drappello di filantropi che compone il Water Resources Group, un'organizzazione che ha l'obiettivo dichiarato di risolvere le questioni legate all'acqua in giro per il mondo. Il WRG è finanziato dalla Banca Mondiale tramite una sua agenzia, l'International finance corporation, che ha già versato 1,5 miliardi – già, miliardi - di dollari nelle casse dell'organizzazione. Parallelamente l'Ifc finanzia anche il progetto sull'acqua portato avanti da alcune multinazionali fra cui Nestlé, Coca-Cola e Veolia.
Se quasi sempre, quando si parla di azioni umanitarie intraprese da grandi corporazioni, lo scetticismo è d'obbligo, in questo caso è tanto ovvio il fine ultimo dell'intera operazione che il termine “scetticismo” pare persino inadeguato. È fin troppo evidente che dalla figura guida di una delle multinazionali più discusse e criticate del mondo non ci si possa aspettare una lotta per il diritto universale all'acqua, ma piuttosto una battaglia per la sua proprietà. Né è cosa nuova l'occhio di riguardo che la Nestlé ha da sempre riservato all'oro blu, e alla sua privatizzazione in giro per il mondo.
Già nel maggio scorso lo stesso Brabeck aveva proposto alla regione canadese dell'Alberta di creare una "borsa dell'acqua" per far sì che fosse il mercato a risolvere l'annosa questione di concorrenza fra gli agricoltori locali e le compagnie petrolifere per l'accesso alla risorsa.
Dunque non è poi tutta questa gran notizia un'ennesima intervista che riporta ennesime dichiarazioni sull'acqua di cotanto personaggio. Ma le sue idee sono talmente radicali, ed egli le esprime con tanta impune naturalezza, che valgono certo un approfondimento. E poi vi sono varie implicazioni pratiche alle sue dichiarazioni, che egli cerca di nascondere, dandole per scontate con abili artifici retorici. Cercheremo di analizzarle.
Partiamo da come Brabeck descrive le diverse opinioni legate alla gestione dell'acqua. (Il pezzo è tratto da un'intervista a Brabeck disponibile su Youtube, ma sintetizza bene la sua visione generale che emerge anche dall'articolo in questione).
“Vi sono essenzialmente due punti di vista sull'acqua: uno è quello delle Ong, che io definirei estremo, e che vuole che l'accesso all'acqua venga nazionalizzato; in altre parole tutti gli esseri umani dovrebbero avere accesso all'acqua: una soluzione estrema, appunto. L'altra visione invece vuole che l'acqua sia una derrata alimentare e in quanto tale abbia un valore di mercato. È preferibile, secondo me, assegnare un valore a una derrata; tutti saremo più coscienti del fatto che ha un costo. Poi prenderemo le misure adeguate per le frange di popolazione che non possono accedervi”.
L'Italia dovrà essere apparsa al top-manager come un covo di pericolosi estremisti visto che ben 27 milioni di persone hanno scelto la prima opzione. Quella estrema. Ma continuiamo. Cosa penserà Peter dell'acqua in bottiglia? Eccovi serviti: “Non ho mai capito perché se metto dello zucchero nell'acqua sono un brav'uomo, se vendo acqua pura sono un uomo cattivo”. Il riferimento va alle bevande zuccherate che, a detta di Brabeck non ricevono le stesse critiche dell'acqua in bottiglia. Peraltro la Nestlé produce 16 differenti tipi di bevande zuccherate.
Ad ogni modo si è detto "orgoglioso e felice" per ogni bottiglia di qualsiasi altra bevanda che cede il posto ad una bottiglia d'acqua, soprattutto per i bambini. È un modo per sconfiggere il problema dell'obesità.
Insomma, una delle organizzazioni più influenti al mondo nel settore dell'acqua è guidata da un uomo per cui 1) l'acqua, elemento vitale per eccellenza, è una merce equiparabile ad un orologio o un paio di scarpe, e che 2) cerca di incoraggiare il consumo di acqua in bottiglia come rimedio miracoloso contro l'obesità. “Annamo bene, proprio bene”, direbbe Sora Lella, pace all'anima sua.
vera
"Nestlé, la più grande multinazionale al mondo di cibi e bevande, conta fra i propri prodotti ben 26 marche diverse di acqua in bottiglia (Panna, Vera, Levissima, San Bernardo le “italiane”)"
Ma scavando sotto alle dichiarazioni di Brabeck, oltre quella sua naturalezza condita a sprazzi da una malcelata arroganza, emergono i due nodi principali del suo discorso. Due fulcri che egli è abile a far trapelare appena, un po' di sbieco, talvolta fornendoli come dati di fatto, talvolta come conseguenze inevitabili della situazione attuale. Mai presentandoli come opinioni.
Il primo. La scarsità dell'elemento. Brabeck insiste molto sul fatto che l'acqua è un elemento che si va esaurendo rapidamente. Ci mette in guardia sul fatto che “un terzo della popolazione mondiale dovrà fare i conti con l'assenza d'acqua nei prossimi 15-20 anni”. Afferma - in un'altra intervista a margine del World Water Forum – che “finiremo l'acqua molto prima di quando finiremo il petrolio”.
Il secondo. Il mercato come unica soluzione. Visto che l'acqua finirà presto, è urgente, per evitare guerre o totale anarchia nella sua gestione in tempi di scarsità (questo non viene detto ma è facilmente intuibile), che essa sia gestita in maniera consapevole e con regole certe. E quale sistema migliore del bilanciamento di domanda e offerta fornito dal mercato?
Brabeck infarcisce il proprio ragionamento di esempi e controesempi, in cui spesso – dev'essere un vizio – l'acqua vieneparagonata al petrolio. “Dal momento che il petrolio ha un prezzo, ha un valore, le persone sono spinte ad investire in alternative. Ma poiché non c'è incentivo economico nella più grande area di consumo di acqua - che è l'agricoltura - non si fanno gli investimenti”. Il fatto che all'acqua non sia generalmente associato alcun valore, quindi, sarebbe il maggior disincentivo ad un suo uso consapevole. “Così la situazione dell'acqua peggiora e peggiora. Se non diamo un valore all'acqua, tali investimenti non saranno fatti perché nessuno ha interesse a investire perché non si dispone di un ritorno economico. Se il valore di acqua è pari a zero, qualsiasi investimento non produrrà”.
Non mancano le sviolinate filantropiche. A “coloro che emotivamente sostengono che l'acqua non dovrebbe avere alcun prezzo perché è un diritto umano” risponde che “in quei paesi dove non ci sono sufficienti investimenti effettuati in infrastrutture, quelli che pagano di più per l'acqua sono i più poveri. […] Una persona ricca di New York paga circa il dieci-quindici per cento del prezzo per un metro cubo di acqua rispetto ai più poveri in Bangladesh o da qualche parte in India. E questa è un'ingiustizia. Non credo che sia un diritto umano riempire la mia piscina, lavare la mia auto, innaffiare il campo da golf, o anche per irrigare il giardino. Non credo che questo sia un diritto umano.”
Tirando le fila del discorso, Brabeck giunge a concludere che una gestione affidata al mercato garantirebbe tanto vantaggi economici quanto un utilizzo più giusto, equo e consapevole della risorsa. Peccato che i due teoremi (quelli che abbiamo evidenziato sopra), su cui regge tutto il ragionamento e dei quali le altre osservazioni sono dei corollari, siano sbagliati.
Il teorema che vuole che l'acqua sia una risorsa in rapido esaurimento, per quanto non privo di basi scientifiche legate al surriscaldamento globale, ricalca lo schema della scarsità tipico di ogni tentativo di conquista di una risorsa da parte dell'economia. La definizione stessa di economia, infatti, nelle parole dell'economista francese Raymond Barre, vuole che essa sia “la scienza della gestione delle risorse scarse”. Se una risorsa non è scarsa, se ve n'è a sufficienza per tutti, allora non ha senso che sia gestita con meccanismi economici. Chi comprerebbe l'aria? Nessuno, almeno finché vi sarà sufficiente aria pulita per tutti.
Dunque il primo teorema di Brabeck, il teorema della scarsità, è solo in parte una verità scientifica. È, soprattutto, una premessa indispensabile per giungere alle conclusioni a cui egli vuole arrivare. D'altronde ci sono moltissimi studi che testimoniano che, se usata in maniera corretta, l'acqua a nostra disposizione sarebbe sufficiente a soddisfare i bisogni di tutti gli esseri umani per molto tempo ancora.
Ma veniamo al secondo teorema. Pur senza arrivare a sostenere che non vi è acqua a sufficienza per tutti, è innegabile che ci sia bisogno di una gestione più corretta della risorsa. È veramente il mercato lo strumento adatto? Nella retorica del manager questo sarebbe l'unico modo per garantire una distribuzione più giusta, a prezzi più equi.
Ma è sempre più evidente che il mercato, lungi dall'applicare quella forza livellatrice predetta dai suoi fautori, aumenta piuttosto le differenze sociali ed economiche, inasprisce le situazioni più dure e sorride a quelle già fiorenti. Ogni sistema chiuso aperto di colpo ai mercati ha visto la stessa impietosa scena: un moltiplicarsi di opportunità per chi già ne aveva, una riduzione di speranze per chi ne aveva poche.
Insomma sono tante e tali le differenze generate dall'economia di mercato che, se un domani l'acqua venisse realmente a mancare – e dunque il suo prezzo regolato dal mercato salisse alle stelle - non sarebbero certo i più ricchi a dover rinunciare al bagno in piscina, o a lavare intere batterie di macchine svariate volte al giorno. Sarebbe piuttosto la fascia dei poveri e poverissimi a non vedersi garantito neppure il minimo indispensabile per vivere dignitosamente.
Chissà cosa direbbe allora Brabeck. Forse piangerebbe lacrime amare di pentimento, e si dispererebbe assai a bordo della propria piscina, mentre si scola un'intera bottiglia della sua acqua preferita; giusto per tenersi in forma.

"No al cemento nell'Agro Romano", Salviamo il Paesaggio scrive ai ministri

http://www.ilcambiamento.it/territorio/salviamo_paesaggio_scrive_ministri_cementificazione_agro_romano.html

Il Forum nazionale 'Salviamo il Paesaggio' scrive ai ministri per fermare il piano Alemanno e chiedere che usino "tutti i poteri a disposizione per la salvaguardia dell'Agro romano, inibendo e bloccando ogni iniziativa irreperabilmente offensiva di questo patrimonio storico, ambientale, paesaggistico e agricolo".

di Redazione 

agro romano
Il Piano Alemanno prevede la costruzione di oltre 30mila alloggi che andranno a consumare fino a 2.300 ettari di territorio attualmente a vocazione agricola
"Salvate l'Agro romano da una nuova colata di cemento". Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio ha scritto una lettera ai ministri dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi, delle Politiche agricole Mario Catania e dell'Ambiente Corrado Clini per chiedere che usino "tutti i poteri a disposizione per la salvaguardia dell'Agro romano, inibendo e bloccando ogni iniziativa irreparabilmente offensiva di questo patrimonio storico, ambientale, paesaggistico e agricolo". Si tratta del Piano di Housing Sociale che l'Amministrazione guidata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno intende realizzare su 160 diverse aree dell'Agro: oltre 30mila alloggi che andranno a consumare fino a2.300 ettari di territorio attualmente a vocazione agricola.
Dopo che la Commissione ad hoc istituita dall'Amministrazione ha terminato i lavori, individuando 160 aree sparse su 12 diversi Municipi romani, la Giunta si appresta ad esaminare la delibera per la variante urbanistica al Piano regolatore della Capitale preparata dall'assessore all'Urbanistica Marco Corsini.
Sarebbe uno sfregio gravissimo a un territorio ancora intatto, mentre esistono alternative valide, più sostenibili ed economiche per il già provato bilancio di Roma: ci sono nella Capitale migliaia di immobili vuoti, sfitti, totalmente inutilizzati che potrebbero rispondere, una volta recuperati, all'emergenza abitativa. Per questo il Forum Salviamo il Paesaggio ha chiesto da mesi al sindaco Alemanno - come a tutti i sindaci d'Italia - di censire il patrimonio immobiliare disponibile e non utilizzato. Ma ad oggi non ha ricevuto alcuna risposta dal primo cittadino di Roma.
Il Forum chiede l'intervento URGENTE del ministro Ornaghi perché l'Agro romano è un bene culturale, paesaggistico e archeologico che va tutelato; del ministro Catania perché è una riserva alimentare di prim'ordine, vocata allo sviluppo di un'agricoltura sostenibile, di una catena logistica virtuosa a chilometro zero; del ministro Clini perché è il polmone verde della Capitale.
Fonte: Coordinamento romano del Forum Salviamo il Paesaggio

giovedì 19 luglio 2012

Un albero neonato per ogni nuovo nato


http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/empoli/2012/07/un-albero-neonato-per-ogni-nuovo-nato.html



In un eccesso di buonismo ci era venuta la strana idea di ripescare dall'oblio della legislatura italiana la famosa legge Rutelli del 1992 (D.L. 113 del 29/01/1992), una proposta dell'allora esponente dei Verdi che obbliga i comuni italiani a piantare un albero per ogni nuovo nato (ogni nuova iscrizione di neonati all'anagrafe) nel territorio comunale. Tale legge è stata resa poi più cogente dal Senato nel 2011 rendendo i tempi di piantumazione piú vicini alla data di nascita.
La nostra interrogazione chiedeva se era stata applicata questa legge a Empoli, quanti alberi sono stati piantati e il numero dei nuovi nati dalla sua entrata in vigore, nel 1992.
La risposta dell'assessore Balducci, abbastanza completa anche se i tempi dalla presentazione sono stati stretti ci dice che i nati a Empoli sono stati 8217, ci ha fornito qualche dato sugli alberi piantati negli ultimi 3 anni ma che questi non sono quelli previsti dalla legge. Perchè? La legge prevede che gli alberi a disposizione dei comuni provengano dalla regione in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, il quale fornisce gratuitamente piccole piante già pronte per la collocazione ma davvero neonate come i bimbi che ne sono "donatori". Questo comporta che abbiano un difficile attecchimento e di conseguenza una breve vita, rendendo di fatto inutile e poco applicata la legge. È un vero peccato.
L'assessore ha tenuto poi a precisare la gran quantità di verde pubblico empolese e tutte le varie iniziative del Comune a favore dei nuovi nati, sottintendendo che l'applicazione o no di questa legge nulla sposta sull'attività del Comune. Non ne avevamo dubbi.
Avevamo intuito che forse le problematiche tecniche legate alle leggi della natura ne rendessero difficile la sua applicazione, possiamo soltanto suggerire che lo spirito ideologico e rappresentativo del gesto di piantare un albero per ogni nato potrebbe - aggirando le difficoltà vivaistiche - essere mutuato in un altra azione legata alle nuove nascite: l'adozione di un albero già esistente, di un cane o un gatto ricoverato nelle strutture comunali o qualsiasi altra azione che dia al nuovo nato il senso di appartenenza alla comunità empolese e perchè no, umana.

Saline di Tarquinia - Il video del sopralluogo del M5S

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/tarquinia/2012/07/saline-di-tarquinia---il-video-del-sopralluogo-del-m5s.html

Su iniziativa del consigliere del M5S, Cesare Maria Celletti, si è svolta nella mattinata del 3 luglio 2012 una visita al Borgo delle Saline di Tarquinia con la presenza di un delegato del Comune di Tarquinia e di due giornalisti. L'intero complesso della salina di Tarquinia è stato oggetto di diversi finanziamenti comunitari e regionali nel corso degli ultimi dieci anni allo scopo del recupero ambientale dell'area lagunare e di una valorizzazione multifunzionale del patrimonio edilizio. La visita ha avuto come obiettivo proprio la verifica dello stato di alcuni edifici del Borgo ottocentesco oggetto di recenti interventi di ristrutturazione finalizzati alla loro riqualificazione in funzione turistico-ricettiva. In uno degli edifici è stato realizzato un centro visite, dotato di attrezzature multimediali per attività didattico-divulgativa-seminariale, di una cucina ed una sala bar con elettrodomestici e strumentazione professionale, di una foresteria completamente arredata. Nel secondo edificio invece è stato realizzato un eco-albergo ovvero una struttura ricettiva facente parte della rete degli eco alberghi regionale predisposta appositamente per turisti sensibili alla qualità dell'ambiente e situati in aree di elevato pregio naturalistico. Tutti i lavori, finanziati con fondi europei e/o regionali per circa 1.500.000 euro, sono terminati nel corso del 2007/08.
Quello che è stato osservato nella visita di una settimana fa è il completo stato di abbandono e il decadimento conseguente delle due strutture sia internamente sia esternamente. Basti pensare che non è stato possibile visitare la foresteria perché il ballatoio che porta alla porta d'ingresso è completamente pieno di deiezioni di uccelli che impediscono il passaggio. Le dotazioni della cucina e della sala bar non sono state mai utilizzate e forse non sono più funzionanti, gli arredi dell'ecoalbergo sono ancora imballati, le pareti interne presentano evidenti segni di infiltrazioni d'acqua.
Inoltre nel 2008, è stato ristrutturato un locale per la realizzazione di un museo del sale anche questo dotato di arredi ed esposizioni didattiche. Gli stessi locali sono stati recentemente smantellati per ospitare gli uffici dell'Osservatorio Ambientale della Regione Lazio. Una parte dei finanziamenti destinati al museo del sale spesi inutilmente.
Le saline di Tarquinia rappresentano un bell'esempio di spreco di denaro pubblico che, invece di essere un un'opportunità di crescita economica ed occupazionale per la comunità locale, sono diventati un simbolo dell'inefficienza della pubblica amministrazione. Che cosa è realmente successo? Perché non si è arrivati a gestire il sito delle saline ed il denaro investito in maniera attenta e responsabile? Perché si è lasciato passivamente che edifici ristrutturati e pronti per la fruizione diventassero impraticabili?
La storia recente narra che l'Agenzia del Demanio abbia consegnato provvisoriamente al Comune di Tarquinia l'intero compendio nel febbraio 2003. Tale consegna, secondo quanto affermato dall'Agenzia del Demanio, rende il comune di Tarquinia pienamente responsabile civilmente e penalmente dell'intero complesso. Alla consegna provvisoria ha fatto seguito un decreto interdirettoriale (ottobre 2003) che concede per 5 anni la salina al Comune di Tarquinia. Seppure la concessione temporanea è scaduta da tempo, l'Agenzia del Demanio sostiene che gli effetti della consegna provvisoria non sono mai venuti meno. Nel frattempo la precedente amministrazione Mazzola ha avuto una stretta corrispondenza con il Demanio per la definizione di una concessione-contratto a lungo termine. Ben due concessioni-contratto sono state sottoposte all'attenzione dell'Amministrazione comunale e nessuna delle due è stata approvata. L'ultima è stata fatta scadere recentemente.
È vero che esiste un contenzioso importante tra gli occupanti di alcuni case delle saline e l'agenzia del Demanio, contenzioso che è politicamente difficile da gestire in quanto il demanio vorrebbe tutti gli alloggi liberi all'atto della consegna. A chi l'onere dello sfratto? Secondo l'ultima concessione-contratto, se ne occuperebbe l'Agenzia del Demanio.
A questo punto, c'è da chiedersi come mai l'Università della Tuscia che ha avuto in consegna temporanea gli stabili delle saline nel 2003, continua ad utilizzarli, mantenerli e soprattutto a gestirli secondo le finalità a cui erano destinati i finanziamenti. Oppure come mai la sola consegna provvisoria delle saline di Cervia al Comune di Cervia ha consentito di attivare una Società che ha rimesso parzialmente in funzione l'impianto di salicoltura creando 30 posti di lavoro (www.comunecervia.it)?
Allora la responsabilità è di un politica miope o di una pubblica amministrazione lenta? Il M5S vuole evidenziare lo stato di abbandono della Salina, il completo decadimento delle strutture e l'ingente sperpero di denaro pubblico. Inoltre si denuncia la pessima politica incapace ancora oggi di presentare un progetto di gestione finanziariamente sostenibile del complesso delle saline sprecando risorse pubbliche e potenzialità occupazionali.
Nel recente consiglio comunale del 29/06/2012 si è deliberato di richiedere, oltre ad un ulteriore rinvio dei termini, anche un incontro urgente tra i rappresentanti dell'Agenzia del Demanio e quelli del Comune per ridiscutere i contenuti dell'atto di concessione. Speriamo dunque che questa annosa vicenda possa trovare presto una soluzione ottimale, e che un bene così prezioso da un punto di vista storico, culturale e naturalistico per il territorio di Tarquinia e parte della memoria collettiva per i tanti cittadini che hanno prestato lavoro nell'impianto non sia ceduto a soggetti diversi dall'ente territoriale naturalmente più autorevole per la sua gestione.

giovedì 12 luglio 2012

L'Aquila, le CASE di Berlusconi non sono ecologiche

http://www.ilcambiamento.it/bioedilizia/laquila_case_berlusconi_non_sono_ecologiche.html

Alle polemiche legate al rischio idrogeologico della New Town aquilana voluta dal governo Berlusconi dopo il terremoto, si aggiunge ora un'analisi di Legambiente che svela come il progetto non sia sostenibile neanche dal punto di vista ambientale, a causa dell'eccessiva dispersione energetica. Eppure soluzioni alternative erano possibili, come dimostra l'esperienza di Pescomaggiore.

di Andrea Degl'Innocenti

New Town
È sempre più evidente che la scelta di costruire una nuova città è stata dettata da interessi economici e non dalle immediate necessità della popolazione terremotata
Le grane continuano per le "New Town" tanto volute dal governo Berlusconi come rimedio alle devastazioni del terremoto aquilano del 2009. Dopo l'allarme riguardante il rischio di dissesti idrogeologici, un'inchiesta di Legambiente svela che il progetto in questione, che vantava fra le sue caratteristiche principali una particolare attenzione all'ambiente, presenta in realtà molti aspetti critici anche da questo punto di vista, con le pareti delle case che disperdono gran parte del calore interno.
D'altronde cosa ci si poteva attendere da un progetto nato per cavalcare l'onda della shock economy, l'economia dei disastri? Il progetto C.A.S.E. fortemente voluto dal governo Berlusconi rifletteva appieno il meccanismo teorizzato dalla giornalista canadese Naomi Klein: si attende il verificarsi di un disastro, siestromette completamente la popolazione dalla ricostruzione, dopodiché si aprono i rubinetti delle finanze pubbliche – 809 milioni di euro, in questo caso attraverso la Protezione Civile di Bertolaso – ma non per costruire un solido sistema di aiuti, bensì per appaltare tutta la ricostruzione al settore privato.
E per rendere l'intera popolazione ancora più estranea all'intero processo si evita di costruire sul costruito, di ristrutturare e recuperare ciò che già esiste, ma si riparte da zero: si erige unacittà tutta nuova – o meglio una New Town, per usare un'espressione anch'essa estranea alla cultura locale -, del tutto impersonale e priva di storia, magari già progettata in precedenza e pronta ad essere inserita in qualsiasi contesto.
Ma, come dicevamo in apertura, le case costruite su queste fragili fondamenta inevitabilmente non sopravvivono a lungo. Anche se sono antisismiche. Già verso metà maggio il video che proponiamo qui sotto aveva fatto emergere il rischio concreto di dissesti idrogeologici nella zona costruita.
Adesso è Legambiente a svelare altre contradizioni. L'inchiesta fa parte dell'iniziativa “Tutti in classe A”, una campagna promossa dall'associazione ambienatalista sull'efficienza energetica degli edifici. Ecco cosa si legge nel rapporto:
“Le termografie (fotografie a infrarossi delle pareti) realizzate dai tecnici di Legambiente nell’ambito della campagna sull’efficienza energetica degli edifici ‘Tutti in classe A’, su tutte e 16 le tipologie di edifici costruiti nell’ambito del Progetto C.A.S.E. distribuiti nelle 19 aree di intervento, hanno rilevato in sette tipologie di edificidiverse criticità rilevanti nella tenuta termica delle superfici opache esterne. Queste sette tipologie, e i relativi difetti, riguardano 85 edifici localizzati nelle frazioni di Sant’Elia, Tempera, Bazzano, Paganica sud, Paganica 2, Roio Poggio, Assergi, Coppito, Sant’Antonio, Camarda, Gignano, Cese di Preturo.”
In pratica le foto termografiche realizzate dai tecnici dell'associazione hanno evidenziato alcune zone più rosse ed altre più blu. Segnale inconfondibile del fatto che l'isolamento delle superfici non è omogeneo e si verificano notevoli dispersioni di calore. Le temperature interne variano fra i 3 e i 6 gradi e le dispersioni si accentuano in corrispondenza di pilastri, solai, balconi e nelle superfici di tamponamento.
“Tutti problemi – si legge nel rapporto – riconducibili a difetti di progettazione e di costruzione, di scelta dei materiali e di messa in posa. Se questi edifici fossero stati controllati con attenzione e sottoposti ad analisi tipiche dei protocolli di certificazione, questi errori si sarebbero potuti evitare”.
Eppure le alternative esistevano, eccome. È sempre più evidente che la scelta di costruire in fretta e furia una nuova città, con tutte le sue inevitabili contraddizioni, è stata dettata da interessi puramente economici, e non dalle immediate necessità della popolazione terremotata.
Altrove dove si sono prese misure differenti, anche i risultati sono stati notevolmente diversi. Basti pensare a Pescomaggiore, un paesino dell'aquilano in cui gli abitanti, coadiuvati da un gruppo di architetti e di volontari, sono stati coinvolti attivamente nella ricostruzione. La catastrofe si è così trasformata in un modo per far rinascere i rapporti fra individui e quel senso di comunità che in molti luoghi si è andato perdendo negli anni, con l'avvento dell'era moderna e di quella post-moderna.

Spending Review, il teatrino della "medicina amara necessaria"

http://www.ilcambiamento.it/crisi/spending_review_medicina_amara_necessaria.html

Mentre i media e la politica tradizionale si sforzano di definire a tutti i costi la manovra "tagli e sangue", anche detta spending review, come la medicina amara ma necessaria da mandar giù in questo momento, le critiche più dure arrivano dal Presidente di Confindustria e non dal sindacato. Momenti di puro parossismo.

di Marco Cedolin 

medicina amara
Spending review: "i media mainstream ed il mondo politico stanno sforzandosi di presentare sotto le mentite spoglie di una medicina amara ma necessaria, che garantirà la guarigione del paziente"
Il teatrino dell'assurdo nel quale siamo immersi quotidianamente, ci offre momenti di parossismo in grado di trasportarci ai confini della realtà.
Di fronte alla manovra tagli e sangue conosciuta come spending review, che fra le altre cose eliminerà quasi 20mila posti letto negli ospedali e produrrà il licenziamento di qualche decina di migliaia di dipendenti della pubblica amministrazione, le critiche più dure arrivano da Squinzi, Presidente di Confindustria e non della Cgil. Proprio durante un faccia faccia con Susanna Camusso, Squinzi ha esternato le proprie perplessità riguardo alle ultime mosse del governo, sottolineando che "dobbiamo evitare la macelleria sociale". Spiazzando in primo luogo i vertici sindacali, dal momento che se Confindustria critica l'operazione del governo usando il loro stessi toni, significa in tutta evidenza che la "morbida" posizione tenuta fin qui non è più sufficiente a sotenere l'immagine d'integerrimi difensori dei diritti dei lavoratori ed occorre fare di più, con il rischio d'incorrere nell'ira dei banchieri....
L'ira di Mario Monti, colpito nel vivo dalle dichiarazioni, si è per ora indirizzata nei confronti di Squinzi, reo di avere esternato perplessità e critiche nei confronti di una manovra che i media mainstream ed il mondo politico stanno sforzandosi di presentare sotto le mentite spoglie di una medicina amara ma necessaria, che garantirà la guarigione del paziente. Dimenticando colpevolmente che il paziente ucciso da un farmaco potrebbe tornare in vita solamente in conseguenza di un miracolo e le virtù taumaturgiche dei banchieri sono estremamente scarse, dal momento che stanno fallendo anche nel tentativo di "salvare" gli istituti di credito da loro stessi creati.
Il banchiere di Goldman Sachs ha attaccato Squinzi affermando che "Dichiarazioni di questo tipo, come è avvenuto nei mesi scorsi, fanno aumentare lo spread e i tassi a carico non solo del debito ma anche delle imprese, e quindi invito a non fare danno alle imprese". Tutti zitti, insomma, altrimenti lo spread (che è sempre in ascolto) potrebbe indispettirsi e ricominciare a salire in maniera forsennata, perdendo la fiducia nell'operato del governo.
A rincarare la dose, in soccorso di Mario Monti, è arrivato anche l'immarcescibile Luca Cordero di Montezemolo, ex Presidente di Confindustria e novello "benefattore" in procinto di scendere nell'agone politico per difendere il futuro degli italiani. Il Presidente della Ferrari, di estrazione Fiat e da sempre campione nell'arte di privatizzare i profitti e socializzare le perdite, ha testè affermato "Dichiarazioni come quelle di Squinzi, sia nel merito che nel linguaggio, non si addicono a un presidente di Confindustria, fanno male e sono certo che non esprimono la linea di una Confindustria civile e responsabile".
Insomma la Confindustria di Squinzi sta diventando un organismo "rivoluzionario" che si distacca da una linea civile e responsabile, per sposare l'acciottolato sconnesso della protesta. Ed i risultati non stanno tardando a manifestarsi, lo spread è già risalito oltre i 480 punti (Berlusconi fu "licenziato" per molto meno) e potrebbe continuare ad arrampicarsi con risultati disastrosi.
Tutta colpa di Squinzi, lo spread ci ascolta ed è indispensabile tacere, se proprio intendete sfogarvi fatelo in un bugigattolo nascosto dall'ombra, dopo esservi assicurati che il nemico non è in ascolto.
Articolo tratto da Il Corrosivo

martedì 10 luglio 2012

L'Italia riciclona? 1 comune su 7 supera il 65% di differenziata

http://www.ilcambiamento.it/riuso_riciclo/legambiente_comuni_ricicloni_2012.html

In Italia 1 Comune su 7 supera il 65% di raccolta differenziata: è il 13% dei comuni italiani. In testa alla classifica per il terzo anno si colloca Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno. In generale è nel nord est che vi sono i migliori sistemi di gestione dei rifiuti urbani. Al sud, Salerno si conferma il fiore all'occhiello, mentre sono al nord le 5 regioni più virtuose. La Lombardia però perde punti e al sesto posto si affacciano le Marche. Legambiente premia oggi a Roma i 'comuni ricicloni' del 2012.

di Legambiente 


In Italia 1 Comune su 7 supera il 65% di raccolta differenziata: è il 13% dei comuni italiani
I “comuni ricicloni”vengono premiati oggi 10 luglio a Roma da Legambiente. È il Nord Italia ad aggiudicarsi il podio per la gestione dei rifiuti, con Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, per la terza volta al primo posto della classifica stilata dall’associazione ambientalista. Ben 1.123 comuni vincono l’appellativo di ricicloni 2012 per aver superato il 65% di raccolta differenziata, mentre sono 833 quelli che si confermano “zoccolo duro” del concorso, comparendo da tre anni consecutivi nelle graduatorie.
Comuni ricicloni 2012 di Legambiente, giunto alla diciannovesima edizione, premia i comuni che hanno raggiunto, già nel 2011, la quota di almeno il 65% di raccolta differenziata, richiesta per legge solo dal 2012 (era del 60% lo scorso anno). Il risultato è positivo. Se ai 1.123 comuni ricicloni (1 comune su 7 pari al 13% dei comuni italiani) aggiungessimo i 365 che hanno comunque superato il 60% di raccolta differenziata richiesto dalla normativa per il 2011, arriveremmo alla quota di 1.488 comuni in regola con la legge dello Stato (1 Comune su 5 pari al 18% dei comuni italiani).
Dai dati raccolti si riscontra, inoltre, rispetto all’anno precedente un calo della produzione dei rifiuti del 4,4%. “Segno evidente di crisi – commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – di 'decrescita infelice'. Ma anche frutto delle iniziative volte al contenimento della produzione dei rifiuti intraprese da progettisti, produttori, comuni virtuosi, cittadini attenti al valore d’uso delle cose che si comprano e si gettano. Insomma dalla crisi usciremo diversi da come siamo entrati.

Comuni ricicloni 2012 di Legambiente, giunto alla diciannovesima edizione, premia i comuni che hanno raggiunto, già nel 2011, la quota di almeno il 65% di raccolta differenziata
Sono passati circa 30 anni da quando si sono varate in Italia le fondamenta giuridiche e industriali del settore rifiuti e già tutto cambia. Allora si regolamentavano discariche e inceneritori. Oggi nella 'green economy' del riciclaggio operano migliaia di aziende nuove o rinnovate, decine di migliaia di occupati, servizi, imprese sociali e attività di ricerca: in tutto 5mila imprese e 150mila occupati, secondo in Europa solo alla Germania. Non si parla più solo di settore rifiuti, ma di una parte importante del settore manifatturiero e dei servizi in generale, per l’attivazione del quale il ruolo dei consorzi è stato fondamentale”.
Il dossier Comuni Ricicloni 2012 restituisce un’Italia a due velocità. "La pattuglietta di pionieri dei primi anni della ricerca ora è diventata un pattuglione che tira la volata – osserva Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente – ma un migliaio di comuni è fermo all’anno zero. L’aspetto significativo è che il gruppo intermedio, in fase di transizione verso l’efficienza, in tempi brevi riesce a raggiungere il vertice. Un esempio sono i quartieri di Torino dove è partito il porta a porta e che già sono oltre il 60%, le recenti sperimentazioni di Napoli, il riavvio a Milano dell’organico".

Al sud Salerno si conferma il fiore all'occhiello, mentre sono al nord le 5 regioni più virtuose
Le grandi città
Siamo oltre la sperimentazione. Milano è stabile attorno al 34 % e nell’autunno 2012 avvierà la raccolta dell’organico da cucina in alcuni quartieri. Al Sud si mantiene alta Salerno con il 68% di raccolta differenziata. Torino - che non entra nella graduatoria dei comuni ricicloni - supera in media il 40% di raccolta grazie al solo risultato della raccolta porta a porta in alcuni quartieri, mentre nel resto della città la percentuale è ferma sotto il 30% circa. Sempre al palo Roma che dopo l’esaurimento della discarica di Malagrotta è scandalosamente in “emergenza pattume”.
Le Regioni
Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia e Piemonte le top 5, con alcune variazioni interessanti come il Trentino che sale del 2,7%. Novità della Toscana con l’introduzione di un sistema di raccolta porta a porta in alcuni comuni delle province di Firenze e Pistoia. Tra le altre Regioni a segnare decisi cambi di tendenza si distinguono le Marche con un segno positivo pari a 6,13% e la Sardegna con il segno negativo del 6,35%.

Ben 1.123 comuni vincono l’appellativo di ricicloni 2012 per aver superato il 65% di raccolta differenziata
I capoluoghi di provincia ricicloni
Tra i capoluoghi segnalati solo due contano più di 100mila abitanti: Salerno e Novara. Pordenone rimane per il secondo anno consecutivo in vetta alla classifica e Salerno è l’unico capoluogo di Provincia del sud. Per il quarto anno consecutivo, nessuno tra i capoluoghi del centro Italia supera la soglia prevista.
I comuni più piccoli
Continua il trend dei migliori sistemi di gestione dei rifiuti urbani nel nord est del Paese con l'arrivo tra i primi 30 in classifica di due comuni piemontesi. L'anno scorso bisognava scendere fino alla 45a posizione, prima di incontrare un comune che non fosse veneto o trentino.
Le storie della green economy
Nel dossier compaiono anche quattro storie - Ponte nelle Alpi, Parma, Salerno e Treviso - per raccontare progetti di raccolta e differenziazione, che mettono in luce aspetti di interrelazioni interessanti con altri comparti. Come succede a Parma con le cooperative sociali coinvolte nella filiera o a Treviso con i consorzi.
Note
1. Comuni Ricicloni 2012 è stato realizzato da Ecosportello Rifiuti, lo sportello informativo di Legambiente per le pubbliche amministrazioni sulle raccolte differenziate, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare. In collaborazione con: Conai, Federambiente, Fise Assoambiente, Anci, Cial, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, Consorzio Italiano Compostatori, Centro di Coordinamento RAEE, Achab Group, Scuola Agraria del Parco di Monza e la rivista Rifiuti Oggi.
2. L'indice di buona gestione è un “voto” alla gestione dei rifiuti urbani nei suoi molteplici aspetti: recupero di materia, riduzione del quantitativo di rifiuti prodotti, sicurezza dello smaltimento, efficacia del servizio. Per migliorare il proprio indice di buona gestione un Comune deve quindi porre attenzione non solo all’incremento della percentuale di raccolta differenziata, ma anche alla diminuzione della produzione pro capite totale di rifiuti, all’incremento della raccolta differenziata dei RUP (Rifiuti Urbani Pericolosi), alla promozione del compostaggio domestico.
3. Il dossier completo "Comuni Ricicloni 2012" potrà essere scaricato dal sito www.ecosportello.org all'interno della pagina Comuni Ricicloni 2012. La diretta web della cerimonia potrà essere seguita in streaming sul canale di LanuovaecologiaTv e sarà visibile su www.legambiente.it.