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lunedì 30 aprile 2012

MES, la sovranità dei cittadini europei aggirata a caro prezzo

http://www.ilcambiamento.it/crisi/mes_sovranita_cittadini_europei_aggirata.html


Dopo mesi di dibattito sugli scandali partitici, solo adesso i media nostrani sembrano accorgersi del Meccanismo europeo di stabilità (MES) e ne cominciano a parlare. Ma che cos'è realmente questo meccanismo? Sono tutti d'accordo con ciò che è stato deciso a Bruxelles?

parlamento ueIl MES è un'istituzione finanziaria internazionale ed ha il velato obiettivo di evitare il fallimento degli stati membri in difficoltà, prestando capitali
ESM (o MES) ovvero, meccanismo europeo di stabilità. È questo il nome della nuova minaccia che si abbatte sul nostro Paese e sull'Europa tutta.
Si tratta, in poche parole, di instradare i 17 stati aderenti a questo 'patto fiscale' (l'Italia è fra questi) dentro a un meccanismo che, di fatto, istituisce un'organizzazione finanziaria intergovernativa: la, il MES, per l'appunto. L'accordo, nasce come insieme di modifiche al Trattato Europeo approvate il 23 marzo 2011 dalla plenaria di Bruxelles e ratificate dal Consiglio Europeo nel luglio dell'anno scorso. L'entrata in vigore del provvedimento, è prevista per luglio 2012.
IL MES, è quindi un'istituzione finanziaria internazionale ed ha il velato (neanche tanto) obiettivo di evitare il fallimento degli stati membri in difficoltà, prestando capitali.
Tale organizzazione, avrebbe quindi il compito di decidere la vita e la morte di uno stato, con la conseguente conclusione che la sovranità nazionale tanto sbandierata (in più occasioni anche nei nostri confini nazionali) verrebbe 'spezzettata'.
Il capitale di cui si doterà il MES, sarà di ben 700 miliardi di euro. L'organismo, sarà diretto dai 17 ministri dell'Economia dei paesi aderenti. Per l'Italia, quindi, avremo il Presidente Mario Monti, ex uomo di Goldman Sachs. Indovinate chi è che, se tale accordo dovesse ufficialmente passare, salirà sul podio dei maggiori contribuenti? Siamo noi! Sarà proprio l'Italia.
Basta vedere le percentuali di contribuzione sul trattato. Come ci racconta il blogger Claudio Messora, dalle pagine di Byoblu, analizzando il testo: “la percentuale di contribuzione […] per l'Italia è del 17,9137%. Siamo i terzi maggiori contribuenti in assoluto […] andate al secondo allegato, ottava riga. Abbiamo un milione e duecentocinquantamila quote (1.253.959, per la precisione) e contribuiremo con la bellezza di 125.395.900.000 €”.
euroIl capitale di cui si doterà il MES sarà di ben 700 miliardi di euro
Dei 700 miliardi di capitale del MES, continua Messora: “80 andranno saldati subito […] in cinque anni […]. Il resto bisognerà corrisponderli non appena i 17 super governatori (tra cui Mario Monti) lo decideranno, insieme ad ogni altro aumento di capitale (quindi ben oltre i 125 della nostra quota parte) che verrà decisa a insindacabile giudizio dal MES. Cui nessuno potrà chiedere conto, essendo le sue sedi e i documenti personali di tutti i governatori assolutamente inviolabili e immuni a qualsiasi istituzione giuridica. […] Facendo due conti, il 17,9137% di 80 fa 14,32. Il che significa che dovremo […] pagare 14,32 miliardi cash in cinque anni. Fanno quasi tre miliardi all'anno”.
Le autorità politiche, quindi, godranno di impunità assoluta sulle loro scelte e i cui documenti saranno inviolabili. Secondo molti però, il problema è che lo scopo segreto di questo 'buco nero' (fondo) finanziario è quello di rinsaldare i capitali delle banche, in crisi di liquidità, e non scongiurare veramente il default dei singoli stati.
Ma a che punto è la ratifica del MES da parte dei singoli stati?
In Germania, il Bundestag (parlamento tedesco, ha messo in calendario il voto sull'accordo e sul Patto Fiscale per il 25 maggio. La coalizione di governo - formata dall'Unione Cristiano Democratica (CDU), dall'Unione Cristiano Sociale in Baviera (CSU) e dal Partito Liberale Democratico (FDP) - che appoggia la Merkel, voterà a favore del provvedimento, insieme a parte dell'opposizione (Partito Socialdemocratico e Partito dei Verdi) lasciando solo i post-comunisti del Linke a dare un parere sfavorevole, con qualche cane sciolto che gli darà ragione.
Per le strade, però, monta la protesta. Se fino a poche settimane fa solo il Movimento di solidarietà tedesco, era contro il Patto e contro il MES e chiedeva un referendum su entrambi i temi ma anche sul grande dilemma se mantenere l'euro o meno, anche l'alleanza Mehr Demokratie ha cominciato a pronunciarsi in proposito e a sponsorizzare gran parte di queste iniziative. L'alleanza, infatti, si unisce al coro della richiesta di un referendum prima del voto di fine maggio e – attraverso un duro lavoro di lobbying – sta tentando di convincere i parlamentari a cambiare idea.
sarkozy merkelIl MES sarà diretto dai 17 ministri dell'Economia dei paesi aderenti
Altri sostenitori delreferendum, sono l'associazione dei contribuenti tedeschi, il partito Linke, il parlamentare cristiano sociale Peter Gauweiler e molti esperti di diritto costituzionale ed internazionale in diverse università tedesche, come Christoph Degenhart (Lipsia), Peter Neumann (Dresda), Dietrich Murswiek (Friburgo) e Karl Albrecht Schachtschneider (Norimberga-Erlangen).
Attraverso poi il supporto dell'ex ministro della giusitizia, Herta Daeubler-Gmelin, si vorrebbe presentare un ricorso alla Corte Costituzionale, per impedire qualsiasi pagamento al MES fino a quando la Corte non si esprimerà sulla costituzionalità o meno del fondo. Qualora il ricorso dovesse essere accettato, il MES difficilmente potrà partire in tempo per luglio. Basti pensare che la Germania è il principale contribuente del fondo, con uno stanziamento previsto di 190 miliardi di euro.
Un altro Stato in cui l'approvazione del meccanismo di stabilità potrebbe venir meno è l'Austria. La coalizione di governo, formata da conservatori e socialdemocratici, non dispone infatti della maggioranza di due terzi, necessari per la ratifica. Inoltre, l'FPOE e il BZOE (due partiti di opposizione), sono a favore di un referendum sulla falsariga di quello proposto in Germania. Prima il referendum e poi, in caso di parere positivo, la ratifica parlamentare.
In terra di Irlanda, sempre molto reattiva quando si parla di scelte 'imposte dall'alto', si prospetta un referendum nazionale sull'UE per il 31 maggio. Eamon Gilmore, vice primo ministro e ministro degli esteri, ha affermato che: “Il governo organizzerà una vasta campagna di informazione per assicurarsi che gli elettori siano informati dei contenuti del trattato e per facilitare un dibattito vero sulla decisione che il paese deve prendere'”.
lidia undiemiLidia Undiemi, attivista siciliana e studiosa di diritto ed economia
Anche se in passato l'Irlanda ha respinto per ben due volte dei trattati europei (quello di Nizza nel 2001 e quello di Lisbona nel 2008) questa volta forse tutto potrebbe filar liscio per Bruxelles. Isondaggi infatti indicano che stavolta gli irlandesi voterebbero a favore del trattato, con un 49% di favorevoli, il 33% di contrari e un 18% di indecisi.
Infine, l'Italia. Nel nostro Paese si prevede che buoni 2/3 del parlamento approveranno il MES ma, come ci racconta Lidia Undiemi (che avevamo già intervistatondr), attivista siciliana e studiosa di diritto ed economia, anche qui qualcosa si muove. Insieme al quotidiano on line Wall Street Italia, infatti, ha stilato una Proposta di Mozione Parlamentare sostenuta anche da MoviSol, il movimento diLaRouche in Italia.
La mozione si sofferma sul fatto che sono “forti i rischi di cessione di sovranità ad una organizzazione finanziaria e la conseguente ondata di ulteriori politiche di austerity che potrebbero colpire i cittadini”. Chiede una “discussione pubblica sul trattato ESM”, la fine dell'austerità, la difesa dell'economia reale e mezzi per garantire che il MES, per via della sua opacità e immunità nei confronti di qualsiasi giurisdizione legale, non venga preso in mano dalla criminalità organizzata.

L'Italia che mangia le coste, intatto solo il 30 per cento.

http://www.ilcambiamento.it/territorio/italia_mangia_coste_dossier_wwf.html

Porto di Bari
La costa italiana è stata erosa dall'eccessiva presenza umana. Solo il 30 per cento è rimasto intatto, mentre per più della metà risulta gravemente compromessa
Uno stivale consumato. Quel profilo così nobile e caratteristico, che rende l'Italia distinguibile a prima vista persino dallo spazio o sulle cartine geografiche, fatto di quasi 8mila chilometri di litorale, sta scomparendo, eroso dalla presenza invasiva dell'uomo. È quanto afferma il dossier Wwf Salviamo il profilo fragile dell'Italia, secondo il quale solo il 30 per cento delle nostre coste rimangono oggi allo stato naturale.
Il resto? Colonizzato – spesso deturpato – dai quasi 30 milioni di persone che vivono nelle vicinanze del mare, con una densità quasi doppia rispetto all'entroterra, 380 abitanti per kmq contro 200. Industrie, porti, strade, alberghi e villaggi hanno invaso oltre il 50 per cento delle coste, fatto sparire quasi l'80 per cento delle dune, eroso il 42 per cento dei litorali sabbiosi. L'erosione costiera, l'inquinamento hanno fatto il resto.
Per questo il Wwf ha lanciato il 29 aprile la nuova campagna “Un mare di oasi per te”. Dopo che lo scorso anno erano stati così salvati due boschi, nelle prossime tre settimane l'organizzazione ambientalista si affiderà al buon cuore degli italiani per proteggere dall'impatto umano tre preziose aree costiere in Sardegna, Puglia e Veneto, dando vita alla nuova oasi di Scivu ad Arbus, bonificando la spiaggia della riserva naturale Le Cesine in Salento, riforestando e riqualificando le zone umide della golena di Panarella sul delta del Po.
“I pochi chilometri di coste italiane che sono sopravvissuti alla mano dell’uomo – ha affermato Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia - conservano fragili ecosistemi di dune, spiagge, delta fluviali e boschi costieri popolati da migliaia di specie animali e vegetali, come fenicotteri, fratini, volpi, anfibi e tartarughe marine. Ma senza una quotidiana azione di tutela questi preziosi ritagli di natura rischiano di soccombere a un utilizzo sempre più sconsiderato del territorio e del mare. Per questo, memori della grande mobilitazione che l’anno scorso ci ha consentito di salvare due nuovi boschi, ci appelliamo alla generosità degli italiani e al loro amore per il mare e la natura, per coinvolgerli in un nuovo ambizioso progetto di tutela che con l’aiuto di tutti potrà dare nuova vita a tre bellissime aree tra terra e mare, vitali, protette e aperte alla fruizione di tutti”.
Iniziative del genere sono importantissime perché riescono a mobilitare migliaia di cittadini e a sensibilizzarne altrettanti sui temi della protezione del territorio. Ma la tutela dello splendido suolo italiano non dovrebbe essere certo prerogativa delle associazioni ambientaliste. Lo stato in prima persona dovrebbe occuparsi della protezione di quella che è senz'ombra di dubbio la maggior ricchezza della nostra nazione.
Ma il sole, il cielo terso e quel genere di piacevolezza che che può darti un paesaggio verdeggiante hanno un enorme difetto: sono gratis. E in un sistema che ha come unico indice di benessere un indice monetario, non valgono niente. Senza contare che un luogo accogliente e ospitale diminuisce notevolmente i bisogni di chi ci vive, e di conseguenza, altro difetto, i loro consumi.
Ciò comporta che i luoghi dove si vive meglio, quelli che altre civiltà in passato elessero a culla delle più fiorenti culture, siano oggi considerati periferia della civiltà. Aver scelto di gareggiare sul terreno della competitività economica e della crescita infinita, per paesi che offrono già ai loro abitanti tutto ciò di cui hanno bisogno, è stato perlomeno azzardato. È come se un campione di scacchi avesse deciso di salire sul ring per sfidare un peso massimo di pugilato. Non è il suo campo, non ha possibilità.
Così, alla ricerca della crescita, dello sviluppo, della ripresa, del pareggio di bilancio, del pagamento del debito o di qualsiasi altro obiettivo puramente economico dettato dai tempi e dalle situazioni, calpestiamo e distruggiamo giorno dopo giorno la nostra ricchezza più grande. Ci costruiamo sopra, la cementifichiamo, la svendiamo.
Forse un giorno, quando ogni centimetro di costa sarà stato definitivamente consumato, smetteremo finalmente di trovar conforto in un bel paesaggio, in un tuffo in mare o in uno scorcio mozzafiato. E diventeremo finalmente competitivi.
A.D.

venerdì 27 aprile 2012

Il terremoto europeo

http://www.beppegrillo.it/2012/04/il_terremoto_eu/index.html


terremoto_europa.jpg
Un terremoto è in arrivo in Europa. Le scosse sismiche sono le prossime elezioni e ireferendum. Si profila un confronto tra politica e finanza. I parlamenti nazionali da una parte e la BCE e il FMI dall'altra. Il 6 maggio si voterà in Grecia e il nuovo Governo potrebbe rigettare gli accordi presi con la UE per evitare il default. In Francia Hollande è favorito, la sua posizione è contraria ai tagli sociali per favorire le direttive europee. Sul trattato di stabilità ha dichiarato "Aggiungiamo una parte sulla crescita o non lo ratificheremo". Marine Le Pen ha ottenuto il 20% con un programma eurofobo e il suo consenso non potrà non influenzare il nuovo inquilino dell'Eliseo. Il 31 maggio in Irlandasi terrà un referendum sulle nuove regole di bilancio volute dalla Germania, il "fiscal compact" che in Italia è stato approvato senza alcuna consultazione popolare come nelle migliori tradizioni di uno Stato partitocratico e non democratico.
Persino dove non vi sono elezioni a breve si stanno aprendo delle faglie profonde, inOlanda si è dimesso il Governo Rutte a causa dei previsti tagli alla spesa pubblica, senza austerity si perderebbe infatti la tripla A... In Olanda si andrà alle urne il 12 settembre, il Pvv antieuro di Geert Wilders potrebbe spopolare. Dove le politiche di tasse e sangue in nome dell'euro sono state applicate i risultati sono stati a passo di gambero, c'è stato un costante peggioramento. Il debito pubblico è aumentato, come in Italia, o il Paese è letteralmente fallito come in Grecia dove è avvenuto un default silenzioso. C'è stato, ma non si deve dire in giro (*). Oggi Standar&Poor's ha declassato la Spagna da A a BBB+, in sostanza aumenta l'interesse dovuto a chi acquista titoli spagnoli. Gli interessi saranno onorati con il taglio delle spese sociali. Tutti più poveri, ma per cosa? Per diventare carne da macello come i tori nelle corride?
José Ignacio Torreblanca professore alla UNED University ha scritto ieri sul Financial Times un lungo articolo dal titolo "Tempo di dire basta al nonsenso dell'austerity". Scrive "La prossima settimana saranno due anni da quando Zapatero adottò le prime misure di austerità. Queste misure comportarono il suicidio del Partito Socialista spagnolo. Ora i Conservatori si trovano in una situazione simile, dopo 100 giorni di governo hanno portato l'austerità bel al di là del loro mandato elettorale e questo solo per trovarsi nella stessa situazione finanziaria di Zapatero. E' oltraggioso che mentre gli spagnoli soffrono per la recessione e per la disoccupazione (del 24,44%, ndr) Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e membro della BCE, affermi che il 6% di interesse per i titoli pubblici spagnoli "non è la fine del mondo". E' preoccupante che la UE sostenga i pesanti tagli alla spesa dell'educazione e della ricerca in Spagna ignorando deliberatamente che ciò è incompatibile on un modello di sviluppo... E' tempo di dire basta!".
In gioco non c'è solo l'euro, ma un modello di sviluppo superato e la distruzione degli Stati sociali. Loro non si arrenderanno mai. Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento.

(*) Come ci spiegherà puntualmente Beppe Scienza nel Passaparola di lunedì 30 aprile
Ps. Segui il tour elettorale 2012. Partecipa usando #m5sTour su Twitter e Youtube, o taggando "MoVimento Cinque Stelle" sulle tue foto e post su Facebook.

Oggi, 27 aprile, sarò a Cittadella, alle ore 19 in via Riva del Grappa 87, a Rosà, alle ore 20 in via dei Fanti (ex area mercato), e infine a Thiene, alle ore 21.30 presso il parco Villa Fabris.

giovedì 26 aprile 2012

Acqua pubblica. In Provincia di Napoli la vittoria dei cittadini

http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/acqua_pubblica_vittoria_cittadini_provincia_napoli.html

Il racconto a lieto fine della lotta dei cittadini della Rete civica per l’acqua pubblica Ato3 della provincia di Napoli, impegnati da diversi anni contro l'aumento delle tariffe dovuto alla privatizzazione del servizio idrico e per un’acqua 'bene comune'.
di Flora De Carlo


acqua
I cittadini della Rete civica per l’acqua pubblica Ato3 della provincia di Napoli sono impegnati da diversi anni nella battaglia per l’acqua come bene comune
Spesso vedono noimeridionali come persone lamentose, poco autocritiche, incapaci di modificare il corso degli eventi.
E invece anche qui ci sono lebattaglie, anche qui gli eroi, e anche qui a volte vince chi è dalla parte giusta.
E dalla parte giusta c’è chi crede nell’importanza della condivisione del bene pubblico e nella forza della società civile. Come nel caso dei cittadini della Rete civica per l’acqua pubblica Ato3 della provincia di Napoli, impegnati da diversi anni nella battaglia per l’acqua come bene comune.
Una storia infinita, che però ha avuto fine. È quella che da anni portano avanti comitati di cittadini di alcuni comuni nell'area Sarnese-Vesuviana per riappropriarsi della gestione dell’acqua, contro i rincari ingiustificati delle bollette e per una gestione trasparente e partecipata del servizio. A questi, recentemente il TAR della Campania ha dato ragione.
Nel 2001 l'Assemblea dell'ATO3 - in cui sono compresi 76 Comuni della Campania - assegna la gestione del servizio idrico a una società a capitale pubblico chiamata Gori spa.
Poco tempo dopo il consiglio di amministrazione ATO affida parte del capitale pubblico della Gori, a partner privati, senza necessità apparente e senza che la decisione fosse stata discussa dall'Assemblea e nei consigli comunali.
Negli anni successivi, cominciano ad arrivare le ratifiche dei contratti che l’azienda ha con i singoli comuni, e conseguentemente gli aumenti considerevoli delle tariffe inbolletta.
A fronte dei rincari però la gestione del servizio è sempre scadente e approssimativa, giungendo a situazioni di carenza idrica in alcuni comuni e in qualche caso addirittura di non potabilità dell'acqua.
Il campanello d'allarme suona solo tra il 2004 e il 2005, e a suonarlo non sono i sindaci dei vari comuni coinvolti, ma i cittadiniche prendono sempre più coscienza della situazione, e su cui maggiormente grava la 'fregatura'.
prezzi acquaDopo l'assegnazione della gestione del servizio idrico alla Gori Spa, ci sono stati aumenti significativi delle tariffe in bolletta
È in quel periodo che si formano i comitati civici con lo scopo di opporrsi alla malafede delle imprese private insediate nella Gori(ACEA e ENEL HYDRO spa, sono solo due esempi) e all’immotivato aumento delle tariffe, una strenua lotta per l'affidamento del servizio ad un ente di diritto pubblico democratico e partecipato.
L'azione dei comitati civici è durata anni, attraverso assemblee e consigli comunali in cui si cercava di fare pressione sulle amministrazioni, nella maggior parte dei casi inutilmente.
Oni comitato, all'interno del proprio comune, stabilisce quale taglio debba avere la lotta, e così alcuni, in particolare Nola e Castellammare di Stabia, hanno intrapreso negli anni una linea dura di disobbedienza, invitando i cittadini a non pagare le bollette ricevute e offrendo loro l'assistenza del team di legali del comitato nolano.
In altri comuni, la maggioranza, i comitati assistono i cittadini nell'attuare l'obbedienza civile (chiamata così perché non si tratta di 'disubbidire' ad una legge ingiusta, ma di 'obbedire' alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari del 2011) attraverso il pagamento di un importo ridotto rispetto a quello arrivato in bolletta.
È in questi anni che i comitati, decidono di coordinarsi nella Rete Civica per l'acqua pubblica Ato3, che permette loro di compiere azioni più integrate e dare una svolta alla situazione. Arriviamo così al 2 agosto del 2011, quando, in occasione dell’ennesima assemblea dei sindaci, 13 comitati impugnano la delibera ATO3 sugli aumenti tariffari relativi al 2011 – votati dai sindaci stessi - nell'area Sarnese-Vesuviana.
I 13 comitati, in prima fila Nola, Castellammare di Stabia e Nocera Inferiore, sottoscrivono un ricorso al TAR, e questa volta ad accodarsi al movimento e a firmare il ricorso sono anche la Federconsumatori Campania e il Sindaco (l'unico) del Comune di Visciano.
acqua referendumI cittadini lottano per garantire che un bene necessario come l'acqua non diventi strumento di speculazione in mano alle multinazionali
L'arrivo al ricorso non è semplice, anche perché i comitati portano avanti questa lotta come massima espressione di democrazia. E così nelle varie riunioni ogni rappresentante viene interpellato e a ognuno viene data in visione la bozza dei documenti da presentare, vengono richieste firme e contributi affinché il peso economico dell'operazione sia equamente distribuito, per quanto possibile.
Ma il risultato è che il 19 aprile scorso il Tribunale amministrativo ha accettato il ricorso su tutta la linea, riconoscendo che l'aumento delle tariffe del servizio idrico era giustificato solo dalla necessità di salvare la Gori Spa dai debiti e dal fallimento. Questa sentenza annulla gli aumenti votati dai sindaci e mette in difficoltà la Gori, che non può ripianare così i bilanci traballanti.
Certamente si è vinta una battaglia, è stata raggiunta un’importantissima tappa, anche se non ancora il traguardo.
Ma finalmente si riesce a vedere non troppo lontano il momento in cui la gestione dell’acqua verrà lasciata ai legittimi proprietari, ossia i cittadini e i 76 Comuni appartenenti all'Ato3 Sarnese-Vesuviano.
Questa che vi ho raccontato è davvero una vittoria dei cittadini. Di tutti i cittadini organizzati contro quella politica e quelle istituzioni che non guardano al bene comune e all'interesse della società, ma spesso svendono il buon funzionamento dei servizi a favore dei privilegi di qualcuno.
In Italia esistono moltissime realtà simili, dove, soprattutto dopo l'ultimo referendum, i cittadini lottano per garantire che un bene necessario come l'acqua, non diventi strumento di speculazionein mano alle multinazionali. Grazie a eventi come quello del 19 aprile, sappiamo che anche in Italia la vittoria della democrazia è ancora possibile.
Nota:
Chi scrive è una conterranea dei protagonisti di questa battaglia, che ha seguito le vicende da lontano, pur restando vicina con il cuore. In questa sede è stata supportata nelle notizie da Giuseppe Grauso, legale Federconsumatori ed esponente della Rete Civica (Comitato di Nola).

martedì 24 aprile 2012

Palermo vietata al MoVimento 5 Stelle

http://www.beppegrillo.it/2012/04/palermo_vietata/index.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Fatom+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29
M5S_Palermo.jpg
La piazza di Palermo è stata negata al MoVimento 5 Stelle per le elezioni comunali. I ragazzi si sono mossi per tempo, la richiesta è del 30 marzo, ma la risposta è arrivata solo dopo 20 giorni: "Piazza occupata" dal 27 al 29. Alla lista M5S non risultano però altre richieste oltre alla nostra. Due giorni dopo il Comune comunica che le Acli hanno avuto l'autorizzazione prima di noi, il problema era che il dipendente comunale non se lo ricordava. A Palermo non abbiamo ancora una piazza per l'incontro del 29 aprile. E' incredibile!

Alta velocità, rallentano i treni tedeschi, ma in Italia si accelera ancora


http://www.ilcambiamento.it/trasporti/alta_velocita_treni_tedeschi_rallentano.html


Ice
Per ragioni sia economiche che logistiche i treni tedeschi rallenteranno di circa 50 km/h, passando dagli attuali 300 a 250 km
“Chi va piano va sano e va lontano”, dice il vecchio adagio popolare. Pare che in Germania gli abbiano prestato ascolto. I loro treni veloci infatti, se non proprio andar piano, dovrannoperlomeno rallentare. Dagli attuali 300 chilometri orari si passerà entro breve ad un massimo di 250.
A dare l'annuncio è stato Rudiger Grube, presidente delle ferrovie tedesche, che in un'intervista al periodico Wirtschaftswoche ha dichiarato: “Per la Germania la velocità di 250 chilometri all'ora è più che sufficiente, tanto più che le tratte dove gli Ice (InterCityExpress,ndr) possono raggiungere i 300 all'ora sono solo due: Colonia-Francoforte e Norimberga-Ingolstadt”.
I motivi della scelta, dopo gli anni di progressivi aumenti della velocità voluti da Hartmut Medhorn, predecessore di Grube, sonosia economici che logistici. I treni meno veloci infatti sono meno costosi da costruire e da mantenere, e lo stesso discorso vale per le linee ferroviarie. Inoltre treni più lenti favorirebbero, a detta di Grube, sia il rispetto degli orari che quello delle coincidenze, riducendo i ritardi dovuti al traffico.
Secondo il periodico tedesco, anche la società francese Sncf sarebbe intenzionata a seguire la stessa linea, rinunciando al previsto aumento della velocità dei Tgv, che doveva passare da 320 a 350 chilometri orari.
Ciò che ha convinto i tedeschi a prendere la decisione – preceduta, a quanto riporta Grube, da accese discussioni ai vertici della società – è anche il fatto che l'aumento dei tempi di percorrenza resta nell'ordine di pochi minuti praticamente su tutte le tratte.
In un articolo sul Sole 24 Ore Andrea Malan ha calcolato quanto tempo in più impiegherebbero i treni italiani se subissero le stesse riduzioni di velocità da 300 a 250 km/h. Sulle due tratte più lunghe percorribili ad alta velocità, Tavazzano-Modena (150 km) e Roma-Napoli (200 km), l'aumento sarebbe rispettivamente di sei e otto minuti. Per andare da Milano a Roma, o viceversa, dato che non tutta la tratta è percorribile ad alta velocità, la perdita di tempo sarebbe compresa fra 5 e 10 minuti.
È evidente che parliamo di tempi irrisori, se comparati all'aumento dei costi legato alla maggiore velocità. Eppure qui da noi l'idea di ridurre la velocità non viene neppure presa in considerazione. In un paese sull'orlo del baratro, in cui si fanno tagli alla spesa pubblica, si aumentano le tasse e le accise, quello dell'alta velocità sembra restare un tabù.
Accade piuttosto il contrario: i nuovi treni commissionati da Trenitalia a Bombardier e Ansaldo Breda, secondo quanto dichiarato dall'amministratore delegato Mauro Moretti, raggiungeranno la velocità di 360 chilometri all'ora.
D'altronde si sa, ai nostri governanti piace fare le cose in grande: se dobbiamo schiantarci contro un muro, è bene farlo col piede schiacciato sull'acceleratore.
A.D.

Beppe Grillo a Parma (21/04/2012)

lunedì 23 aprile 2012

Il virus funziona

Contadini del mondo in lotta contro il land grabbing. 250 le iniziative

http://www.ilcambiamento.it/territorio/contadini_mondo_contro_land_grabbing.html

terra
Il 17 aprile scorso si è celebrata la Giornata Internazionale di Lotta Contadina
Insieme alla Giornata della Terra che si è svolta ieri in tutto il mondo, vogliamo ricordare anche la Giornata Internazionale delle lotte contadine che, indetta dal movimento Via Campesina, si è svolta alcuni giorni fa in tutto il mondo ed è stata dedicata alla lotta contro l’accaparramento dei terreni agricoli.
Dal Canada all'Australia, passando per Stati Uniti, Messico, Bolivia, da Bruxelles - dove il parco cittadino del Cinquantenaire è stato preso d’assalto per un grande pic-nic a base di prodotti locali - fino a Washington - dove è stato svolto un grande dibattito pubblico sulla crisi alimentare- sono state oltre 250 le azioni di mobilitazione promosse dal Movimento di Via Campesina in tutto il mondo.
Ogni anno centinaia di iniziative, singole e associate, sono promosse per rivendicare l’importanza dell’agricoltura familiare, di piccola scala rispetto ai crescenti bisogni alimentari del pianeta. La data che quest’anno è stata scelta è stata quella del 17 aprile in ricordo di un evento drammatico che, pochi anni fa, ha provocato la morte di 19 contadini del movimento dei Sin Tierra, uccisi in Brasile dalla polizia mentre partecipavano a una manifestazione pacifica.
contadinoIl land grabbing concentra la proprietà delle terre e delle risorse nelle mani di pochi grandi investitori
Il tema centrale di quest’anno è stato il fenomeno del land grabbing, l’accaparramento dei terreni agricoli che sta continuando a dilagare, calpestando i diritti delle popolazioni rurali che sono drammaticamente private del loro unico bene, la terra. Dal 2007 ad oggi sono stati svenduti oltre 50.000 ettari di terre fertili dai governi locali, in Africa, America Latina, Australia, Asia e nell’Europa orientale. Una superficie pari a quella della Spagna.
“Il land grabbing concentra la proprietà delle terre e delle risorse nelle mani di pochi grandi investitori”, si legge nell’ appellodiffuso da Via Campesina. “Questo ha portato all’espulsione e al trasferimento forzato di intere popolazioni, spesso contadini, a diversi casi di violazione dei diritti umani, a un aumento della povertà, delle fratture sociali e dell’inquinamento.”
Secondo Via Campesina, gli appezzamenti sono venduti a prezzi irrisori o più spesso affittati a investitori pubblici o privati (multinazionali, banche e fondi pensione) che sperano di ottenere rapidi profitti speculando sul valore della terra e delle coltivazioni che si possono impiantare.
D.S.

Passaparola - Le guerre democratiche - Massimo Fini

venerdì 20 aprile 2012

"Come ho guidato la rivoluzione islandese", incontro con Hordur Torfason

http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/rivoluzione_islandese_hordur_torfason.html


Abbiamo incontrato Hordur Torfason, il cantante e attore islandese che ha organizzato i giorni delle rivolte in Islanda. È anche grazie al suo lavoro sistematico se una protesta nata in maniera spontanea, ma spesso caotica e priva di scopi, si è trasformata in un movimento capace di rovesciare il governo e le più alte cariche, chiedendo con forza l'annullamento del debito.di Andrea Degl'Innocenti

Hordur Torfason
Hordur Torfason, cantante, attore e attivista dei diritti umani, ha organizzato le proteste popolari nei giorni delle rivolte islandesi del 2008
Hordur Torfason ha avuto una vita intensa, spesso difficile. Cantante ed attore di successo è nato e cresciuto in Islanda, fin quando nel 1975, ad appena trent'anni, è stato costretto a lasciare il paese dopo aver ricevuto minacce di morte per essersidichiarato gay, uno dei primi a farlo apertamente in Islanda; vi è tornato anni dopo per fondare Samtökin '78, l'associazione per i diritti dei gay più importante del paese; infine ha guidato le rivolte popolari del 2008, che hanno portato alle dimissioni del governo, dei governatori della banca centrale e dell'authority di controllo finanziario.
Una vita difficile, dicevamo. Eppure, a vederlo mentre mi viene incontro assieme al marito con aria sorridente e rilassata fuori dalla stazione di Venezia, non lo si direbbe. Parla un inglese perfetto e prende molto sul serio il proprio mestiere. “L'artista ha un ruolo sociale fondamentale – mi dice più tardi – deve criticare la società, tenere gli occhi aperti verso il potere, capire la realtà e poi deve parlare con la gente, coinvolgerla, e convincerla a fare lo stesso”.
È giunto in Italia invitato dall'associazione Fare Treviso, che ha organizzato quest'anno un interessante ciclo di conferenze sul tema del debito e sui modelli economici alternativi. Nelle settimane precedenti è stato in giro per l'Europa, poi è volato in Venezuela, quindi è arrivato da noi dove ha avuto tre giorni pieni d'incontri. “Il mio compito adesso – mi spiega – è quello di andare in giro eraccontare quello che abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto, e quando e perché. Ce n'è assoluto bisogno”.
Quando nel 2008 le tre principali banche islandesi vennero nazionalizzate ed il governo decise di socializzare i debiti, Hordur aveva già alle spalle anni ed anni di lotte sociali. Ciononostante l'avvenimento lo colse di sorpresa, come accadde all'incirca per tutti gli islandesi. “Quando arrivò la crisi, nell'ottobre 2008, non sapevo cosa stesse succedendo. Fino a pochi giorni prima ci avevano detto che eravamo una delle nazioni più ricche del mondo e d'improvviso le banche fallivano, ci ritrovavamo di colpo senza più niente”.
La rapida fine del “sogno islandese”, che nel volgere di pochi anni aveva stravolto una nazione, fatto annusare a chiunque il profumo di una ricchezza facile, a portata di mano, stava creando una rabbia diffusa. C'erano manifestazioni e qualche tafferuglio, ma tali espressioni di dissenso si concludevano generalmente nel giro di poche ore e lasciavano la situazione inalterata. Mancava organizzazione, nessuno sapeva esattamente cosa andava fatto.
“Le proteste a cui partecipai inizialmente erano prive di uno scopo, non vi era alcun tipo di controllo, solo gente che usciva di casa, gridava il proprio malcontento per strada e poi dopo un'ora tornava a casa senza aver ottenuto nulla. Ma non è così che funziona, che si ottiene qualcosa. Ho imparato, a partire dal '75, che in ciascuna cosa c'è bisogno di disciplina, di lavoro sistematico”.
Così Hordur ha deciso che si sarebbe recato di fronte al parlamento ogni giorno a mezzogiorno in punto. “Chiedevo alle persone, 'sai dirmi cosa è successo nel nostro paese? Sai dirmi cosa possiamo fare?'” Ma nessuno sapeva rispondere. “Persino i politici, che talvolta intercettavo mentre uscivano dal Parlamento, mi rispondevano che non riuscivano a capire. Loro, che erano stati eletti per guidare il paese, che erano pagati per essere competenti in materia, non si capacitavamo di quanto accadeva”.
“Così decisi di organizzare un meeting di protesta. Chiamai un po' di amici: scrittori, professori, intellettuali, artisti, e chiesi loro di venire in piazza e spiegare alla gente quello che stava succedendo”. In poco tempo, la protesta così organizzata da Hordur riuscì a coinvolgere una quantità enorme di persone, che a loro volta iniziarono a salire sul palco e tenere discorsi.
“La chiave del successo sta ne fatto che mai ho pensato di andare in piazza a dire agli altri 'questo è il mio punto di vista, è così che bisogna fare'. Piuttosto chiedevo alla gente 'cosa ci potrebbe unire tutti? Cosa vorremmo che succedesse?' Così giungemmo a decidere tre obiettivi che ci mettevano tutti d'accordo: volevamo che il governo si dimettesse, che il consiglio della Banca Nazionale (la CBI, Central Bank of Iceland ndr) si dimettesse e che si dimettessero anche i membri della authority per la supervisione monetaria”. E neanche a dirlo, ci sono riusciti.
Il resto è storia, sebbene una storia non abbastanza conosciuta, che in molti cercano di tenere nascosta.
Prima di salutarci, Hordur e il marito mi raccontano un aneddotoche rende bene l'idea della mentalità islandese, la stessa che ha reso possibile la rivolta contro il debito.
All'inizio degli anni Sessanta in Islanda si parlava molto dicambiare la guida da sinistra a destra. Il parlamento prese infine la storica decisione. Il cambiamento avvenne in una notte. Il 25 maggio 1968 gli islandesi tornarono a casa guidando a sinistra; il 26 mattina andarono a lavoro guidando a destra. Nel volgere di una notte vennero cambiati 1662 segnali stradali, tutti gli autobus furono sostituiti. L'unico incidente registrato in seguito fu la rottura di una gamba da parte di un bambino. Immagino sia il genere di cose che Hordur intende quando parla di “lavoro sistematico”.

Politica SPA - I soldi dei partiti

giovedì 19 aprile 2012

Oltre la pubblicità elettorale


http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/lecce/2012/04/oltre-la-pubblicita-elettorale.html


Lecce - 
Ieri 18 aprile alcuni candidati ed attivisti del MoVimento 5 Stelle di Lecce - tra cui il candidato sindaco stesso - hanno affisso i manifesti elettorali che invitano a "tornare a votare perché ora si può".
Lo hanno fatto in stile MoVimento: nelle plance a noi assegnate e negli orari consentiti.
Non è la visibilità elettorale che ci interessa, quanto effettuare un ulteriore esperimento sul livello di rispetto (se non di legalità) attualmente assegnabile a Lecce, ai suoi candidati sindaci e consiglieri ed alla correttezza di coloro cui affidano il servizio di attacchinaggio.
In una città rintronata da camion elettorali illegalmente parcheggiati in posizioni strategiche e tappezzata da manifesti affissi ovunque senza nessuno che intervenga a sanzionare, siamo curiosi di vedere quanto resisteranno gli unici manifesti affissi negli spazi regolari.
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L'Italia è un capannone vuoto

http://www.beppegrillo.it/2012/04/litalia_e_un_capannone_vuoto/index.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+beppegrillo%2Fatom+%28Blog+di+Beppe+Grillo%29

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Ieri sono stato ad Arese, all'Alfa Romeo, o meglio, a quello che ne resta. Piovigginava. Un freddo autunnale. C'erano impiegati e operai "sgombrati" dall'azienda che mi aspettavano, oggi si dice così per le ex maestranze licenziate: "sgombrati", come se fossero inquilini abusivi o morosi sbattuti fuori di casa. Di fronte ai cancelli, per impedirne il rientro, agenti di polizia armati di tutto punto erano schierati in una linea compatta. Si vedeva dalle loro facce che non ne avevano alcuna voglia. Guardavano le persone che facevano capannello intorno a me e che potevano essere i loro padri e loro madri e abbassavano gli occhi. Vedevano gente veramente disperata, senza stipendio né altro reddito da mesi con una famiglia da mantenere. Mi sono ricordato di una frase celebre di Henry Ford, il più grande costruttore di auto mai esistito: "Quando vedo un'Alfa Romeo mi tolgo il cappello". e ho pensato a Prodi che la regalò nel 1986 ai becchini della Fiat.
Sono entrato in macchina nella gigantesca fabbrica vuota che si estende per due milioni di metri quadri. Ho provato un senso di smarrimento e di angoscia di fronte a questo vuoto immenso.


Mi è stato detto che l'area sarà destinata alla creazione di centri commerciali e alla costruzione di nuove unità immobiliari. Con il camper mi sono diretto poi verso Palazzolo e ho letto delle 146.000 imprese che hanno chiuso nel primo trimestre del 2012. Vuol dire che 600.000 imprese, quasi tutte piccole e medie, chiuderanno nel 2012. Ma esistono 600.000 imprese in tutta Italia? Sono numeri che sorpassano qualunque previsione negativa. E' vero che nel 2012 sono state aperte nuove imprese e che il saldo negativo è di 26.000, ma un'impresa che chiude ha un indotto, dei dipendenti, un fatturato. Un'impresa che apre è una scommessa, un investimento, il cui utile è incerto. Il 50% delle nuove imprese infatti non supera i 5 anni di vita. Le nuove PMI muoiono quasi sempre in culla. Il 58% dei nuovi posti di lavoro è creato dalle piccole imprese con meno di 10 dipendenti. Le grandi aziende delocalizzano e i piccoli imprenditori falliscono o si suicidano per la vergogna, per un fallimento che imputano a sé stessi e che è invece di una classe politica incompetente e cialtrona. L'Italia è come l'Alfa Romeo. Un capannone vuoto, sempre più esteso, che si riempie di banche, cemento e ipermercati. Non può durare e non durerà. O si rilancia la produzione insieme all'innovazione o il Paese chiude i battenti.
Ps. Segui il tour elettorale 2012. Partecipa usando #m5sTour su Twitter e Youtube, o taggando "MoVimento Cinque Stelle" sulle tue foto e post su Facebook.

Oggi, 19 aprile, sarò alle ore 15 a Gussago al Caffè Danesi.  Alle ore 19 a S. Donato M.se, in piazza Pio XII, e infine alle ore 21.30 a Monza, in piazza Roma.

martedì 17 aprile 2012

Formigoni è morto

http://www.byoblu.com/post/2012/04/17/Formigoni-e-morto.aspx

Formigoni è morto. Politicamente morto. Lui e tutti quelli che si sono accompagnati a soggetti che rilasciano dichiarazioni farneticanti come questa: "Ricordo che Daccò mi disse che era opportuno continuare ad avere la disponibilità della barca perché poteva servire per le pubbliche relazioni". A parlare è l'assessore Dc Antonio Simone, uno dei sei arrestati per lo scandalo della sanità in Lombardia, raccontando i dettagli delle vacanze in compagnia del governatore del Pirellone (Repubblica di oggi, p.16). 

Chiamatela antipolitica, chiamatela populismo, chiamatela come vi pare: a questo punto non mi interessa più. L'idea che la politica si debba fare su una barca perché, come dice Formigoni, "un governatore incontra tanta gente", e dunque può fare le vacanze anche con quegli interlocutori che poi sono interessati alle gare di appalti, è un'idea aberrante, deforme e ormai antistorica: superata da noi, quelli dell'antipolitica, i populisti, i qualunquisti che ora però si sono stufati di disquisire su questioni meramente lessicali e iniziano sul serio a non poterne più. Il prossimo passo sono le amministrative e le politiche, ma attenzione a giocare troppo con le soglie, perché quello successivo si chiama piazza Tahrir.

 Ne prendano atto anche tutti i commentatori. Che valutino bene se non sia giunta l'ora di abbandonare le reticenze e spendersi un po' meno vigliaccamente su questioni fondamentali. Scrive per esempio, oggi, Polito sul Corriere: "E in effetti la situazione politica alla Regione Lombarda sembra al collasso. Quando hai dieci consiglieri indagati, tra i quali quattro membri su cinque dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio, due assessori arrestati, altri due dimessi, e una Nicole Minetti eletta nel tuo listino personale, è difficile cavarsela come fa Formigoni, dicendo che dei reati rispondono le persone e lui risponde solo del buon governo. Perché una tale diffusione del malaffare o è frutto di un'impressionante serie di errori giudiziari o chiama in causa un sistema politico al cui vertice c'è lui. [...] Qui si tratta di responsabilità oggettive di chi da 17 anni è il leader incontrastato di un esperimento di governo indicato come esempio al Paese". Tutto bene, tutto vero. Ma mi domando dove fosse, Polito, quando il Movimento Cinque Stelle denunciava Formigoni arrivando a fare ricorso in base alla legge 165 del 2004, articolo 2, comma 1, lettera f che fissa a non più di due i mandati consecutivi oltre ai quali un candidato non è più eleggibile. 

 Mi sono stufato di avere ragione a posteriori. La ragione si dà ai matti. Qui si tratta di scegliere da che parte stare. Possibilmente per tempo, prima che i buoi scappino. 

 Il paese non vi segue più.

Pesticidi: Roundup causa mutazioni genetiche negli anfibi


http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/pesticidi_roundup_causa_mutazioni_genetiche_anfibi.html


roundup
L’erbicida Roundup della Monsantoprovoca mutazioni negli anfibi
L’erbicida Roundup dellaMonsanto provoca mutazioni negli anfibi. Lo rivela il recente studio The impact of insecticides and erbicides on the biodiversity and productivity of aquatic communities, che è stato realizzato da un team di biologi statunitensi, del Dipartimento di scienze biologiche dell'università di Pittsburgh.
La ricerca ha valutato che gli esperimenti di laboratorio, condotti su singlespecies, non sempre permettono di verificare in maniera efficace gli effetti indiretti dei pesticidi sugli organismi che insistono su un particolare contesto ecologico e su quelli non bersaglio.
In particolare, lo studio ha studiato l’impatto di 4 pesticidi - 2 insetticidi, carbaryl (Sevin) e malathion, due erbicidi, glifosatoRoundup e il 2,4-D - sulla biodiversità delle comunità acquatiche contenenti alghe e 25 specie di animali. I risultati hanno messo in evidenza che la ricchezza di specie è stata ridotta del 15% con il Sevin, del 30% con malathion, e del 22% con il Roundup, mentre il 2,4-D non ha avuto effetto.
girinoIl Roundup ha completamente eliminato due specie girini e quasi sterminato una terza specie
Gli insetticidi hanno anche ridotto la diversità e la biomassa di insetti predatori, ma non hanno avuto effetto sulle lumache. I due erbicidi non hanno avuto effetti sugli insetti predatori o sulle lumache, ma il Roundup diMonsanto ha completamente eliminato due specie girini e quasi sterminato una terza specie, con un conseguente calo del 70% dell'abbondanza delle specie di girini.
Il Roundup, erbicida sistemico ad ampio spettro, anche in concentrazioni sub-letali ma rilevanti per l'ambiente, ha causato cambiamenti morfologici in due specie di anfibi. A dimostrarlo è questa ricerca, che fornisce anche una buona prospettiva sugli effetti indiretti dei pesticidi rispetto agli organismi non bersaglio.
I pesticidi, che sono usati per tutelare la produzione vegetale, possono avere conseguenze impreviste per le specie che non sono l'obiettivo del pesticida. Gli erbicidi non sono progettati per colpire gli animali, ma le ricerche sul campo dimostrano che possono avere una vasta gamma di effetti sorprendenti e imprevisti. Sono risultati molto importanti se si considera che gli anfibi servono non solo come un barometro della salute dell'ecosistema, ma anche come un indicatore di potenziali pericoli per le altre specie, compresi gli esseri umani.
D.S.

Le arance di Rosarno: la Coca Cola 'spreme' gli agricoltori?

http://www.ilcambiamento.it/multinazionali/arance_rosarno_coca_cola_spreme_lavoratori.html

Un'inchiesta pubblicata dalla rivista inglese The Ecologist fa luce sull'acquisto del succo di arance di Rosarno a soli sette centesimi al litro da parte della multinazionale Coca colaper la produzione della Fanta. Per potere vendere il succo a un prezzo così basso, i produttori sarebbero disposti a ricorrere alla manodopera in nero.di Valentina Valente


arance
Un'inchiesta fa luce sull'acquisto da parte della Coca Cola delle arance di Rosarno a prezzi ridicoli
Rosarno, Calabria. Ancora una storia di illegalità e sfruttamento. Questa volta i protagonisti non sarebbero imprese senza scrupoli in odor di mafia, ma una multinazionale. 'La' multinazionale per eccellenza, la Coca Cola. Arance acquistate a prezzi ridicoli per la produzione della nota bevanda a base di succo d'arancia, la Fanta: è quanto sarebbe emerso da un'inchiesta della rivista inglese The Ecologist, ripresa successivamente anche dall'Indipendent. Nulla di nuovo in realtà.
Già nel 2009 Rosarno era stata il centro delle rivolte degli immigrati impiegati nella raccolta degli agrumi, costretti a ritmi di lavoro ai limiti della schiavitù. Le rivolte provocarono la successiva reazione degli abitanti e una guerriglia tra poveri, in un territorio già devastato dalla criminalità organizzata e dal degrado ambientale e sociale, che diede luogo a linciaggi e caccia all'uomo, con un bilancio di decine di feriti. A due anni da quei drammatici fatti, complice la crisi dell'agricoltura, la situazione dei braccianti non sembra essere migliorata: si continua a parlare di salari da fame, di sfruttamento e di pessime condizioni di vita in ghetti privi di acqua ed elettricità.
Dopo lo scandalo, la Coca Cola, avrebbe inizialmente deciso di annullare i contratti con i coltivatori della zona. Dopo la mediazione del ministro delle Politiche agricole Mario Catania, la marcia indietro: Coca Cola ritornerà ad acquistare le arance di Rosarno. E non è tutto. La multinazionale avrebbe anche promesso un incremento d'acquisto e contratti pluriennali per le aziende produttrici, all'insegna della sostenibilità. Sembrerebbe una favola a lieto fine, ma non è così.
lavoratori rosarnoSecondo Coldiretti per un' aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute
Secondo Coldiretti infatti, per un'aranciata venduta sugli scaffali a 1,3 euro al litro agli agricoltori vengono riconosciuti solo 3 centesimi per le arance contenute. Un'inezia rispetto ai costi di produzione e di raccolta. Una situazione che colpisce non solo i produttori ma anche i lavoratori extracomunitari, poiché fomenta i fenomeni di illegalità e la conseguente chiusura delle industrie di trasformazione.
Sempre secondo Coldiretti, in base ad una legge nazionale ormai datata (Legge n. 286 del 1961) le bevande al gusto di agrumi possono essere colorate a condizione che esse contengano appena il 12 per cento di succo di agrumi. Ogni punto percentuale di succo di arancia in più oltre il 12 per cento corrisponde all’utilizzo di 25 milioni di chili in più di arance, pari a circa 560 ettari di agrumeto, mentre pagando le arance a 15 centesimi/chilo (il costo per la sola raccolta è di 6 centesimi/chilo), in un litro di aranciata ci sarebbero 6 centesimi di arance con la possibilità di remunerare adeguatamente il prodotto e il lavoro per ottenerlo.
Solo nella Piana di Gioia Tauro ci sono 11500 imprese agricole che producono 440mila tonnellate di arance su 8800 ettari coltivati, con un potenziale occupazionale di 792mila giornate annue di lavoro. Coldiretti Calabria ha portato in piazza le sue ragioni in unamanifestazione che ha visto la partecipazione di migliaia di agricoltori, lavoratori, cittadini e rappresentanti delle istituzioni locali, regionali e nazionali al grido di “no all’aranciata che spreme agricoltori, lavoratori e inganna i consumatori”.
coca colaLa Coca Cola, dopo aver deciso di annullare i contratti con i coltivatori della zona, ha fatto marcia indietro
È passato un mese ormai dalla mobilitazione. Cosa è cambiato? Nulla, secondo il presidente della Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro, che in una nota precisa: “Nonostante incontri istituzionali ai vari livelli con le relative assicurazioni, laCoca-Cola Company continua ad essere assente e a non dare alcun cenno positivo sulla catena di sfruttamento che interessa l'intera filiera agrumicola da industria” - incalza il presidente - “La situazione nella Piana continua ad essere drammatica, le arance marciscono, i produttori da tre anni soffrono le pene dell’inferno e non fanno reddito, la situazione dei lavoratori stagionali pone serie preoccupazioni”. Non solo. “Si sta per concludere la campagna agrumicola e, oltre al prezzo pagato ai produttori di 0,7 centesimi di euro, abbiamo potuto riscontrare – continua Molinaro nella nota - che la richiesta di succo concentrato è diminuita.
Il sospetto che si ingenera è che si potrebbe essere in presenza di una sottile ritorsione; altro che aumentare l'acquisto di succo dalla Calabria! L'ulteriore sospetto, poi, è che le multinazionali stiano effettuando una forma di cartello e su questo sarebbe utile ed importante che svolgesse le opportune indagini e approfondimenti l'Autorità per la concorrenza sui mercati”.
Ancora più dura, la posizione del responsabile dell'associazioneLibera nella Piana di Gioia Tauro, don Pino De Masi: “Bisogna boicottare tutte le multinazionali che sfruttano le situazioni di emarginazione. Non mi meraviglio - ha aggiunto - che una multinazionale come la Coca Cola utilizzi le arance raccolte da lavoratori sfruttati per produrre i suoi prodotti. Queste grandi aziende pensano che tutto sia in perfetta regola ma in realtà dovrebbero sapere quanto accade nei nostri territori e le situazioni in cui lavorano queste persone”.
aranceSolo nella Piana di Gioia Tauro ci sono 11500 imprese agricole che producono 440mila tonnellate di arance su 8800 ettari coltivati
“Ora siamo agli sgoccioli - ha concluso don Pino nel suo comunicato - perché la campagna agrumicola volge al termine. Ma nei mesi scorsi ci siamo trovati nuovamente a dover fronteggiare una situazione di emergenza sia per quanto riguarda l'accoglienza che le condizioni in cui lavorano i braccianti stranieri. Dal prossimo anno servono delle soluzioni strutturali che consentano l'integrazione di queste persone, possibilmente spalmandole su piu' comuni della Piana di Gioia Tauro”.
Ma c'è anche chi pensa che la soluzione alla crisi non passa attraverso lo sfruttamento di chi è più debole ma, al contrario, dalla solidarietà e dalla cooperazione sociale. È il caso di SOS Rosarno, la campagna di solidarietà che Equo Sud, insieme all’Osservatorio Migranti Africalabria, ha avviato lo scorso inverno con le “arance etiche dalla piana”.
Attraverso la rete dei Gruppi di Acquisto Solidale, da un anno si sostiene una produzione etica che consente di sperimentare un diverso rapporto tra lavoratori immigrati e piccoli proprietari contadini. Le arance dei produttori di riferimento vengono tutte, rigorosamente, da agricoltura biologica certificata. Tutti i produttori sono piccoli proprietari, singoli o associati in cooperative, assumono regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta, per oltre il 50% immigrata, e sono interni al circuito della solidarietà con gli africani di Rosarno.