martedì 27 marzo 2012

PENSIONI E LAVORO: IL DISASTRO MONTI

di Nunzia Penelope
Da un lato la riforma previdenziale che rischia di dare al Paese 350mila nuovi poveri, dall'altro il welfare e la trappola del licenziamento facile. Il governo tecnico si sta mostrando per quello che è. Mentre della corruzione sembra infischiarsene altamente


Dalla puntata di Report di ieri sera molti italiani hanno scoperto che al di là di questo meraviglioso spread che scende etc., ci aspetta un futuro molto pesante, in particolare sul fronte del primo grande provvedimento che ha preso il Governo Monti: la riforma delle pensioni.
La riforma delle pensioni, di cui peraltro il Governo (e in particolare lo stesso Monti) si vanta in giro per l'Europa di averla ottenuta senza neanche un'ora di sciopero, senza nessuna protesta da parte dei sindacati. Ma vediamo di cosa si tratta, anche alla luce di quello che è emerso da Report, ma che i lettori più attenti dei quotidiani avevano già intuito.

La riforma stabilisce che si va in pensione più tardi, e fin qui non c'è niente da dire perché è vero che l'età, l'aspettativa di vita, lo stato di salute, si allunga e quindi non è più possibile andare in pensione a 57 anni (cosa che purtroppo è successa). Ma credo che questo governo probabilmente fa le cose un po' di fretta e purtroppo le fa anche senza documentarsi, perché questa riforma ha causato due problemi:

1) Il primo è il famoso problema degli esodati. Di cosa si tratta? Ci sono un numero molto elevato di lavoratori che avevano già scelto le dimissioni dalla propria azienda sapendo di essere molto vicini alla pensione, in questo caso le leggi precedenti prevedevano una sorta di scivolo, pagato un po' dalle aziende, un po' dagli stessi lavoratori, un po' dallo Stato. Varie formule che accompagnavano serenamente questi alla pensione. In un primo momento il governo ha fatto la riforma e non sapeva neanche che esistessero, gli esodati. Successivamente ha deciso che gli esodati effettivamente c'erano, ma erano circa 50 mila, quindi il problema era facilmente risolvibile. Ma da un conteggio più attento, come ha ammesso lo stesso Ministro Fornero, in realtà è venuto fuori che gli esodati erano molti di più (pare che siano circa 350 mila) e quindi sono diventati un problema gigantesco. Queste persone di colpo si ritroveranno senza stipendio e senza pensione non per 6 mesi o per un anno che già sarebbe una cosa intollerabile per chi vive del proprio stipendio, ma addirittura per 5 o 6 anni.
Il governo sta cercando di capire come risolvere questa situazione, ma ha già detto che non ha i soldi per rimediare.

Quello che mi ha molto colpito della lunga intervista che ha il Ministro Fornero ha rilasciato a Report, è che a un certo punto ha detto: va beh, insomma questi cosa vuoi che facciamo? Non possono essere riassunti, non possono essere pensionati, gli ridaremo l'indennità di disoccupazione.

Trovo abbastanza raccapricciante che una persona che il lavoro lo aveva e anche il diritto alla pensione lo aveva, di colpo si ritrovi con un sussidio di disoccupazione che indubbiamente sarà molto basso, perché come ci ripete costantemente il governo, le risorse non ci sono, lo trovo insultante! Perché tirare le somme di questa parte degli esodati, trovo raccapricciante che un governo tecnico, peraltro, addirittura affronti provvedimenti così importanti per la vita dei cittadini, senza prima considerare i trattamenti e tutte le sfumature del caso, senza considerare le cifre, senza considerare le situazioni, mi sembra una cosa fatta un po' alla carlona, che non è esattamente il termine che si dovrebbe usare per un governo di tecnici.

2) Il secondo problema è quello di capire cosa accadrà alle persone che devono restare al lavoro per altri 5/6 anni. Non ci sarebbe niente di male, se non fosse che le aziende sono fermamente turbate da questa misura. Ho parlato con molti imprenditori, anche esponenti di spicco della Confindustria: le imprese sono molto preoccupate dall'idea di doversi tenere i lavoratori per altri 5 o 6 anni. Perché? Perché molto spesso sono persone ormai anziane, visto che stavano per andare in pensione, che quindi costano di più, e che molto spesso producono di meno. Ma soprattutto, bloccano di fatto il turnover dentro le aziende. Se io pensavo che a fine anno mi andavano via 50 persone in pensione e potevo magari assumere 10 giovani, non posso più farlo, se pensavo di alleggerire la mia occupazione in un momento di crisi grazie al fatto che la gente che andava in pensione e magari non la sostituivo proprio non posso più farlo.
C'è da aggiungere che questa cosa si riflette inevitabilmente sulla riforma sul mercato del lavoro che permette alle imprese di licenziare le persone per motivi economici. Se pensavo che a fine anno 10 lavoratori mi andavano in pensione e adesso non mi vanno più in pensione, io non possi più pagarli, questo è un motivo economico? Certamente. Quindi a quelle 10 persone che non andranno in pensione potrò dire tranquillamente: bene non ti posso più pagare per motivi economici ti licenzio.
Ecco perché le due grandi riforme del Governo sono così strettamente legate, da un lato costringono le imprese a tenersi le persone, dall'altro permettono alle imprese di licenziare.

In pratica il quadro che si profila per questo Paese è di avere un futuro di pensionati in miseria, perché comunque i rendimenti delle pensioni saranno in ogni campo più basse. Un Paese di persone senza lavoro, e questo creerà delle tensioni sociali inimmaginabili.
Quello che mi stupisce più di ogni altra cosa è che il governo, che è stato così tempestivo nel varare queste riforme forse senza neanche fare gli accertamenti che erano necessari, non mi pare sia altrettanto tempestivo nel fare quella riforma che invece sarebbe fondamentale, anche proprio dal punto di vista dell'economia. Parlo della legge anticorruzione, come ci dice l'Europa. E' assolutamente necessario per questo paese dotarsi di una legge anticorruzione che consenta all'economia di crescere in maniera sana. Perché questo è il primo motivo per cui la nostra economia non cresce. Però guarda caso, con un governo che è così veloce, la legge anticorruzione continua a slittare di settimana in settimana, di mese in mese, e ancora non vede la luce.
L'illegalità della nostra economia, unita all'eccesso di burocrazia, è la vera palla al piede di questo paese. E forse su queste bisognerebbe intervenire con priorità.