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sabato 31 marzo 2012

La melassa dei "tecnici" sui rifiuti

http://www.roma5stelle.com/index.php?option=com_k2&view=item&id=156%3Ala-melassa-dei-tecnici-sui-rifiuti


La melassa dei "tecnici" sui rifiuti
3 fatti accaduti recentemente confermano il vero programmino dei nostri governanti, e dei loro compagni di merende, in materia di rifiuti a Roma. Vediamo quali sono, ma facciamo prima una premessa: visto che per alcuni la crisi funziona al contrario, per merenda, qui, si intende un pranzo nuziale. Ma di un matrimonio importante! Come quello che c'è fra tutti e tre i fatti raccontati.
Il primo. È un piatto molto condito. Chiamiamolo rifiuti all'arrabbiata.
La sentenza dei tecnici del Consiglio di Stato dà torto al Comitato NOINC che aveva vinto 3 ricorsi al TAR contro ilcancrovalorizzatore di Albano. La motivazione della sentenza? "Utilità di Stato". Vabbè.
Comunque, non per entrare nel merito dei ricorsi, ma è bene ricordare quanto non ammettessero appello. Sancivano una inoppugnabile quantità di violazioni, falsità, eccessi di potere, omissioni di istruttorie, di analisi, di osservazioni, di rapporti costi benefici, di verifiche, errate valutazioni e nullità di atti amministrativi, nonché, dulcis in fundo, la trasgressione di norme e principi Costituzionali, insomma, la solita manfrina all'italiana. Roba che un qualsiasi cittadino colto in fragrante per uno solo degli stessi reati starebbe già in prigione con Equicasta alle costole.
Però, ci sono cittadini e cittadini. Ad esempio, il signor cerroni (ci scusi il minuscolo, ma non è un errore della tastiera), visto che è il Re della monnezza di mezza Italia, e non solo, pare esserne uno al di sopra degli altri. E anche parecchio. Altrimenti non si spiega come è riuscito a convincere non si sa chi, ma ci è riuscito bene, ad investire 400 milioni di soldi pubblici per costruire un mostro da 300000 tonnellate di rifiuti all'anno, quando non solo è accertato che l'incenerimento provoca malattie mortali e contamina irreversibilmente l'ambiente in un raggio di 100 km, sperpera un mare di acqua per il raffreddamento della caldaia, genera il 30% di scorie tossiche da smaltire con altissimi costi a cui vanno sommati i 150 euro a tonnellata per il suo esercizio, ma distrugge quei rifiuti/risorse che con gli stessi 400 milioni potrebbero essere recuperate, e quindi rivendute, fino a quasi 2 milioni di tonnellate all'anno, che guarda un po', è la stessa quantità di rifiuti prodotta a Roma, risolvendo la questione per sempre.
Ma, attenzione! Non abbiamo considerato l'ecomafia! E già perché, secondo la magistratura, pare sia l'attività più redditizia, ovviamente quando le nostre zozzerie non arrivano direttamente in Nord'Africa. Cosa c'entra? Centra perché nel 2008 i gassificatori di Colleferro e Malagrotta sono stati beccati mentre inghiottivano rifiuti tossici, speciali, come i guadagni del proprietario. Indovinate chi era.
Il secondo. Non è a base di carne, né di pesce. È una via di mezzo. È a base di ingegneri.
Sembra che due tecnici assoldati dal Commissario Straordinario Pecoraro siano stati dati in pasto alla Commissione Parlamentare Ecomafie. Messi alle strette, hanno giurato di aver prodotto un falso. Non si sa per conto di chi, ma hanno confessato che l'individuazione dei sette siti per le nuove discariche è stata solo unbluff. Invece di documentare una approfondita valutazione tramite i classici sopralluoghi con rilievi ambientali delle falde e delle distanze dall'abitato, hanno preferito la tecnica della perlustrazione bibliografica. Una sorta di telelavoro. Da casa. Ingegneria paranormale.
Poteva andare tutto liscio se non fosse che i due maghi hanno un po' esagerato. Infatti, le cave nelle foto della documentazione finale non erano quelle dei siti previsti per le discariche. Magari le hanno sostituite perché in quelle deliberate c'erano troppe case, ma non è dato sapere se lo hanno fatto per proteggere le discariche o i loro padroni. Comunque sia, li hanno sgamati. Trattasi quindi di Ingegneria paracula. È una specializzazione della paranormale. La sperimentano da secoli ma la lode honoris causa ce l'ha, in questo ramo, solo mister cerroni. A dargliela per ultimi sono stati i cittadini di Riano quando sei mesi fa' comprò le cave attaccate alle loro case e falde acquifere appena fu paventata l'idea di farci una delle discariche provvisorie per sostituire la sua Malagrotta. Ancora non si è scoperto chi fu il vero preveggente a proporre quei siti. Ma non dovrebbe essere difficile indovinarlo.
Il terzo. Spumante, dolce, frutta, caffè, amaro, digestivo, sigaretta. Ma tutto mischiato. La melassa della politica romana.
Mentre la coppia Marrazzo-Polverini cosparge tutto il territorio regionale con ben 9 inceneritori, poi ridotti a 6, poi diventano 4, poi risalgono a 7 e subito doporidiscendono a 5, mentre Zingaretti non sa nulla dell'incenerimento del recupero CONAI ridotto appositamente a ecoballe, mentre Alemanno, in perfetta continuità con Veltroni e Rutelli, prima da Ministro propone ma poi da Sindaco evita il compostaggio, la riduzione, il riuso e il riciclo, arruola nuove reclute all'AMA senza spingere il porta a porta, mentre lo spauracchio dell'atomica Malagrotta si consolida come il più potente terrorismo psicologico innescato a danno dei romani di città e provincia, mentre, in definitiva, assistiamo al solito teatrino da dieci anni, spunta fuori un nuovo attore. Il tecnico Clini. Dopo varie consultazioni l'unica certezza che offre, in linea coi compari del suo governo, è l'aumento della tassa sui rifiuti. Sa recitare perfettamente. Il copione è sempre lo stesso. Razzolare moneta e perdere tempo. Accenna quindi a un aumento della raccolta differenziata al 40% in pochi mesi e a un timido ascolto dei cittadini. Sembra passare inosservata, ma è una bomba a orologeria. Tempo un giorno e arriva il botto. "Il piano Clini non piace". Maddai!! Come si fa solo a pensare che nel 2012 i rifiuti debbano essere differenziati invece di mandarli nei comodi inceneritori e discariche che gentilmente, da 30 anni, ci regala santo cerroni? Ci sarebbe da indovinare chi ci guadagna in tutto ciò, ma siamo sicuri che a questo punto si capisce senza ombra di dubbio.
Alla fine arriva il conto da pagare. Si chiama emergenza. Quella che stanno portando avanti grazie a un'arma micidiale. La proroga. Le elezioni sono vicine e serve un buon tema da cavalcare. I mondezzai per le strade. È una tecnica già vista a Napoli nel 2008 e nel 2011. Indovinate ora chi paga, il conto.
Vi chiederanno anche il voto. Ma non glielo darete. Sappiamo che, come noi, siete stanchi, ed è proprio quello che vogliono. Sfiancarci. Toglierci ogni interesse per i beni comuni. Ogni interesse per le questioni che ci riguardano direttamente. Toglierci la vita. Noi invece vi chiediamo di non arrendervi. Vi chiediamo dipartecipare per costruire insieme un futuro diverso, dove sarete voi a votare voi stessi.

venerdì 30 marzo 2012

MES e austerità. Ecco come cambia la finanza europea


http://www.ilcambiamento.it/crisi/mes_austerita_cambia_finanza_europea.html


Il Mes, lontano dall’essere un meccanismo di solidarietà europeo, e seguendo il cammino già tracciato e testato dalla Troika in Grecia, sembra rientrare piuttosto nella strategia di un 'aiuto condizionato' a dei criteri definiti e rigidi che non portano effettivamente alla liberazione dal debito e dalle crisi, rischiando invece di sistematizzare negli anni l’austerità delle popolazioni europee.

di Dario Lo Scalzo 

unione europea
In questi mesi i parlamenti nazionali sono impegnati a discutere del futuro del Trattato e del fondo 'salva-stati'
Dopo l’approvazione da parte del Consiglio d’Europa di Bruxelles del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), in questi mesi i parlamenti nazionali sono impegnati a discutere del futuro del Trattato e, di conseguenza, del fondo 'salva-stati'. Ricordiamo che l’entrata in vigore del MES è previa ratifica da parte di ogni paese membro della modifica apportata all’art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
Ad oggi il paese vincitore del primo premio per velocità di esecuzione è la Francia che, nell’indifferenza più totale, senza un reale dibattito pubblico e nell’inconsapevolezza dei cittadini francesi, lo scorso 28 Febbraio ha ratificato il MES grazie ai voti del centro-destra (UMP e centristi) e all’astensionismo complice della sinistra (PS e PC) e degli ecologisti-verdi.
Come stupirsene se, insieme al Cancelliere Merkel, Monsieur Sarkozy è stato l’ideatore e lo sponsor di ciò che a più riprese ha avuto il coraggio di definire come un Fondo di Solidarietà? Piuttosto ciò che stupisce e, per alcuni versi rattrista, è assistere alla chute (caduta) di un paese storicamente tra i fondatori dellademocrazia moderna.
merkel sarkozySe i francesi sono stati i primi della classe, la faccenda MES va più a rilento altrove, anche in Germania
Se i francesi sono stati i primi della classe, la faccenda MES va più a rilento altrove, anche in Germania, dove il Parlamento prevede una votazione non prima di maggio. In Italia il MES fa il suo silenzioso corso e il 23 marzo 2012 il Consiglio dei ministri ha predisposto il disegno di legge di ratifica ed esecuzione che dovrà passare successivamente al vaglio del Parlamento.
La rapidità d’azione auspicata dal Presidente della Commissione europea Barroso e dal Presidente dell’Eurogruppo Juncker, nonché l’importanza data alla costituzione del Fondo salva-stati da tutto l’establishment europeo sembrano inversamente proporzionali al silenzio stampa generalizzato e alla scarsa informazione diffusa in merito alle implicazioni che il MES potrebbe avere sul futuro delle nostre vite e su quelle delle nazioni europee.
Il MES è lontano dall’essere un meccanismo di solidarietà europeo, e, anzi, seguendo il cammino già tracciato e testato dalla Troika in Grecia, sembra rientrare nella strategia di un “aiuto condizionato” a dei criteri definiti e rigidi che non sembrano portare alla liberazione dal debito e dalle crisi e che rischiano invece di sistematizzare negli anni l’austerità delle popolazioni europee.
soldiIl MES è lontano dall’essere un meccanismo di solidarietà europeo
Al di là delle discutibili modalità con cui intende trovare soluzioni alla crisi europea e che ne fanno una vera e propria struttura nebulosa, inattaccabile giuridicamente e antidemocratica, analizzando con un approccio più finanziario, sembra evidente sin da ora, che il bisogno di finanziamento del MES oltrepassa largamente le sue capacità.
Il Fondo intende darsi una dotazione iniziale di capitale di 700 miliardi di euro, secondo un piano di esborsi pluriennali costituito da capitale da versare (80 miliardi da versare in 5 anni) ed un capitale richiamabile (callable capital, per 620 miliardi, non versato sino a quanto non ci sia la necessità). Il capitale versato dagli Stati membri fungerà da garanzia per permettere al Fondo salva-stati di prendere in prestito sui mercati finanziari per poi prestare a sua volta agli Stati in difficoltà.
Cerchiamo di capire che scenari si aprirebbero qualora entrasse in vigore il MES. Un paese come l’Italia dovrà sborsare, in più tranche e in maniera irrevocabile e incondizionata, circa 126 miliardi di euro ad un Fondo - avente statuto d’istituzione intergovernativa con sede in Lussemburgo - il cui regolamento approvato dagli Stati membri (tra cui l’Italia) vieta al nostro Governo e al Parlamento di controllarne l’utilizzo. Immunità degli attori, inviolabilità dei documenti e scarsa trasparenza compongono il resto del quadretto innescando un’inevitabile cultura del sospetto.
euroIl Fondo intende darsi una dotazione iniziale di capitale di 700 miliardi di euro
In pieno periodo direcessione e con le differenti criticità che vive oggi il Belpaese, la semplice adesione al MES con l’impegno-ingaggio delle quote da versare e la disponibilità di capitale 'real time' per il Fondo non permetterebbe a nessun governo di mollare la presa sui piani di rigore, sulle riforme restrittive e sui piani di austerità. Se, per di più, domani il MES dovesse “soccorrere” paesi come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, ma anche la Spagna o l’Italia stessa, non riuscirebbe probabilmente a intervenire con i capitali propri che risulterebbero insufficienti (basti pensare ai maxi-rimborsi sui titoli di stato dei paesi succitati che arrivano a scadenza tra il 2012 e il 2013, centinaia di miliardi).
In tal caso, il Fondo sarebbe costretto a prendere in prestito anche per tre o quattro volte il suo capitale iniziale sui mercati finanziari. È il cane che si morde la coda; per prendere in prestito atassi d’interesse bassi occorre che il Fondo abbia una buona notazione da parte delle agenzie di rating. Ma gli Stati membri del MES non godono della fiducia delle agenzie e dei mercati e per conseguenza anche il MES riceverebbe un rating sfavorevole.
Questa non è fantascienza, ma la crudele legge della finanza e della speculazione. Del resto, appena alcune settimane fa, in Gennaio, il Fondo europeo EFSF ha perso la tripla A (valutazione S&P) proprio a causa della retrocessione della maggior parte dei paesi europei (ad oggi solo Germania e Olanda mantengono ancora una tripla A).

Sabato 31 marzo la manifestazione Occupyamo Piazza Affari. A MILANO PER NON PAGARE IL DEBITO. Dalla Bocconi a Piazza Affari per chiedere allo Stato di non accettare l’austerity imposta dall’Europa
Con queste premesse e con questi precedenti reali, c’è da chiedersi come, dei paesi con scarsa credibilità internazionale, unendo i propri debiti, non sotto il cappello dell’UE, pensano di riguadagnarla. Come il Fondo salva-stati rimborserebbe ildebito, se è costituito da paesi contributori che sono anche debitori in un contesto di rialzo di tassi d’interesse?
Il MES non rischia ancora una volta di fare trionfare le banche che prendendo in prestito all’1% presso la BCE presterebbero al MES a tassi nettamente superiori? E, a sua volta, il MES non finirebbe per prestare agli Stati membri in difficoltà a tassi ancora più onerosi? E questi Stati, ancor più indebitati, in virtù della “rigorosa condizionalità” prevista ed accettata firmando il Trattato, come faranno fronte agli impegni presi per evitare di essere prede del sistema creato?
Ebbene siamo arrivati al capolinea. Persa da tempo la sovranità monetaria, da mesi quella popolare, rischiamo di essere sottomessi a lungo alle esigenze dei mercati finanziari. Questo aberrante circuito che si profila all’orizzonte nella quasi totale innocenza ed ignoranza della gente rischia di avere impatti sociali enormi.
Il rischio che nei prossimi anni il cittadino sia vittima di una successione di piani di austerità sembra elevato. Con il MES probabilmente si va incontro ad una stabilizzazione dell’impoverimento e alla creazione di una nuova solidarietà in versione neoliberista, quelle tra le banche.
Meccanismo Europeo di Stabilità o Meccanismo Europeo di Schiavitù?
Nota
Segnaliamo: sabato 31 marzo la manifestazione Occupyamo Piazza Affari. A MILANO PER NON PAGARE IL DEBITO. Dalla Bocconi a Piazza Affari per chiedere allo Stato di non accettare l’austerity imposta dall’Europa.

Non accettate caramelle dalla Fornero

http://www.beppegrillo.it/2012/03/non_accettate_caramelle_dalla_fornero/index.html


fornero.jpg
Gli è stato detto "Ti diamo uno scivolo per la pensione". "Ti paghiamo due anni di stipendio se firmi l'esodo volontario dall'azienda". "Non devi avere preoccupazioni per il tuo futuro perché dopo ti aspetta la pensione". 350.000 persone vicine ai sessant'anni hanno creduto, hanno accettato e ora si trovano "esodate" dopo la riforma della pensione del Governate di Varese. L'esodato non lavora e non è pensionato. L'azienda che se ne è liberata non lo vuole indietro neppure con il lifting. E' un aspirante barbone che deve fare una marcia nel deserto senza reddito per 5/6/8 anni senza un euro in tasca, Gli esodati tengono di solito una famiglia da mantenere. Il numero di chi è finito nel limbo della miseria va almeno moltiplicato per due. Quindi 700.000. Le dimensioni di una grande città italiana. Come farà a sopravvivere questa gente? Si venderà la casa se ne ha una o vivrà di carità? L'esodato è un vuoto a perdere, non è riciclabile. Non può neppure emigrare in cerca di fortuna, troppo vecchio. L'esodato è spesso un ex dipendente pubblico che non sospettava che lo Stato, il suo datore di lavoro, il convitato di pietra all'atto della sua firma di uscita, cambiasse le regole del gioco. La Frignero pensava che gli esodati fossero un po' di meno, "solo" 50.0000 e ha dichiarato "Siamo stati chiamati a fare un lavoro sgradevole non a distribuire caramelle". Esodati: occhio! Non accettate caramelle dagli sconosciuti, ma soprattutto dalla Frignero, producono ilrigor montis. La Frignero si è accorta che i conti non tornano e che gli esodati potrebbero scatenare per la prima volta in Italia la rivoluzione delle Pantere Grigie. Ha detto con grande tempestività "Non ho dimenticato gli esodati. Ma nessuna di queste persone quest'anno sarà costretta a cambiare qualcosa". La dichiarazione non dice nulla, anzi preoccupa ancora di più. La Fornero ha aggiunto rassicurante come un addetto stampa delle pompe funebri "L'ultima cosa che vogliamo fare è spaccare il Paese". Gli esodati potranno dormire sonni tranquilli sotto i ponti. Il Paese rimarrà unito. Un po' alla volta si abitueranno alla vita all'aria aperta.

mercoledì 28 marzo 2012

Ritiro e trattamento dei RAEE. Presentati ieri i dati relativi al 2011

Sono 260.090.413 i kg di RAEE,rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, che nel corso dell’anno, e con un aumento del 6% rispetto al 2010, sono stati raccolti nel corso del 2011. Lo afferma il Rapporto Annuale sul sistema di ritiro e trattamento dei rifiuti elettronici in Italia, realizzato dal Centro di Coordinamento RAEE e presentato ieri a Milano.

di Redazione

rifiuti elettronici
I dati contenuti nel Rapporto Annuale RAEE 2011 indicano che in Italia sono stati raccolti complessivamente 260.090.413 kg di RAEE
È stato presentato ieri a Milano il Rapporto Annuale 2011 sul sistema di ritiro e trattamento dei RAEE, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia, realizzato dal Centro di Coordinamento RAEE.
I dati contenuti nel Rapporto Annuale RAEE 2011 indicano che in Italia sono stati raccolti complessivamente 260.090.413 kg di RAEE, nel corso dell’anno con un aumento del 6% su base annua rispetto al 2010, con una media pro-capite pari a 4,29 kg per abitante. Le missioni di ritiro dei RAEE presso i Centri di Raccolta che i Sistemi Collettivi hanno effettuato nel corso del 2011 sono state complessivamente 146.402 rispetto alle 139.867 del 2010 (+5%) con una media di circa 401 ritiri compiuti ogni giorno.
I 3.449 Centri di Conferimento presenti sul territorio nazionale, quest’anno comprendono i Centri di Raccolta comunali e i 62 Luoghi di Raggruppamento, allestiti e gestiti dalla Distribuzione e serviti direttamente dai Sistemi Collettivi, come previsto dal Decreto Ministeriale 65/2010 che ha avviato il sistema di raccolta 'uno contro uno'.
Nella raccolta l'R3, costituito da TV e monitor, resta il Raggruppamento più raccolto con il 32,4% dei RAEE complessivi. Da sottolineare l’incremento registrato per il Raggruppamento R5 (lampade a basso consumo e sorgenti luminose) con un più 20% nell’ultimo anno e quasi il 50% rispetto al 2009. Nonostante sia il Raggruppamento che in proporzione cresce di più rimane ancora quello meno raccolto con appena lo 0,37% del totale dei RAEE.
Nel Lazio, nel 2011, sono stati raccolti 14.240.805 kg di RAEE, con un decremento importante rispetto all’anno precedente del 14,61%. Di conseguenza la raccolta pro-capite resta nettamente al di sotto la media nazionale con 2,49 kg/ab.
I Centri di Raccolta, invece, passano da 128 a 139 strutture e si registra la presenza di un solo Luogo di Raggruppamento aperto dalla Distribuzione, grazie all’entrata in vigore del del decreto sul ritiro uno contro uno.

Oltre il 74% dei RAEE nel Lazio vengono gestiti dalla Provincia di Roma, che raccoglie più di 10,6 milioni di kg ed è quella in cui si registra la riduzione più forte nella raccolta. Nella classifica dei Raggruppamenti, il primato spetta all’R3 (Tv e Monitor) con 5 milioni di kg, seguito dall’R1 (Freddo e Clima) con più 4 milioni di kg.
rifiuti elettronici"Gli ottimi risultati raggiunti nel 2011 sono un’ulteriore attestazione dell’efficacia del sistema di gestione dei RAEE"
“Per il quarto anno consecutivo - ha dichiarato Danilo Bonato, Presidente del Centro di Coordinamento RAEE - presentiamo, con grande soddisfazione, il Rapporto Annuale sui RAEE. Dai dati emerge che il sistema Italia è in continua evoluzione, nonostante la crisi economica che ha fatto registrare, nell’ultimo trimestre del 2011, una contrazione degli acquisti degli AEE con conseguente riduzione dei RAEE. Per gli anni a venire il nostro sistema, che lavora ormai a regime con efficienza e puntualità, dovrà raggiungere entro il 2016 una media pro-capite pari a 10 kg/ab. come imposto dalla nuova Direttiva Europea in materia di RAEE. È quindi necessario - ha concluso Bonato - un ulteriore sforzo da parte di tutti gli addetti ai lavori, dei cittadini e delle istituzioni per il raggiungimento di traguardi futuri e la conferma del sistema Italia come modello all’avanguardia e di efficienza anche all’estero”.
“Gli ottimi risultati raggiunti nel 2011 - ha dichiarato Filippo Bernocchi, Delegato Anci alle politiche dell’energia e dei rifiuti – sono un’ulteriore attestazione dell’efficacia del sistema di gestione dei RAEE, avviato nel 2008 dall’Anci insieme ai produttori di AEE. Per ulteriori miglioramenti sono necessari investimenti infrastrutturali, sul fronte della sensibilizzazione dei cittadini e, in alcuni contesti, per realizzare una più efficace organizzazione dei servizi e delle modalità di raccolta".
"Sappiamo bene però quanto pesano su questo fronte i vincoli di spesa, che determinano in molti casi l’impossibilità oggettiva per i Comuni di intervenire con nuovi investimenti. Un maggiore incremento della raccolta dei RAEE potrebbe essere favorito anche dal ritiro 'uno contro uno' da parte della distribuzione: i risultati in questo senso appaiono ancora inferiori rispetto alle attese. Attualmente comunque - ha concluso Bernocchi - circa il 60% dei Centri di Raccolta comunali hanno espresso la disponibilità a ricevere i RAEE dei rivenditori e i Comuni hanno dato piena disponibilità per collaborare con la distribuzione al fine di favorire la diffusione del ritiro in modalità uno contro uno".
Fonte: Centro di Coordinamento RAEE

Serge Latouche al Festival Altrementi: "Il cambiamento per me..."

http://www.ilcambiamento.it/video/latouche_festival_altrementi.html


Abbiamo incontrato Serge Latouche a Rimini, a margine del bel Festival AltreMenti, organizzato dall'Associazione Don Chisciotte, che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Marc Augé, Giulio Giorello, Francesco Gesualdi.

Il grande pensatore francese, teorico della "decroissance" ci ha spiegato come, proprio nella difficile situazione attuale, diventi ogni giorno più necessario effettuare scelte drastiche ed imboccare la via della decrescita.

Fra difficoltà e segnali incoraggianti, fra inerzia e cambiamento, Latouche ci illustra passo passo quali sono stati i cambiamenti occorsi negli ultimi anni, quali le vie da percorrere, quali gli scenari che si prospettano all'orizzonte. I momenti di crisi sono quelli in cui è più facile effettuare scelte radicali. Dalle scelte che riusciremo - o non riusciremo - a fare adesso, dipenderà gran parte del futuro del mondo.

Leggi anche:

Il tao della decrescita, incontro con Serge Latouche

martedì 27 marzo 2012

Piogge scarse e specie rimpicciolite. Come il clima sta cambiando il Pianeta

Nel continente europeo ci troviamo di fronte ad un deficit pluviometrico senza precedenti. Il pianeta vive un’era di cambiamenti climatici consistenti e si prepara all’epoca della siccità, mentre i corpi delle specie animali e vegetali rimpiccioliscono per effetto del surriscaldamento. A descrivere il quadro è un recente studio dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, presentato il 23 marzo scorso.

di Dario Lo Scalzo

cambiamenti climatici
Quello tra il 2001 ed il 2010 è stato il decennio più caldo dall’inizio delle osservazioni, cominciate dal 1950
Il 23 Marzo si è celebrata a Ginevra la Giornata Meteorologica Mondiale promossa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale(OMM) che ha voluto porre un particolare accento sull’importanza ed il ruolo chiave del tempo, del clima e dell’acqua nel futuro del nostro pianeta, nella vita sociale ed in quella economica.
Lo studio reso pubblico dall’OMM ha messo in luce ed enfatizzato sull’accelerazione del cambiamento climaticotra il 2001 ed il 2010, il decennio più caldo dall’inizio delle osservazioni, iniziate sin dal 1950, e che vede il 2010 come l’anno più caldo in assoluto. A partire dal 1971, il ritmo del riscaldamento del pianeta è marcante, le precipitazioni sono state superiori al normale in buona parte dell’emisfero nord, in particolar modo nell’est degli USA, e in parecchie regioni dell’Asia centrale, mentre nell’ovest degli Stati Uniti, in Africa centrale e in Europa meridionale si è registrata una rarefazione delle piogge.
In tale quadro allarmante, negli ultimi dieci anni, le inondazionisono sempre più frequenti e il fenomeno degli scioglimenti dei ghiacci è una delle manifestazioni caratterizzanti l’evolversi delle condizioni climatiche. La scienza meteorologica dunque si erge sempre maggiormente a protagonista e può giocare un ruolo cruciale nell’ambito delle tematiche climatiche e della gestione delle risorse idriche.
Il mondo non deve far fronte solo alla crisi finanziaria e a quella economica, ma, oggi più che mai, anche ad una crisi idrica. Nel continente europeo, per esempio, ci troviamo di fronte ad un deficit pluviometrico senza precedenti e all’inquietante fenomeno della siccità. Di anno in anno le rilevazioni confermano che stiamo vivendo un’era di cambiamenti climatici importanti che incrementano i rischi di penuria idrica e siccità anche nei paesi nordeuropei con conseguenti ragguardevoli impatti socio-economici per la società moderna.

Nel continente europeo ci troviamo di fronte ad un deficit pluviometrico senza precedenti e all’inquietante fenomeno della siccità
Ma i cambiamenti climaticiimpattano fortemente anche su animali e piante. È il risultato di un recente studio condotto da alcuni biologi dell’Università nazionale di Singapore e pubblicato sulla rivista americana Nature Climate Change. Le ripercussioni del cambiamento climatico e della mancanza d’acqua sugli animali e sulle piante sono sbalorditivi. Negli ultimi venti anni, infatti, certe specie animali e vegetali si sono rimpicciolite a causa del surriscaldamento del pianeta.
Gli studi mostrano che sotto l’effetto dell’innalzamento del termometro, ad ogni grado Celsius addizionale, la dimensione dei corpi degli invertebrati marini (crostacei, spugne, molluschi, ecc.) diminuisce dallo 0,5% al 4%, quella dei pesci dal 6% a 22%, quella dei coleotteri dall’1% al 3%, del 14% per gli urodeli. Per quanto riguarda le piante e i frutti, essi perdono dal 3% al 17% per ogni grado supplementare. In breve sembrerebbe che il surriscaldamento costringa gli animali ad adattarsi per sopravvivere in un ambiente in cui le risorse alimentari ed idriche sono in forte riduzione; ma la rapidità del recente cambiamento climatico, può non consentire ad alcune specie di adattarsi alla stessa velocità e questo le porta al rischio di estinzione.
Davanti a tali evidenze e constatata la limitatezza delle risorse naturali, molto spesso governanti, studiosi ed 'esperti' propongono la strada della ricerca di nuove risorse; si parla, per esempio, di dissalare l’acqua del mare per fare fronte alla crisi idrica. Soluzioni che sembrano spesso illogiche, che richiedono grossi investimenti monetari, in un periodo di austerità globale, e tempi di realizzazione lunghi.
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Il 23 Marzo si è celebrata a Ginevra la Giornata Meteorologica Mondiale promossa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale
La crisi economica mondiale sembra avere relegato in un angolino le preoccupazioni ambientali privilegiando piuttosto logiche e ragionamenti di rilancio rapido della diabolica macchina della crescita e dello sviluppo, così tanto rassicuranti agli occhi dei cittadini-consumatori, forse poco informati e poco lungimiranti, che vedono in essi la possibilità di scacciare la paura di lunghi periodi di recessione.
Raramente invece si propongono politiche e strategie di riduzione dei consumi, di cambiamento delle abitudini di quello stesso cittadino-consumatore, di diffusione, incentivazione ed implementazioni di buone pratiche di risparmio delle risorse. Se, dunque, le istituzioni latitano, volontariamente o inconsapevolmente, tocca a noi, individualmente, in gruppi, in comunità, ravvederci, modificare il modus operandi e agire differentemente.
In un’epoca in cui le attività antropiche hanno delle implicazioni enormi sul pianeta, sugli esseri viventi e sul clima, ogni forma di attendismo e di raggiro intellettivo in nome della salvaguardia di stili di vita comodi e consolidati, ma anche obsoleti e ormai non più accettabili, inferta un’ulteriore coltellata alla salute della Terra e di chi la popola.
Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume inquinato, l’ultimo pesce catturato, solamente allora vi renderete conto che i soldi non si mangiano (proverbio indiano).