logo HDM

Debito pubblico italiano

facebook

mercoledì 29 febbraio 2012

TWITTER: I NOSTRI POLITICI BARANO?

In un articolo de L'Espresso i numeri poco chiari dietro ai profili Twitter dei nostri politici

 
Redazione Cadoinpiedi.it
In un articolo de L'Espresso i numeri poco chiari dietro ai profili Twitter dei nostri politici
A rivelarlo è il settimanale l'Espresso, secondo cui i profili Twitter dei politici italiano contengono statistiche e numeri poco chiari: "Bersani ha più di 3.000 follower che non hanno mai scritto niente e quasi 7.000 senza biografia.Casini ha guadagnato quasi 8.000 supporter in poche ore. AncheFormigoni ha conquistato 4.000 fan in un giorno solo. E viene il dubbio che nella popolarità dei leader sui social network ci sia lo zampino dei loro uffici stampa".

Ormai i politici su Twitter non sorprendo più, la loro presenza si è allargata a macchia d'olio. Quello che però comincia ad insospettire gli osservatori sono i numeri dei loro profili. Bersani ha 91 mila follower, Casini 39 mila, Di Pietro quasi 90 mila, Vendola 166 mila, Alfano 15 mila.

Ma i numeri non sono tutto, soprattutto sui canali social. Quello che conta è il grado di partecipazione e interazione. Per i numeri, come sottolinea l'Espresso, ci sono ormai stratagemmi che chiunque può utilizzare: "Non è un segreto che esista un mercato nero di fan e follower: vuoi 10 mila like sulla tua pagina Facebook o 50 mila nuovi follower su Twitter? Basta che paghi. Vale per le aziende, come per Vip e i politici".

E ci sono casi esemplare in questo senso: "Newt Gingrich, uno dei candidati repubblicani alle presidenziali Usa fu messo in imbarazzo da una ricerca che svelò come il 76 per cento del milione e trecentomila follower di cui menava vanto, non avesse nemmeno due righe di biografia sul profilo".

L'Espresso ha così deciso di analizzare i profili dei nostri politici scoprendo "che alla data del 17 febbraio - giorno in cui abbiamo raccolto i dati - 3.051 degli ultimi 10 mila follower di Bersani non avevano pubblicato nemmeno un tweet, mentre 7620 di essi non avevano alcun tipo di descrizione biografica".

Sospetti anche per quanto riguarda il profilo di Nichi Vendola: "3.600 degli ultimi diecimila follower non hanno mai twittato, 7020 sono senza bio, e il 64 per cento (per la precisione, 6.440) di essi aveva, al momento in cui li abbiamo fotografati con Simply Measured, meno di 5 amici".

Dubbi anche per quanto riguarda Di Pietro: "seguito da 3,283 persone con tweet pari a zero, 7,860 senza biografia e 6.321, sempre fra le ultime diecimila acquisite, con meno di cinque amici. I dati di crescita elaborati con TwitterCounter mostrano una cosa curiosa: per circa un mese, dall'8 gennaio al 7 febbraio, i follower del leader Idv crescono ogni giorno di 301 unità; non uno di più né uno di meno.

Media: due pesi e due misure tra No Tav e l’inchiesta ‘Minotauro’

Domenica mattina, si sfogliano i giornali. Fra commenti salaci sul processo Mills e veleni successivi alla partita scudetto di San Siro (la prima arbitrata da una delegazione dell’Unio
ne Italiana Ciechi), c’è spazio anche per i resoconti della grande manifestazione No Tav che si è svolta in Valle di Susa: 75 mila persone secondo gli enfatici organizzatori, un sobrio 12 mila per la sparagnina questura, mentre i giornali salomonicamente azzardano 30 mila manifestanti.
Una grande partecipazione, quindi, da qualunque parte si guardi. E un maxi-corteo che, a differenza di altre volte, si è concluso pacificamente. Ma i giornali, noti segugi a cui non la si fa, riportano un’altra verità: «No Tav, ferito un agente. Sassi sull’ambulanza»; «Tav, scontri dopo la marcia pacifica»;  «No Tav, pace in valle scontri a Porta Nuova», sono i titoli dei principali quotidiani.
Ohibò, vuoi vedere che non mi sono accorto di nulla e che i soliti trogloditi No Tav  si sono resi protagonisti dell’ennesima giornata di violenze anti-moderne e anche un po’ anti-europee, giacché il super-treno dovrà portarci alla velocità della luce nel cuore della finanza tecnocratica e sobria di Bruxelles?
Leggo meglio e scopro che dopo una manifestazione super pacifica – alla quale hanno preso parte decine di sindaci con la fascia tricolore, sindacalisti, associazioni ambientaliste, famiglie con bambini e cani, pensionati, operai, impiegati e studenti – alcune ore più tardi, alla stazione ferroviaria di Torino (cioè a oltre50 chilometridi distanza), circa 300 “antagonisti” sono entrati in contatto con la polizia, hanno lanciato pietre e distrutto una carrozza ferroviaria. Trecento su 30 mila a casa mia farebbe l’uno per cento, se poi prendessimo per buone le stime degli organizzatori, 300 su 70 mila farebbe lo 0,5 per cento.
Ma sui nostri giornali le violenze commesse dall’uno per cento evidentemente equivalgono a quanto di buono, democratico e pacifico ha fatto il restante 99 per cento. Anzi, valgono pure un po’ di più, perché i titoli calcano la mano proprio sugli scontri. Strano, vista l’indipendenza di giudizio (e direi anche economica) dei nostri quotidiani…
Su alcuni degli stessi quotidiani, il giorno prima, ben nascoste in articoli dal titolo generico, i lettori dotati di lente d’ingrandimento avrebbero potuto leggere notizie di questo tipo: «Il rapporto del nucleo investigativo dei carabinieri di fine dicembre è stato depositato dalla Procura a disposizione dei legali dei 191 indagati di “Minotauro”: ridefinisce questi legami e estende ombre nuove su appalti pubblici, compresa “la commessa aggiudicata da Ltf (Lyon Turin Ferroviaire) per realizzare la recinzione nel cantiere di Chiomonte”».
E ancora, sempre poco visibile e senza titoloni come «Scontri dopo la marcia», si poteva leggere: «Nell’ultima delle 604 pagine del dossier il colonnello Domenico Mascoli inserisce uno schema dei lavori aggiudicatisi da Foglia Costruzioni e condivisi con Italcoge spa dei Lazzaro (quelli della recinzione del cantiere di Chiomonte). Vi spiccano interventi sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria e su acquedotti calabresi. I carabinieri sottolineano uno snodo societario a loro dire cruciale: “L’acquisto della fallita Foglia da parte di Finteco”, altra società che riconducono al controllo occulto di Giovanni Iaria, arrestato con il blitz di giugno e personaggio che viene di lontano».
Iaria, già vicesegretario provinciale del Psi torinese fra la fine degli Anni 80 e l’inizio dei 90, indagato e poi prosciolto per il sequestro e l’omicidio di un impresario edile negli anni70, acapo di un clan considerato legato alle famiglie mafiose calabresi in Piemonte, è in carcere dallo scorso maggio nell’ambito del blitz contro la ‘ndrangheta chiamato “Minotauro”.
Il nipote Bruno, già arrestato per estorsione e detenzione d’armi, definito dai carabinieri come il capo della “locale” della ‘ndrangheta a Cuorgné (Torino), è stato dipendente della Italcoge tra 2006 e 2007.  La stessa Italcogeche ha eseguito i lavori preparatori per la Tav a Chiomonte, in Val di Susa, e che lo scorso anno ha denunciato alcuni attentati incendiari contro propri mezzi escavatori. Gli autori non sono mai stati scoperti, ma mass-media e opinione pubblica hanno puntato il dito contro i soliti No Tav. Ora si scopre che l’impresa era in qualche modo legata a personaggi della ‘ndrangheta. Curioso anche questo.
Invece, con o senza lente d’ingrandimento, i lettori dei principali quotidiani ben difficilmente avrebbero potuto leggere la notizia di un appello rivolto al premier Monti, che lo invita – «sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali» – a riconsiderare il progetto della nuova linea ferroviaria che unirebbe il Piemonte alla Francia attraverso la Val di Susa. “Evidenze” che venivano elencate con dovizia di particolari, numeri, statistiche e cifre.
Il documento non era firmato da black bloc, anarchici o dai soliti antagonisti scemi che giocano alla rivoluzione; bensì dal meteorologo e ambientalista Luca Mercalli (quello con farfallino che va in tivù da Fazio); Sergio Ulgiati dell’Università Parthenope di Napoli; Ivan Cicconi, esperto di infrastrutture e appalti pubblici; e Marco Ponti del Politecnico di Milano. Hanno avuto il torto di spedire una lettera civile e argomentata, anziché lanciare pietre e molotov, quindi nessun giornale li ha presi in considerazione.
pubblicato da George Best.

MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE PER L’ACQUA E LA DEMOCRAZIA

SABATO 17 MARZO 2012, ORE14   MARSIGLIA – FRANCIA 
MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE PER L’ACQUA  E  LA DEMOCRAZIA
IL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA CONTRO  I DIKTAT  DELLE MULTINAZIONALI E  DELLA BANCA MONDIALE CHE VOGLIONO MERCIFICARE L’ACQUA E LA VITA

È ormai chiaro che la democrazia è ostaggio dei poteri economici e finanziari che dettano ai governi le loro esigenze per accumulare profitti sempre più grandi; che calpestano senza remore le sovranità popolari anche quando riescono ad esprimersi; che vogliono imporre la mercificazione dell’acqua, dei beni comuni e della vita stessa delle persone .
È altretanto chiaro che nella ”crisi”, si continua a proporre come  ”soluzioni” le stesse ricette che hanno creato i ”problemi”, come nel caso greco. E proprio quello è un esempio dove si obbliga a privatizzare tutti servizi pubblici, l’acqua in primis.
Non può esserci dialogo con chi cerca solo di trarre profitto dalle emergenze climatiche e ambientali, con chi cerca di privatizzare un bene essenziale come l’acqua, con chi manovra a suon di miliardi le democrazie del pianeta, con chi cerca di quotare la risorsa acqua in borsa aprendo le porte a speculazioni sulla Vita stessa.

E’ questo l’obiettivo di fondo delle multinazionali del settore che convocano, insieme alla Banca Mondiale, il Forum Mondiale dell’Acqua (WWF), con la copertura dell’ ONU.
 

Contro questo paradigma che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, all’interno della vasta coalizione dei movimenti per l’acqua del mondo e tantissime altri attori della società civile, organizza il Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua (FAME), a Marsiglia in Francia, dal 14 al 17 marzo 2012.
Un altro modello è possibile e lo costruiremo insieme ai popoli della terra al FAME!
Invitiamo tutte e tutti quelli per cui l’acqua è indispensabile e non mercificabile, a riappropriasi dello spazio pubblico, della parola, per difendere questa risorsa vitale, costruendo un futuro per tutti/e, senza esclusione.

Corteo creativo e allegro

Sabato 17 marzo 2012, alle ore 14, dal Palais Longchamps
Per informazione e adesioni: fame2012@acquabenecomune.org

martedì 28 febbraio 2012

Noi siamo la Val di Susa

Assedio_alla_Val-di_Susa.jpg
"Ciò che accade in Val di Susa è la definitiva palesazione dello spartiacque tra la politica asservita (volente o nolente) alla finanza mondiale e l'autodeterminazione dei cittadini. Sarà la morte della democrazia, o la sua definitiva rinascita. Ai nostri figli, sarà dato giudicare questa storia, e noi siamo qui per dirgli come è andata: la storia non la scrive più soltanto chi ha il potere, ma nel web la scriviamo tutti noi." Matteo G., Oslo - Roma

Verso la merda e oltre

costa-allegra.jpg
Eravamo un popolo di santi, navigatori e eroi. La Costa Concordia e la Costa Allegra (ma chi sceglie questi nomi?) hanno distrutto la nostra reputazione. Siamo passati da Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci a capitan Schettino. I santi si sono iscritti ai partiti politici e scrivono libri. Gli eroi sono da tempo sottoterra. In Italia per loro non c'è altra sorte. Chi sopravvive non è abbastanza eroe o non dà abbastanza fastidio. Falcone, Borsellino, Ambrosoli e molti altri sono morti e, da allora, entrati nell'Olimpo Italiano, wallpaper buoni per tutti gli usi, trasformati in icone televisive, in mafia e pop corn. Come potremmo definire oggi gli italiani? O meglio come ci definiscono gli altri? Mafiosi, incivili, evasori? In questo Paese tutto è incerto. La giustizia, il lavoro, la religione, l'informazione. L'italiano è in trincea, disprezzato all'estero e braccato nel suo Paese. Non ha più riferimenti se non la propria famiglia, l'unico valore che, se messo a rischio, lo costringerebbe a fare la rivoluzione, che in Italia assomiglierebbe però più a una vendetta che a una rinascita nazionale. Vive tra le macerie, come i ratti e non se ne cura più. Da tempo pensa che il degrado sia normalità, casa, rifugio. Non sa più nulla e crede, o simula di credere, a tutto. L'importante è arrivare a domani. Non è interessato a capire, né a mettere in discussione i dogmi della crescita ad ogni costo, anche della vita, dell'ambiente, del futuro dei figli. L'importante è tirare a campare per non tirare le cuoia. Chi lo disse? Costa Allegra finita alla deriva nell'Oceano Indiano è ora trainata da un peschereccio francese verso le Seychelles. I suoi motori sono fuori uso. I passeggeri hanno dormito sul ponte. Un'istantanea dell'Italia. Questo letargo che dura da decenni e che sembra eterno sta forse per finire? Senza un risveglio delle coscienze e il ritorno della democrazia (quella attuale va chiamata con il suo nome: dittatura), il Paese non ce la farà. Il tracollo economico è un sintomo e un detonatore.

UN'ALTRA CENTRALE IN CITTA', DOPO LO STOCCAGGIO ARRIVA IL BIOGAS

Depuratore sbt.jpg
Il progetto della CIIP e dell'AATO5 verrebbe realizzato all'interno della Riserva Naturale della Sentina, nell'area del depuratore. Le istituzioni approvano, ma la cittadinanza non ne sa nulla, così come accadde per la centrale di stoccaggio gas.
In città non bastava il problema dello stoccaggio gas, per la nostra cara, turistica San Benedetto del Tronto in progetto c'è anche una centrale biogas, di energia elettrica e termica. E' solo un'idea dirà qualcuno, e invece no, è il progetto che ieri la CIIP ha approvato tramite il voto dell'assemblea dei soci, ovvero i sindaci del Piceno.
L'impianto sorgerà all'interno della Riserva Naturale della Sentina e userà come carburante i rifiuti organici urbani (detto umido) e altra materia organica non ancora definita, l'investimento è di 6 milioni di euro.
Un progetto di tale valore economico, dimensione ed impatto ovviamente non può
essere portato avanti da un singolo ente, di fatti troviamo innanzitutto l'AATO5, presieduto dal Sindaco di Monteprandone Stefano Stracci, che tramite la variante al proprio Piano d'Ambito indica tra le opere sambenedettesi la "Realizzazione impianto integrato di trattamento delle acque reflue, F.O.R.S.U. ed altre matrici organiche presso il Depuratore di Via Brodolini"; in risposta la CIIP S.p.A. rilancia alla grande, trasformando il trattamento dei rifiuti organici in un vero e proprio "impianto di produzione di biogas, di energia elettrica e termica".
Cosa ne pensano le istituzioni locali? L'amministrazione, gli assessori, i consiglieri e il Sindaco Gaspari? Nessuno si è opposto. Così è stato durante l'ultimo Consiglio Comunale, mercoledì 8 febbraio, quando è stato approvato il bilancio previsionale CIIP 2012 in cui il progetto era presente.
Martedì 28 febbraio il Comitato d'indirizzo della Riserva Sentina si riunisce, affronterà la questione del raddoppio dell'area attualmente occupata dal depuratore. Il MoVimento 5 Stelle fa un accorato appello a tutti i membri del Comitato d'indirizzo a fare molta attenzione e ad approfondire la questione prima di prendere qualsiasi decisione che possa compromettere ulteriormente il futuro di San Benedetto del Tronto. In quell'area non verranno costruite nuove vasche di depurazione, ma ben altro, ed è necessario dare alla città il tempo e la possibilità di approfondire e capire. La scelta di martedì 28 febbraio è di fondamentale importanza perchè le altre istituzioni hanno già dato il proprio parere positivo.
Noi del MoVimento 5 Stelle ci scusiamo con la cittadinanza per non esser riusciti ad individuare questo progetto durante l'ultimo Consiglio Comunale. Il lavoro per l'emendamento e l'ordine del giorno contro l'imbottigliamento dell'acqua dei Sibillini, essendo un tema a noi caro, ci ha impegnato e distolto dagli altri temi.

lunedì 27 febbraio 2012

NO TAV, LA FINTA DEMOCRAZIA


NO TAV, LA FINTA DEMOCRAZIA

Nessuno ascolta la protesta portata avanti da 21 anni da migliaia di persone. Questo non è più uno Stato di diritto. Caselli ha il dovere di prevenire gli atti di violenza, e questo lo si fa aprendo una discussione. Se ci dimostrano che l'opera serve veramente vado io stesso a inaugurarla






Si riaccende la tensione in Val di Susa. Una ruspa è in azione per abbattere la baita costruita dai manifestanti, e un giovane è in gravissime condizioni dopo esser caduto da un traliccio. Intanto, sembra che stiano iniziando i primi espropri di case e terreni per allargare il cantiere...

"Ancora una volta constato gli atti di sopruso che le istituzioni stanno portando avanti verso questa comunità.
Una comunità che ormai ha una portata nazionale dopo la grande manifestazione di sabato scorso, cui hanno partecipato decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia, per chiedere ancora una volta la valutazione oggettiva della necessità di quest' opera.
Quando si assiste ad atti di violenza vera e propria da parte delle istituzioni nell'imporre un progetto che è completamente torbido nelle sue finalità, ci si sente completamente frustrati come cittadini. Non ha alcun senso portare avanti questa finta democrazia, in cui si dice alla gente: 'protestate pure, ma poi andiamo avanti per la nostra strada, noi facciamo quello che vogliamo'. Il motivo di questa protesta, che dura da 21 anni, è che si vuole essere ascoltati, così come per qualsiasi altra protesta ci sia in uno Stato di diritto.
Si ferma il cantiere, si ascoltano le richieste della popolazione e della vastissima comunità di studiosi che chiedono con forza un riesame oggettivo della necessità dell'opera: solo dopo che si è aperto questo confrontosi decide se andare avanti oppure, se sono realistiche le istanze portate avanti dalla popolazione locale, allora si interrompe l'opera. Non si può proseguire così, ignorando completamente le richieste delle persone, che sono riassumibili in una sola domanda: 'L'opera serve o non serve?'Noi abbiamo dati che dicono che non serve, che è soltanto una devastazione territoriale, una perdita ingentissima di denaro pubblico. Allora, valutiamo questi numeri, non si può fare sempre il muro di gomma e ogni volta che si fanno le manifestazioni spostare l'attenzione sul problema sull'ordine pubblico, sull'attacco diretto cui purtroppo si arriva in qualche situazione a causa della tensione insostenibile.
Ancora ieri sera io, a "Che tempo che fa", nell'esprimere solidarietà al Procuratore Caselli, riconoscendo come giusti i provvedimenti decisi per persone che hanno manifestato atti violenti, dall'altra parte ho chiesto al Procuratore di farsi promotore di un confronto serio su questi dati. Se un Procuratore ha il dovere di fare rispettare la giustizia, ha anche il dovere, secondo me, di prevenire gli atti di violenza e la prevenzione, come bene sa chiunque, si fa prima con la discussione.
Allora, fermiamo questo cantiere assurdo, parliamone, se i dati discussi dicono che l'opera non serve, si mette il progetto in un cassetto e si pone fine a questa farsa. Se invece si accerta che la popolazione locale e gli studiosi dicono fandonie e hanno sbagliato i calcoli, se mi si dimostra che l'opera serve veramente, benissimo, l'ho già detto molte volte, vado a inaugurarla di persona!" 

I manganelli di Porta Nuova a Torino

pestaggio_Torino.jpg
"La testimonianza di un passeggero pestato dalle forze dell'ordine. Torino Porta Nuova: dopo la grandissima manifestazione del pomeriggio in Val Susa, i manifestanti che tornano col treno subiscono una rappresaglia da parte delle forze dell'ordine. Le cariche del tutto immotivate e violentissime coinvolgono anche alcuni passeggeri." Mr SPOCK, VG

Economia del sottosviluppo - Nino Galloni

sabato 25 febbraio 2012

Equitalia e l'ergastolo finanziario

ergastolo-finanziario.jpg
Una telefonata della tua banca per conto di Equitalia e sei condannato all'ergastolo finanziario senza processo.

"
"Mi ci è voluto qualche giorno per riacquistare la necessaria lucidità ad esporre in modo comprensibile la condizione kafkiana nella quale sono stato catapultato. Spero di aver recuperato a sufficienza le facoltà mentali e di conseguenza riuscire ad essere esplicito, nei limiti del possibile sintetico e comprensibile.

La scorsa settimana ricevo una telefonata dalla banca dove ho il mio conto corrente, quello su cui mi viene accreditato lo stipendio e attraverso il quale pago le utenze della casa che ho in affitto e dove vivo; la signorina mi comunica che un decreto ingiuntivoarrivato da Equitalia impone alla banca il sequestro del mio conto corrente e di tutti i versamenti che su di esso dovessero arrivare in futuro. Ovviamente mi viene detto che anche l'utilizzo del bancomat è abrogato e che non verrà saldato il conto della carta di credito ad esso correlata. In buona sostanza non ho più i soldi per comprare nemmeno un pezzo di pane raffermo e finirò nella centrale rischi degli insolventi, cosa che per me non ha precedenti. Tutto questo senza che io abbia ricevuto nessun altra comunicazione che la telefonata della banca."

Condannato a pagare 695.000 euro di spese di giustizia (espandi | comprimi)
Ho iniziato una trafila che mi ha mostrato quanta sommersa disperazione le barbare pratiche di Equitalia stanno provocando nelle persone più deboli ed esposte e non a solo loro. Il 28 dicembre avevo ricevuto un avviso da Equitalia che mi ritiene debitore nei confronti dello Stato, per spese di giustizia, di 695.000 euro, l'ente creditore è la Corte d'Appello di Brescia e l'ufficio di Equitalia quello di Cremona.
La cifra è già di per se inconcepibile, se si considera il reddito di un lavoratore medio e che normalmente viene concessa in questi casi la remissione del debito, poiché non si tratta ti tributi evasi, e di conseguenza l'articolo 72 della legge che permette di lasciare una persona senza nemmeno i soldi per comprare un bicchier d'acqua, oltre ad essere immorale ed incivile, non potrebbe essere stata applicata.
Mi reco immediatamente in Tribunale a Brescia, dove il mio legale aveva depositato l'8 febbraio, un'istanza di remissione del debito sulla quale il magistrato di sorveglianza non si è ancora pronunciato ed il cui accoglimento avrebbe dovuto quanto meno sospendere l'esecuzione del provvedimento. L'astronomica cifra che mi viene chiesta era in solido a tutti gli imputati di un procedimento risalente al 2001, ma mentre agli altri imputati è stata concessa la remissione del debito. Il magistrato mi comunica che la mia istanza è inammissibile a causa di un rapporto disciplinare. L' ammontare, a seguito di un incasso di 250.000 euro era diventato di 488.000, ma gli interessi che Equitalia ha calcolato hanno riportato la cifra quasi all'importo originario e interamente addebitata a mio carico. Si tratta sostanzialmente di un ergastolo finanziario.
L'istanza che il mio legale aveva presentato in Tribunale era corredata da una serie di documenti che certificano il mio impegno ed il successo nel reinserirmi in un contesto civile, senza gravare sui servizi sociali e quant'altro, dopo aver (credevo) pagato i miei debiti con la giustizia a seguito di una vicenda di contrabbando risalente appunto al 2001, i documenti comprendevano i miei contratti di lavoro, i miei Cud degli ultimi cinque anni, il mio contratto d'affitto, la dichiarazione della madre di mio figlio che avevo sempre contribuito al mantenimento dello stesso ed alla sua educazione etc...
Socialmente annullato (espandi | comprimi)
In questi anni ho fatto una discreta carriera in ambito professionale e le aziende per cui lavoro mi stimano, ma non possono farsi carico di problemi personali che non sarebbero di loro competenza, i miei colleghi di lavoro ed i miei amici mi hanno dimostrato solidarietà ed affetto offrendomi aiuto concreto, mio padre e tutti i miei famigliari lo han fatto per primi.
Poiché io non ho ancora ricevuto comunicazioni ufficiali del provvedimento, avrei potuto firmare un assegno che sarebbe risultato scoperto al momento dell'incasso, aggravando ulteriormente la mia situazione. Se mi fossi trovato, come spesso è successo in questi anni per ragioni professionali, in trasferta in altra città ed avessi dovuto saldare un conto d'albergo, mettere gasolio nella macchina pagare l'autostrada, non sarei stato in condizione di poterlo fare. Senza carta di credito non posso noleggiare una macchina, se mi servisse per ragioni professionali, questo potrebbe sarebbe deleterio per il mio lavoro di account, cosi come pure il dover chiedere alle aziende per cui lavoro di pagarmi in contanti, cosa che per altro adesso è vietata per legge, ed i motivi sono fin troppo chiari, altrimenti come potrebbero in qualunque momento avere il potere di annullarci socialmente?
Mi sono recato in banca, ed il vicedirettore mi ha spiegato che non è il primo caso a cui assistono, anzi, pare che la pratica di mettere le persone in condizioni di totale indigenza sia piuttosto comune e che se la banca non collabora, bloccando immediatamente tutto quanto è nelle sue disponibilità è anch'essa sanzionabile. La cosa mi è stata confermata da una mia conoscente avvocato che lavora all'ufficio legale di un altra banca. Mi reco allora in Equitalia con una copia dell'istanza timbrata dal Tribunale per cercare una qualunque forma di mediazione, poiché pensavo che si potesse raggiungere un accordo, credevo di dovermi mio malgrado rassegnare a cedere 1/5 delle mie entrate per tutta la vita a queste moderne sanguisughe con metodi da mafiosi. Nei loro uffici ho assistito a scene indegne di un paese civile: ho visto persone anziane e disperate ridotte sul lastrico, senza la più pallida idea di ciò che potevano fare e completamente private dei loro diritti, uomini che mendicavano una rateizzazione, donne senza ceffi da criminali che si lasciavano sfuggire, quasi vergognandosi “Fanno bene a mettervi le bombe” ed ho visto rispondere impiegati gentili e perfettamente istruiti ad interpretare il ruolo del muro di gomma. In buona sostanza pare che non vi sia via d'uscita e ciò che percepisco è la perdita di ogni diritto, compreso quello di vivere nel paese dove son nato, dove mio figlio sta crescendo e dove sono seppelliti i miei morti. Non ho denaro per andarmene e le conseguenze dello stato di completa indigenza in cui da un giorno all'altro mi hanno messo, senza che nessuno ne sia apparentemente il diretto responsabile e senza che nessuno abbia autorità ad intervenire in un contesto demente con un minimo di buon senso, non ho idea di quali potranno essere. La sola cosa che mi tiene in piedi e mi permette di mangiare è la rete di solidarietà umana nata spontaneamente intorno a me, non senza che il mio orgoglio commosso ne risenta e lo manifesti in forma psicosomatica . Il mio rendimento professionale è sostanzialmente e credo comprensibilmente azzerato. Il tempo fisico e mentale che la vicenda sta sottraendo alla mia attività è ciò che non permette di esserci per raccogliere le opportunità e rischia di segnarne la fine. Ovviamente la mia relazione sentimentale è stata stroncata da una situazione economicamente e umanamente poco sostenibile, ma questi sono aspetti che non rientrano in nessun disegno di legge ed in nessuna giurisdizione. Intanto i giorni passano e nessuno dei tanti uffici da me interpellati attraverso le loro mail reperibili in rete in un ottica di semplificazione e trasparenza attraverso la telematica, che dovrebbe renderli accessibili e disponibili, mi ha risposto, ma in compenso ricevo molte mail da sedicenti agenzie per ripianamenti del debito (che siano in contatto con Equitalia?). Il mio avvocato, che tra l'altro non pago perché non posso permettermelo, sostiene che non vi siano azioni concrete che si possano compiere, oltre a quelle già messe in atto. Il limbo nel quale sono sospeso e totalmente dipendente dal buon cuore e dall'altrui affetto non permette uno svolgimento ottimale della mia professione, che come dicevo ha un rendimento pessimo. Non mi pare che vi sia un informazione risaltante su tutto questo che credo non capiti soltanto a me, per questo ho cercato di esporre in questa mia un paradosso nel quale vorrei sapere se, anche con declinazioni differenti, vi siano altri che si riconoscono. Non ho intenzione di suicidarmi lasciano un cartello con scritto “Adesso pignorate questo” e nemmeno di mettere bombe a Equitalia, ma non voglio diventare un parassita per la stessa società che pare volermi espellere per presunte colpe delle quali non è riuscita a convincermi. La sola cosa che posso fare è scrivere e condividere questa lettera e sperare che arrivi alle orecchie del Gabibbo o delle Iene o di Beppe Grillo, non senza pensare che se la difesa, o presunta tale, dei diritti civili la fanno solo giullari o comici, forse c'è una concreta speranza che il sistema imploda per osmosi ed io torni a poter respirare. 
Maurizio Gazzoni

GALSI: GASDOTTO ALGERIA SARDEGNA ITALIA


GALSI
In Europa ognuno ha le sue TAV. Anche in Sardegna, dove prende la forma di un tubo che collegherà l’Algeria a Piombino, con grandi vantaggi promessi ai sardi dal suo passaggio, ma a meglio informarsi i vantaggi andranno altrove mentre per i nostri concittadini saldi il rapporto costo/benefici sarà in deficit.
I sardi sono informati poco e a senso unico, l’asse politico da destra a sinistra è tutto a favore, come del resto per la TAV, eludendo completamente dallo scenario qualsiasi richiesta d’informazione dettagliata inerente questa struttura. Una settimana fa nella principale emittente isolana di proprietà dell’immobiliarista Sergio Zuncheddu si è parlato dell’argomento: il GALSI.
Alcuni italiani folli si stanno dando da fare nella improba battaglia di riequilibrare un pochino l’informazione, uno di noi era in studio tra il pubblico.
Quella che segue è una libera interpretazione del match della serata in chiave ironica.
Buon divertimento :)
Giovedì 16 febbraio sera, nell’etere Sarda, è giunta ai telespettatori una sorpresa inaspettata, state pensando alla farfallina della Belen?
NO, quello che è accaduto è ancora più inaspettata, tanto che a scommetterci si sarebbe potuto mandare in fallimento più di un bookmaker, a Videolina (principale emittente isolana) si è parlato del GALSI l’evento è stato inaspettato soprattutto perché si è data la parola anche a più fronti.
Il nostro informatore folle ha preferito fornire un interpretazione della serata come uno spettatore di scontro agonistico senza precedenti, nudo e crudo così come è stata percepita, non nei dettagli ma nella sostanza, logicamente i dialoghi sono liberamente ispirati.
Ma rompiamo gli indugi e andiamo al dunque tralasciamo la descrizione dei convenevoli, per tutti, ma a occhio e orecchio preoccupantemente graduati, e passiamo al match.
All’angolo sinistro il fronte del SI, tre man in black e una woman in black.
Il deputato PDL ed ex presidente della Regione, detto il Maratoneta per l’impegno con cui gira la Sardegna promuovendo il gasdotto, il presidente del GALSI, presentato col titolo di nientepopodimenoche, il presidente della SFIRS e l’assessore all’industria.
Anche all’angolo destro tre man e una woman, ma in casual: uno del Comitato No-GALSI, gli indipendentisti di AMPS e un ultimo per il fronte del SE.
Già si evince il divario di credibilità, che, secondo i più quotati testi di marketing, è qualità proporzionale al costo dell’abito (del tipo: sopra i cinquemila euro si da per vangelo che Ruby è la nipote di Mubarak).
Uno a zero prima di cominciare, palla al centro ed il match entra subito nel vivo.
Fronte del SI:
“Abbiamo investito molti soldi, però ci sono concorrenti.
E’ difficile, non si sa, state attenti, potreste non farcela, meglio che state zitti, facciamo in fretta.
Prendete ‘sto gasdotto, lo facciamo per voi, fidatevi, non fermatevi a pensare che non c’è tempo: ai primi cento che dicono SI regaliamo una mountain bike e una batteria di pentole!”
Fronte del Pili:
“Il gasdotto è un’opportunità, ci hanno fatto un favore!
Non sapete cosa ho dovuto fare per convincere gli algerini: mi sono ammusconato (=ingraziato, espressione locale) tutto il Governo algerino raccontando le barzellette di Silvio … in berbero!”
Fronte del NO:
“Il metano è ormai superato, non ha senso, il gasdotto costa, crea danni e non conviene, dovremmo puntare sulle energie rinnovabili!”
Fronte del SI:
“Il gasdotto è il futuro! Lo facciamo per voi trogloditi, per portarvi nel terzo millennio!
E vogliamo rovinarci : già che ci siamo aggiungiamo tre locomotive a vapore, un supercomputer a valvole e una partita di macchine da scrivere Olivetti Lettera 22 !!!!”
Fronte del NO:
“Il gasdotto non è per i sardi! Voi fate la condotta per portare il gas in Italia e in Europa, ma noi se lo vogliamo dobbiamo fare tutte le derivazioni!”
Fronte del SI:
“Tu sei disinformato, io invece ne so! E sono vestito meglio!
Non è vero che noi facciamo solo la condotta principale, noi non possiamo fare le condotte secondarie secondo il comma della legge che tu non sai!
Quindi, siccome sei disinformato e non sai che non possiamo fare le condotte secondarie, non è vero quello che dici, che noi non faremo le condotte secondarie!”
Fronte del NO:
“Ma le reti dovranno pagarle i Sardi!!!”
Fronte del SI:
“Tu sei disinformato, io invece ne so! E sono sicuramente vestito meglio!
Non è vero che i sardi pagheranno le reti, la verità e che i sardi pagheranno le reti in bolletta!
Quindi siccome sei disinformato e non sai che i sardi pagheranno le reti in bolletta, non è vero quello che dici, che i sardi pagheranno le reti!”
Fronte del Pili:
“Il gasdotto è un’opportunità, ci hanno fatto un favore!
Non sapete cosa ho dovuto fare per convincere gli algerini : ho dovuto convertirmi all’Islam e sposare due sorelle del capo del Governo algerino e una zia del Ministro dell’Energia, che sono delle babbione pazzesche!”
(Parte un video per il Fronte del NO: Un esperto del governo algerino spiega che il gas di quel paese a questo ritmo si esaurirà ben presto).
Fronte del SI:
“ Non è vero, ci sono molti nuovi giacimenti in America, infatti la Edison ha investito in Africa!” (dalla posizione non si potevano vedere eventuali armeggiamenti scaramantici).
Fronte del NO:
“Se si interromperà la fornitura dall’Algeria non arriverà più metano, il gasdotto non è progettato per far arrivare il gas dall’Italia!”
Fronte del SI:
“Tu sei disinformato, io invece ne so! Sono ingegnere e poi sono vestito meglio!
La stazione di compressione si può fare di decompressione, il pompaggio si può trasformare in succhiaggio, e poi il gas arriva anche per gravità, non hai visto che la Sardegna è più giù della Toscana?”
Fronte del NO:
“Non è vero che porterà lavoro ai sardi, gli appalti se li aggiudicheranno probabilmente imprese esterne, perché si faranno gare d’appalto europee e i sardi partono svantaggiati.”
Fronte del SI:
“Tu sei disinformato, io invece ne so! E ricordati che sono vestito meglio!
Se sono appalti europei mica puoi pretendere che li vincano i sardi! Cosa vuoi, la Sardegna fuori dall’Europa?? Vergognati!!
Non è vero che le imprese sarde sono svantaggiate, infatti noi gli abbiamo detto di fare consorzi perché sono svantaggiate!”
Fronte del Pili:
“Il gasdotto è un’opportunità, ci hanno fatto un favore!
Non sapete cosa ho dovuto fare per convincere gli algerini : me li volevo ammusconare e ho mandato le amiche di Silvio
(ma non le hanno volute e ho dovuto distribuire favori sessuali vestito da odalisca …).”
Fronte del NO:
“A noi questo tubo non serve a un tubo! Le piccole imprese locali e l’agricoltura non usano il gas!”
Fronte del SI:
“Serve alle industrie energivore!”
Fronte del NO:
“Ma le industrie ormai stanno andando via, non ci sono più!”
Fronte del SI:
“Si, ma se ci fossero??
E i panifici? Non gli serve il gas per i forni anche se sono elettrici?
E l’industria ceramica? Sassuolo non è forse in Sardegna?”
Parte un video per il Fronte del SI: un filmato della SNAM che pubblicizza i metanodotti che rispettano l’ambiente, in cui si vedono prati verdi e querce di duecento anni cresciute sopra lo scavo di un gasdotto fatto la settimana prima.
Parte un video per il Fronte del NO: Si vedono un enorme scavo, terra ocra e ruspe di venti tonnellate.
Fronte del NO:
“Uno scavo di duecentottanta chilometri così, dove passa, distrugge tutto!
Fronte del SI:
“Ma no, siamo così delicati che a uno ieri ho fatto passare il gasdotto sotto i piedi e non se ne è neanche accorto!”
Fronte del NO:
“Ci sarà consumo del territorio, espropri, decine di migliaia di ettari di servitù, per le stazioni!”
Fronte del SI:
“Ma chi ti ha dato quei dati? Sono sbagliati. Sono giusti i miei, infatti sono vestito meglio!
Su 280 km faremo 38 allacci, uno ogni 15 km.”
Fronte della matematica: ” ma … 280 / 38 non fa circa 7? “
Fronte del NO:
“Il gas alle utenze familiari non conviene! ”
Fronte del SI:
“Il metano conviene, conviene, fa risparmiare, costa poco, anzi lo regaliamo, anzi paghiamo noi per consumarlo!”
Fronte del NO dal pubblico:
“Ho i dati dei costi: il metano per il riscaldamento è più costoso di legna, pellet e anche delle pompe di calore”
Fronte del SI:
“L’ipostasi epistemologia della pleonastica teoretica, sussume semioticamente la gnoseologia pneumologica, questo, nella idiosincrasia adiaforica delle parallassi assiologiche uralo-altaiche immanenti e trascendenti. Visto che sei ignorante? E io sono comunque vestito meglio.”
Fronte del NO:
“I gasdotti sono pericolosi, infatti non lo potete costruire a ridosso della statale 131, ci sono rischi di incendi, e attentati, specie nei paesi di origine.”
Fronte del SI:
“Incendi in Sardegna e attentati nei paesi arabi??? Ma stai scherzando!!!”
Fronte del Pili:
“Il gasdotto è un’opportunità, ci hanno fatto un favore!
Non sapete cosa ho dovuto fare per convincere gli algerini: ho fatto quattro pellegrinaggi alla mecca col ministro dell’energia!
E non sapete quanto gas fa quel tipo!”
Scambio incandescente Pili – Zuncheddu.
Zuncheddu: “Ma interessati della Sardegna, per una volta!”
Pili: “Ma che stai a di’? Aò, io me sento sardo ar cento pe’ cento! Nun di’ fregnacce, a ‘mpunita!”
Spazio anche per il Fronte del SE:
“Mi sa che ci vogliono fregare, però, se non ci fregassero
… ma ci fregano …
noi ci stiamo solo se non ci fregano.
Ma tanto ci fregano …
Comunque voglio sapere cosa ne pensano i sardi, perché noi dobbiamo essere sovrani e decidere se farci fregare o no!
E dopo organizzeremo una manifestazione col fronte del BOH, col fronte del MAH e col fronte dell’UHMM
… perché non ci freghino!”
… ma tanto vedrete che ci fregano …