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martedì 17 gennaio 2012

Mario Draghi al Parlamento Europeo



 Ieri Mario Draghi è stato ascoltato, nel corso di un'audizione al Parlamento Europeo, in quanto presidente del CERS, il Comitato Europeo per il Rischio Sistemico. Ovviamente la maggior parte delle domande si è concentrata sul suo ruolo di presidente della BCE. Nel suo discorso ha ridimensionato il ruolo delle agenzie di rating, ha criticato l'EBA per il danno causato alle banche italiane costrette alla ricapitalizzazione e ha sottolineato l'urgenza di rafforzare i sistemi di aiuti economici alle economie in crisi, come l'ESFS, stringendo i tempi sull'avvio del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità di cui ho parlato in questo post: "Piccoli pezzetti di sovranità nazionale che se ne vanno" e che ci impoverirà immediatamente di 125 miliardi, la nostra quota parte che la Germania sta per anticipare.


 Ovviamente, Draghi ha rappresentato l'esigenza per i membri dell'Unione Europea di cedere gradualmente la propria sovranità al fine di rafforzare le politiche e i trattati UE, ben al di là di quanto si sta per fare con il cosiddetto Fiscal Compact.  La stessa visione è stata espressa da Mario Monti, durante la conferenza stampa tenuta con Angela Merkel in Germania, qualche giorno fa: accelerazione sul MES e rafforzamento dell'Europa con trattati via via più stringenti.

 E' bene ricordare che si tratta di obiettivi sui quali non è stato avviato nessun dibattito pubblico, cosa che li rende illegittimi a prescindere dalle loro potenziali ricadute positive. Si tratta, al contrario, di decisioni assunte in consessi privati, finalità che vengono perseguite superando con la forza ogni possibile ostacolo, come i numerosi referendum indetti in Irlanda e in Francia, o come quello che è stato direttamente soffocato sul nascere in Grecia.

 I tg nazionali, viceversa, impegnano l'opinione pubblica a votare un sondaggio per decidere di chi è la colpa del naufragio del Concordia, mentre la Sicilia e la Calabriasono in rivolta da due giorni e se ne inizia a parlare solo adesso.

 Questa è la versione moderna dell'oppio dei popoli, altrimenti ribattezzato apneadai colleghi di lavoro del presidente del Consiglio.