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martedì 27 dicembre 2011

Il Pd pedina di notte il consigliere M5S, lo accusa di rimborsi falsi, ma è una bufala

Inseguimento modello giudice Mesiano ai danni di Valentino Tavolazzi (M5S), mentre rientra a casa in bici. I due consiglieri della maggioranza protagonisti fanno rapporto al sindaco, spiegando che Tavolazzi ottiene rimborsi gratuiti per trasferte inesistenti. Ma quest'ultimo spiega tutto ed anzi eccolo pronto a riscuotere un credito dal Comune: "sarò durissimo con chi ha tentato di infangare la mia reputazione e quella di tutto il Movimento"
Pensavano di coglierlo sul fatto, inseguendolo per strada, di notte, mentre rientrava a casa in bicicletta. Il loro nemico numero uno, quel consigliere comunale grillino che fa la morale a tutti ma che se ne approfitta dei soldi pubblici chiedendo rimborsi per il tragitto fatto in auto, quando invece se ne va allegramente in bici. Un caso politico plateale che però si è rivelato un boomerang per la maggioranza comunale targata Pd.

Succede tutto in poche ore a Ferrara. Protagonisti due consiglieri del Partito democratico. Vittima del Pd-namento (per mutuare una battuta sapida dal collega del “Carlino”) il loro collega M5S, Valentino Tavolazzi.

Una sera Francesco Portaluppi, firmatario dell’interpellanza, e Simone Merli, il suo capogruppo, avrebbero visto l’esponente del Movimento 5 Stelle muoversi in bicicletta in pieno centro. Dopo averlo seguito tra le viuzze medievali, lo avrebbero visto fermarsi davanti a un civico di via Calcagnini. Non siamo al livello dei calzini azzurri del giudice Mesiano ma il seguito della storia ha comunque del farsesco.

I consiglieri Pd si informano in Comune. Tavolazzi risulta risiedere in quella strada da ottobre del 2010. Allora perché il paladino della legalità chiede i rimborsi chilometrici sottraendoli all’erario? Scatta la corsa ai formulari alle note spese. Si scoprono altre “chicche”: richieste di rimborso per una visita guidata a una mostra offerta agli amministratori a titolo di cortesia; richieste doppie per commissioni. E ancora: nei moduli Tavolazzi autocertifica di essere residente a Francolino (a qualche km da Ferrara), mentre l’anagrafe lo smentisce. In tutto circa 600 euro non dovuti.

Le conseguenze che ne traggono i due consiglieri del Pd sono trancianti: il sindaco verifichi se c’è stato “ingiusto profitto” o “qualche illecito contabile o reato commesso da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni”.

Il tutto viene denunciato in conferenza stampa ai giornalisti nell’auletta del gruppo consiliare, mentre qualche stanza più in là si tiene il consiglio che deve votare il bilancio di lacrime e sangue imposto dalla manovra Monti. Nemmeno il tempo di chiedere la replica al consigliere del M5S che il sindaco Pd Tiziano Tagliani informa la Procura. Nel frattempo in Regione il consigliere ferrarese Roberto Montanari sventola al collega Giovanni Favia le imprese del suo sodale a proposito di costi della politica.

Il tutto, appunto, in poche ore. Ancor meno è bastato però per ridurre la vicenda a una clamorosa gaffe politica che a questo punto rischia sì di avere risvolti giudiziari. Ma per le querele che annuncia Tavolazzi. I motivi? Per il testo unico degli enti locali “residenza” indica il domicilio abituale. Il grillino risiede effettivamente fuori città e in via Calcagnini ha una casa a lui intestata. Qui parcheggia la bici per proseguire poi in auto. Cade quindi l’ipotesi delle trasferte fasulle. Rimangono all’indice i tre doppi rimborsi, per la cifra di 16,5 euro “sottratta” in due anni e mezzo. Vengono a questo punto le autocertificazioni in mano a Portaluppi e Merli. Sono in realtà prestampati, sui quali gli uffici comunali di prassi controllano cifre e compensi. Proprio alcuni dei moduli originali di Tavolazzi sono andati smarriti. “Verificherò se ci sono stati errori materiali e, nel caso, restituirò quei 16,5 euro che avrei riscosso indebitamente”, si è affrettato a chiarire l’esponente dell’opposizione.

Ma – altro effetto boomerang indesiderato dell’interpellanza – da questa breve ricerca si scopre che per un mese Tavolazzi non ha ricevuto i rimborsi richiesti e ora è a credito del Comune di circa 55 euro. Conclusione: “qualora risultassi responsabile dei tre errori materiali, non corretti dall’ufficio, rimarrei a credito di 38,5 euro…”.


Ce n’è abbastanza da arrossire. O da impallidire, a seconda dei punti di vista, perché Tavolazzi ora avverte che “sarò durissimo con chi ha tentato di infangare la mia reputazione e quella di tutto il Movimento. Il Pd deve smetterla di fare politica in questo modo. In un paese civile non dovrebbe essere possibile un’operazione di killeraggio come questa”.