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giovedì 15 dicembre 2011

Gli italiani dicono addio al TG e s’informano sul web


La fiducia degli Italiani si sposta verso i network indipendenti. Sondaggio di Demos e Coop sul gradimento dei medi.
Nei giorni in cui viene messo alla porta Augusto Minzolini, il Direttore del Tg1 più discusso della storia, non possono non tornare alla mente le parole di un altro storico direttore del Tg1, Bruno Vespa, che tra le colonne del Corriere della Sera rispondeva ad un attacco di Giorgio La Malfa: “L’editore della Rai è il Parlamento, l’editore di riferimento per questo telegiornale, secondo gli accordi tra gli azionisti, è la Democrazia Cristiana che resta leader del mercato senza concorrenti”.
Alla luce degli ultimi avvenimenti, ci si può rendere conto che la situazione attuale può essere ancora interpretata dall’analisi cinica, ma allo stesso tempo lucida, fatta da Bruno Vespa nel lontano 1992. Se Augusto Minzolini è stato destinato ad altro incarico infatti, non lo si deve al vertiginoso calo di ascolti registrato durante la sua gestione, e nemmeno allo scandalo delle carte di credito aziendali (inchiesta partita diversi mesi fa senza che nessuno vi facesse molto caso).
Minzolini non è più il Direttore del Tg1 semplicemente perché il Tg1 ha cambiato il proprio “editore di riferimento”, e cioè il Governo, dimostrando che, nonostante le numerose riforme del sistema radiotelevisivo italiano tentate nel corso degli anni, i meccanismi sono rimasti sempre gli stessi.
Senza fare giudizi di merito se il sistema sia giusto o sbagliato, uno studio effettuato da Demos-Coop sul capitale sociale dimostra che questo sistema semplicemente diventa sempre meno riproducibile. La proliferazione dei mezzi di informazione ha frammentato il sistema informativo italiano, e il cittadino non è più obbligato ad informarsi in quelli che una volta erano i canali preferenziali di informazione.
Grazie al satellite e al digitale terrestre si sono moltiplicati i canali televisivi, aumentando di conseguenza le voci in circolazione, ma soprattutto sono proliferati siti e blog sul web, permettendo a tutti, anche con poche risorse, di avere un canale di trasmissione del proprio punto di vista. Di conseguenza gli utenti hanno la possibilità di informarsi anche al di fuori dei canonici canali di informazione, e di verificare la veridicità o l’obiettività di una notizia presentata in televisione. Ecco quindi sfatato il mito di “mamma Rai” o della televisione intesa come servizio pubblico, la leggenda secondo cui una notizia fosse vera soltanto perché “l’ha detto la televisione”.
Il sondaggio di demos-coop infatti mette in luce che l’opinione pubblica inizia a perdere fiducia nei telegiornali tradizionali a favore dei new media e dei telegiornali nati in periodi più recenti. Ecco quindi che il Tg1 perde quasi 19 punti percentuali rispetto al 2007, conquistando la fiducia del 50,1% degli italiani. Meglio fanno il Tg2 al 51,5%, il Tg di La7 al 51,7%, e il Tg3 al 62,1%. In generale però, i telegiornali (Tg3 e Tg2 compresi) dimostrano un calo di fiducia.
Le uniche eccezioni sono i telegiornali di più recente fattura: il Tg del dimissionario Mentana guadagna il 17,4% della fiducia rispetto al 2007, Sky Tg 24 il 12,3% e Rai News il 20,2%, forse anche per il fatto che questi telegiornali utilizzano uno stile più asettico nel presentare la notizia. Non avendo una sorta di “editore politico”, questi telegiornali non devono presentare le notizie secondo logiche di parte, ma possono permettersi di garantire un maggiore pluralismo interno, fornendo all’interno dello stesso network più punti di vista. Perdite di fiducia invece per tutti gli altri telegiornali. Le performance peggiori, dopo il Tg1, le fa registrare il Tg5 con un -10,8% di fiducia rispetto al 2007.