giovedì 10 novembre 2011

Primo punto: estirpare il conflitto di interessi

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Facciamo finta che sia già tutto finito. Facciamo finta che la legge di stabilità sia stata approvata, che Silvio Berlusconi - senza giochi di prestigio dell’ultimo minuto - abbia rassegnato le sue irrevocabili dimissioni nelle mani del capo dello Stato e che a Palazzo Chigi (attraverso le consultazioni o le elezioni) si sia insediato un nuovo presidente del Consiglio. 
Le urgenze, si sa, sono due: la crisi economica e la legge elettorale. Sono i due pilastri su cui - a detta di tutti - dovrà reggersi l’azione del prossimo governo. Ma ce n’è un terzo, che l’euforia per la fine del berlusconismo e del suo sistema di potere malato non deve farci dimenticare. Si chiama “conflitto di interessi”. Che esiste eccome, e ha svelato tutta la sua pericolosità negli ultimi anni, con la devastazione del servizio pubblico e il fango sparso nel mondo dell’informazione. Dagli editoriali di Minzolini agli scoop di Sallusti e Lavitola, dalla raccolta pubblicitaria “falsata” alle tante leggi ad aziendam: la rete di interessi privati che hanno soffocato la nostra vita pubblica negli ultimi mesi è talmente grande che forse non riusciamo nemmeno a vederla nella sua interezza.
Ecco perché, bisogna fare una legge. E farla subito, inserendola anche nella nostra Costituzione. Per evitare che al governo arrivi un nuovo Silvio Berlusconi. Per evitare che in politica scenda a far danni un’altra Berlusconi (magari di nome Marina). E per evitare persino un ritorno in extremis del Cavaliere, che da vecchio stregone quale è potrebbe risorgere l’ennesima volta dalle sue ceneri, sotto gli occhi sbigottiti del paese. 
Mai più conflitti di interessi: una soluzione da prendere subito, nei primissimi giorni. E magari attraverso una legge di iniziativa popolare. Un gesto simbolico per mettere un punto definitivo a questa lunga fase avvelenata della storia d’Italia, perché l’anomalia arcoriana va estirpata dal cuore della politica italiana, per impedire che si ripeta, magari sotto altre vesti e sotto altri nomi. 
Per questo abbiamo creato un gruppo su facebook. E vi invitiamo a farvi portavoce insieme a noi di questa battaglia. Un passo importante per disegnare un’economia migliore, una politica migliore, un’Italia migliore.