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Debito pubblico italiano

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mercoledì 30 novembre 2011

L' INCENERITORE DI SCARLINO E' (DI FATTO) SPENTO !!!


Follonica - 
stop-inceneritore.jpg
La città di Follonica è in festa per la chiusura del vicino inceneritore.
Il TAR ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Follonica e dal Comitato del no all' inceneritore di Scarlino e revocato le autorizzazioni che in precedenza erano state concesse dalla provincia.
A questo punto PD, Unicoop e Monte dei Paschi cosa escogiteranno per farlo ripartire?
Per il momento il presidente della provincia Marras ha dichiarato "su questa vicenda ci metto la faccia. Due ordinanze per continuità del Tas e smaltimento del Cdr oramai stoccato. Non sono in discussione area industriale e piano dei rifiuti. A breve ricorso al Consiglio di Stato e richiesta di sospensiva" lui che, prima delle elezioni amministrative 2009, si era dichiarato contro l'inceneritore di Scarlino!
Dal canto suo il presidente della regione Toscana Rossi, senza vergognarsi affatto, dichiara divoler ' mettere a disposizione l'Avvocatura della Regione per velocizzare le pratiche necessarie a mettere in moto i ricorsi al Consiglio di Stato e magari rivedere le procedure di Via e Aia ', che significa spendere soldi pubblici per difendere interessi privati ! 
La partita non è ancora conclusa, ma per adesso stanno vincendo i cittadini.

Tesoro e Bce preparano il paracadute per le banche italiane

Fabrizio Goria
Le principali banche centrali, dalla Bce alla Fed, si coordinano per fornire liquidità al sistema finanziario internazionale. L’obiettivo è frenare il contagio globale della crisi europea. In Italia il Tesoro attiva il sistema OPTES con cui fornirà linee di credito alle banche grazie al Conto disponibilità detenuto in Banca d’Italia. La Bce pensa di attivare l’Emergency liquidity assistance per l’Italia, come avvenuto per Irlanda e Grecia. Così l’istituzione guidata da Visco potrà agire attivamente sui titoli di Stato.


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/tesoro-e-bce-preparano-il-paracadute-le-banche-italiane#ixzz1fCTXpQTd




Il presidente della Bce, Mario Draghi (Afp)
Il presidente della Bce, Mario Draghi (Afp)

La crisi di liquidità delle banche italiane non conosce freni. Per questo Banca centrale europea (Bce), Tesoro e Banca d’Italia si stanno attrezzando per contrastarla. Oggi il Tesoro italiano ha attivato l’operatività del sistema OPTES (Operazioni per conto del Tesoro), con il quale potrà dirottare la liquidità del Conto disponibilità che ha in Banca d’Italia direttamente agli istituti di credito italiani. Saranno condotte fino a due aste, al mattino e al pomeriggio, per garantire una linea di credito alle banche italiane che lo richiederanno. In più, come confermano fonti della Banca centrale europea, da alcune settimane si sta ragionando sull’attivazione del programma Emergency liquidity assistance (Ela), con il quale la singola banca centrale nazione può fornire liquidità alle banche del proprio sistema. Un soluzione già usata in passato per Irlanda, Grecia e Belgio per Dexia. E arriva anchel’intervento coordinato delle principali banche centrali nazionali (Bce, Bank of England, Federal Reserve, Bank of Japan e Swiss National Bank) per tagliare di 50 punti base i costi degli swap overnight in dollari. 
La fuga verso porti più sicuri di quelli italiano da parte degli investitori non conosce freni. I primi movimenti si sono verificati verso fine aprile, con un picco all’inizio di agosto, proprio nei giorni successivi all’attivazione dell’uso del Securities markets programme (Smp) da parte della Bce, lo speciale programma di acquisto di titoli di Stato da parte dell’Eurotower. Questo non è però bastato, nonostante da agosto a oggi la Bce abbia comprato bond dei Paesi periferici per oltre 200 miliardi di euro, cioè il massimo consentito dallo stesso Smp. Le armi in mano a Francoforte non sono però finite. Come anticipato da Linkiesta entro il 9 dicembre, data del prossimo vertice europeo, il presidente Mario Draghi porterà diverse opzioni. Dal taglio dei tassi, che oggi è stato giudicato dall’Eurotower come «probabile», alle nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long term refinancing operation) in dollari, da effettuare con la Federal Reserve: le possibilità per prendere tempo in vista della riforma dei Trattati non sono poche.
Il tempo è quello che serve all’eurozona. Ecco perché i tecnici della Bce stanno pensando di attivare l’Ela per l’Italia. Con questa deroga, la Banca d’Italia potrebbe essere in grado di entrare direttamente sul mercato per sostenere gli istituti di credito italiani tramite diversi metodi, dall’apertura di linee di liquidità all’acquisto di titoli di Stato. La particolarità di questo schema è che a incrementare non è il bilancio della Bce, ma quello della singola banca centrale nazionale. Inoltre, la Banca d’Italia agirebbe esattamente come la Bce, con la differenza che non è tenuta a pubblicare tutte le operazioni che compie, almeno fino a quando non lo riterrà necessario. Così è stato per la Banca d’Irlanda e la Banca di Grecia, ma anche per la Banca di Spagna, che ha usato l’Ela per un periodo molto limitato a inizio agosto.
Più complicata la questione relativa al nuovo strumento del Tesoro italiano. Secondo fonti bancarie, l’accesso alla liquidità del Conto disponibilità detenuto da Via XX Settembre in Banca d’Italia non era difficile da attivare. In diversi Paesi esteri, come Francia, Germania e Regno Unito, questo genere di operazioni esiste da anni. In Italia no. Il tutto per un mix di lentezza burocratica e inadeguatezza dei sistemici telematici di negoziazione. Eppure, come spiegano fonti del Tesoro, le prime prove sono iniziate «almeno un anno fa». Le prime operazioni sotto forma di test, invece, risalgono a tre settimane fa. Oggi però è arrivata la comunicazione ufficiale e il primo round di liquidità. Sono stati erogati 1,98 miliardi di euro a fronte di 5 richieste per un totale di 11,5 miliardi. In pratica, come spiegano fonti bancarie, le prime cinque banche italiane, da Intesa Sanpaolo a UniCredit, hanno chiesto accesso alla liquidità overnight sganciata dal Conto disponibilità del Tesoro presso Banca d’Italia. «Vediamo come va nei prossimi giorni, non possiamo certo soddisfare tutte le richieste degli operatori, ma almeno è qualcosa», ha detto a Linkiesta un funzionario del Tesoro in via confidenziale. In effetti, nemmeno il ministero dell’Economia si sarebbe attesa una richiesta di 11,5 miliardi di euro per un finanziamento overnight.
La ragione è da ricercare nel crescente aumento dei costi del funding per le banche italiane. Colpa soprattutto delle scelte di portafoglio dei Money market fund (Mmf) americani, storico pilastro di liquidità del sistema interbancario mondiale. Fra aprile e agosto hanno tagliato i fondi destinati all’Europa in modo rilevante, passando da 900 a 360 miliari di dollari. Secondo l’ultimo rapporto di Fitch, attualmente i fondi sono pari a 160 miliardi di dollari, in costante diminuzione. Grazie all’OPTES, il Tesoro può sopperire alla funzione dei Mmf, ma non è abbastanza. Di qui, la richiesta di attivazione dell’Emergency liquidity assistance, che dovrebbe essere evasa entro il 9 dicembre. Il tutto in attesa di un piano strutturato per il salvataggio dell’eurozona.  


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Europa a secco

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La crisi del 1929 fu finanziaria. La crisi attuale, iniziata nel 2008, non è soltanto finanziaria. Alla creazione di immense quantità di denaro spazzatura basate sul debito e quindi inesistenti, vanno sommati il cambiamento del clima, che ha sempre più rilevanti aspetti economici, e la scarsità di risorse energetiche. La crisi è quindi una e trina. Finanza, ambiente, energia. E' la fine di una civiltà (chiamiamola così...) che non può essere arrestata con i soli strumenti finanziari. E' necessaria una grande visione politica, non bancaria. Va ripensato tutto. Le basi economiche su cui si regge la nostra società stanno crollando a partire dall'energia. Il prezzo del petrolio è esploso. Nel 2011 il prezzo medio al barile supererà per la prima volta i 100 dollari su base annua. Il più alto dal 1864, anno in cui infuriava la Guerra di secessione americana. Si prevede che in pochi anni raggiungerà i 150 dollari/barile. La UE è tra le prime aree mondiali per importazione di petrolio. Nel 2011 pagherà 402 miliardi di dollari contro i 280 del 2010. Un aggravio 122 miliardi sulla bilancia dei pagamenti. Questo picco provocherà aumenti su quasi tutti i beni prodotti, anche sull'agricoltura (dal petrolio derivano i fosfati) e sui trasporti. Viaggiare potrebbe ridiventare un lusso come nell'Ottocento. Nel 2015 la UE sarà la prima importatrice mondiale di petrolio, un bene destinato ad aumentare per la sua crescente scarsità e per l'aumento della domanda, ormai bulimica, da parte dei Paesi emergenti come Cina e India. L'effetto serra e i cambiamenti climatici costano cari. Nel 2010 ci sono stati 950 disastri nel mondo con danni per 130 miliardi di dollari. Le emissioni di Co2 aumentano invece di diminuire e l'aumento di due gradi dovuto all'effetto serra è questione di mesi. Mentre i tre nuovi cavalieri dell'Apocalisse stanno scorrazzando per il pianeta, i Grandi della Terra, così definiti dai pennivendoli, pensano alla crescita. Nel 2035 il numero di automobili nel mondo raddoppierà arrivando a 1,7 miliardi. Verso la catastrofe con ottimismo.

martedì 29 novembre 2011

Educare alla decrescita. Paea a Torino con Serge Latouche

serge latouche
Serge Latouche, economista e antropologo francese, tra i più noti teorici della decrescita
In occasione della RassegnaSottodiciotto FilmFestival, ITER promuove in collaborazione con l'associazione PAEA, un incontro con Serge Latouche sul legame tra educazione e decrescita, per riflettere su possibili cambiamenti culturali legati alla necessità di porre un freno all’idea di crescita incontrollata, spinta dalle promesse pubblicitarie, dal modello di consumo 'usa e getta' e dall’idea che l’ambiente in cui viviamo sia un accumulo di risorse illimitato.
Secondo l’illustre economista e antropologo francese, autore tra gli altri del recenteIl tempo della decrescita, la pratica educativa diventa sostenibile se rivede i propri paradigmi e incorpora altre funzioni oltre a quelle tradizionali, a partire dall’approfondimento delle correnti di pensiero che si sono sviluppate negli ultimi anni e che sostengono la necessità di una decrescita negli stili di vita.
Tra i relatori Paola Cappellazzo, Coordinatrice Settore Formazione dell'Associazione PAEA e del portale online Il Cambiamento.
DOVE E QUANDO
Mercoledì 7 dicembre 2011 ore 15.00 - 18.30

Educare ad una crescita responsabile - Incontro con Serge Latouche
Fabbrica delle “e”
Corso Trapani 91/B - Torino
PROGRAMMA
ore 14.30 - Registrazione partecipanti
ore 15.00 - Apertura e saluti
Mariagrazia Pellerino - Assessore alle Politiche Educative e Presidente di ITER
Aldo Garbarini - Direttore Divisione Servizi Educativi
ore 15.15
Incontro con Serge Latouche - Professore emerito, Università di Paris-Sud (Orsay)
Intervengono
Sergio Tramma - Professore di Pedagogia sociale e Pedagogia generale, Università degli Studi di Milano Bicocca
Paola Cappellazzo - Coordinatrice Settore Formazione dell'Associazione PAEA e del portale on-line Il Cambiamento
Coordina
Anna Maria Venera - Settore Formazione Professionale di ITER
Dibattito e conclusioni
ISCRIZIONI
Partecipazione gratuita (fino ad esaurimento posti), iscrizione obbligatoria entro il 30 novembre.
Compilare il modulo scaricabile e inviarlo a: segreteria.comunicazione@comune.torino.it
Seguirà per posta elettronica la conferma dell'iscrizione.

Eventuali rinunce devono essere comunicate tempestivamente via e-mail per poter accogliere altre richieste.
INFO
Segreteria organizzativa
Tel. 011 4420802/97
Email: segreteria.comunicazione@comune.torino.it
Foto: Flickr

Francia. Mox, il fallimento del rilancio nucleare

I siti di informazione ambientalista francese denunciano il fallimento del rilancio dell'energia atomica attraverso il MOX, un combustibile altamente pericoloso ricavato dal nucleare esausto. Problemi di trasporto, inquinamento e gestione delle scorie si scontrano con scarsa efficienza e costi elevati.

di Elisa Magrì


centrale nucleare
I siti di informazione ambientalista francese denunciano il fallimento del rilancio del nucleare attraverso il MOX, un combustibile altamente pericoloso
La chiamano la sindrome francese, e in effetti la Francia sembra essere l'unica potenza a produrre, e a voler continuare a farlo, il MOX, combustibile speciale altamente pericoloso a base di uranio (91,5%) e di plutonio (8,5%) ricavato dagli scarti nucleari di altri combustibili. La maggior parte dei paesi dotati di impianti nucleari (per esempio gli USA) considerano il combustibile esaurito come scorie nucleari da smaltire.
Il combustibile esaurito può, tuttavia, essere riprocessato per separarne le componenti, con particolare interesse per il plutonio e l'uranio. Il riprocessamento può essere effettuato a scopo civile o militare, in quest'ultimo caso al fine di ottenere materiale per la costruzione di armi atomiche. A partire dagli anni Ottanta, specialmente in Francia, è stato messo a punto un combustibile costituito da plutonio ed uranio impoverito, denominato MOX.
L'impianto di La Hague (Manche) incamera ogni anno circa 1.200 tonnellate di combustibile nucleare esausto proveniente da tutte le centrali francesi. Su queste 1.200 tonnellate, 850 tonnellate in media sono ritrattate, il resto è stoccato dentro piscine, che ad oggi contengono 9.600 tonnellate di combustibile irradiato. Le installazioni di Areva estraggono il plutonio, cioè circa l'1% della materia globale contenuta nel combustibile nucleare esausto.
Tuttavia, la maggior parte di questo plutonio non è utilizzato, pertanto 74 tonnellate di questa materia estremamente pericolosa sono attualmente stoccate a La Hague. Ma non finisce qui: una piccola parte del plutonio ricavato è avviata al sito di Marcoule (Gard), nell'impianto Areva di Melox. In questa fabbrica è mischiato a dell'uranio nuovo naturale impoverito, dando luogo alla miscela nota come MOX.
I problemi presentati dal MOX riguardano, pertanto, in prima istanza, i trasporti di materiale radioattivo verso i centri di stoccaggio e di riprocessamento. Un trasporto estremamente pericoloso e ad alto rischio è proprio quello da La Hague a Marcoule, che si effettua su camion, ciascuno dei quali carica 150 kg di plutonio, equivalenti a 20 bombe del tipo Nagasaki. Ma non si tratta solo di questo.
areva
Le installazioni di Areva estraggono il plutonio, cioè circa l'1% della materia globale contenuta nel combustibile nucleare esausto
I processi di estrazione del plutonio rigettano nell'atmosfera e nel mare una grande mole di rifiuti radioattivi di diverse categorie, e non esistono soluzioni per gestirli a lungo termine. Lo stesso MOX negli anni tende a diventare uno scarto di gran lunga più pericoloso e difficile di tutti gli altri materiali radioattivi classici.
Inoltre gli impianti di La Hague e di Melox non sono sfruttati al massimo del loro potenziale. Concepiti per rispondere ad una forte domanda internazionale, non sono attualmente utilizzati che a circa il 50% della loro capacità. Areva pensa di ridurre drasticamente gli effettivi interessati, come dovrebbe confermare all'inizio di dicembre 2011, durante la pubblicazione del suo piano di ristrutturazione strategica. Gli errori strategici di Arevasfociano oggi in un'impasse per le migliaia di operai impiegati a La Hague ed a Melox. Solo lo sviluppo di una vera filiera di smantellamento e di gestione delle scorie nucleari permetterebbe di assicurare il posto a questi lavoratori del nucleare.
Intanto Greenpeace denuncia che le performance del MOX sono persino meno buone di quelle dei combustibili classici, malgrado la produzione del primo sia ben più costosa di quella dei secondi.

sabato 26 novembre 2011

Aggiornamenti vari



Sembra che non ci sia piu' nulla da fare ma la battaglia è tutt' altro che morta.


Beppe ci fa sapere dal suo blog che la proposta di legge parlamento pulito, la cui richiesta di calendarizzazione è stata bocciata dai capigruppo al senato , è ancora depositata in commissione affari costituzionali. : 


http://www.beppegrillo.it/2011/11/le_elezioni_del_titani/index.html


."La proposta di legge popolare "Parlamento Pulito" giace ancora, dopo più di quattro anni, in Commissione Affari Costituzionali, sarebbe sufficiente applicarla prima delle elezioni per ripulire Camera e Senato. Nessuno ne parla, nessun partito la vuole" 


Uno di noi ha scritto a Malan, per sapere quale fosse lo stato di avanzamento lavori della discussione in corso e dopo un mesetto circa ha risposto che non c' è alcun progresso : 


In parallelo questo quanto deciso nella riunione del 15-15-2011 degli amici di Beppe Grillo Roma : 


http://www.meetup.com/Grilli/messages/boards/thread/17627252#59939902


"io ho riferito sugli ultimi sviluppi europei; si è deciso di fare brainstorming sul forum roma5stelle.org, qui sul meetup e sulla mailing list nazionale per capire quali azioni di pressione e informazione dell'opinione pubblica possiamo mettere in campo; lo staff del blog ci chiede di essere avvisato per coordinare eventuali iniziative congiunte, visto anche uno degli ultimi post di Beppe
federica propone intanto di buttare giù una lettera da mandare ai capogruppo di camera e senato chiedendo un incontro con relativa intervista per prendere una posizione sul tema
abbiamo tutti convenuto che dobbiamo cercare di sfruttare questo ultimo spiraglio di legislatura per cercare di far passare almeno il primo punto della legge parlamento pulito, ovvero quello sull'incandidabilità dei condannati, che è poi lo stesso recepito dalla risoluzione UE".


Sempre alcuni di noi si sono presi la briga di scrivere sulla bacheca facebook di Angela Finocchiaro, capogruppo al senato del PD, la quale alla domanda su come mai avesse bocciato la calendarizzazione della discussione della proposta di legge ci risponde che non hanno bocciato nulla : 


https://www.facebook.com/AnnaFinocchiaro.PaginaUfficiale/posts/10150377348351003

Per un'acqua di tutti

Torna in piazza il Forum dell'acqua. Cinque mesi dopo i referendum, il cui dettato è rimasto lettera morta
La chiamano 'obbedienza civile', in un rovesciamento semantico che porta alla luce tutta la gravità della situazione: oltre cinque mesi dopo la firma dei referendum sull'acqua, nulla - o quasi - è stato fatto per garantire che il bene sia pubblico e per tutti. Per questo, la dis-obbedienza diventa obbedienza civileObbedienza ai cives, a quei 27 milioni di cittadini che il 13 giugno scorso hanno votato 'sì' in plebiscitaria maggioranza. Il 95 percento di loro chiedeva che venissero abrogate le norme sulla "modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica". In vulgo, che i servizi idrici diventassero di nuovo pubblici. Che l'acqua fosse un bene accessibile. E che fosse per tutti. Il secondo quesito del referendum esigeva che i gestori degli acquedotti non potessero ricavare utili da tali servizi, abrogando la legge Ronchi. Perché non è successo nulla? Da oggi scende in piazza in tutte le città d'Italia il Forum per l'acqua, cartello delle organizzazioni a sostegno dell'applicazione del referendum. Paolo Carsetti, referente del comitato 'Acqua bene comune', spiega a PeaceReporter il come e il perché della protesta.
Cosa significa obbedienza civile?
E' un termine provocatorio. Chiediamo, a partire dalla manifestazione nazionale di oggi a Roma, che si obbedisca al mandato dei cittadini espresso il 12 e 13 giugno, perché nessuno, tra governo e istituzioni locali, sta seguendo il dettato referendario. A partire dal Forum per l'acqua, fino a tutti i comitati territoriali che lo compongono, andremo a chiedere ai cittadini di fare un ulteriore sforzo, che significa andare a eliminare dalla tariffa la quota relativa ai profitti. E quindi ricalcolare la tariffa e pagarla in attuazione del secondo quesito referendario (nella tariffa alla voce 'remunerazione del capitale investito, il 7 percento, ma, in bolletta, tra il 10 e il 20 percento, ndr).
Cosa avrebbe dovuto esser fatto?
In particolare, c'è un tentativo di cancellazione del referendum col decreto del 13 agosto, la cosiddetta manovra estiva. All'articolo 4 di questo decreto è stata riproposta la stessa norma abrogata col primo quesito referendario, il decreto Ronchi, e cioé l'obbligo di privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali a partire dal marzo 2012. L'articolo 5 arriva addirittura a dare un premio, un incentivo ai comuni che daranno seguito alle disposizioni di legge, e quindi privatizzeranno. Il governo dice che è escluso per il momento il servizio idrico, ma lo stesso governo dimentica che il decreto Ronchi riguardava tutti i servizi pubblici.
Per quanto riguarda la possibilità dell'ente gestore di 'creare profitto' dal comparto idrico?
Era il secondo quesito, e parlava di eliminare i profitti garantiti ai gestori dalle tariffe, anche qui non si è proceduto all'attuazione. Nessun Ato (ambito territoriale ottimale, i 'consorzi' di gestione delle acque, ndr) ha provveduto a eliminare questa voce dalle tariffe, nonostante la Corte costituzionale, nella sentenza di ammissibilità del quesito sanciva espressamente che la nuova normativa, in caso di abrogazione, sarebbe stata immediatamente applicabile. Questo non è avvenuto se non per l'Ato del bellunese. Da una parte si vuole cancellare l'abrogazione, con il decreto del 13 agosto, rafforzato con la legge di stabilità, dove si arriva addirittura a chiedere il commissariamento degli enti che non daranno seguito alla privatizzazione, e dall'altro c'è il disconoscimento dell'esito referndario.
Cosa vi ha insegnato il referendum?
La campagna referendaria è stato un evento straordinario nella vita democratica del Paese. Sia nella sua organizzazione, circa due milioni di persone si sono attivate per la sua promozione, sia per il risultato: otlre 27 milioni di persone hanno votato. E' un attacco fortissimo alla democrazia, perché la maggioranza assoluta del popolo italiano ha deciso che non si deve privatizzare l'acqua e i servizi pubblici locali. E governo e Parlamento stanno disattendendo questo mandato.
Nessuno ha cominciato a innescare il processo di re-pubblicizzazione degli enti locali che gestiscono l'acqua?
Napoli è il primo comune che dà seguito a quelli che erano i princìpi del referendum. Ovvero rendere pubblico ciò che pubblico dovrebbe essere. Quando si parla di partecipazione dei cittadini, si prevede la partecipazione diretta ad alcuni organi di governance da parte appunto di cittadini, di comitati, di associazioni. E' una partecipazione diretta, e non solo una partecipazione azionaria. Ad oggi, sulla carta ci sono tutte le condizioni perché si avvii ovunque un processo di gestione e partecipazione pubblica del servizio idrico. Quindi, torniamo in piazza a chiedere con forza il rispetto di ciò che è dovuto ai cittadini.
Tutte le iniziative di oggi e dei prossimi giorni sono pubblicate sul sito del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

venerdì 25 novembre 2011

Capannori: da gennaio meno tasse per chi fa la differenziata

raccolta differenziata
La raccolta differenziata che a Capannori sfiora l'82%
Meno rifiuti indifferenziati produci, minore sarà la tassa sui rifiuti. A partire da gennaio del 2012 aCapannori verrà adottata la Tariffa di Igiene Ambientale (Tia) che ha l'obiettivo di incrementare la raccolta differenziata che nel comune toscano sfiora già l'82%.
Grazie a dei microchip nelle speciali buste per la raccolta dei rifiuti indifferenziabili, sarà possibile calcolare il rispettivo risparmio sulla Tariffa di Igiene Ambientale. Le speciali 'buste della spazzatura avranno infatti al loro interno un chip che sarà letto da un apposito strumento in dotazione agli operatori Ascit al momento del ritiro della spazzatura.
I cittadini che esporranno i rifiuti indifferenziati soltanto una volta a settimana e non due come avviene di solito, vedranno applicarsi una riduzione in bolletta: lo sconto verrà calcolato, dopo un periodo prestabilito, a seconda del numero dei ritiri. Il nuovo sistema coinvolgerà inizialmente 8 frazioni della zona sud, cioè 1550 famiglie e 335 utenze non domestiche come bar, negozi e uffici.
Come ha spiegato l’assessore all’ambiente Alessio Ciacci l’inserimento della Tia comporterà risvolti molto positivi sulla diminuzione della quantità dei rifiuti prodotti dai cittadini, oltre a garantire un sistema tariffario più equo, dal momento che ogni famiglia pagherà secondo quanti rifiuti indifferenziati produce.
E così mentre dall'Unione europea arriva un nuovo richiamoall'Italia per l'emergenza rifiuti in Campania, il comune di Capannori conferma il suo posto in prima linea nelle buone pratiche dimostrando che una corretta gestione dei rifiuti è possibile.
Capannori è stato infatti il primo comune italiano ad adottare la strategia Rifiuti Zero elaborata da Paul Connet.
A.P.

Verso Durban: serve un accordo globale sul clima

di Andrea Degl'Innocenti 


Summit Durban
La conferenza di Durban si presenta sotto i peggiori auspici, con le nazioni mondiali a ranghi sciolti. Ma un accordo sul clima è quantomai urgente
Fra pochi giorni inizierà la diciassettesima conferenza internazionale sul clima. Dal 28 novembre al al 9 dicembre, sotto l'egida dell'Onu, i grandi della terra si ritroveranno a Durban, Sud Africa, per discutere dei cambiamenti climatici e cercare di raggiungere un accordo vincolante sulle emissioni serra. Nello specifico, l'obiettivo sarà quello di ridurre a due gradi l'entità del riscaldamento globale, invece dei quattro e più previsti da diversi studi scientifici – ad esempio lo studio “four degrees and beyond” finanziato dal governo britannico – entro la fine del secolo.
Nonostante l'emergenza climatica, il summit non parte sotto i migliori auspici. Le potenze mondiali vi arrivano a ranghi sciolti, con vedute anche molto diverse sul futuro accordo. Pesa, eccome, ilfallimento del vertice di Copenaghen del 2009, che doveva sancire l'intesa definitiva e invece si è concluso nel caos, con un accordo di forma raggiunto sul finire giusto per nascondere la totale assenza di intenti comuni.
Sebbene l'incontro di Cancun dell'anno passato abbia iniziato a riassemblare i cocci, mettendo le basi per futuri accordi, ci sono fin troppi elementi che si oppongono ad un patto definitivo sul clima. Se l'Europa appare ben disposta a fare la sua parte, a patto che anche gli altri paesi facciano la loro, gli Stati Uniti sono di tutt'altro avviso.
L'amministrazione Obama, quella della promessa “green revolution”, ha fatto sapere che gli Usa non intendono ratificare il Protocollo di Kyoto, pietra miliare di ogni accordo sul clima. Il protocollo, sottoscritto ad oggi da 184 nazioni, era stato firmato inizialmente anche da Bill Clinton sul finire del suo mandato, ma il successivo governo Bush si era affrettato ad annullare l'adesione. Le speranza di molti ambientalisti erano riposte in Obama, ma a quanto pare resteranno deluse per l'ennesima volta.
“Questo non dovrebbe costituire un ostacolo al buon svolgimento della Conferenza”, ha dichiarato Todd Stern, inviato speciale Usa sul cambiamento climatico. Ma gli altri paesi non sono d'accordo. A frenare gli Usa sembrano essere le diverse misure previste dal Protocollo per i paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo, con questi ultimi che, non essendo considerati responsabili della drammatica situazione attuale, si devono impegnare in misura decisamente minore a ridurre le proprie emissioni. Questa disparità permetterebbe all'economia cinese di avvantaggiarsi su quella americana, cosa considerata inaccettabile dall'amministrazione Usa.
Si è creata così una situazione di stallo dalla quale è difficile uscire. Nessuno dei paesi più inquinanti - Cina, Usa, Giappone, Russia e India - sembra disposto a fare il primo passo verso un futuro più sostenibile, per paura di perdere posizioni sullo scacchiere internazionale. Solo l'Europa presenta condizioni più concilianti. "L'Ue è pronta da anni a siglare un trattato globale a Durban, ma la realtà è che altre economie, come Usa e Cina, non lo sono” ha sottolineato il commissario Ue per il Clima, Connie Hedegaard.
“Siamo chiari – ha continuato Hedegaard - l'Ue sostiene il protocollo di Kyoto, ma un secondo periodo solo con l'Ue, che rappresenta solo l'11 per cento delle emissioni di CO2 del Pianeta, non è abbastanza per il clima, questo non può costituire un successo a Durban". Già, perché a fronte dell'inquinamento europeo, stimato nell'11 per cento di quello globale, ci sono quello cinese e quello americano, che rappresentano rispettivamente il 18 ed il 24 per cento.
Ma cosa frena i grandi della terra a raggiungere un accordo vincolante sul clima? “Non si rendono conto della gravità della situazione?” viene da chiedersi. Secondo Greenpeace, la responsabilità è da ricercarsi non tanto fra governi e amministrazioni, quanto piuttosto nella rete delle grandi aziende inquinatrici. Il rapporto “Who’s holding us back?”, svela come un manipolo di multinazionali – tra cui Eskom, BASF, ArcelorMittal BHP Billiton, Shell e le industrie Koch -, le associazioni di categoria e le corporazioni di cui fanno parte stiano condizionando pesantemente i governi e i negoziati politici riguardo alle leggi per la protezione del clima.
“Se i Governi vogliono scongiurare le conseguenze irreversibili dei cambiamenti climatici, devono ascoltare i cittadini, prima ancora dei mercati, e agire nell'interesse della collettività”, ha dichiarato Salvatore Barbera, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. “A Durban è giunto il momento di dar voce alla gente, non alle multinazionali dell'inquinamento”.
Gli fa eco Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia, quando sostiene che “Durban deve riportare il mondo alla realtà scientifica del cambiamento climatico e delle sue conseguenze, eliminando anche le scappatoie esistenti. Le soluzioni alla crisi ambientale saranno anche un’importante opportunità per rilanciare l’economia verso un futuro più sostenibile, equo e sicuro”.
Il Wwf prova anche a proporre una scaletta alle potenze mondiali sui possibili risultati di Durban: un accordo vincolante per un secondo periodo di impegni nel quadro del Protocollo di Kyoto nella maggior parte dei Paesi industrializzati possibile, che preveda il picco delle emissioni nel 2015 ed una riduzione dell'80 per cento entro il 2050.
Anche Legambiente dà il suo contributo in vista del summit di Durban, con uno studio realizzato assieme ad AzzeroCO2 e Istituto di ricerche Ambiente Italia. Lo studio si incentra più sul nostro paese, facendo emergere il quadro di “un’Italia a metà del guado nelle politiche di efficienza energetica, con piani poco ambiziosi e misure spesso generiche, ma anche segnali estremamente positivi che giungono dagli interventi realizzati in questi anni e, soprattutto, da una potenzialità rilevantissima di risparmi in tutti i settori industriali”.
Insomma, il quadro complessivo delle nazioni che si apprestano a partecipare al summit non sembra dei più confortanti. Ma il tempo stringe ed un accordo globale è quanto mai urgente. Proprio ieri la World meteorogiical organization ci ricordava che le concentrazioni di gas serra in atmosfera hanno praticamente raggiunto il punto di non ritorno.

Banca Etica aderisce al BTP-day

Banca Etica aderisce al BTP Day lanciato da ABI – Associazione Bancaria Italiana. La finanza etica esorta chi ne ha la possibilità ad acquistare i titoli del debito italiano ponendo come condizione iniziative per uno sviluppo sostenibile.

di Banca Popolare Etica


borsa
Banca Etica aderisce al BTP Daylanciato da ABI – Associazione Bancaria Italiana
Banca Etica aderisce al BTP Day lanciato da ABI – Associazione Bancaria Italiana. Il primo istituto di finanza etica in Italia, i cui finanziamenti sono tutti orientati a sostenere l'economia civile e sostenibile, rinuncerà alle consuete commissioni sull'acquisto di titoli di Stato italiani nelle giornate del 28 novembre per l'acquisto di titoli italiani sul mercato secondario e del 12 dicembre per i Bot a un anno che saranno messi all'asta dal Tesoro.
“Vediamo in queste iniziative quei caratteri di impegno e diresponsabilità che da sempre caratterizzano il movimento che chiede una finanza eticamente orientata - dice Ugo Biggeri, Presidente di Banca Etica - in questo momento di oggettiva difficoltà per lo Stato Italiano tutti dobbiamo attivarci e dare un contributo. Non è nello stile dei movimenti che sostengono Banca Etica tifare per il 'tanto peggio, tanto meglio'.
Il fallimento di buona parte di una nazione sarebbe l'ennesimo duro colpo soprattutto per la parte più fragile dei nostri concittadini, giovani, famiglie, precari, diversamente abili, che già stanno pagando un prezzo altissimo per la crisi attualmente in corso. Crediamo inoltre che i cittadini responsabili che sceglieranno di sostenere il proprio paese con un investimento in titoli di Stato Italiani, abbiano il diritto, al pari delle Istituzioni Internazionali, Fondo Monetario Internazionale o Banca Centrale Europea, di esercitare il ruolo di 'creditori' e di porre quelle condizioni che riteniamo fondamentali per superare l'attuale crisi e virare con decisione verso un modello di sviluppo equo e sostenibile”.
Le fortissime tensioni sul differenziale tra titoli di Stato Italiani e tedeschi indicano che i mercati finanziari stanno scommettendo ingenti risorse sul default del paese, sono necessarie misure straordinarie e chi ha di più deve contribuire a 'mettere in sicurezza' il debito pubblico italiano.
“C’è bisogno di sottrarre il debito pubblico dei paesi UE dall'isteria dei mercati finanziari di questi tempi e rifinanziarlo a tassi ragionevoli - è la strada indicata da Leonardo Becchetti, economista e Presidente del Comitato Etico di Banca Etica -. È un compito che dovrebbe svolgere in primo luogo la Banca Centrale Europea agendo da prestatrice di ultima istanza ma in sua assenza i cittadini italiani possono svolgere un ruolo di supplenza. Una quota elevata di debito pubblico nelle mani degli investitori internazionali è in questo momento un fattore di forte instabilità. Un'iniziativa del genere può contribuire a bloccare il meccanismo della speculazione che si autoavvera e sospendere i meccanismi di mercato nell'attesa che la bufera si calmi”.

giovedì 24 novembre 2011

Movimento 5 Stelle: Incontro con Paolo Putti candidato sindaco di Genova

Se il fango lo tiri male poi ti ritorna in faccia

Triste episodio nella stampa locale riminese. Fare i conti in tasca ai consiglieri e ai politici piace molto anche a noi (ed è sacrosanta trasparenza), ma lo "scoop" non va cercato a tutti i costi. Infatti, si rischia di fare la figura dei fessi disinformati. Pare proprio che sia successo a molte testate romagnole... Leggete per credere. Sotto, la perfetta risposta del Consigliere comunale di Rimini, Luigi Camporesi, che si contraddistingue per stile e ironia. Siamo certi che calerà un velo tombale sulla questione, ora che ha dimostrato la sua perfetta trasparenza.
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In merito ai commenti apparsi sugli organi di stampa locale oggi 23/11/2001, circa le dichiarazioni sulla situazione parimoniale e
reddituale dei pubblici amministratori, mi preme sottolineare alcuni punti.
Il mio curriculum e la mia autobiografia sono pubblicati su Internet da mesi, con informazioni molto più dettagliate di quelle
apparse quest'oggi. Invito quindi tutti i cittadini interessati a visionarle.
Ringrazio in particolare il Resto del Carlino ed il Corriere di Rimini per gli articoli, che hanno dato spazio a notizie già pubbliche
ma magari accessibili solo agli internauti, notizie peraltro pubblicate prima della mia candidatura a Sindaco di Rimini.
La mia autobiografia ed il mio curriculum sono visionabili senza filtri sul sito www.rimini5stelle.it
In particolare il curriculum è alla pagina http://www.rimini5stelle.it/wp-content/uploads/2011/04/luigi_camporesi_curriculum.pdf
mentre l'autobiografia alla pagina http://www.rimini5stelle.it/wp-content/uploads/2011/04/luigi_camporesi_biografia.pdf
Invito tutti i cittadini che desiderino avere informazioni sulla mia persona a leggerli. Nel caso invece desiderino contattarmi,
possono farlo scrivendo al mio indirizzo e-mail luigicamporesi@gmail.com oppure telefonarmi al numero +393391771461.
Infine, come suggerito da uno dei nostri attivisti più spiritosi, vorrei fare notare che:
1) Qualsiasi commercialista nei casi come quello del sottoscritto, consiglierebbe la suddivisione dei redditi fra i due coniugi per
rientrare nelle categorie sociali protette, mentre mia moglie ed io abbiamo preferito fornire più base imponibile tassabile.
2) La Ducati Monster Dark anno 2000 giace inutilizzata da anni in un box, ed è in vendita.
Per i contatti vedere il numero sopra, pregasi astenersi perditempo.
3) Il mio curriculum è a disposizione non solo dei curiosi, ma anche per chi avesse posizioni libere da ricoprire per le quali
siano richieste le competenze maturate nella mia carriera professionale.
A disposizione,
Luigi Camporesi,
Consigliere Comunale
MoVimento5Stelle Rimini

lunedì 21 novembre 2011

Il senso della vita - Moni Ovadia

Sequestro area Testa di Cane dell’Avv. Manlio Cerroni



Per farsi un’idea: “madame educazione Polverini” rispondeva così sull’area di Monti dell’Ortaccio. Giusto per capire con chi abbiamo a che fare.
_(Fonte articolo, clicca qui). L’invaso gigantesco di quella discarica in costruzione accanto a quella di Malagrotta (lo scavo ha un’estensione di circa 3 ettari) sarebbe del tutto abusivo. Per questo nella mattinata di lunedì 21 i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma hanno apposto i sigilli di sequestro all’impianto (in località Testa di Cane, lungo la via di Ponte Galeria) su richiesta del pm della procura di Roma Roberto Cucchiari. C’è anche un avviso di garanzia per violazione delle norme edilizie e ambientali. E’ a carico di Maurizio Rando, amministratore delegato della E.Giovi, la società che amministra Malagrotta. Gli investigatori diretti da Pietro Rajola Pescarini hanno scoperto due enormi vasche che potevano raccogliere un milione di metri cubi di rifiuti, pari ad una raccolta di 4 anni a Roma. La discarica abusiva sarebbe stata costruita in vista della chiusura di quella di Malagrotta. Secondo gli accertamenti condotti sinora non ci sarebbero autorizzazioni e lo scavo dell’invaso avrebbe anche messo in pericolo la stabilità del vicino «ottavo colle».
_(Fonte articolo, clicca qui). Contestata la realizzazione di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. La discarica di Testa di Cane, nei pressi di Malagrotta, e’ stata sequestrata dai carabinieri del Noe su disposizione della Procura di Roma. Nell’inchiesta e’ indagato Francesco Rando, responsabile della societa’ ‘E.Giovi’, che gestisce la discarica di Malagrotta. Il Procuratore aggiunto Roberto Cucchiari contesta la realizzazione nel sito della discarica di opere senza la prescritta autorizzazione. A dare origine alle indagini la denuncia del comitato dei cittadini di Malagrotta. Rando e’ gia’ sotto processo davanti al giudice monocratico per avere smaltito rifiuti pericolosi senza autorizzazione sia nella discarica di Malagrotta che in quella di Colleferro.

domenica 20 novembre 2011

Ma che pianeta mi hai fatto?

Ma che pianeta mi hai fatto? Petrolio e carbone sono proibiti. Nei centri urbani non possono più circolare auto private. L'emissione di Co2 è punita con l'assistenza gratuita agli anziani. I tabaccai sono scomparsi, non fuma più nessuno. Non si trovano neppure le macchinette mangiasoldi nei bar. La più grande impresa del Paese produce biciclette. La plastica appartiene al passato, chi la usa di nascosto è denunciato all'Autorità per il Bene Comune e condannato ai lavori socialmente utili. Le spiagge sono pubbliche, come i musei e i luoghi d'arte. I cacciatori fanno solo safari fotografici e ripongono nei nidi i piccoli caduti al suolo. Chi è sorpreso con un'arma è lasciato libero nei boschi e cacciato da personale specializzato con pallettoni a sale per un massimo di due ore. L'accesso allabanda ultra larga è un diritto civile e il telelavoro è diffuso ovunque. I medici e gli avvocati sono categorie protette, come i panda. Le malattie ambientali sono infatti diminuite e il numero degli avvocati è stato ridotto per legge a un decimo, come altrove nel mondo, e la macchina della Giustizia ha ripreso finalmente a funzionare. L'INPS ha chiuso dopo una rivolta popolare che ha ridotto in macerie la sua sede e ora ognuno versa i contributi su un fondo privato. Gli ipermercati sono stati rasi al suolo per decreto. I beni alimentari prodotti e consumati a chilometro zero sono defiscalizzati. Le imprese di costruzioni sono state riconvertite a imprese di decostruzione. Distruggono edifici e infrastrutture inutili o che danneggiano l'ambiente. La decostruzione è diventata in breve la seconda azienda del Paese dopo le biciclette e esporta il suo "know how" in tutto il mondo e in particolare in Cina. Nei fiumi si fa il bagno la domenica da quando è stata introdotta la rieducazione forzata per inquinamento ambientale da scontarsi con la raccolta differenziata a vita. Non si possono possedere beni mobili e immobili superiori ai cinque milioni di euro, anche se molti vorrebbero abbassare la soglia. Ogni euro guadagnato in più va a favore della collettività. Chi si sottrae è rieducato alla comprensione della vita in appositi centri yoga. La parola leader è diventata un insulto. Ognuno è responsabile di sé stesso e verso la società. Le decisioni pubbliche sono prese tutte a maggioranza, sia a livello locale che nazionale. I produttori di armi e di imballaggi hanno chiuso i battenti. La Borsa, dopo il quasi azzeramento dei titoli, è stata chiusa per sempre e sostituita da un parco a tema sull'esplorazione dell'Universo. Anche i produttori di cartelle per bambini, sostituite da e-book, sono falliti e i giornali si possono sfogliare nei musei tra lo stegosauro e l'archaeopteryx. In Val di Susa si fanno solo picnic. Gli inceneritori, spenti da tempo, sono diventati attrazioni per il free climbing e la Salerno Reggio Calabria è finalmente finita e percorsa solo da auto elettriche. (fine della prima puntata)

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Ma che pianeta mi hai fatto? La società costruita sul debito è scomparsa. La produzione di beni dannosi per l'ambiente è illegale. Ogni Paese ha l'obiettivo di diventare ecosostenibile, di vivere delle risorse create sul territorio. I profitti delle aziende sono destinati a finalità sociali. Il concetto di energia etica è insegnato nelle scuole elementari. La produzione di armi belliche è un delitto contro l'umanità. La politica è interdetta a chi ha compiuto 65 anni, alcuni vorrebbero abbassare l'età. Il ministero della Difesa è diventato una Onlus e le missioni di pace sono reali. Il reddito di cittadinanza consente a chiunque di vivere in attesa di trovare un lavoro. Non esistono più appartamenti sfitti. Lo Stato paga o integra l'affitto per le famiglie che non possono permetterselo. In nessuna località è possibile costruire nuove case se esistono case vuote o da ristrutturare. La speculazione sugli immobili è proibita. I mendicanti nelle città sono assistiti da dipendenti comunali e avviati a lavori socialmente utili. Nessuno è lasciato solo. Lo spettacolo di bambini che chiedevano la carità ai semafori o di mutilati seduti sul marciapiede è considerato una barbarie del passato. Ogni cittadino dedica una quota del suo tempo a servizi per la collettività. A Milano sono stati riaperti i Navigli e si può arrivare in barca a Venezia partendo dal Duomo. La corruzione è punita con l'isolamento sociale. Nessuno vuole più avere a che fare con un corrotto. Molti criminali, presi dalla disperazione, emigrano per sempre. Ogni cinque anni si vota on line per una Nuova Costituzione e si rinnova il patto sociale del Paese. Le autostrade sono gratuite, in quanto già pagate da generazioni di italiani, e Benetton è stato consegnato ai Mapuche. Ogni famiglia è messa in condizioni di produrre energia e di distribuirla in rete. L'Enel è stata riconvertita in una multinazionale dell'apicoltura. Gli spacciatori di OGM sono perseguiti in tutto il pianeta come un tempo gli spacciatori di droghe pesanti. La cannabis è depenalizzata. Fini e Giovanardi sono condannati a uno spinello settimanale in diretta streaming. Da allora sono molto migliorati. I reati sono crollati e i pochi poliziotti devono esibire la carta di identità ai cittadini. La parola "mercato" si usa solo per il mercato rionale e la parola "Stato" è diventata una nobile espressione. (fine della seconda puntata)

venerdì 18 novembre 2011

Agata Christie e i dieci piccoli Stati

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L'Italia ha un debito pubblico insostenibile perché per quasi la metà è posseduto da banche e Stati stranieri. Il Giappone con un rapporto debito/Pil superiore al 200% non fallisce perché i suoi titoli sono stati acquistati in assoluta prevalenza dal mercato domestico. Ci tengono per le palle e hanno nominato un commissario liquidatore. Non vogliono perdere i loro investimenti, in particolare le banche francesi. Se in questi anni avessimo seguito la politica della prudenza, invece di vendere a piene mani i nostri titoli pubblici per Grandi Opere improbabili, Enormi Sprechi, Finanza Elettorale e Infrastrutture Inutili, oggi saremmo liberi di decidere il nostro destino. Non è così. Ci ripetono che non ci sono alternative per evitare che in realtà ci possano essere. I partiti sono dei cadaveri. Potrebbero licenziare tutti i parlamentari, nessuno se ne accorgerebbe. A cosa servono? A sproloquiare dai banchi a nostre spese, mentre le decisioni sono prese dalla Bce e dalla Merkel?
Questo blog, ignorato e spesso deriso, ha annunciato per anni, mentre infuriava il bunga bunga sui media, il disastro finanziario e politico che ci aspettava. La democrazia è ormai un parola vuota, sostituita dall'eurocrazia. La velocità delle decisioni avvenute sopra la testa del Paese ha però in sé qualcosa di strano, di innaturale. Sa di commedia, di teatro dell'Arte. Un senatore a vita in poche ore e un governo di non eletti in una settimana. Il popolo italiano trattato come un servo sciocco. Perché è avvenuto ora? Perché questa fretta? La crescita del nostro Pil, anche se ridicola, è stata superiore nel 2011 alla maggior parte delle nazioni UE, le esportazioni sono cresciute del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il deficit di bilancio è sceso dal 5,5% al 4%. Siamo scivolati sullo spread, ma chi ha fatto salire lo spread in modo vertiginoso in pochi giorni? E per quali scopi?


Intervento di Nigel Farage, presidente del gruppo Europa della LIbertà e della Democrazia al Parlamento Europeo


"Eccoci qua, sull'orlo di un disastro finanziario e sociale e abbiamo oggi nella stanza le quattro persone che sarebbero dovuti essere responsabili. Abbiamo ascoltato i discorsi più ottusi e tecnocratici che abbia mai sentito. Siete tutti a negare! Secondo qualsiasi misuratore oggettivo, l'Euro è un fallimento. E chi è il responsabile? Chi è in carica di voi? La risposta è ovviamente: "Nessuno di voi, perché nessuno di voi è stato eletto. Nessuno di voi ha una legittimazione democratica per il ruolo che ricoprite in questa crisi." E in questo vuoto, seppur controvoglia, è entrata in scena Agela Merkel e viviamo ora in un'Europa dominata dalla Germania. Un'eventualità che il progetto europeo intendeva escludere. Una situazione per prevenire la quale chi ci ha preceduto ha pagato un caro prezzo in sangue. Io non voglio vivere in un un'Europa dominata dalla Germania e non lo vogliono i cittadini europei. Ma voi avete avuto un ruolo in tutto ciò. Perché quando il primo ministro Papandreou si è alzato e ha usato il termine "referendum" lei, signor Rehn lo ha descritto come una "violazione della fiducia", e i suoi amici qui si sono radunati come un branco di iene attorno a Papandreou, lo hanno fatto rimuovere e rimpiazzare con un governo-marionetta. Che spettacolo Assolutamente disgustoso è stato. E non soddisfatti, avete deciso che Berlusconi doveva andarsene. Così è stato rimosso e rimpiazzato da Monti, un ex commissario europeo, un architetto del disastro dell'Euro, un uomo che non era nemmeno membro del Parlamento.
Sta diventando come un romanzo di Agatha Christie, dove stiamo cercando di capire chi è il prossimo che sarà fatto cadere. La differenza è che noi sappiamo chi sono i cattivi. Voi tutti dovreste essere ritenuti responsabili di ciò che avete fatto. Dovreste essere tutti licenziati. E devo dire, signor Van Rompuy, 18 mesi fa quando ci siamo incontrati per la prima volta, mi ero sbagliato sul suo conto. La definii un "assassino silenzioso delle democrazie degli stati nazionali". Ora non più, lei è piuttosto chiassoso nel suo operare, non crede? Lei, un uomo non eletto, è andato in Italia e ha detto: "Questo non è il tempo per le elezioni, ma è il tempo delle azioni". Per Dio, chi le dà il diritto di dire queste cose al popolo italiano?"