martedì 11 ottobre 2011

Solidarietà a Vincenzo


SOTTO ACCUSA PER UNO STATUS SU FACEBOOK?

Vincenzo Lo Zito potrebbe essere condannato per vilipendio per aver criticato Berlusconi sulla sua bacheca

Attenzione a Facebook. Le opinioni espresse in bacheca potrebbero costare caro, specie in un periodo dove la priorità sembra essere la messa in silenzio di tutto ciò che dissente dal verbo berlusconiano. Un maresciallo della Croce Rossa, Vincenzo Lo Zito, è indagato per vilipendio a causa delle sue espressioni, spesso colorite, contro l’attuale presidente del consiglio.

BAVAGLINO A FACEBOOK ? – Un pezzo di Claudia Fusani, giornalista de L’Unità di Claudio Sardo, informa cosa potrebbe succedere a chi è troppo loquace sul social network.

Con il bavaglio alla stampa c’è il rischio che arrivi anche il bavaglino a Facebook e alle sue bacheche. E decisivo, ancora una volta, sarà il voto della Giunta delle Autorizzazioni della Camera, investita del caso a norma di legge. La coincidenza di tempi tra il voto in aula sulle intercettazioni (giovedì prossimo) e il dibattito in Giunta sul “caso Lo Zito” è solo casuale ma sicuramente suggestivo circa questi nostri tempi. Il maresciallo della Croce Rossa Vincenzo Lo Zito, idolo della rete per la sua azione moralizzatrice all’ interno della prestigiosa associazione e “tutelato” dal Partito dei militari di cui è segretario il radicale Maurizio Turco, è indagato a Roma per vilipendio alle istituzioni della Repubblica. Il sostituto procuratore Francesco Minisci lo ha iscritto al registro il 7 luglio scorso e il 21 ha trasmesso il fascicolo alla Giunta della Camera per chiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti del cittadino Lo Zito. Di verificare cioè se esistono o meno i presupposti per continuare ad indagare sul maresciallo e su quello che scrive sul suo blog. La richiesta, che vale per tutti i citadini indagati per vilipendio, è un filtro in più, per tutti i cittadini, a tutela e garanzia, in questo caso, anche della libertà di opinione e di espressione. Nell’atto inviato alla Giunta, il pm Minisci elenca gli indizi dell’ eventuale reato. “Lo Zito Vincenzo, mediante un proprio blog su internet e diversi interventi sul social network Facebook, pubblicamente vilipendeva la Repubblica, il Parlamento, l Governo e i suoi membri”.

LA CRITICA E’ VILIPENDIO? – Come ricorda Claudia Fusani nel pezzo dell’Unità, le opinioni espresse dal maresciallo Lo Zito sono sicuramente forti, però rimangono critiche, e certo pare difficile configurare un reato di vilipendio. Specie da parte di una maggioranza dove i simboli della Patria, Costituzione e Tricolore, sono stati oggetto di sberleffo quantomeno pesante, fino ad arrivare ai paragoni con la carta igienica con i quali i leghisti ci deliziavano qualche tempo orsono.

Segue un lungo elenco di slogan e pensieri del maresciallo Lo Zito. Del tipo: «Il ministro La Russa cimanda a scopare per strada a Napoli » riferito a quando i militari furono impiegati per l’emergenza rifiuti a Napoli; «il caro Silvionon poteva scegliere conduzione migliore al Pdl, baciamo le mani Angelino » riferito a quando l’ex ministro della Giustizia è diventato segretario politico del Pdl. E ancora, in prossimità dell’approvazione alla Cameradel processo breve, ennesima egge ad personam ma anche tagliola per migliaia di processi e casi di clamorosa ingiustizia: «Oggi il verme di Arcore, noto anche c… f…..(epiteto trattoda intercettazioni del caso Ruby, ndr) otterrà dalla sua maggioranza di nominati e comprati, mignotte comprese, l’immunità perpetua da ogni processo; nulla importa a questi banditi che decine di migliaia di vittime non avranno più la speranza di ottenere giustizia». Lo Zito ha esternato anche quando il governo ha approvato il nucleare: «E’ arrivato il nucleare in Italia, Berlusconi apri la bocca, inspira bene e cerca di scoreggiare in Parlamento». Infine, a proposito di intercettazioni tra il premier e le fanciulle di Arcore: «A bugiardo cazzarone, avevi detto di non usare più il telefonino. Chi è la mignotta di turno». Indubbiamente i pensieri on line del maresciallo non brillano per raffinatezza. Come del resto non brillano certe barzellette o esternazioni del premier. Però esprimono un punto di vista in merito a fatti di grande attualità e che fanno molto discutere. La Giunta della Camera ha preso tempo e ha chiesto nuovi atti, specie quelli circa la causa per calunnia (archiviata) nata dalla denuncia di Lo Zito nei confronti di Maria Teresa Letta, sorella del sottosegretario e presidente del Comitato Cri Abruzzo, per illeciti nella gestione dei fondi della Croce Rossa. Perplessa Donatella Ferranti (Pd): «L’accusa di vilipendio è molto grave. Colpisce però che una norma nata a tutela dei cittadini rischi di diventare strumento per limitare la libertà di opinione». Sono rari i precedenti nella storia della Giunta. E’ la prima volta che nel mirino finisce la bacheca di Facebook.

In mezzo alla crisi economica più grave degli ultimi 70 anni, la priorità del governo è mettere a tacere le opinioni dissenzienti, rincorrendo i cittadini perfino su Facebook. Strano che gli operatori finanziari ci ritengano poco credibili.