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lunedì 17 ottobre 2011

Il caso di Vincenzo Lo Zito, il maresciallo scomodo della Croce Rossa Italiana


Qualche giorno fa ci siamo occupati di dare una notizia che, forse, rappresenta l’esempio di ciò che accadrà nel prossimo futuro se la Legge Bavaglio verrà approvata.
Il Maresciallo della Croce Rossa Vincenzo Lo Zito è stato iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di vilipendio a danno della Repubblica, il Parlamento, il Governo e i suoi membri.
Ma quali sono le motivazioni che hanno portato il sostituto procuratore Francesco Minisci ad iscrivere Lo Zito sul registro degli indagati?
Incriminate sono le frasi che il maresciallo ha pubblicato sul suo blog e sul social network Facebook rivolte al Capo del Governo e ai suoi “adepti”.
Questi slogan, che a quanto sembra, Vincenzo Lo Zito abbia solo copiato da vari siti e blog del web e riportati sulla sua bacheca del social network, sono stati, a quanto pare, di gran lunga più offensivi di tutti quelli che quotidianamente Il Governo e i suoi membri ricevono dai comuni cittadini attraverso la rete.
Il pm Minisci, quindi, ha chiesto l’autorizzazione alla Camera per agire nei confronti di questo dipendente della Croce Rossa. La questione, però, non è stata ancora discussa dalla Camera, visto che in questi giorni  il Governo rischiava di cadere e aveva altre cose più urgenti da risolvere.
Quello che noi, però, non riusciamo a comprendere è come mai proprio quest’uomo venga preso di mira come offensore ufficiale di Silvio Berlusconi. Cosa avrà detto mai di così tanto tremendo rispetto a tanti italiani e allo stesso Beppe Grillo che non ha mai nascosto la sua disapprovazione verso il Governo attuale?
Per capire da dove potrebbe nascere questo accanimento nei confronti di Lo Zito abbiamo cercato di contattarlo, ma invano. Il militare abruzzese, infatti, non rilascia più dichiarazioni di alcun tipo, visto che deve attenersi ad un codice etico che la Croce Rossa impone ai suoi dipendenti:  Codice Etico con Ordinanza  .
Siamo riusciti, però, a contattare una persona molto vicina al maresciallo, che ha voluto però mantenere l’anonimato.
“Il codice etico della Croce Rossa, -ci racconta Giuseppe (nome di fantasia)- è stato istituito a seguito di alcune denunce che Lo Zito ha fatto nei confronti della Presidente della Croce Rossa italiana –sezione Abruzzo, Maria Teresa Letta, sorella del giornalista e politico del PDL Gianni. Questo codice impone una sorta di silenzio interno. Chi scopre un illecito della Croce Rossa deve parlarne con la persona interessata prima di denunciare. Questo è quello che, però, nel passato Vincenzo Lo Zito non ha fatto. Negli anni scorsi, infatti, il maresciallo aveva scoperto degli illeciti all’interno dell’ente provenienti dalla mano del Presidente Letta, che faceva e disfaceva a suo piacimento nell’ambito delle entrate ed uscite economiche. Dopo varie denunce di Lo Zito, finalmente nel 2008 la sede della Croce Rossa Italiana abruzzese viene visitata per un’ispezione da un gruppo di revisori dei conti. Quest’ispezione, però, ad un certo punto si interrompe in quanto i revisori sono andati a pranzo. Ad aspettarli per andare a mangiare in quella situazione c’era la Letta. Dopo questo pranzo in compagnia dell’indagata l’ispezione non viene ripresa. Da quel giorno nessuno è mai più venuto ad indagare sugli illeciti in questione. Vincenzo Lo Zito, vista la situazione, -continua Giuseppe- denuncia la cosa, però per questo viene querelato e processato, ma per fortuna ne esce illeso perché il fatto non sussiste. Il giorno della sentenza il giudice ha trasmesso i documenti per aprire un’inchiesta nei confronti di Maria Teresa Letta, viste le dichiarazioni di Lo Zito. A seguito di ciò, la Croce Rossa dell’Abruzzo è stata commissariata, quindi il Presidente Letta decade e viene proclamato un commissario. Volete sapere chi è? Maria Teresa Letta. Si verifica, quindi, una apparente situazione di cambiamento che però lascia le cose per come sono. Dal 2008 il maresciallo non lavora e dal 2010 non percepisce neppure lo stipendio. Perché vi chiederete. Dopo queste denunce Lo Zito viene trasferito dalla sua sede Abruzzese ad Assisi, ma nel frattempo il maresciallo si ammala gravemente e non può riprendere il suo lavoro. Dopo un anno dall’inizio della malattia viene convocato per l’idoneità a riprendere il lavoro. Lo Zito viene dichiarato idoneo al lavoro ma viste le condizioni deve prestare servizio nella zona di residenza, visto che non può fare viaggi lunghi per raggiungere le sedi lontane. Nonostante ciò al maresciallo intimano di andare ugualmente ad Assisi senza dargli mai un’altra destinazione. Per questo lo accusano di diserzione pluriaggravata, per non essersi mai presentato sul posto di lavoro, anche se poi viene assolto. Quando il maresciallo ha ripreso servizio ad Assisi e gli hanno ridato lo stipendio si verifica un altro inconveniente. Lo Zito deve ridare 23.000 euro alla Croce Rossa Italiana che gli ha fornito nel passato lo stipendio indebitamente. Dopo poco tempo la sua patologia si aggrava  e gli viene tolto nuovamente lo stipendio, e viene anche sospeso dal servizio a tempo indeterminato. In seguito Lo Zito è stato accusato nuovamente ed ha subito altri procedimenti disciplinari ed è stato sempre assolto. Secondo voi –ribadisce Giuseppe-, un militare incaricato  come funzionario amministrativo non doveva denunciare un illecito? Ancora oggi Vincenzo subisce violenze attraverso minacce di morte telefoniche da parte di ignoti. Questa è la storia del mio caro amico Vincenzo che a tutt’oggi subisce quest’altra batosta di accusa di vilipendio. Quest’uomo oltre che psicologicamente a terra lo è anche economicamente visti i costi di tutti i processi e vista l’eliminazione del suo stipendio. L’altro giorno ho saputo che ha paura di lasciare ai suoi figli soltanto debiti. Si tratta di un uomo “crocifisso” per aver fatto il suo dovere. Spero proprio che giustizia sia fatta.”
Noi ringraziamo il signor Giuseppe che ha voluto raccontarci la vicenda di Lo Zito, che servirà a far riflettere gli italiani, speriamo.
Giusy Chiello
Redattore Capo