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Debito pubblico italiano

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lunedì 24 ottobre 2011

Ecco perchè siamo nelle “mani” della Francia e della Germania.

Voglio iniziare e condividere questa riflessione, con tutti voi, con le dichiarazioni del portavoce del governo tedesco Seibert. “Francia e Germania considerano l’Italia un paese economicamente molto forte, un importante membro Ue e uno dei nostri partner più stretti”.
Per la Germania e la Francia l’Italia è “un paese dalle prestazioni economiche molto alte che ha, tuttavia, un alto debito”.
Bene.
O forse male, malissimo.
Con chi abbiamo questo debito?
E’ una domanda che mi pongo da qualche tempo.
Tutti che parlano di debito pubblico, di crisi reale e finanziaria, ma pochi, pochissimi, che cercano di scoprire le carte.
Con chi siamo indebitati?
Io non sono economista.
Ma internet è una grande risorsa.
Andiamo per ordine, in tal disordine sistemico.
Nel sito della Banca d’Italia si legge, in uno scritto del 2008, che  la ricostruzione del debito pubblico italiano comincia dal 1861 (Toniolo, 1988) quando dopo l’unificazione del Paese venne istituito il Gran libro del debito pubblico dove vennero fatte confluire le passività degli Stati che avevano formato lo Stato unitario. Sono evidenziabili quattro fasi di accumulo del debito. La prima caratterizza tutta la seconda parte del diciannovesimo secolo, con un massimo assoluto nella seconda metà degli anni novanta; la seconda e la terza (i cui massimi sono raggiunti nel 1920 e nel 1943) sono connesse con le due guerre mondiali. Il 10 luglio 1861 fu promulgato il provvedimento che istituiva il Gran Libro del debito pubblico del Regno d’Italia, mentre l’unificazione dei debiti degli Stati preunitari fu stabilita con la legge del 4 agosto 1861 (De’ Gennaro, 1934.
Curiosità vuole che vado a vedere la costituzione societaria della Banca d’Italia.
Partecipante Quote Voti
Intesa Sanpaolo S.p.A. 30,3% 50
UniCredito Italiano S.p.A. 22,1% 50
Assicurazioni Generali S.p.A. 6,3% 42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 6,2% 41
INPS 5,0% 34
Banca Carige S.p.A. 4,0% 27
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 2,8% 21
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 2,5% 19
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 2,1% 16
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 2,0% 16
Quindi, si dovrebbe parlare di Banca d’Italia privata.
Perchè private sono le quote di partecipazione. Salvo quelle dell’ Inail ed Inps, ma che hanno quote minoritarie, quasi simboliche, rispetto a quelle del sistema del capitale privato.
E la cosa tragica è che la Banca d’Italia, tra le sue funzioni, esercita l’attività di vigilanza sulle banche, sugli intermediari finanziari di cui agli articoli 106 (“elenco generale”) e 107 (“elenco speciale”) del Testo Unico Bancario (d.lgs. n. 385/1993), sugli IMEL (Istituti di Moneta Elettronica) e, d’intesa con la CONSOB, sugli intermediari non bancari (SIM, SICAV e SGR), emanando regolamenti, impartendo istruzioni e assumendo provvedimenti nei confronti degli intermediari finanziari.
Qualsiasi persona si domanderà ma come farà a controllare in modo oggettivo il sistema di quelle banche che hanno quote di partecipazione proprio in Banca d’Italia?
La risposta è ovvia…
Quindi, tra i maggiori azionisti emergono Unicredit ed Intesa Sanpaolo
Tra i maggiori  Maggiori azionisti di UniCredit emerge che:
Titolari di quote di possesso superiori al 2%

NOMINATIVO AZIONISTA Azioni Ordinarie % di possesso( 1 )
1. Mediobanca S.p.A.( 2 ) 1.011.293.781 5,247%
2. Aabar Luxembourg S.A.R.L. 962.000.000 4,991%
3. Gruppo Central Bank of Libya 961.421.874 4,988%
4. Fondazione Cassa di Risparmio Verona, Vicenza, Belluno e Ancona 811.550.000 4,211%
5. BlackRock Inc. 775.638.495 4,024%
6. Fondazione Cassa di Risparmio di Torino 639.734.920 3,319%
7. Carimonte Holding S.p.A. 557.706.383 2,894%
8. Libyan Investment Authority 500.000.000 2,594%
9. Gruppo Allianz 393.847.333 2,043%
(1) Sul capitale ordinario
(2) di cui con vincolo di usufrutto a favore UniCredit S.p.A.: 967.564.061 azioni ordinarie; 5,020% di possesso.
  Mediobanca  a sua volta ha tra i maggiori azionisti:










































Gruppo Unicredito 75.274.186 8,74
Gruppo Bolloré 48.115.373 5,59
Gruppo Groupama 42.430.160 4,93
Gruppo Premafin 33.019.886 3,83
Gruppo Mediolanum 30.178.110 3,50
Fondazione Ca.Ris.Bo 22.015.648 2,56
Fondaz. Cariverona 27.004.604 3,14
Gruppo Italmobiliare 22.568.992 2,62
Gruppo Benetton 18.625.029  2,16
Gruppo Fininvest 17.713.785 2,06
Gruppo BlackRock 17.496.960 2,03
 Mentre l’azionariato di Banca Intesa Sanpaolo è così strutturato:


Azionista Azioni ordinarie % di possesso
Compagnia di San Paolo 1.506.372.075 9,718%
Fondazione Cariplo 767.029.267 4,948%
Fondazione C.R. Padova e Rovigo 750.092.011 4,839%
Crédit Agricole S.A. (1) 592.000.000 3,819%
Assicurazioni Generali S.p.A. 590.924.220 3,812%
Ente C.R. Firenze 514.655.221 3,320%
BlackRock Inc. (2) 376.688.882 2,430%
Fondazione C.R. in Bologna 313.656.442 2,023%
Come certamente avrete notato, esistono dei gruppi societari che controllano quote consistenti azionarie nelle banche appena citate che a loro volta controllano le principali partecipazioni nella Banca d’Italia.




Ritornando alla premessa, le dichiarazioni fresche fresche del governo tedesco:
“Francia e Germania considerano l’Italia un paese economicamente molto forte, un importante membro Ue e uno dei nostri partner più stretti”.
Il debito pubblico italiano, secondo alcune stime di Bankitalia, ( dati ufficiali, che arrivano a giugno 2011)  è di 1.901,919 miliardi di euro.
Il New York Times, in un precedente articolo, e con un grafico molto semplice e mai smentito affermava in sostanza che  la Francia detiene 511 miliardi del nostro debito, pari al 30% del debito stesso e al 20% del PIL d’oltralpe, seguita dalla Germania con 190 miliardi e dalla Gran Bretagna con 77 miliardi.
Quindi, non si deve manifestare stupore se sono la Germania e la Francia a determinare lo status sociale ed economico del nostro Paese.
Perchè le maggiori quote del debito pubblico, l’Italia, le ha contratte proprio con questi paesi.
L’Unione Europea non esiste.
Esiste l’Unione Franco-Tedesca che scriverà, con l’ausilio di Draghi, non ribelle, la storia economica e sociale di questo non più bel Paese.
Esiste sempre la via della rivolta.
Esiste sempre la via della ribellione.
Esiste sempre la via dell’incazzatura.
Ma prima di ogni cosa si deve pensare un nuovo sistema, che vada oltre questo sistema.
Perchè per annientare non solo in capitalismo ma anche il sistemo economico oggi esistente si deve mettere in discussione la funzione del concetto credito-debito, delle banche, delle assicurazioni, ovvero l’essenza stessa del capitalismo.
Siamo veramente consapevoli di ciò?
E le proposte concrete quali sono?
Ad oggi non vi sono, o meglio sono troppo vulnerabili, ed il capitalismo è ben consapevole di ciò, ed è anche per questo motivo che continuerà ancora a dannarci.
Salvo processo di auto-distruzione.
Non morirà il capitalismo per nostra volontà, ma morirà, se mai morirà, solo per una sua cattiva gestione e funzione.
Sempre che non si realizzi qualcosa veramente di rivoluzionario e non dittatoriale.
Un qualcosa che ad oggi è indefinibile.
A volte ho la sensazione che forse molti sono impreparati a depressi a tale situazione perchè hanno trovato la propria ragione d’essere grazie al capitalismo.
Per fare un piccolo e banale esempio mi viene da pensare a Travaglio e Berlusconi.
Cosa sarebbe Travaglio senza Berlusconi?
Cosa farà Travaglio quando Berlusconi fuggirà a Panama o dove cavolo lui vorrà?
Nulla.
Dovrà ripensare la sua vita, i suoi scritti.
E lo stesso dicasi per tutti quelli che combattono il capitalismo.
Quando il capitalsimo morirà cosa faranno?
Saranno pronti a praticare ciò che si teorizza nel meandro infinito delle divisioni oggi esistenti?
Io nutro forti dubbi in tal senso.
Ma vivo sempre con la speranza di andare in ogni caso oltre.
Ora come ora mi pongo il problema di contribuire alla morte, sospirata ed attesa morte del capitalismo.
Al dopo ci penseremo.
Forse questa sarà una debolezza, forse no, in ogni caso siamo messi così.