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lunedì 24 ottobre 2011

Aeroporto di Malpensa: terza pista, un altro disastro ambientale

Il territorio italiano è disseminato di gioielli artistici, storici e naturalistici, un patrimonio che probabilmente in un'altra nazione rappresenterebbe il fiore all'occhiello e il maggiore centro attrattivo del turismo. 
Noi non ci accontentiamo dell'Italia "colosseo, pizza e mandolino": abbiamo un'idea differente che muove dalla volontà dei cittadini di restituire visibilità a questi gioielli per salvarli dai brutali attacchi mossi da chi evidentemente antepone interessi lobbistici e speculativi a quelli collettivi. 

La nostra battaglia in tal senso ci ha portato l'8 ottobre scorso in un territorio di cui si ritrovano tracce storiche a partire dal II millennio a.C. e che prende il nome nel VI secolo dai Longobardi: stiamo parlando di via Gaggio, la strada che collega Lonate Pozzolo (frazione di Tornavento) al Ticino, costituendo parte integrante del parco che dal fiume prende il nome.
Questo luogo così ricco, scenario tra l'altro della prima e della seconda guerra, di cui ancora conserva reperti, è oggi minacciato dalle mire espansionistiche dell'aeroporto di Malpensa.

L'ampliamento interesserebbe ben 330 ettari di terreno, tagliando perpendicolarmente la via, distruggendo chilometri di vegetazione tutto intorno e interrompendo definitivamente l'unico collegamento diretto tra il centro abitato e il fiume. Questo ampliamento, che corrisponderebbe a un aumento di quasi il 50% dell'attuale superficie dell'aeroporto, è stato immaginato senza alcuna cura di una risorsa inserita in un parco che fa parte delle riserve Mab (Man and Biosphere) dell'UNESCO e senza un'analisi di fattibilità razionale, cioè fondata sui dati reali.

Innanzitutto la nuova pista sarebbe collocata lungo il perimetro della provinciale, a circa 6 km dal terminal: ciò comporterebbe oneri di carburante per tutte le compagnie, motivo per cui è già previsto un incremento di tutti i biglietti compreso tra i 6 e i 9 euro per tratta a persona, a scapito dei voli low cost che potrebbero non rientrare nella stessa fascia tariffaria.
Il resto dello spazio verrebbe in parte adibito ad hangar e in parte ospiterebbe il nuovo centro direzionale e le nuove strutture di supporto, oltre a un hotel. Strutture che con una oculata gestione avrebbero potuto sorgere all'interno dell'area aeroportuale precedente.

Ciò che più scoraggia in questo progetto, volendo per un attimo dimenticare lo scempio ambientale, è sicuramente l'antieconomicità. I dati attestano che tra il 2007 e il 2011 il numero dei passeggeri è sceso di oltre il 17% e la percentuale è destinata a salire, dato che entro fine ottobre Lufthansa, che conta 1.200.000 passeggeri annui, abbandonerà lo scalo. Qual è l'esigenza di una terza pista con un transito massimo raggiunto di 24 milioni di passeggeri/anno registrato nel 2007, dato che, come già detto, ha subito una costante inflessione fino ad oggi? 
Per avere un termine di paragone in Inghilterra il London Gatwick con due piste più corte e più vicine gestisce 36 milioni di passeggeri/anno. Tutto ciò ci restituisce il senso di una classica "grande opera" così come intesa nella logica del Movimento Cinque Stelle: un'opera insensata, dispendiosa e antieconomica, che deturperebbe il territorio senza portare ricadute positive sul territorio e per i cittadini, aumentando probabilmente il debito di SEA SpA, partecipata del comune di Milano, che non si può permettere altri sprechi dato lo stato in cui versa.

Se una valutazione deve essere fatta essa non può prescindere dalla considerazione di tutti questi dati, a meno che, come in questo caso, non si voglia falsare l'esito della valutazione stessa.

Il Movimento Cinque Stelle, da sempre impegnato contro il consumo del territorio, non può che essere al fianco dei cittadini in questa lotta; dalla Val di Susa a Varese il passo è breve. Come ha sottolineato Walter Girardi, membro del Comitato cittadino "Viva via Gaggio", la terza pista di Malpensa equivale a quel che il ponte sullo stretto rappresenta per siciliani e calabresi, come se gli italiani fossero accomunati da un'unica lotta in difesa del proprio territorio, che cambia solo nome di regione in regione, ed è al fianco di questi cittadini che lotta il Movimento Cinque Stelle.