logo HDM

Debito pubblico italiano

facebook

sabato 29 ottobre 2011

Come è triste Vernazza - Beppe Grillo


Sono stato a Vernazza nelle Cinque Terre. Le strade erano bloccate e sono arrivato in barca grazie al passaggio di un amico. Dal mare non l'ho riconosciuta. La spiaggia è scomparsa e una nuova, fatta di fango e detriti, è nata improvvisamente. Le macchine, risucchiate fuori dai parcheggi, hanno attraversato le strade della cittadina. Impazzite, senza conducenti, guidate da una forza folle. In molte case il fango ha superato il primo piano. La piazza principale non esiste più. E' un lago di fanghiglia melmosa. Il tunnel della stazione ferroviaria è riempito completamente dalla terra delle colline. La gente è tutta per strada, per i vicoli, con pale, secchi e picconi a svuotare case, vicoli e e cantine dalla valanga che le ha ricoperte. Tre persone sono morte. Potevano essere molte di più. Poco più in là, a Monterosso, mi dicono che la situazione è ancora peggiore.
I motivi di questi disastri sono sempre diversi. A Vernazza non c'è stata la cementificazione selvaggia, come in gran parte della Liguria, eppure le colline sono collassate come castelli di carte. La causa è stata la pioggia torrenziale, in poche ore è caduta la stessa quantità di un anno, scivolata come una lama nei terreni aridi per la siccità. L'abbandono del territorio ha fatto il resto. Può succedere ancora? Sicuramente. Il pianeta si sta surriscaldando grazie a un'economia fuori controllo. Allagamenti e frane in Italia sono diventati routine, ogni anno costano decine di vite umane e miliardi di euro. Vernazza risorgerà meglio di prima. Lo spirito che ho visto negli occhi della sua gente dovrebbe diventare quello della nuova Italia.

Ps1: Oggi a Vado Ligure dalle 15.00 alle 18.00 nei pressi della Centrale Tirreno Power, via Diaz 33, Quiliano, si terrà una manifestazione contro la centrale a carbone con la partecipazione del MoVimento 5 Stelle di Savona e di Beppe Grillo

Ps2: Oggi ad Adria si terrà la manifestazione contro la centrale a carbone trasmessa in diretta streaming alle ore 14:30 dal MoVimento 5 Stelle Rovigo

"Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori". La diretta streaming dalle 11 sul Cambiamento Vi proponiamo la diretta streaming della prima assemblea nazionale che si tiene a Cassinetta di Lugagnano per fermare il consumo del territorio. Tra i relatori Carlo Petrini, Giulia Crespi, Domenico Finiguerra. La redazione del Cambiamento sarà presente all'evento per documentare quanto accade. Le trasmissioni dovrebbero incominciare intorno alle 11.

Parola chiave cercata paesaggio


"Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori". La diretta streaming dalle 11 sul Cambiamento

Territorio Vi proponiamo la diretta streaming della prima assemblea nazionale che si tiene a Cassinetta di Lugagnano per fermare il consumo del territorio. Tra i relatori Carlo Petrini, Giulia Crespi, Domenico Finiguerra. La redazione del Cambiamento sarà presente all'evento. Le trasmissioni dovrebbero incominciare intorno alle 11. di Redazione - 29/10/11

L'economia della felicità in anteprima sul web

Economia della felicità
Economia della felicità
Stasera alle ore 21:30 MYmovies LIVE! presenta una nuova opportunità di grande cinema online con l'anteprima web de L'economia della felicità. Diretto da Helena Norberg-Hodge e Steven Gorelick, il documentario illustra, in nome del rispetto per l'uomo, il modo più eco-sostenibile per esorcizzare le conseguenze drammatiche di un capitalismo frenetico.
VAI AL SITO DI MYmovies LIVE!

Sarà la nostra capacità di creare la felicità senza soldi a distruggere il sistema!

pubblicata da Gilda Caronti 

Sarà la nostra capacità di creare la felicità senza soldi a distruggere il sistema!
Finché amiamo il denaro e vogliamo accumulare proprietà perché "non si sa mai" è segno che ci fidiamo delle banche più che dei nostri simili.
Creiamoci una rete di economia solidale e alternativa!
Disertiamo il lavoro salariato precario
Non acquistiamo più niente a debito per non arricchire ulteriormente i nostri padroni: le banche.
Soprattutto non acquistiamo immobili e auto e tutti i beni tassati e registrati così non li possono pignorare
Incrementiamo scambi e gratuità conviviali!
La felicità non è sequestrabile né pignorabile e ogni giorno di vita felice è un giorno di meno che il potere ci ruba
Da dove iniziare ? proprio dal liberarci delle proprietà individuali costruendoci dei "trust" alternativi cui intestare la terra e gli immobili e una rete di economie mutualistiche di collaborazione e sostegno escludendo il sistema in pratica dalla nostra vita sempre di più :-)

venerdì 28 ottobre 2011

La Terza Rivoluzione Industriale di Jeremy Rifkin riparte da Roma

Jeremy Rifkin a Roma
La piccola vacanza romana di Jeremy Rifkin è stata molto più intensa di quello che si poteva supporre. Il guru eco-economista statunitense non è venuto a Roma solo per farci la lectio magistralis sulla sostenibilità, in occasione dell’uscita del suo libro “La Terza rivoluzione industriale”.
Ha cominciato martedì scorso a distribuire premi dono al Tri Awards, riconoscimenti per l’impegno a sostegno della Terza Rivoluzione Industriale promossa dal Cetri-Tires (Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale). Fra gli insigniti, oltre al fedelissimo professore (già preside della facoltà di Architettura di Roma La Sapienza) Livio De Santoli, un emozionato e redivivo Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente.
Quindi ieri mattina è stato ricevuto con tutti gli onori da Alemanno, al Campidoglio, anche per fare un punto sul famoso Master Plan di sviluppo per una capitale autosufficiente e sostenibile.
Jeremy Rifkin a Roma Jeremy Rifkin a Roma Jeremy Rifkin a Roma Jeremy Rifkin a Roma
Qualcuno comincia a sospettare che dietro questi giri di valzer fra elementi così apparentemente lontani, ci sia più di una convergenza di vedute esclusivamente socioecologiche. Aggiungete la questione politica nostrana, in gravidanza isterica da quasi un anno per il parto partitico di un terzo polo, magari trasversale, sicuramente (e necessariamente) attento ai voti del referendum su nucleare ed acqua pubblica.
Alemanno, sindaco di Roma che vuole le Olimpiadi, ingegnere ambientale e quel che resta dei Verdi italici sembrano più una formazione per il fantacalcio che altro, ma le parole di Rifkin di forte contenuto politico, lasciano aperta qualsiasi teoria, che potrebbe prevedere l’ingresso trasversale anche di imprenditori carimastici:
In Italia ci sono troppi ostacoli all’interno del sistema politico e di quello industriale, ma il vostro Paese, insieme alla Germania può guidare questo nuovo movimento, per due motivi: avete le Regioni, che sono molto potenti, e il movimento delle piccole e medie imprese più creativo del mondo
Jeremy Rifkin a Roma Jeremy Rifkin a Roma Jeremy Rifkin a Roma
In serata, comunque, al Teatro Valle occupato e pieno, quello che doveva essere l’incontro in gran segreto (a porte chiuse senza pubblico!) con noi blogger è stato invece una grande assemblea aperta al pubblico dove di fatto, dopo aver “ricaricato le pile”, sic!) Jeremy e il suo team ci hanno di nuovo spiegato come e perché dobbiamo credere nella rivoluzione.
Per carità, i primi ad essere sollevati dal ruolo di cospiratori rivoluzionari siamo stati proprio noi, presunti esponenti della controinformazione del popolo della Rete. Anzi, diciamola tutta, questa nuova mossa di marketing comunicativo (già vissuta con Al Gore) per cui veniamo convocati stile “carbonari” per essere informati di cose che rimbalzano in ogni agenzia e redazione ci comincia un po’ a stufare. Non siamo una categoria, per fortuna.
Rifkin ha quindi tenuto la sua ennesima lezione, con passione e cuore, dopo aver tenuto a ringraziare la giovane platea per la giornata internazionale del 15 Ottobre. Ebbene, anche qui, leggero brusìo in sala. Pur condividendo il senso delle parole dell’americano (Dove sono i giovani? Congratulationes), e della potenziale forza generazionale della missione, un sospiro da lacrimogeno urticante ha percorso rapidamente la sala che ricordava quel pomeriggio in città.
In effetti pare ci sia stato un incontro anche con una sorta di rappresentanza degli indignados romani, ad ogni modo, Rifkin ha poi insistito nella spiegazione teorica dell’attuazione della 3a Rivoluzione.
Partendo dai danni della storica scelta petrolifera e dal suo prossimo esaurimento (dovuto anche ai problemi logistici oltre che dall’irruzione cinoindiana alla poppa da succhiare), passando attraverso i visibili e drammatici cambiamenti climatici dovuti all’aumento della temperatura, Rifkin prevede un estinzione di massa del 70%. Ma come dice sua moglie stiamo qui a scrutarla “come se fossimo addormentati”.
Cosa fare allora? La grande Rivoluzione deve costruirsi sul piano reciproco di due modelli innovativi. Quello energetico delle fonti rinnovabili e quello della comunicazione globale. L’elemento importante di entrambi questi modelli è il loro decentramento. Essi non vengono imprigionati da una logica distributiva centralista. Anzi, l’esatto contrario. Ecco perché Rifkin parla di “Potere Laterale”, quello appunto di Internet, che ha dimostrato come è il 99% ha condurre l’informazione e lo scambio, non quel 1% di privilegiati che gestiscono ancora il sistema centrale.
I cinque pilastri di questa nuova ricostruzione socioeconomica: 1 - L’uso delle energie rinnovabili, energie distribuite, che si trovano in ogni giardino, completamente diverse dal petrolio e dai combustibili fossili, che invece sono energie specifiche. 2 - La conversione degli edifici in piccole centrali elettriche, proprio attraverso le rinnovabili, intervento che creerà migliaia di posti di lavoro (cita Jobs e la microinformatica ora di largo consumo). 3 - Lo stoccaggio di energia verde con l’idrogeno. 4- La creazione di una rete energetica di nodi interconnessi, simile a Internet. 5- Il trasporto e l’utilizzo di veicoli elettrico e a idrogeno.
Tutte misure devono essere però strettamente collegate. Rifkin ama un’altra analogia, quella della crisi delle grandi compagnie musicali contro il file sharing, l’errore di percorrere la propria strada in solitaria, tentando di conservare il ruolo del monopolio. E ci conforta nel ricordarci che la nostra (?) è già la Generazione della Biosfera. Quella della riconciliazione con l’Ambiente. Perché i bambini (anche quelli italiani?) ammoniscono i propri genitori sui consumi …
“Is not Utopia!” Insomma. La missione non sarà facile. Ce lo conferma anche, di nuovo De Santoli, che ci spiega però come tutto ciò che abbiamo ascoltato già esiste, basta informarsi. Di come dovremmo smettere di gestire anche un incontro così tra cattedra-palco ed assemblea-coro muto. Di Wikipedia orizzontale contro l’obsoleto Illuminismo verticale. Eppure le domande non si riescono proprio a fare, ci sarebbe da notare, ma non si riesce ad alzare la mano.
Che poi tutto sia ancor più difficile lo si intuisce anche dall’intervento polemico di Giuseppe De Marzo di Rigas, che fa capire senza mezzi termini di essere contro la Green Economy, perché l’aumento dei consumi viene anche dalla sostituzione delle fonti. Perché non basta fare l’auto a vapore se poi si produranno miliardi di macchine o campi di pannelli solari. Ecco fatto. Se la teoria dell’emancipazione sociale vuol ribaltare totalmente il modello capitalista, si ha la sensazione che la Terza Rivoluzione, almeno in termini di giustizia sociale, parta con un po’ di consueto spaccamento già al giuramento della Pallacorda Verde.
Eppure su una cosa ci sembra che non possiamo fare a meno di condividere il parziale ottimismo di Rifkin. Siamo tutti costretti a parlarne. Per lo meno ad ascoltare. Perché il periodo di transizione è già in viaggio da un po’ e gli orizzonti sono molto più vicini di un tempo, luminosi o tenebrosi che siano.
Testo, immagini e video di RondoneR

Le Nuove Frontiere







'Nuove Frontiere per la Società Civile' è una tre giorni di formazione, informazione e dibattito che si terrà a Marina di Massa aperta a tutti gli interessati, soprattutto a coloro che fanno parte di liste civiche (vere!), movimenti o associazioni che si trovano in difficoltà nel trovare spazi istituzionali che permettano loro una partecipazione attiva. Da qualche anno a questa parte queste realtà si sono moltiplicate all'interno della società italiana e i tempi sono maturi per creare una rete paritetica che - come per i referendum di giugno 2011 - possa dare un contributo al cambiamento. Gli obiettivi dell'iniziativa sono: conoscerci meglio, iniziare a darci un linguaggio ed una metodologia comune e individuare obiettivi condivisi da perseguire nel rispetto delle specificità di ciascuno.

Se vuoi partecipare a 'Nuove Frontiere per la Società Civile' registrati entro il 2 novembre (meglio se prima!) compilando il modulo di iscrizione che ci è indispensabile per dimensionare l'acquisto del cibo e per scegliere i metodi di conduzione più adatti.

Per conoscere meglio i copromotori dell'evento (qui riportati in ordine alfabetico) clicca su questi link: Amici di Beppe Grillo di Torino, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Ecologisti e Civici, Iniziativa per Più Democrazia - Initiative für Mehr Demokratie, Movimenti Civici, Movimenti Civici Sicilia, Movimento 5 Stelle Vimercate, Più Democrazia Rovereto, Rete Civica Italiana, Rete dei Cittadini.


giovedì 27 ottobre 2011

La Scuola che vorrei


Campolongo Maggiore - 
Ormai lo sanno anche i sassi, a Campolongo si vuole costruire una nuova scuola elementare; pare che qualcuno, pur di realizzarla, si sia detto disposto a finanziare personalmente i lavori (mah!?).
A breve sapremo se il bando per la vendita delle aree dell'attuale scuola e del magazzino comunale andrà a buon fine e di conseguenza se ci saranno i soldi per costruire la scuola.
Ma come vorrei fosse fatta questa scuola?

Vorrei che attraverso l'integrazione di un impianto fotovoltaico l'edificio producesse nel corso dell'anno più energia di quanta ne consumi.
Che i materiali edili siano scelti con criteri ecologici e che le finestre siano realizzate con vetrate isolanti particolarmente efficienti.
Che la tenuta all'aria sia stata ottenuta mediante una serie accurata di dettagli costruttivi e verificata con misurazioni in opera.
Che nelle aule sia previsto un sistema di ventilazione controllata con recupero di calore.
Che l'aria esterna, prima di essere trattata, subisca un pre-riscaldamento invernale e un pre-raffreddamento estivo percorrendo una canalizzazione interrata sotto le fondazioni.
Che la quantità d'aria possa essere regolata in maniera indipendente per differenti gruppi di ambienti.
Questi accorgimenti ridurrebbero il fabbisogno energetico della scuola rendendo sufficiente l'utilizzo di una sola pompa di calore come sistema di riscaldamento.
La pompa di calore assorbe energia termica dal terreno mediante delle sonde, ciascuna profonda attorno 50 metri che, insieme a quella prodotta dall'impianto solare termico sarebbe sufficiente al riscaldamento dell'edificio e dell'acqua calda sanitaria. Il riscaldamento degli ambienti avverrebbe mediante un sistema a pavimento. L'energia elettrica fornita alla pompa di calore provvederebbe dall'impianto fotovoltaico installato nella falda di copertura. L'edificio scolastico quindi, oltre ad essere autosufficiente sarebbe in grado di garantire la fornitura di energia elettrica ad altri edifici.
Pensate che legga troppi libri di fantascienza?
Beh, sappiate che una scuola così esiste già da qualche anno a Laion-Novale in provincia di Bolzano.

Questa scuola ha un fabbisogno energetico di 9,00 kWh/m2a rendendo sufficiente l'utilizzo di una sola pompa di calore come sistema di riscaldamento. La potenza elettrica assorbita dalla pompa è 1,83 kW, l'energia termica prodotta è 8,30 kW. La pompa di calore assorbe energia termica dal terreno mediante tre sonde, ciascuna profonda 50 m che, insieme a quella prodotta dall'impianto solare termico posto davanti al parapetto del piano di ingresso (18 m2), è sufficiente al riscaldamento dell'edificio e dell'acqua calda sanitaria. Il riscaldamento degli ambienti avviene mediante un sistema a pavimento. L'energia elettrica fornita alla pompa di calore proviene dall'impianto fotovoltaico installato nella falda di copertura rivolta a sud (rendimento 17,70 kW) per il quale si prevede una produzione annua di 16000 kWh. Il fabbisogno energetico complessivo annuo dell'edificio ammonta a circa 6000 kWh con un eccedenza di produzione pari a circa 10000 kWh. L'edificio scolastico quindi, oltre ad essere autosufficiente è in grado di garantire la fornitura di energia elettrica ad altri tre edifici.
Sergio Gallo
www.campolongo5stelle.it
campolongo5stelle@gmail.com

Nel Decreto Sviluppo una norma che rende più difficili le intercettazioni

decretosviluppo-intercettazioni.jpg
Il Decreto sviluppo contiene una norma che tende ad introdurre forme di identificazione cosiddette light degli utenti di un hot spot wi-fi ( o di una postazione non vigilata) estendendone gli effetti anche alle SIM dati degli operatori mobili, che sono oggi invece rigidamente regolamentate. 

La disposizione contenuta al punto 13 dello schema di Decreto, infatti, propone di inserire nel Decreto Pisanu un comma 2 bis – che seguirebbe la disposizione che attualmente impone l’identificazione attraverso documento di identità dei titolari di schede SIM e la conservazione, a norma di legge, dei relativi dati di traffico – in forza del quale: 

Anche in deroga a quanto previsto dal comma 2, gli utenti che attivano schede elettroniche (S.I.M.) abilitate al solo traffico telematico ovvero che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche o punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili possono essere identificati e registrati anche in via indiretta, attraverso sistemi di riconoscimento via SMS e carte di pagamento nominative.

La norma potrebbe rendere molto più difficile l’intercettazione ad opera della magistratura delle utenze degli operatori mobili ed equiparerebbe di fatto l’uso di una SIM a quella di un hot spot wi-fi, attraverso una forma di identificazione dell’utente con un SMS inviato sul cellulare o l’utilizzo di carte di pagamento. 

Equiparare i wireless provider, cioè che coloro che possono fornire internet via radio attraverso un hot spot, a coloro che rilasciano SIM (dati o voce che sia) in termini di obblighi di identificazione, mi sembra pura follia. 

Una SIM di un operatore mobile non è un hot spot wi-fi, per dirla in termini molto pratici, non lo è soprattutto dal punto di vista delle indagini di polizia, ovvero per le ragioni per le quali i grandi operatori di telecomunicazione oggi richiedono di fatto l’attenuazione delle norme che impongono l’identificazione degli utenti delle SIM (anche se per il momento solo per il traffico dati). 

Basta chiedere a quei signori legati al calcio che utilizzavano le SIM estere per non essere intercettati mentre non mi risulta che nessun terrorista si sia portato dietro, anche in altri paesi magari, un hot spot wi-fi o una postazione non vigilata (detto in altri termini il computer che usano gli studenti nelle sale comuni all’Università) caricandoseli sulle spalle né sono a conoscenza di indagini della magistratura dirette ad intercettare un hot spot. 

Sentire poi gli operatori che si lamentano perché il loro mercato mobile, con guadagni nemmeno comparabile ai magri guadagni di quei “poveri cristi” di piccoli provider che si “arrampicano” sulle montagne con le loro antenne per poter fornire il servizio dove gli operatori fino a ieri non volevano andare perché rendeva poco, mi appare veramente spassoso. 

Sostenere che l’utilizzo delle postazioni non vigilate determini pericoli per l’incolumità pubblica, perché le postazioni non vigilate potrebbero essere usate per commettere reati, a fronte dell’impossibilità delle forze dell’ordine di poter sapere con esattezza a chi è attribuita una determinata SIM è veramente singolare. 

Senza contare che, per poter abrogare la norma che prevede l’identificazione attraverso SIM (ancorché dati), si dovrebbero eliminare anche gli obblighi di identificazione di chi compra l’accesso in postazione fissa ad internet, le norme infatti hanno la stessa ratio e la stessa genesi normativa, (ovvero la legge del 2003 che di poco precedeva l’entrata in vigore del codice delle comunicazioni elettroniche). 

La ratio invece che sottintendeva all’identificazione prevista dall’ex decreto Pisanu per il wi-fi e per gli Internet point è del tutto diversa ed è legata all’onda emozionale prodotta in Italia dagli attentati di Londra del 2005. 

In definitiva la norma, diretta a proteggere interessi che esulano da un concetto di sviluppo, come ben rilevato, potrebbe rivelarsi ben più grave di quanto possa oggi apparire. 

Fulvio Sarzana di S. Ippolito - Fulog
@valigiablu - riproduzione consigliata

mercoledì 26 ottobre 2011

Fotovoltaico: il contatore del GSE segnala 11 GW installati

Sono oltre 44mila gli impianti fotovoltaici installati grazie agli incentivi concessi nel quadro del Quarto Conto Energia. Lo rivela il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che nei giorni scorsi ha reso disponibile sul proprio sito internet un contatore che aggiorna in tempo reale i dati sulla produzione di energia elettrica da fonte solare in Italia.

di Angela Lamboglia

La scorsa settimana il GSE ha inaugurato il suo contatore fotovoltaico, uno strumento che comunica il numero di impianti in esercizio, la potenza e il costo annuo riconducibili a ciascun Conto Energia, dal Primo, istituito nel 2005, al Quarto, avviato nel maggio 2011.
A livello complessivo il costo indicativo cumulato annuo è pari a circa 4,9 miliardi di euro, gli impianti in esercizio sono oltre 289mila e la potenza installata supera quota 11 milioni di kW.
Nel dettaglio, a valere sull'ultimo meccanismo incentivante, il Quarto Conto Energia, sono entrati in esercizio 44.513 impianti, per una potenza di 2.905.409 kW e un costo annuo di 1.061.576.396 euro. Già superati quindi i risultati del Terzo Conto Energia, cui si devono 38.378 impianti, una potenza di 1.596.997 kW e un costo annuo di 662.243.249 euro.
Spiccano invece le cifre del Secondo Conto Energia, con 200.432 nuovi impianti, 6.461.905 kW di potenza e un costo annuo di 3.081.673.458 euro. Numeri più modesti per il Primo Conto Energia, cui si devono 5.734 impianti entrati in esercizio, una potenza di 163.878 kW e un costo annuo di 95.396.022 euro.
I numeri continuano, tuttavia, a crescere e attraverso il contatore si può osservare in tempo reale l'incremento dei valori per ciascun parametro. Un trend che porta l'Italia in cima alle classifiche europee e che potrebbe avvalersi nel prossimo futuro di un nuovo strumento a suo supporto.
pannello solare
I ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Göteborg (Svezia) hanno sviluppato un tool in grado di riconoscere l'idoneità dei tetti ad ospitare pannelli
I ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Göteborg (Svezia) hanno infatti sviluppato un tool in grado di riconoscere l'idoneità dei tetti ad ospitare pannelli fotovoltaici e termici.
Si chiama SEES (Solar Energy from Existing Structures) e grazie ad un sistema cartografico digitale utilizza i dati geografici per valutare le potenzialità di una certa posizione in termini di produzione di energia da fonte solare.
Come spiegato da uno dei membri del progetto, Fredrik Lindberg, “i tetti di una città possono essere più o meno adatti all'installazione di pannelli solari, a seconda dell'ombra creata dalla vegetazione e dalle case vicine, dall'inclinazione e dall'angolo di incidenza con cui vengono colpiti dai raggi solari”.
Simulando gli effetti di una serie di possibili variabili, SEES non si limita a consigliare o ad escludere l'installazione di pannelli su un determinato edificio, ma è in grado di calcolare la radiazione solare totale che ciascuna porzione del tetto potrebbe catturare e quindi di stimare la potenza generabile.
La città di Göteborg è stata utilizzata nella fase pilota del progetto, ma il team di ricercatori ha annunciato di voler cedere lo strumento a titolo gratuito alle imprese e ai Comuni interessati in tutta la Svezia. E chissà che non arrivi anche altrove.

Svezia: incidente nella centrale nucleare di Oskarshamn

svezia centrale oskarshamn
L'impianto nucleare di Oskarshamn, costruito nel 1972, è situato sulla costa svedese sud-occidentale
Dopo l'esplosione verificatasi il 12 settembre scorso nel sito di trattamento di scorie nucleari a Marcoule e l'incidente avvenuto in un impianto di smaltimento di rifiuti nucleari in Belgio, giunge ora dalla Svezia la notizia di un nuovo incidente.
Uno dei reattori della centrale nucleare di Oskarshamn è stato spento per ragioni precauzionali in seguito ad un incendio che si è sviluppato all’interno dell’impianto nella notte di sabato 22 ottobre. Il rogo, scoppiato nella sala turbine del reattore numero 2, sarebbe stato provocato da una fuoriuscita di petrolio su una superficie calda.
L'impianto nucleare di Oskarshamn, costruito nel 1972, è situato sulla costa svedese sud-occidentale, si trova a circa 30 chilometri del centro urbano ed è dotato di 3 reattori che producono circa il 10% dell’elettricità del Paese.
In seguito all'incidente si è diffuso il timore di una fuga radioattiva nell’area intorno all’impianto e anche in alcune zone della Russia nordoccidentale non distanti dalla centrale. Gli ambientalisti per monitorare la possibile diffusione delle radiazioni stanno utilizzando una mappa interattiva messa a punto in seguito al disastro giapponese di Fukushima.
Il co-presidente di Ecodefence Russia Vladimir Slivyak ha sottolineato che quello avvenuto qualche giorno fa non è il primo incendio in una centrale nucleare svedese: “un incendio ben più grave che ha minacciato l'integrità di un reattore è avvenuto nel 2006 in Svezia nell'impianto di Forsmark”.
Slivyak ha inoltre spiegato che l'incendio di Oskarshamn avrebbe potuto avere conseguenze molto gravi in mancanza di un intervento tempestivo. Pertanto secondo il co-presidente di Ecodefence Russia “la conclusione che si può trarre è che l'energia nucleare svedese è lontana dall'essere sicura”. “Prima del disastro di Fukushima dello scorso marzo – ha ricordato - i reattori nucleari del Giappone erano considerati tra i più sicuri del mondo”.
A.P.

Ecco come la Rai censura le notizie


GR1, dopo aver censurato le risate papali di Merkel e Sarkozy – e non solo loro – ecco un altro esempio di rispetto della deontologia professionale, all'interno del "servizio pubblico radiotelevisivo". Il conduttore Alberico Giostra si appresta a leggere una notizia, fonte: Agi. Ma ecco spuntare un "vicedirettore in quota Pdl", che sfodera la penna-mannaia, e ne cancella la metà. La metà scomoda. Per il Premier. Il giornalista pubblica il tutto sul proprio profilo facebook. Una testimonianza preziosa, e schiacciante, di quello che avviene nelle redazioni Rai. Non è la prima volta che accade, figuriamoci: "Berlusconi per loro resta la prima preoccupazione", afferma tra i commenti del post. Ma il conduttore? E' nei guai? "Ora la passerò scura", dice.

Fonte: http://nonleggerlo.blogspot.com/2011/10/cosi-la-rai-censura-le-notizie.html 

Voglio credere nel cambiamento




"Voglio credere nel cambiamento. Perché devo votare coloro che fanno i

politici da una vita solo per i propri interessi, privilegi, auto blu,

pensione dopo 2 anni, nomina di parenti come portaborse, figli come 

successori, amici come consulenti? Perché dovrei votare per ricchi 

imprenditori o finanzieri strapagati o editori dittatori? Voglio che 

governino persone nuove, pulite, senza reati, senza legami con la 

malavita,non voglio corrotti o corruttori. Puo’ essere un neolaureato o 

un piccolo imprenditore, un disoccupato o un bravo lavoratore, una 

casalinga o una brava impiegata, voglio chi come me dice basta 

promesse mai mantenute. Voglio credere nel cambiamento. Voglio 

credere nel Movimento 5 Stelle. Agli altri ho fin troppo creduto e son 

sempre stato deluso".


Oraomaipiù

martedì 25 ottobre 2011

Croce Rossa, non più bene comune?

 




di Debora Aru, Alberto Puliafito

Croce Rossa, non più bene comune?
Nel silenzio più totale pare che la Presidenza dei Ministri si stia apprestando ad approvare, in tutta fretta, una bozza di decreto sulla privatizzazione della Croce rossa. Forse se ne discuterà già mercoledì. Da tempo la Croce Rossa Italiana è oggetto di grande interesse da parte della politica: è stato con il commissario Maurizio Scelli che l'ente ha assunto un ruolo rilevante in politica estera, per esempio, con l'ambigua gestione della missione Antica Babilonia in Iraq. L'ex commissario, oggi deputato del Pdl, fu una specie di "uomo del fare" antesignano di Bertolaso. E fu con la Croce rossa che si tentarono le prime operazioni che poi avrebbero condotto all'idea della privatizzazione della Protezione civile. Fallito quell'obiettivo, con il pretesto della crisi e della necessità di tagliare la spesa pubblica, si tenta, di nuovo, l'assalto finale al carrozzone della CRI.
La bozza del decreto legislativo (che vi proponiamo in esclusiva) intende trasformare la CRI, un bene dei cittadini, un bene comune, come l’acqua, in un’associazione privata.
Anche nella metodologia sembra di tornare ai tempi di Protezione Civile Spa, e del celeberrimo d.l. 195 / 2009, mai approvato anche in seguito allo scandalo che aveva travolto il Dipartimento e Guido Bertolaso. Anche oggi assistiamo a un decreto che avanza silenziosamente, con i media distratti e impegnati in altre vicende; anche oggi, proprio come allora, i sindacati provano a dare l’allarme. Anche oggi restano inascoltati.
E’ il secondo assalto in pochi mesi. Dopo che l’ipotesi di privatizzazione era stata paventata in Finanziaria, i sindacati avevano minacciato una mobilitazione. Il Ministro della Sanità Ferruccio Fazio li aveva rassicurati: «il problema della privatizzazione della Croce Rossa va in ogni caso affrontato, perché tutte quelle internazionali sono privatizzate [...] va affrontato con la dovuta calma e verosimilmente in modo graduale». Sulla stessa linea si era espresso il Commissario della CRI Francesco Rocca. Voci di dissenso si erano levate un po’ ovunque e così la privatizzazione dell’ente era saltata dalla Finanziaria. Antonio Crispi, segretario della CGIL, aveva dichiarato: «Per quel che ci risulta, l'operazione è stata al momento rinviata. Ma noi siamo sempre all'erta». I fatti dimostrano come non vi sia alcun intento di gradualità e che si voglia procedere rapidamente.
Prima di illustrare la bozza è necessario specificare com’è strutturata la CRI: il comitato centrale ed i comitati regionali non producono alcun reddito ma hanno il compito di amministrare, coordinare e controllare l'operato dei comitati provinciali e locali che svolgono la funzione operativa sul territorio. Come li riorganizzerebbe, il decreto così com’è?
Pubblico e privato
La Croce Rossa Italiana verrebbe in sostanza divisa in due parti: l’ente pubblico, costituito dal Comitato centrale e da quelli regionali e l’ente privato, costituito dai comitati locali e provinciali.
«I Comitati locali e provinciali - recita il comma 3 dell’articolo 1 - subentrano nei rapporti attivi e passivi relativi alle convenzioni stipulate dalla CRI, comprese quelle con enti locali e organi del Servizio sanitario».
Il comma 2 dell’articolo 2 dice che «la CRI può avvalersi dei Comitati locali e provinciali affiliati per lo svolgimento dei compiti [...] attraverso apposite convenzioni e con oneri a carico del Comitato centrale o dei Comitati regionali nell’ambito delle disponibilità di bilancio».
Il che fa ipotizzare che la parte pubblica della CRI si possa trasformare in un gigantesco general contractor in grado di ottenere più facilmente di altri, numerosi appalti, anche all’estero.  
Questo significa forse che CRI pubblica pagherà CRI privata per svolgere i vari compiti esercitati normalmente dall’ente? Ma se la CRI è un ente pubblico, non è necessario fare un bando per assegnare i lavori?
Inoltre, il terzo comma, dice che la CRI manterrà, fino al 30 giungo 2012, l’esecuzioni delle convenzioni già stipulate. Dunque, anche se i comitati locali e provinciali diventano enti privati manterranno le convenzioni stipulate  dalla CRI pubblica.
I comitati che vengono “privatizzati” possono entrare nelle liste degli aventi diritto al 5x1000. Ricordiamo che, a marzo di quest’anno, la CRI era stata estromessa da quegli elenchi in quanto ente pubblico.
Il comma 5 dello stesso articolo dice che «i Comitati locali e provinciali (una volta diventati privati n.d.r.) non possono usufruire di finanziamenti statali finalizzati al loro funzionamento». Detta così, sembra quindi che i comitati locali e provinciali diventati entità private, non prenderanno più soldi pubblici. Ma sarà davvero così?
 
Il patrimonio immobiliare
Il patrimonio immobiliare della Croce rossa è un altro punto oscuro della gestione dell’ente: almeno un migliaio di proprietà, perlopiù grazie a donazioni. E la bozza si occupa anche di questo. Prevede la necessità di un inventario entro sei mesi dall’approvazione del Dl. Il che è un’ammissione implicita dell’assenza di una catalogazione.
Inoltre, il comma 1 dell’articolo 5 dice che «il patrimonio immobiliare della CRI è destinato all’espletamento dei compiti istituzionali e di interesse pubblico, anche mediante l’utilizzazione in comodato d’uso gratuito da parte dei Comitati locali e provinciali affiliati».
Dunque la CRI pubblica cede, gratuitamente in comodato d’uso, alla CRI privata gli immobili di patrimonio pubblico? E nel caso di un bando pubblico, come si garantisce la competitività fra CRI e croci private? Gli enti  che, non disponendo del comodato d’uso gratuito delle sedi, sono soggetti a costi di gestione più alti e quindi non possono offrire i propri servizi allo stesso prezzo della CRI, come fanno a vedersi garantito il diritto a competere?
Il comma 2, sempre dell’articolo 5 sul patrimonio immobiliare, invece «elabora un piano di valorizzazione degli immobili per recuperare le risorse economiche e finanziarie per il ripiano di eventuali debiti accumulati». E per perseguire questo scopo individua alcuni criteri: «dismettere, nel limite dell’eventuale debito esistente anche a carico dei bilanci di singoli comitati, gli immobili pervenuti alla CRI non attraverso negozi giuridici modali”. Inoltre si valuta la convenienza alla «rinuncia a donazioni modali di immobili non più proficuamente utilizzabili» a «ricavare reddito tramite negozi giuridici di godimento (affitto n.d.r.)» e a «restituire alle amministrazioni titolari i beni demaniali o patrimoniali indisponibili in godimento».
In parole povere, per fare cassa, la CRI si deve liberare degli immobili che non le servono. La domanda che sorge allora è: in che modo verranno venduti questi immobili? E chi li ha donati alla Croce rossa perché li utilizzasse per i suoi scopi associativi non verrà forse tradito?
Il commissariamento infinito
La Croce rossa ha avuto più commissari che presidenti. L’ultimo e attuale, Francesco Rocca, uomo vicino a Gianni Letta e famiglia, era stato nominato il 30 ottobre 2008 per ricostituire gli ordini statutari e risanare il bilancio. All’articolo 7 della bozza, sulle norme transitorie e finali, si legge che la nomina del commissario straordinario Francesco Rocca verrà prorogata fino al 31 dicembre 2012: il quarto anno di commissariamento consecutivo con lo stesso commissario. Anche se Rocca evidentemente non ha sistemato i conti dell’ente, visto che occorre procedere a una privatizzazione con dismissioni degli immobili per provvedere risanare gli “eventuali debiti accumulati”.
I sindacati: tutti uniti contro la privatizzazione
E’ significativo notare come tutte le sigle sindacali si siano nuovamente riunite per un’opposizione unitaria a questo decreto ancora senza numero. E la cosa è decisamente in contrasto con quel «sentite le più importanti rappresentanze sindacali» che fa parte delle premesse del decreto e che rappresenta il classico esempio di politichese burocratico che non ha alcun riscontro nella realtà dei fatti.
Nel comunicato che hanno diramato CIGL-FP, CISL-FP, UIL-PA, SINADI CRI, FIALP-CISAL, USB e UGL Intesa, tanto per cominciare, si fa notare che «l'intero provvedimento è strumentalmente motivato con la riduzione del debito ma non è in grado di disegnare un servizio che garantisca almeno le stesse prestazioni oggi erogate». Ovvero, la privatizzazione per altri fini, mascherata da tagli alla spesa pubblica.
I sindacati proseguono: «Abbiamo sempre attaccato gli sprechi ovunque si annidassero ma una cosa è un progetto di riforma, un piano di rientro dal debito, una accurata gestione del patrimonio immobiliare che certamente non può essere una svendita, altra cosa è ridurre i compiti di assistenza e urgenza svolti in tutta Italia con la professionalità riconosciuta ai dipendenti della Croce Rossa ad una mera operazione contabile».
E indicono una manifestazione a Palazzo Chigi per il 26 ottobre. Proprio il giorno in cui, in teoria, si dovrebbe discutere la bozza di decreto.

La raccolta differenziata delle acque piovane, le strade verdi di Portland

Strade verdi Portland
Raccolta e recupero dell’acqua piovana sono fonti di ricchezza a Berlino. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, di come la città si sia dotata di quartieri impermeabilizzati, distribuendo sul tessuto urbano diverse superfici di raccolta che fanno confluire la pioggia in serbatoi sotterranei e superficiali. In seguito l’acqua convogliata nelle cisterne viene depurata tramite sedimentazione o fitodepurazione ed utilizzata per alimentare le fontane pubbliche o irrigare i giardini.
Nella gestione delle acque piovane non è da meno Portland. La città dell’Oregon è attraversata da strade verdi, in grado di recuperare 140 milioni di litri di acqua ogni anno. L’acqua non defluisce nella rete fognaria bensì viene raccolta, depurata e reimmessa nelle falde acquifere completamente purificata. Il tutto tramite marciapiedi e strade costruite con una leggera pendenza, tappezzate di piante ad elevata ritenzione idrica, di ghiaia e di sassi che trattengono il flusso.
Nella cittadina degli States, al contrario di quanto avvenuto a Berlino, si è puntato su strutture permeabili come giardini filtranti e tetti verdi. La città è stata tappezzata di vegetazione in grado di assorbire l’acqua, filtrarla e trattenerla. I cittadini vengono incentivati e supportati tecnicamente dall’amministrazione territoriale ad installare tetti verdi e giardini filtranti.

Conto energia eolico

repower.com/valequalcosaperte Per luce e gas scopri i vantaggi della consulenza dedicata Repower

Costi per Pannelli Solari

Preventivi-Pannelli-Solari.it Confronta preventivi da più aziende per panelli solari!
I vantaggi delle strade verdi e di quella che a conti fatti è una vera e propria raccolta differenziata delle acque, sono molteplici. Innanzitutto la pioggia non scorre direttamente sulle strade, si riducono di conseguenza i danni di quei fiumi d’acqua che nelle nostre città provocano il dilavamento del manto stradale. In questo modo si evita anche che l’acqua piovana si contamini con polveri sottili, catrame ed altri inquinanti presenti sull’asfalto, oltre ovviamente a diminuire l’impatto delle piogge sui circuiti stradali urbani.
Altro vantaggio di una città interamente ricoperta di vegetazione è ovviamente il miglioramento della qualità dell’aria. Senza contare che le falde acquifere ricevono acqua fitodepurata e dunque a migliorare è anche la qualità dell’acqua. Diminuendo l’erosione del manto stradale, infine, pedoni, automobilisti e ciclisti corrono meno rischi di incidenti quando piove a dirotto.
Strade verdi Portland

lunedì 24 ottobre 2011

Le migliori figure di merda di Berlusconi

Ecco perchè siamo nelle “mani” della Francia e della Germania.

Voglio iniziare e condividere questa riflessione, con tutti voi, con le dichiarazioni del portavoce del governo tedesco Seibert. “Francia e Germania considerano l’Italia un paese economicamente molto forte, un importante membro Ue e uno dei nostri partner più stretti”.
Per la Germania e la Francia l’Italia è “un paese dalle prestazioni economiche molto alte che ha, tuttavia, un alto debito”.
Bene.
O forse male, malissimo.
Con chi abbiamo questo debito?
E’ una domanda che mi pongo da qualche tempo.
Tutti che parlano di debito pubblico, di crisi reale e finanziaria, ma pochi, pochissimi, che cercano di scoprire le carte.
Con chi siamo indebitati?
Io non sono economista.
Ma internet è una grande risorsa.
Andiamo per ordine, in tal disordine sistemico.
Nel sito della Banca d’Italia si legge, in uno scritto del 2008, che  la ricostruzione del debito pubblico italiano comincia dal 1861 (Toniolo, 1988) quando dopo l’unificazione del Paese venne istituito il Gran libro del debito pubblico dove vennero fatte confluire le passività degli Stati che avevano formato lo Stato unitario. Sono evidenziabili quattro fasi di accumulo del debito. La prima caratterizza tutta la seconda parte del diciannovesimo secolo, con un massimo assoluto nella seconda metà degli anni novanta; la seconda e la terza (i cui massimi sono raggiunti nel 1920 e nel 1943) sono connesse con le due guerre mondiali. Il 10 luglio 1861 fu promulgato il provvedimento che istituiva il Gran Libro del debito pubblico del Regno d’Italia, mentre l’unificazione dei debiti degli Stati preunitari fu stabilita con la legge del 4 agosto 1861 (De’ Gennaro, 1934.
Curiosità vuole che vado a vedere la costituzione societaria della Banca d’Italia.
Partecipante Quote Voti
Intesa Sanpaolo S.p.A. 30,3% 50
UniCredito Italiano S.p.A. 22,1% 50
Assicurazioni Generali S.p.A. 6,3% 42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 6,2% 41
INPS 5,0% 34
Banca Carige S.p.A. 4,0% 27
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 2,8% 21
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 2,5% 19
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 2,1% 16
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 2,0% 16
Quindi, si dovrebbe parlare di Banca d’Italia privata.
Perchè private sono le quote di partecipazione. Salvo quelle dell’ Inail ed Inps, ma che hanno quote minoritarie, quasi simboliche, rispetto a quelle del sistema del capitale privato.
E la cosa tragica è che la Banca d’Italia, tra le sue funzioni, esercita l’attività di vigilanza sulle banche, sugli intermediari finanziari di cui agli articoli 106 (“elenco generale”) e 107 (“elenco speciale”) del Testo Unico Bancario (d.lgs. n. 385/1993), sugli IMEL (Istituti di Moneta Elettronica) e, d’intesa con la CONSOB, sugli intermediari non bancari (SIM, SICAV e SGR), emanando regolamenti, impartendo istruzioni e assumendo provvedimenti nei confronti degli intermediari finanziari.
Qualsiasi persona si domanderà ma come farà a controllare in modo oggettivo il sistema di quelle banche che hanno quote di partecipazione proprio in Banca d’Italia?
La risposta è ovvia…
Quindi, tra i maggiori azionisti emergono Unicredit ed Intesa Sanpaolo
Tra i maggiori  Maggiori azionisti di UniCredit emerge che:
Titolari di quote di possesso superiori al 2%

NOMINATIVO AZIONISTA Azioni Ordinarie % di possesso( 1 )
1. Mediobanca S.p.A.( 2 ) 1.011.293.781 5,247%
2. Aabar Luxembourg S.A.R.L. 962.000.000 4,991%
3. Gruppo Central Bank of Libya 961.421.874 4,988%
4. Fondazione Cassa di Risparmio Verona, Vicenza, Belluno e Ancona 811.550.000 4,211%
5. BlackRock Inc. 775.638.495 4,024%
6. Fondazione Cassa di Risparmio di Torino 639.734.920 3,319%
7. Carimonte Holding S.p.A. 557.706.383 2,894%
8. Libyan Investment Authority 500.000.000 2,594%
9. Gruppo Allianz 393.847.333 2,043%
(1) Sul capitale ordinario
(2) di cui con vincolo di usufrutto a favore UniCredit S.p.A.: 967.564.061 azioni ordinarie; 5,020% di possesso.
  Mediobanca  a sua volta ha tra i maggiori azionisti:










































Gruppo Unicredito 75.274.186 8,74
Gruppo Bolloré 48.115.373 5,59
Gruppo Groupama 42.430.160 4,93
Gruppo Premafin 33.019.886 3,83
Gruppo Mediolanum 30.178.110 3,50
Fondazione Ca.Ris.Bo 22.015.648 2,56
Fondaz. Cariverona 27.004.604 3,14
Gruppo Italmobiliare 22.568.992 2,62
Gruppo Benetton 18.625.029  2,16
Gruppo Fininvest 17.713.785 2,06
Gruppo BlackRock 17.496.960 2,03
 Mentre l’azionariato di Banca Intesa Sanpaolo è così strutturato:


Azionista Azioni ordinarie % di possesso
Compagnia di San Paolo 1.506.372.075 9,718%
Fondazione Cariplo 767.029.267 4,948%
Fondazione C.R. Padova e Rovigo 750.092.011 4,839%
Crédit Agricole S.A. (1) 592.000.000 3,819%
Assicurazioni Generali S.p.A. 590.924.220 3,812%
Ente C.R. Firenze 514.655.221 3,320%
BlackRock Inc. (2) 376.688.882 2,430%
Fondazione C.R. in Bologna 313.656.442 2,023%
Come certamente avrete notato, esistono dei gruppi societari che controllano quote consistenti azionarie nelle banche appena citate che a loro volta controllano le principali partecipazioni nella Banca d’Italia.




Ritornando alla premessa, le dichiarazioni fresche fresche del governo tedesco:
“Francia e Germania considerano l’Italia un paese economicamente molto forte, un importante membro Ue e uno dei nostri partner più stretti”.
Il debito pubblico italiano, secondo alcune stime di Bankitalia, ( dati ufficiali, che arrivano a giugno 2011)  è di 1.901,919 miliardi di euro.
Il New York Times, in un precedente articolo, e con un grafico molto semplice e mai smentito affermava in sostanza che  la Francia detiene 511 miliardi del nostro debito, pari al 30% del debito stesso e al 20% del PIL d’oltralpe, seguita dalla Germania con 190 miliardi e dalla Gran Bretagna con 77 miliardi.
Quindi, non si deve manifestare stupore se sono la Germania e la Francia a determinare lo status sociale ed economico del nostro Paese.
Perchè le maggiori quote del debito pubblico, l’Italia, le ha contratte proprio con questi paesi.
L’Unione Europea non esiste.
Esiste l’Unione Franco-Tedesca che scriverà, con l’ausilio di Draghi, non ribelle, la storia economica e sociale di questo non più bel Paese.
Esiste sempre la via della rivolta.
Esiste sempre la via della ribellione.
Esiste sempre la via dell’incazzatura.
Ma prima di ogni cosa si deve pensare un nuovo sistema, che vada oltre questo sistema.
Perchè per annientare non solo in capitalismo ma anche il sistemo economico oggi esistente si deve mettere in discussione la funzione del concetto credito-debito, delle banche, delle assicurazioni, ovvero l’essenza stessa del capitalismo.
Siamo veramente consapevoli di ciò?
E le proposte concrete quali sono?
Ad oggi non vi sono, o meglio sono troppo vulnerabili, ed il capitalismo è ben consapevole di ciò, ed è anche per questo motivo che continuerà ancora a dannarci.
Salvo processo di auto-distruzione.
Non morirà il capitalismo per nostra volontà, ma morirà, se mai morirà, solo per una sua cattiva gestione e funzione.
Sempre che non si realizzi qualcosa veramente di rivoluzionario e non dittatoriale.
Un qualcosa che ad oggi è indefinibile.
A volte ho la sensazione che forse molti sono impreparati a depressi a tale situazione perchè hanno trovato la propria ragione d’essere grazie al capitalismo.
Per fare un piccolo e banale esempio mi viene da pensare a Travaglio e Berlusconi.
Cosa sarebbe Travaglio senza Berlusconi?
Cosa farà Travaglio quando Berlusconi fuggirà a Panama o dove cavolo lui vorrà?
Nulla.
Dovrà ripensare la sua vita, i suoi scritti.
E lo stesso dicasi per tutti quelli che combattono il capitalismo.
Quando il capitalsimo morirà cosa faranno?
Saranno pronti a praticare ciò che si teorizza nel meandro infinito delle divisioni oggi esistenti?
Io nutro forti dubbi in tal senso.
Ma vivo sempre con la speranza di andare in ogni caso oltre.
Ora come ora mi pongo il problema di contribuire alla morte, sospirata ed attesa morte del capitalismo.
Al dopo ci penseremo.
Forse questa sarà una debolezza, forse no, in ogni caso siamo messi così.