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venerdì 16 settembre 2011

L'Italia cerca laureati in Informatica senza pretese

Le imprese italiane cercano nuovamente neolaureati, sopratutto in Ingegneria, Informatica o Economia. Purtroppo si tratta mediamente di offerte di lavoro poco remunerate e spesso legate a tirocini. In ogni caso la disoccupazione a un anno dal titolo è sopra il 16%.

I laureati in Informatica sono il nuovo oggetto del desiderio delle imprese italiane. Continuano al solito a pagarli male e a proporre tirocini imbarazzanti, ma almeno qualcosa di muove. Il Corriere della Sera ha completato una piccola indagine sul mercato del lavoro dei neolaureati contattando un campione di uffici placement delle università Italiane.
Ebbene, il politecnico di Torino e l'università di Siena hanno registrato il maggior numero di richieste; Ca’ Foscari di Venezia e Pisa hanno sbancato. In pratica sono aumentate le richieste, e Bocconi nonché Luiss hanno rilevato un aumento dei contratti di lavoro rispetto al classici stage.

Un borghese ancora più piccolo
"Quello che si muove è poco, con offerte di lavoro a costi molto bassi e il  privilegio del tirocinio", ha commentato Pietro Lucisano, responsabile del progetto Soul, sistema di placement che si occupa di otto università del Lazio.
Come ricorda il Corsera, i dati di Almalaurea non lasciano spazio all'immaginazione: "disoccupazione a un anno dal titolo sopra il 16% tra i triennali e quasi al 18% tra gli specialistici". Vi sono però aree di studio che godono di maggiori possibilità di inserimento. I laureati in Ingegneria, Informatica o Economia sono i più ricercati. Prova ne sia che il politecnico di Milano dichiara inserimenti al 92-94% a sei mesi dal titolo, Bocconi il 64% il giorno della laurea e Ca’ Foscari più offerte di lavoro in campo IT degli informatici che è in grado di laureare ogni anno.
Ma qual è l'anomalia degli ultimi anni? "Banche che assumono laureati in scienze politiche e lettere", ha dichiarato Roberto Nicoletti, prorettore agli studenti dell'università di Bologna. "Richieste di laureati umanistici o con conoscenza di economia-marketing e competenze linguistiche", ha aggiunto Antonella Magliocchi dell'università di Pisa.
"Stabilire contatti più stretti con le università per avere dei profili formativi in linea con il fabbisogno è oggi la vera scommessa delle aziende", ha concluso Tommaso Aiello, coordinatore della Borsa del Placement.