sabato 16 luglio 2011

Il Mar Morto…sta morendo davvero

    Il Mar Morto inoltre, lungo 100 chilometri, consente l’approdo a due città bibliche da esso collegate: Sodoma e Gomorra.
    La bramosia dell’essere umano si cela anche dietro il succitato fenomeno del dislivello del bacino. Le aziende chimiche hanno infatti installato sui fondali della parte meridionale del lago vasche per l’evaporazione dell’acqua, per potervi così estrarre i redditizi minerali. Per effetto di ciò, milioni di tonnellate di sale ogni anno vengono lasciate sul pavimento delle vasche, provocando l’innalzamento dell’acqua fino a 8 pollici (ovvero 20 centimetri) all’ anno.
    Quanto alla parte settentrionale invece, già nel lontano 1960 furono effettuati dei lavori con scavi profondi circa 16 chilometri; il tutto per pompare acqua salata sempre mediante le famigerate vasche a evaporazione.
    Ma oltre all’estrazione dei minerali, Israele, Giordania e Siria, sono responsabili della contrazione drammatica della parte settentrionale del Mar Morto, anche per aver deviato il percorso del fiume Giordano e i suoi affluenti per ottenere acqua potabilen, riducendo così drasticamente la quantità di acqua che confluiva nel Mar Morto.
    In realtà, anche la natura fa la sua parte. La parte a Nord e a Sud del lago si trovano ad altezze differenti, in gran parte scollegate e a parecchi chilometri di distanza. Quindi, anche se le acque a sud si stanno alzando, esse non riescono a confluire nella parte a nord e dunque, non si verifica neanche in modo naturale quel controbilanciamento che livellerebbe le acque.
    Uno dei geofisici israeliani che sta seguendo il caso dietro incarico del Governo, il dottor Alon Tal, ha dichiarato senza mezzi termini: “senza un intervento nei prossimi cinque-dieci anni, l’acqua potrebbe inondare le hall degli alberghi ed inoltre, una parte del Mar Morto sparirà del tutto”.
    Tal ha avanzato una soluzione al Governo israeliano che la sta ancora vagliando dato l’ingente costo che richiede: 2 miliardi di dollari. In pratica, installare un nastro trasportatore nel fondale che porti il sale accumulato da Sud verso Nord.
    Un progetto che in realtà dovrebbe essere finanziato dalla stessa azienda che sta provocando quel disastro ambientale: la Dead Sea Works Ltd. Lo pensa (e lo dice) anche Roee Eliseo, direttore del Dead Sea Preservation Government Company, Ente legato al Ministero del Turismo israeliano che vigila sul destino del Mar Morto.
    La Banca Mondiale sta studiando da decenni una proposta per ricostituire le acque del Mar Morto a nord, attraverso una canalizzazione dell’acqua proveniente dal Mar Rosso (il quale dista circa 160 km). I costi di tale opera sono stimati in circa 15 miliardi di dollari e con effetti collaterali ambientali imprevedibili. Tra l’altro, tale canale – battezzato Red-Dead – richiederebbe tempi di costruzione molto lunghi.
    Il Governo israeliano punta molto sul concorso New 7 Wonders of Nature, che si terrà il prossimo novembre. Gura Berger, responsabile del progetto pensa che il concorso potrebbe contribuire a rilanciare il lago, e dare un forte impulso al turismo dell’area che genera molta ricchezza: la metà dei 3.450.000 turisti arrivati nel Paese lo scorso anno lo ha visitato. Tra loro, quasi 200.000 sono rimasti in riva al lago almeno una notte e per quanto riguarda gli introiti, il turismo del Mar Morto ha comportato lo scorso anno entrate pari a circa 300 milioni di dollari.
    Il destino del Mar Morto quindi è legato al turismo, speriamo solo che la soluzione che verrà scelta non causi altri scompensi ambientali difficilissimi da riequilibrare.