sabato 2 luglio 2011

I rimborsi dei piccoli partiti. Ai pensionati 200mila euro

Silvia Cerami
Il principio è: un euro a voto. Al leader del movimento dei Pensionati, Fatuzzo, andrebbe assegnato un premio come top manager. Soldi anche a movimenti misteriosi, come l’associazione degli Italiani all’estero con sede in via Gradoli. Nonostante i finanziamenti, i Radicali chiudono in rosso il bilancio.
Il bilancio del Pd. I conti in tasca alla Lega Nord.
A caratteri microscopici, scritti in corpo 2, anzi 1,5. Nelle pagine interne dei giornali, tra necrologi e pubblicità di basso profilo, in spazi scelti con l’accuratezza di chi tutela il proprio anonimato. Riquadri illeggibili che ottemperano all’obbligo della pubblicità. Appaiono così i bilanci dei partiti, pubblicati in questi giorni sui quotidiani. Da leggere con lente di ingrandimento. In nome della trasparenza.
Partiti, movimenti, liste, listarelle, ognuno dei quali con il suo tesoriere e il suo collegio di revisori dei conti. Ognuno con il suo rimborso elettorale. Ognuno con il suo finanziamento pubblico da spartire.
Il meccanismo è noto, ma vale la pena ripeterlo, specie in questi giorni di tagli alla spesa pubblica. Un euro a voto per cinque anni. Per le elezioni alla Camera e al Senato. Per le Europee e per le Regionali. Da calcolare su tutti gli aventi diritto, poco importa se le schede sono nulle o se gli italiani si astengono. E importa ancor meno se i rimborsi sono davvero utilizzati per le spese di propaganda.
Si chiama “rimborso elettorale” ed è la soluzione che la casta ha trovato per non prendere in considerazione la volontà popolare. Nel 1993 un referendum abolì il finanziamento pubblico ai partiti, ma quelli che oggi parlano di costi della politica da tagliare, di auto blu da negare, di spese superflue da eliminare per il bene del Paese, non ricordano mai gli ingenti contributi che ricevono.
Un vero affare soprattutto per i partiti minori. Mentre i big si interrogano sul bipartitismo in salsa italiana, molti sconosciuti, grazie a una diabolica legge, in sordina si accontentano. È sufficiente raggiungere l’1 per cento dei consensi e il rimborso arriva. E se poi la legislatura cade, che importa. Per cinque anni si riceve lo stesso.
Partiti dai nomi impronunciabili, come Slovenska Skupnost (Unione Slovena). Prima di fare la propria apparizione alle regionali del Friuli Venezia Giulia del 2009, operava con una struttura retta dal volontariato, senza sedi, basandosi su offerte volontarie. Troppo faticoso. E così dagli 11 mila euro dell’anno precedente con una sola campagna elettorale, sono riusciti a triplicare i proventi. Il miracolo è avvenuto grazie a 12 mila euro di “contributi per rimborso elettorale pubblico”. Li riceveranno per altri 5 anni, a prescindere dal tipo di gestione, dalle manifestazioni e dall’impegno.
Bilanci come quello del Partito Pensionati guidato da Carlo Fatuzzo. Una gestione da top manager dell’anno che ha permesso di chiudere il 2010 con un avanzo di 29 mila euro, a fronte di una perdita di 226 mila euro dell’esercizio precedente. Certo con ben 192 mila euro di rimborsi per le spese elettorali e spese per la propaganda dimezzate rispetto al 2009, non è poi così difficile. Il vitalizio è garantito. Altro che pensione.
È andata meno bene invece alla Lista Pannella. Il suo bilancio annuncia un disavanzo di esercizio di oltre 2 milioni e 900 mila euro, a fronte di un più 800 mila euro del 2009. La lista del radicale ha speso per la campagna elettorale per le regionali 2010 circa 350 mila euro. Una spesa irrisoria e un buco nero in bilancio inspiegabile, visto che ha ricevuto 221 mila euro di dividendo per la sua partecipazione come editore della testata radiofonica “Radio Radicale”, 630 mila euro come contributo da parte del Partito Democratico, altri 23 mila euro da altri movimenti politici e quasi 150 mila di “rimborso per spese elettorali”. Non male come incasso per il nemico storico del finanziamento pubblico.
È andata meglio a “La sinistra” con sede in via Lucifero a Cagliari. La rappresenta Pietro Maurandi, autore di “Hombres y dinero”. Un libro, una scelta di vita. 23 mila euro di proventi. Esattamente la stessa cifra dei rimborsi e così con 12 euro di spese per servizi e quasi 6 mila per godimento di beni di terzi, Maurandi chiude persino con 2 mila euro di utile. Tutto fatto. Senza troppa fatica. La stessa linea gestionale l’ha applicata anche “Una regione in Comune”, l’ associazione politico culturale di Pordenone. In attivo per quasi 50 mila euro, pari all’ammmontare dei contributi dello Stato. Ridotti al minimo i costi da gestione caratteristica, niente stipendi, Tfr e meno di 2 mila euro di spese per servizi e il gioco è fatto.
Ci sono poi i partiti misteriosi. A partire dall’indirizzo. Roma, via Gradoli 11. Qui tra i fantasmi del caso Moro, gli appartamenti dei servizi segreti e le palazzine appartate di Natalie e Brenda del caso Marrazzo, ha sede il MAIE - Movimento associativo degli italiani all’estero. Un seggio alla Camera e uno al Senato alle ultime politiche. Oltre 91 mila euro di rimborsi “per effetto dell’attività politica svolta e dei risultati ottenuti” precisa il legale rappresentante, l’onorevole Ricardo Antonio Merlo. Chiudono in attivo di 11 mila euro, rispetto ai 70 mila dell’anno precedente, ma c’è una motivazione. 80 mila euro “impiegati in campagne di comunicazione nell’America Meridionale come l’organizzazione del Secondo Congresso Nazionale del Maie in Brasile e del Terzo in Argentina” e poi “nella cura della presentazione del libro Radicci di Carlos H. Iotti per promuovere la cultura italo-sudamericana”.
Del resto la cultura tra l’Italia e l’America Meridionale è una priorità. Almeno per il consigliere del MAIE Giacomo Bezzi. Ex presidente del consiglio della provincia autonoma di Trento, ex deputato con il Partito autonomista trentino tirolese, distintosi politicamente per le casse provinciali prosciugate e le assenze a Montecitorio, è un profondo conoscitore della cultura del Sud America. Il suo curriculum da coordinatore del progetto Tuttoimmobile.it, dedicato alla costruzione e vendita d’immobili turistici e residenziali dal Trentino a Tenerife, dal Brasile a Capo Verde, garantisce sulla qualità.
E come se non bastasse, ci sono anche le associazioni regionali, come “Uniti per la Sicilia”. Nata nel 2006 per le regionali, raggruppava tutti i partiti minori di centrosinistra preoccupati di raggiungere la soglia del 5%. Dalla Rosa nel Pugno all’Italia dei Valori, dai Verdi a Primavera Siciliana. L’unione si è frantumata a seguito delle dimissioni da presidente della regione di Salvatore Cuffaro, ma continua a ricevere finanziamenti. E così Emilio Arcuri già assessore alla Cultura, vicesindaco nelle giunte di Leoluca Orlando e candidato alle europee per l’Idv, continua a redigere il bilancio. In attivo di oltre 30 mila euro “Uniti per la Sicilia” vanta contributi per rimborso spese elettorali pari a 221 mila euro. Pari più o meno a tutti i proventi della gestione caratteristica.