domenica 19 giugno 2011

PENSIONI D’ORO, LA LISTA.


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È nei periodi di crisi che il capitalismo mostra il suo volto peggiore, quello di un sistema incapace di sostenere anche i bisogni primari essenziali delle fasce di popolazione più deboli, che vengono, se minimamente necessario, sottomessi alle sue esigenze di espansione selvaggia.
Mentre i soggetti preposti ai governi dei vari paesi spacciavano per quasi terminata la crisi, si sono invece rivelati i suoi veri effetti negativi e cioè il dilagare della disoccupazione ed il fallimento di interi settori industriali; poi la speculazione finanziaria internazionale, indisturbata, ha cominciato a raccogliere i frutti
seminati durante la crisi stessa, azzannando i paesi economicamente più deboli, a cominciare da Grecia, Portogallo Spagna, con la prospettiva, per i prossimi mesi, di un suo attacco a livello continentale, scenario in cui l’Italia rappresenta, nella catena della UE, l’anello debole immediatamente successivo agli stati aggrediti per primi.
A questa minaccia i governi, in primis quello greco, rispondono ancora una volta cercando di attingere risorse da quegli stessi strati sociali che stanno pagando, con disoccupazione e riduzione del reddito, la crisi che già imperversava; le ricette che esso ha adottato vengono riprese senza modifiche anche dagli altri.
Anche in Italia, la manovra, nonostante gli ipocriti discorsi di questo o quel ministro, si affiancherà a quelle degli altri paesi europei, taglieggiando ancora i salari pubblici e riducendo ancora la spesa sociale e soprattutto evitando accuratamente, ancora, di intaccare minimamente le rendite parassitarie, l’evasione e l’elusione fiscale e contributiva, le malversazioni e gli sprechi nella spesa pubblica.
Ma la misura ormai dovrebbe essere colma. Ormai la fascia di popolazione vessata in questi anni dalla continua erosione del proprio potere di acquisto, espulsa dal mondo del lavoro  o presente in esso solo in forma pesantemente precarizzata, a cui vengono costantemente sottratti benefici e diritti di ogni genere, non ha più niente da dare, salvo che la propria RABBIA e la propria voglia di ribellarsi.
Dal punto di vista rivendicativo, bisogna reagire con forza e con proposte concrete che facciano da contraltare praticabile alle intenzioni del governo. Occorre sostenere cioè delle battaglie che puntino a far recuperare reddito a queste fasce di popolazione.
Facciamo alcune proposte che si legano fortemente alla diseguaglianza profonda nella distribuzione della ricchezza tra ceti dirigenti e perciò benestanti e ceti sottomessi e perciò indigenti.
Partiamo dalla constatazione che ciò che è legittimo e perfettamente tollerabile per i primi, diventa illegale e “immorale” per i secondi. Mentre per tutti i dirigenti e manager pubblici, per esempio, è perfettamente consentito accumulare doppi tripli e quadrupli incarichi di vario genere e tipologia, ovviamente con i relativi sostanziosi emolumenti, questo cumulo non viene tollerato e impedito da precise norme di legge quando si tratti, per esempio, di pensioni di reversibilità, per le quali esistono invalicabili limiti nel caso con esse coesistano, per i superstiti, altri redditi. Se un superstite percepisce già un altro reddito superiore ai 16.000 euro – che non ci sembrano consentano di vivere proprio nel lusso sfrenato – la eventuale pensione di reversibilità viene abbattuta del 40 %.
Come mai, allora, esistono personalità che possono, legalmente, cumulare incarichi plurimi e beneficiare senza alcun limite di tutti i compensi dovuti, come Mario Draghi che…..
E perché è possibile che gli alti funzionari civili e militari dello Stato, una volta collocati a riposo, puntualmente vengono “collocati” anche in organismi di controllo e giurisdizione (Consiglio di Stato, Consigli superiori ecc.) ?
E perché è possibile cumulare i benefici previdenziali come ex parlamentari (diritto maturato sappiamo tutti come, tra l’altro) con le pensioni da professore universitario, avvocato, primario, professionista, manager, tutti trattamenti che ci risultano piuttosto congrui ?
Per rendere maggiormente tangibile questo ragionamento, possiamo brevemente riferirci a qualche esimia personalità che rientra appieno in questa categoria di privilegiati, che godono di pensioni pubbliche pur continuando ad esercitare professioni redditizie, avere in carichi istituzionali, essere membri ben remunerati di diversi organismi, ricevere lauti diritti d’autore per le loro pubblicazioni ecc.
Qualche esempio di “pensionati d’oro”
Giuliano Amato (dott. Sottile) ex presidente del consiglio, famigerato autore della prima riforma previdenziale che cominciò a ridurre i trattamenti previdenziali nel 1992, e della (finora) più grande manovra finanziaria di taglio (stangata di 90 mila miliardi di lire), gode di pensione da professore universitario da 1/1/98 di 22.048,11 euro mensili lordi
Rocco Buttiglione gode di pensione da professore universitario da 1/11/2007 di 5.498,30 euro mensili lordi
Mario Baldassarri economista e presidente commissione bilancio ed ex sottosegretario al tesoro del  governo Berlusconi  gode di pensione di professore universitario di € 5.714,42 mensili dal 7/8/2008 e per “arrotondare” percepisce pure una pensione di riversibilità di € 697,56
Renato Brunetta gode di pensione da professore universitario da 31/12/2009 di 4.351,07 euro mensili lordi
Giuliano Cazzola, famoso per i suoi continui ed insistenti interventi a favore delle modifiche (leggi tagli) del regime pensionistico (degli altri),  come ex dirigente della pubblica amministrazione prende una pensione dal 1/4/2007 di € 10.776,66 mensili.
Antonio Di Pietro, proprio il più grosso fustigatore del regime, già dal lontano 12/1/96 gode di pensione pari a € 2.664,57 mensili, di cui forse coerentemente alla furia moralizzatrice che lo contraddistingue potrebbe fare a meno
Sergio D’Antoni ex sindacalista ed ex segretario CISL ora deputato PD prende una pensione da docente universitario dal 1/4/2001 di € 8.595,74 mensili lordi
Daghi Mario oltre ai suoi lauti stipendi da governatore della banca d’Italia gode di pensione da dirigente della pubblica amministrazione dal 1/4/05 di € 14.843,56 mensili lordi
Francesco Ferrarotti, noto sociologo frequentatore di salotti televisivi da dove dispensa pillole di saggezza detinate a ciò che giusto o sbagliato,dal lontano 1/11/2001 gode di una pensione di 6.983,47 mensili
Publio Fiori, ormai da oltre 16 anni si gode una pensione elargita dall’ INPDAP di € 14.590,26 esente di qualsiasi tassazione in quanto “vittima di terrorismo”.
Giuseppe Fioroni, ex ministro della pubblica  istruzione  in qualità di ex insegnante a racimolato una pensioncina di € 2008,73 mensili a decorrere 1/1/2008
Guazzaloca Giorgio ex esercente macellaio di Bologna, ex sindaco, successivamente nominato membro della Autority Anti trust, è consigliere comunale a Bologna, e ora gode di una pensione di 16.516,58 €  mensili lordi a decorrere dal 1/7/2009
Luciano Infelisi, notissimo magistrato, titolare di importantissime indaglni durante la sua carriera, dal 04/06/2001 gode di pensione di 9.098,44 € lordi mensili
Antonio  Martino senatore PDL economista  ex ministro della Difesa, gode dal 1/4/2002 di pensione docente universitario di € 5.788,33
Monorchio Andrea, ex direttore generale ragioneria generale dello stato ora consulente del ministro Tremonti, è in pensione dal 1/7/2002 con € 19.051,51
Sirchia Girolamo ex ministro della sanità ed ex primario ospedaliero, dal 1/10/01 in pensione con  10.290,00 € mensili lordi
Renato Squillante ex magistrato coinvolto negli scandali di Berlusconi gode di pensione dal lontano 26/06/96 di € 9.799,23   mensili
Mario Sossi, ex magistrato ora attivista della destra estremista, dal 5/7/06 gode di pensione di €  13216,37  esente da qualunque tassazione in quanto vittima di terrorismo
Sergio Siracusa ex Generale ora membro del consiglio di stato con lauta remunerazione gode pure di pensione fin dal 2/4/2000 di € 27.927,75 mensili lordi
Umberto Veronesi, luminare della scienza medica, presidente di associazioni di ricerca, ex ministro della sanità, lautamente ricompensato da tutte le sue collaborazioni, interventi e pubblicazioni, gode  pure di pensione fin dal 2/5/1994 di € 4.235 ,87 mensili lorde
Un rapido conto molto approssimativo: se si applicasse a questi personaggi il divieto di cumulo in quanto percettori di altri ben sostanziosi redditi, si otterrebbe un risparmio di circa 193.000 Euro mensili.
Recenti pubblicazioni ed indagini sulle “caste” in Italia stimano il numero di persone che appartengono a queste categorie di ex (magistrati, parlamentari, ministri ecc.) che però continuano ad esercitare professioni e consulenze, a partecipare a convegni e pubblicazioni ecc. ecc. in circa 25.000.
Calcolando la media del risparmio ottenuto sulla ventina di personalità sopra riportate, all’anno avremmo un importo “recuperato” a favore della collettività di circa 3 miliardi (255 milioni al mese).
Quante “manovre” ci saremmo risparmiati, quante risorse in più avremmo a disposizione per la spesa sociale, per la tutela del lavoro, per l’assistenza, per la salute, per l’istruzione ecc. ?
Una recente sentenza della Cassazione, a proposito di pensioni di reversibilità, ha dichiarato illegittime le modalità finora applicate per la riduzione dell’importo della pensione nel caso in cui si percepiscano altri redditi: infatti la riduzione viene applicata calcolandola sull’intero importo di pensione, mentre secondo la corte di Cassazione, essa deve computare solo gli importi base della pensione, non anche quello dell’ Indennità Integrativa Speciale.
Basta riferirsi agli importi medi delle pensioni di reversibilità che vengono pagate da INPS e INPDAP e dell’incidenza, su di esse, della IIS, per rendersi conto di quanto potrebbe essere l’ammontare delle somme indebitamente tagliate da questi trattamenti
Su questa scorta, si può far partire una campagna diretta ai titolari di pensione di reversibilità affinché richiedano il ricalcolo con le giuste modalità della pensione indiretta ed il rimborso delle somme che non dovevano essere trattenute.
Dato che, comunque, le norme che pongono i tetti in caso di altri redditi, o che addirittura in certi casi, vietano completamente il cumulo sono difficilmente eliminabili, un’altra campagna da lanciare deve riguardare l’applicabilità di questo principio anche a tutti gli incarichi dirigenziali, giurisprudenziali e di consulenza di cui beneficia tutto il coacervo di manager pubblici e privati, dirigenti, alti ufficiali, ex parlamentari, politici di vario livello, sindacalisti, magistrati, consulenti che gravitano attorno a enti, ministeri, aziende e risucchiano continuamente ingenti risorse finanziarie, molto spesso con vantaggi per la collettività molto dubbi.
Si tenga presente, per venire alla cronaca di questi giorni, a quali categorie appartengono quelli che non solo hanno ricevuto regalie favori e case da imprenditori corrotti e corruttori, ma che hanno per anni letteralmente truffato i cittadini, acquisendo, con vari ignobili trucchi, immobili lussuosi di proprietà delle casse previdenziali, acquistati con i contributi dei lavoratori, che sono stati regalati “legalmente” a questi figuri, che concepiscono la loro attività pubblica e l’esercizio del potere esclusivamente allo scopo di loro arricchimento personale (e di chi li circonda) e non come servizio da rendere alla cittadinanza.
Abbiamo già argomentato nella pubblicazione “se 5000 vi sembrano pochi …” quale sarebbe l’ingente  risparmio che si potrebbe conseguire ponendo dei limiti ben precisi alla cumulabilità di questi redditi, i cui titolari resterebbero comunque largamente garantiti perché potrebbero mantenere un livello reddituale notevolmente superiore alla media.
Su queste proposte occorre chiamare ad una forte campagna di sensibilizzazione, sfruttando anche il crescente sentimento di rabbia popolare che aumenta  di giorno in giorno di fronte alle continue rivelazioni sulla invasività della corruzione e della criminalità nel mondo politico e nella nostra “classe dirigente”.
PRESO DA:
http://www.contropiano.org/Documenti/2010/Maggio10/26-05-10PensioniOro.htm
di Ettore Davoli
COBAS INPDAP