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venerdì 3 giugno 2011

Organizzazione di una “Democrazia dal basso”

Democrazia dal basso. Gli ostacoli

Giorgio Misuri
Chi ha a cuore le sorti della democrazia e dell'ambiente sa che la soluzione non può calare dall'alto delle Istituzioni. Occorre cambiare abitudini di movimento, di consumi e diventa necessario coinvolgere tutti i cittadini. Un'imposizione dall'alto sarebbe una dittatura, questi cambiamenti devono essere accettati dal basso – prima di essere costretti dalla necessità – cominciando dalla parte più cosciente della società e trasmesse a tutti.
Gli ostacoli alla nascita di una “democrazia dal basso” sono culturali e organizzativi, ma non insormontabili. Prima di tutto bisogna rendersi conto che certi giusti principi sono verità ideologiche che si scontrano con la realtà e poi trovare soluzioni creative per farli trionfare.

Ognuno deve prendere parte alle decisioni che coinvolgono tutti. Una testa = un voto

È il principio base! Purtroppo non funziona; basta esaminare la situazione attuale: per ignoranza o ipnotismo da TV i cittadini delegano... si vede come. Non per questo bisogna rinunciare.

Rispetto, onestà, giustizia

Giusto, ma non basta! L'etica è fondamentale in politica: a seconda dell'importanza che si dà alla salute e all'ambiente si possono costruire inceneritori e centrali atomiche o raccolta differenziata ed energie rinnovabili. Dato per scontato che le persone vogliano il giusto, resta il problema di trasformare questa volontà in azione di governo.

La politica indirizza l'utilizzo delle risorse pubbliche

I primi due punti chiariscono come – interessatamente – si parli molto di voto e di etica e poco di come questi due indirizzi si tramutino in azioni di governo.
Proviamo a studiare come con il principio una testa=un voto si dovrebbero gestire le risorse pubbliche. In matematica questo si chiama un ragionamento per assurdo, ma è utile farlo per mettere in evidenza alcune contraddizioni.
Supponiamo dunque che si voglia gestire con la Democrazia dal basso il bilancio dello stato. Prendiamo ad esempio due voci di bilancio:
a) Sicurezza
b) Istruzione
e facciamo una domanda ai cittadini: quanta parte delle loro tasse vogliono dedicare a questi due argomenti. L'elettronica lo permette. Con Internet, una testa=un voto, si introduce una percentuale e con un click di mouse è fatta!
Naturalmente è una falsa democrazia, il cittadino non decide quale sicurezza e quale istruzione dare, ha diritto anche a quello, ma l'elettronica [teoricamente] di nuovo lo permette: come si fa per le ONLUS, il cittadino può introdurre il capitolo di spesa in cui mettere le proprie tasse; per esempio ampliare il commissariato di quartiere o ristrutturare la scuola del figlio. Si fanno le somme e vengono determinati i finanziamenti globali per sicurezza e istruzione.
Anche questo non va! Ci sono migliaia di capitoli di spesa nel bilancio, il cittadino non li conosce tutti e quindi finanzierà quelli che gli dicono che sono importanti o quelli che lo interessano direttamente.
Ci saranno quindi dei capitoli di spesa sottofinanziati e altri iperfinanziati influenzati da personaggi influenti, dalla pubblicità, dagli interessi, dalla cronaca e dalle urgenze.
Guarda caso, è proprio quello che sta succedendo adesso!
Lasciato a se stesso, il bell'ideale di Democrazia dal basso è destinato a perpetuare la situazione attuale. Ma non per questo bisogna rinunciare!
Un operatore di borsa sosteneva che le due bestie nere della borsa sono l'avidità e la paura. Per avidità o per paura il popolo fa delle pazzie: in borsa come in politica.

Gestire ricchezza, paure e speranze

Potrà sembrare strano, ma non ci sarà mai una Democrazia dal basso se la maggioranza della popolazione non imparerà a gestire paure e speranze e – di conseguenza – gestire assennatamente le ricchezze pubbliche e private.
Per gestire paure e speranze ci sono vari mezzi: interni ed esterni alla persona.
Esterni: Superstizione, promessa di ricompensa futura in questo o altro mondo puntando sul bisogno di giustizia, l'avidità o l'odio. Puntare sull'amore e l'altruismo è un antidoto, ma funziona principalmente in casi di calamità in cui tutti hanno bisogno di tutti.
Interni: Conoscenza di se stessi, dei difetti delle proprie qualità e delle qualità dei propri difetti unita ad un istruzione media o superiore.
L'esempio tipico di persona che ha fatto questo ultimo percorso è Gandhi, ma lo hanno fatto a modo loro tutti i grandi – laici o religiosi – che hanno lasciato una traccia nella storia.
Solo il superamento di paure irrazionali e di speranze illusorie permette di affrontare i problemi razionalmente con la coscienza che non è possibile realizzare tutto ciò che è desiderabile e giusto.
Gente istruita, conoscendo se stessa e la natura umana in generale è capace di formare piccoli gruppi ben affiatati che uniscono i loro sforzi per il bene comune.
Sono la base essenziale con la quale può nascere una vera democrazia dal basso.

Da un regime oligarchico ad uno democratico

Da sempre il mondo è guidato da un'oligarchia intelligente che sfrutta la credulità popolare e si appropria delle ricchezze comuni. Una vera democrazia dal basso è possibile solo quando l'oligarchia sarà estesa a tutta la popolazione e tutti parteciperanno attivamente alle decisioni. Questo comporta agire contemporaneamente su due piani:
  • Culturale: le stesse difficoltà di comunicazione che creano conflitti in famiglia e nel lavoro sono sfruttate dall'oligarchia dominante per influenzare la popolazione. Sapere come non lasciarsi condizionare da abitudini e pregiudizi subdolamente indotti è il primo passo per una vita famigliare serena e un'azione efficace nella società.
  • Organizzativo: sostituire il metodo gerarchico con deleghe incontrollabili con un sistema di decisioni condivise da tutti con i mezzi che l'informatica oggi consente.
Nella difficile situazione socioeconomica attuale, con gli urgenti problemi ecologici da risolvere ci sono tentativi spontanei di far nascere una democrazia dal basso che si scontrano però come sempre da secoli con la insufficiente istruzione della popolazione e deve far appello ai principi etici di onestà e altruismo per difendere interessi comuni; purtroppo questi principi da sempre sono stati traditi.
È una difficoltà che sembra insormontabile, ma per bisogno personale (i problemi di comunicazione in famiglia causano le tragedie di cui i giornali parlano spesso e tante altre di cui non si hanno notizie) ognuno è costretto a migliorarsi. Le difficoltà ambientali e sociali accelerano il processo. Per dirla con un proverbio toscano “Il bisognino fa trottar la vecchia”.

ho mostrato come il sistema democratico attuale non sia adatto per far fronte alla catastrofe ecologica annunciata. Non è possibile riorganizzare la società con imposizioni, così devono nascere nuove nuovi tipi di organizzazione che – attraverso il convincimento di  parti sempre più ampie della popolazione – cambino la società. Tutto nasce da piccoli gruppi che prendono coscienza del pericolo.
Il discorso può sembrare utopico, ma la storia ci dà tanti esempi di come in questo modo si evolve la società. Dai dodici apostoli che hanno cambiato l'impero romano al nazismo di Hitler nato in una birreria fino al “comunismo avanguardia del proletariato” è sempre stato così. Se i veri democratici sono pochi non è grave, basta siano determinati e non ripetano antichi errori.

1          Dai regimi oligarchici a una vera “Democrazia dal basso”

Da sempre il mondo è guidato da un'oligarchia intelligente che sfrutta la credulità popolare e si appropria delle ricchezze comuni. Una vera democrazia dal basso è possibile solo quando l'oligarchia sarà estesa a tutta la popolazione e tutti parteciperanno attivamente alle decisioni. Questo comporta agire contemporaneamente su due piani:
·        Culturale: informazioni sulle trappole della comunicazione che danneggiano i rapporti famigliari e di lavoro e fanno sì che gruppi di potere possano sfruttare la credulità popolare.
·        Organizzativo: sostituire il metodo gerarchico con deleghe incontrollabili con un sistema di decisioni condivise da tutti con i mezzi che l'informatica oggi consente.
Questi due punti implicano che il movimento che lancia una “Democrazia dal basso” è un'avanguardia  che di fatto diventa una nuova oligarchia. È inevitabile, ma non deve degenerare come è sempre successo. Non basta dire che i partecipanti al movimento lo fanno con spirito di servizio, per aiutare coloro che ancora non ne capiscono l'importanza. L'organizzazione formale del movimento deve impedire protagonismi ed essere assolutamente trasparente di modo che nessuno possa avanzare dubbi sull'onestà dei propositi e delle azioni.
Il potere è informazione. Una cruciale informazione ha permesso agli americani di vincere la guerra del Pacifico contro i giapponesi. Chi detiene la lista dei partecipanti al movimento ha il potere di lanciare messaggi a tutti, può essere fatto a fin di bene, ma anche ottenere una generale rivolta (è successo per messaggi lanciati attraverso Facebook).
La gestione delle informazioni è cruciale nel movimento che vogliamo creare.  
     Le informazioni devono essere veritiere, aggiornate, complete e tempestive!
Veritiere:       Se sono false ingannano.
Aggiornate: Quello che era vero ieri, non è necessariamente vero anche oggi e quello che è vero oggi forse non lo sarà ancora domani.     

Complete:     Le informazioni incomplete implicano dolorose dimenticanze o sono tendenziose. Ogni situazione ha un aspetto positivo e uno negativo; uno degli inganni più comuni è di considerarne solo un aspetto.  

Tempestive: Del senno di poi, ne son piene le fosse! Un'informazione tardiva non aiuta.
Si hanno decisioni scientifiche quando si usano informazioni veritiere, aggiornate, complete e tempestive e si ottengono risultati prevedibili e  verificabili. TUTTE LE ALTRE SONO DECISIONI POLITICHE.   
Data la complessità della società, dell'economia e dell'ambiente nessuno ha le capacità necessarie a dare risposte ai problemi che si presentano. Occorre ricorrere all'intelligenza collettiva che in informatica ha prodotto buoni risultati con Wikipedia e l'Open Source, ma richiede cooperazione.

2          La formazione di una nuova classe dirigente

Vista la delicatezza dell'equilibrio ecologico, economico e di conseguenza sociale, oggi le decisioni politiche devono essere accuratamente studiate e – quando possibile – devono essere prese scientificamente.
Si ha una decisione politica in quando si deve decidere in condizioni di incertezza (quasi sempre). In questi casi si decide in base a principi, idee ritenute di buon senso (spesso sono convinzioni ideologiche) oppure in base a interessi, convenienze, paure o speranze più o meno giustificate o subdolamente indotte. In ogni caso sono decisioni che si prendono non avendo o ignorando dati scientifici danno risultati imprevedibili. Solo le decisioni scientifiche basate su informazioni veritiere, aggiornate, complete e tempestive possono dare risultati – salvo incidenti – certi.
La classe dirigente – nelle tragiche condizioni ambientali, economiche e sociali in cui il mondo si trova – deve prendere decisioni razionali scientificamente fondate pena aumentare la probabilità di disastri.
Purtroppo le decisioni razionali impongono rinunce e sacrifici e questo da quando il mondo esiste ha permesso a persone ingenue o persone con scarsi scrupoli di fare facili promesse e acquisire ampi consensi e – specialmente nei regimi democratici – a convincere il popolo ad azioni contrarie ai propri interessi.
La classe dirigente deve operare per il bene di tutta la popolazione usando con criteri scientifici informazioni veritiere, aggiornate, complete e tempestive.
Teoricamente tutta la popolazione dovrebbe essere a conoscenza di queste informazioni ed essere capace di capirle. Purtroppo – per motivi di diffusione attraverso i media e per motivi culturali – queste informazioni non sono alla portata di tutti, perciò solo un ristretto numero di persone che formano la classe dirigente ne sono a conoscenza e in grado di usarle. Compito di una democrazia dal basso è escludere dal numero di persone che decidono persone ingenue o con scarsi scrupoli e conquistare la comprensione e il sostegno da parte dell'intera popolazione che deve accettare che non tutto ciò che è desiderabile e giusto è possibile.

3          Organizzazione di una Democrazia dal basso

Persone attive e simpatizzanti

Quanto espresso finora mostra come le persone che organizzano la “Democrazia dal basso” debbano essere distinte in persone “attive” che organizzano le varie attività e di fatto diventano classe dirigente e persone “simpa­tizzanti” che condividono gli obiettivi. Le persone “attive” naturalmente con spirito di servizio lavorano per i “simpa­tizzanti”, non possono imporre le loro vedute (anche perché i simpatizzanti non li seguirebbero). La saggezza cinese dice che ci deve essere armonia tra cielo e terra.
L'informazione è potere. Si può dare potere ai simpatizzanti? La risposta è sì, ma solo per direttive generali quali potrebbero essere la difesa della Costituzione, la partecipazione al movimento per l'acqua pubblica, ecc. Come organizzare il tutto spetta ai membri “attivi”, la classe dirigente.
Tutti partecipano alla Democrazia dal basso col proprio voto (una testa un voto), ma si deve distinguere tra volo deliberativo riservato ai membri attivi e voto consultivo riservato ai simpatizzanti. Non è antidemocratico, tutti possono diventare membri attivi se sono capaci e si danno da fare.
Da sempre le persone attive hanno avuto tendenza a formare una casta molto ricca perché gestisce le risorse della comunità. Sta all'organizzazione formale della democrazia dal basso avere statuti che impediscano personalismi e cesarismi, ma il miglior statuto potrà essere aggirato se i membri “simpatizzanti” non sorveglieranno l'operato dei dirigenti e se i dirigenti si incaponiranno a seguire (nel bene o nel male) obiettivi che i simpatizzanti non vgliono.

 Definizione di Gruppo locale:

Possono fare parte di un gruppo locale solo persone attive sul territorio che hanno organizzato eventi in sintonia con i principi del movimento. Scelgono un referente (portavoce, portaparola ma né leader né dirigente! È solo espressione della volontà collettiva!). Per evitare personalismi il mandato di referente è limitato nel tempo, revocabile ed è consigliata l'estrazione a sorte e comunque la stessa persona non può essere referente per due periodi di seguito. Alla persona che rifiuta può essere tolto il voto deliberativo in assemblea (le persone attive devono essere in grado di assumere responsabilità).
Dal punto di vista burocratico un gruppo è una lista di persone fisiche con relative informazioni di contatto una delle quali è indicata come referente e un elenco delle attività svolte sul territorio.

Gruppo aggiunto

Spontaneamente nascono tanti gruppi con obiettivi diversi (gestione rifiuti, energie rinnovabili, ambiente ecc.) che hanno la necessità di collaborare. Democrazia dal basso vuol dire spirito di servizio, aiuto reciproco, rifiuto di ideologie, lavoro alla soluzione di problemi concreti, cooperazione con tutti coloro che hanno lo stesso obiettivo e quindi anche altre associazioni che – se condividono gli stessi principi – possono partecipare al gruppo locale con un voto consultivo così come un referente del gruppo locale può reciprocamente partecipare con voto consultivo alla loro associazione. Ognuno è sovrano a casa propria.
Il gruppo è composto di persone fisiche, non c'è preclusione di principio al fatto che membri di altre associazioni siano membri del gruppo locale (purché “attive”).  Simpatizzante può essere chiunque.
Deve essere fatta salva la difesa contro gruppi ostili

Dinamica dei gruppi

Nota: la natura ha millenni di esperienza e se ha inventato la divisione cellulare vuol dire che funziona bene tant'è vero che la stessa struttura si trova nell'organizzazione dei sistemi operativi dei computer e nelle organizzazioni commerciali. Quando un gruppo diventa troppo grosso, si  scinde in due gruppi. Il magico numero di 9 suggerito ha molte ragioni di essere, ma non è un dogma
Un gruppo deve essere formato da un minimo di 9 persone attive fino a  un massimo di 17. Quando il numero delle persone attive raggiunge i 18, il gruppo si scinde in due di 9 ciascuno con competenze territoriali diverse (Naturalmente possono collaborare, ma sono indipendenti). Le persone che non prendono parte direttamente all'organizzazione delle manifestazioni, ma sostengono il movimento anche finanziariamente sono “simpatizzanti” e hanno voto “consultivo”. Gruppi di meno di 9 persone attive possono solo avere voti consultivi nelle prese di decisione globali.
            L'idea fondamentale alla base di questa organizzazione è che “chi non sa non può decidere con cognizione di causa” e quindi il voto deliberativo solo a chi opera concretamente e scientemente. D'altra parte il gruppo lavora per la collettività e quindi deve ascoltare chi ha il voto “consultivo”, altrimenti diventa autoreferenziale e destinato a fallire. Nelle assemblee in cui si discute di orientamenti generali il voto consultivo dovrebbe responsabilmente essere considerato vincolante dai gruppi attivi, pena perdere il contatto con i propri sostenitori.
       La divisione “cellulare” mira a moltiplicare la presenza sul territorio, ogni gruppo avendo una competenza territoriale definita. Naturalmente gruppi vicini possono collaborare agli stessi eventi, ma affinché i due gruppi continuino ad esistere l'attività dovrà essere doppia..

Comunicazione tra gruppo e simpatizzanti

Le decisioni devono essere prese in base a  informazioni veritiere, aggiornate, complete e tempestive. Chi partecipa saltuariamente ad un gruppo di solito non ha informazioni “complete” e quindi può dare un parere “consultivo”. Nella votazione però contano i voti dei membri attivi che possono naturalmente accettare il suggerimento. Le comunicazione esterne al gruppo verso i simpatizzanti sono fatte dal referente di turno il quale è solo il portavoce del gruppo. Può riferire solo mozioni, comunicati stampa, voti in un eventuale livello superiore solo se deliberate dal gruppo.
Dato che i simpatizzanti non hanno conoscenza dei dettagli organizzativi, è molto importante che non circolino informazioni che creino confusione. La confusione è dannosa quanto la malafede. Per esempio se ci sono divergenze sulla data di una manifestazione, è bene che circoli all'esterno del gruppo solo quella decisa a maggioranza ad evitare disguidi.
Non è desiderio di segretezza, al servizio di pulizia date le chiavi di accesso all'ufficio, ma non le chiavi della cassaforte. Certe informazioni sono per necessità riservate, fino al momento in cui è presa una decisione definitiva e diventano pubbliche.

Organo collegiale a livello superiore

I referenti dei vari gruppi locali che formano l'organo collegiale contano per un voto (i gruppi sono tutti piccoli e pressappoco della stessa grandezza quindi non occorre pesare il voto col numero degli aderenti e si evita il pericolo di collettori di tessere). Anche per il gruppo di livello superiore vale la divisione “cellulare”. I referenti sono dei “porta parola”, esprimono le opinioni del loro gruppo, durante le riunioni dell'organo collegiale di livello superiore possono sempre rimanere in contatto col loro gruppo via telematica. In casi eccezionali potranno prendere decisioni di cui dovranno però rendere immediatamente conto al gruppo.
La rotazione dell'incarico di referente e  queste precauzioni dovrebbero limitare l'insorgere di personalismi.

Compito del gruppo di livello superiore

Il gruppo di livello superiore gestisce un sito internet espressione dei gruppi rappresentati.
Dal punto di vista burocratico un livello superiore è una lista di referenti dei vari gruppi locali. Gestisce l'archivio globale delle attività fatte, delle competenze dei vari gruppi e distribuisce queste informazioni a chi ne ha bisogno.

Processo decisionale

Le proposte partono dal basso: uno o più gruppi possono portarle all'attenzione dell'organo collegiale che vota. Se si ritiene necessario o la questione è delicata, si può richiedere di votare a tutti gli attivisti (e anche simpatizzanti). Le piattaforme elettroniche lo permettono.
Anche il livello superiore conta per uno. Se vuole “calare dall'alto” una decisione i referenti la trasmettono ai vari gruppi locali che votano e approvano o meno.
Presa la decisione collegiale, la proposta attraverso Facebook può essere lanciata ai simpatizzanti e al “Popolo dal click facile” per per tastare la sua opinione e/o coinvolgerlo.

Conflitti

C'è poco da illudersi, nelle organizzazioni i conflitti nascono. Possono essere positivi ed essere contrapposizioni di proposte di soluzioni diverse o essere dovute a personalismi o peggio a volontà di creare confusione.
In ogni caso occorrono delle procedure per risolverli.

Un referente prende decisioni arbitrarie

Il referente riferisce la volontà collettiva, se agisce da “capo” e il gruppo non è d'accordo, lo destituisce. Se quello rifiuta e vuol continuare a contare nell'organo collegiale a dispetto di tutti, gli iscritti al gruppo possono rivolgersi al livello superiore che incaricherà gli altri gruppi vicini sul territorio di chiarire cosa succede. Dopo indagine si possono prendere decisioni.

Il gruppo “morto”

Di un gruppo può rimanere il solo referente che continua a farsi sentire nell'organo collegiale (pensiamo anche ai possibili tentativi di scalata). Un gruppo è “vivo” solo se continua ad avere un certo numero di attivisti e continua ad agire sul territorio. Questi dati sono monitorati a livello superiore e quindi facilmente individuabili.
Nota: Un movimento democratico non violento, crede nell'amicizia e la cooperazione. Nessuno è lasciato solo e i gruppi  vicini territorialmente si conoscono e si aiutano reciprocamente.  Occorre essere ottimisti.
Nessuna strada ha mai condotto nessuna carovana fino a raggiungere il suo miraggio, ma solo i suoi miraggi hanno messo in moto le carovane.                                               (Henri Desroche)

Burocrazia

Da informatico, ho sempre bisogno di sapere dove e come gestire le informazioni. A questo punto occorrono alcune liste di indirizzi da distribuire al livello opportuno:
1.      Lista gruppi con relativi referenti
2.      Lista persone attive in ogni gruppo
3.      Lista simpatizzanti di ogni gruppo
4.      Tenere un archivio delle manifestazioni fatte, delle competenze acquisite, dei comunicati stampa emessi e degli echi di stampa
5.      Nomina “addetto stampa” ad ogni livello. Non deve parlare per sé, ma riferire quanto democraticamente deciso; salvo urgenze di cui dovrà rendere immediatamente conto.
6.      Deve avere la lista completa degli agganci con giornali e radio.
Siamo per la libertà, propongo quindi l'uso di Open Office e altre piattaforme open source come standard.

Monitoraggio attività

A livello superiore (cittadino, regionale, nazionale...) occorre monitorare le attività fatte sul territorio, non solo per contare i gruppi “vivi” e “morti” quanto per avere una storia del movimento con la possibilità di scambiare esperienze e poter programmare attività in ambiti più estesi.
Pongo ancora l'accento sulla quantità di informazione da trasmettere. Ai livelli superiori occorre l'indice delle attività svolte con la possibilità di valutarle e approfondirle una per una se necessario.

Strumenti di lavoro per la cooperazione

Andreotti cita sempre dei proverbi interessanti come “si fa la guerra con i soldati che si ha” (lui si è trovato in compagnia di mafiosi).
Per fare le cose per bene non ci vuole solo entusiasmo e buona volontà. Occorre anche professionalità. La partecipazione al movimento è anche un'occasione per aumentare le proprie capacità manageriali che torneranno utili nella vita professionale. Dirigere dei volontari è molto più impegnativo che comandare degli stipendiati, bisogna convincere ed essere d'esempio.
Nella ricerca in fisica nucleare, centinaia di fisici in tutto il mondo lavorano ad un singolo progetto ed hanno elaborato delle tecniche per cooperare (tra cui Internet nato al CERN). Occorre padroneggiare queste tecniche, anche questo è un migliorare la propria professionalità.
La Democrazia dal basso è al servizio dell'intera popolazione, anche di chi non partecipa direttamente. Diffonde cultura di pace, conoscenza degli strumenti per la cooperazione, per la crescita umana, il rispetto delle regole di convivenza civile e della natura.

Strumenti culturali

Non ci sarà mai una Democrazia dal basso  se la maggioranza della popolazione non imparerà a gestire paure e speranze e – di conseguenza – gestire assennatamente le ricchezze pubbliche e private.
Per gestire paure e speranze ci sono vari mezzi: interni ed esterni alla persona.
Esterni: Superstizione,  promessa di ricompensa futura in questo o altro mondo puntando sul bisogno di giustizia, l'avidità o l'odio. Puntare sull'amore e l'altruismo è un antidoto, ma funziona principalmente in casi di calamità in cui tutti hanno bisogno di tutti.
Interni: Conoscenza di se stessi, dei difetti delle proprie qualità e delle qualità dei propri difetti. Conoscenze di psicologia, studio, meditazione.
A questi due elementi fondamentali, le persone attive devono aggiungere capacità manageriali per la gestione di progetti che coinvolgono persone e mezzi (informatici, economici, materiali...). 

Strumenti informatici

WEB 2, OpenOffice, in particolare database

Progettazione

Qualsiasi cosa si voglia fare è bene aver presente questi dieci punti. Se tutti presentano le loro proposte nello stesso ordine, si risparmia molto lavoro. Dato che i punti  lasciano ampia libertà nei contenuti, non sono vincolanti.
1.      L'idea che si vuole analizzare
2.      come realizzarla
3.      con quali mezzi
4.      la diffusione, l'importanza, la dimensione dell'iniziativa
5.      la finalità pratica, l'obiettivo da raggiungere
6.      la collocazione spaziale
7.      le fasi e i tempi dell'iniziatica
8.      le esperienze precedenti di iniziative simili, documenti, regolamenti ecc.
9.      ostacoli e opportunità
10.  previsioni di costi e di risultati
È uno schema simile a quello delle cinque w, ma più completo.

Gestione competenze

Lavorare in rete, vuol dire mettere a disposizione di tutti le proprie competenze e adoperare le competenze di tutti, perciò è utile questa tabella che mette in rapporto competenze e progetti che  ne hanno bisogno:

Competenza 1
Competenza 2
Competenza 3
Competenza 4
Progetto 1
x

x

Progetto 2
x
x

x
I responsabili di un progetto contattano chi ha le competenze necessarie, le loro disponibilità.

Conclusione

C'è un generale rifiuto delle strutture gerarchiche ed è comprensibile visto gli effetti sull'ambiente sociale e naturale di decisioni economiche e legislative “calate  dall'alto”. D'altra parte è inevitabile la necessità di strutture di coordinamento a livello di città, provincia, regione, nazione, continente e di conseguenza una struttura gerarchica.
L'informatica permette di conciliare questi estremi lasciando ampia libertà ai gruppi locali di organizzarsi a piacere pur potendo coordinarsi per gestire problemi che superano  le possibilità di un singolo gruppo. Mezzi informatici esistono già: forum, blog, social network e se ne possono creare di nuovi.

Compiti di un movimento per la “Democrazia dal basso”
Un movimento per la “Democrazia dal basso” può nascere solo in uno Stato che garantisca l'indipendenza della Giustizia e l'equilibrio dei poteri giuridico, legislativo e di governo.
Un movimento che non voglia essere strumentalizzato dai poteri più o meno occulti ha bisogno di una stampa libera, nessun monopolio TV, Internet veloce per tutti e possibilmente gratis.
Con questi mezzi ha l'arduo compito di formare cittadini liberi e coscienti e quindi insegnare:
> Gestione delle paure e delle speranze a livello personale e sociale per avere la padronanza di se stessi e non essere influenzati da pubblicità o personalità.
> Conoscenza della Costituzione, del fondamentale equilibrio dei poteri, delle funzioni di elettorato passivo e attivo.
> Funzionamento della pubblica amministrazione, modi di partecipare alle decisioni.
E formare gruppi di persone “attive” con le conoscenze manageriali e tecniche necessarie per realizzare i progetti con una struttura  efficiente, ma non autoritaria.