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giovedì 30 giugno 2011

Quando mai gli italiani impareranno a fare politica come gli islandesi ?


tradotto perché è una lezione di educazione civica, della più alta (scusate gli errori).
GZ


Se qualcuno crede che non ci sia censura nelle notizie di attualità, che mi dica perché i giornali non hanno detto nulla su quello che succede in Islanda così come si è saputo quello che succede in Egitto:

in Islanda, il popolo ha fatto dimettere un governo al completo, si sono nazionalizzate le principali banche, si è deciso di non pagare i debiti vertso Gran Bretagna e Olanda a causa della loro cattiva politica finanziaria e si è appena creata un'assemblea popolare per riscrivere la costituzione.
E tutto ciò in forma pacifica. Tutta una rivoluzione contro il potere che ci ha condotto all'attuale crisi.
E qui c'è da chiedersi, visto che non si sono fatti conoscere i fatti di di questi due anni:

Cosa succederebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dall'Islanda ?
Questa è, brevemente, la storia dei fatti:
2008. Si nazionalizza la banca principale del paese. La moneta si svaluta, la borsa sospende la sua attività. Il paese è in bancarotta.
2009. Le proteste cittadine di fronte al parlamento ottengono che si convochino elezioni anticipate e provocano le dimissioni del Primo Ministro e di tutto il suo governo in blocco.
Continua la pessima situazione economica del paese.
Mediante una legge si propone l'estinzione del debito a GB e Olanda attraverso il pagamento di 3500 milioni di euro, somma che dovrà essere pagata mensilmente da tutte le famiglie islandesi durante i prossimi 15 anni al 5,5 % di interesse.
2010. La gente torna nelle piazze e pretende di sottomettere la legge a referendum.
Nel gennaio del 2010 il Presidente rifiuta di ratificarla e annuncia che si terrà la consultazione popolare.
In marzo si celebra il referendum e il NO alla restituzione del debito sfiora il 93% dei voti.
In tutto questo il governo avvia un'inchiesta per dirimere giuridicamente le responsabilità della crisi. Iniziano le detenzioni di vari banchieri e alti dirigenti. La Interpol dirama un ordine [di arresto] e tutti i banchieri implicati abbandonano il paese.
In questo contesto di crisi, si scelgono i membri di un'assemblea per redigere la nuova costituzione che faccia tesoro delle lezioni apprese dalla crisi e che sostituisca quella attuale, che è una copia della costituzione danese.
Per far ciò si ricorre direttamente al popolo sovrano. Si scelgono 25 cittadini senza filiazione politicadei 522 che hanno presentato la loro candidatura, per la quale era necessario soltanto essere maggiorenni ed avere l'appoggio di trenta persone.
L'assemblea costituente comincerà il suo lavoro nel febbraio del 2011 e presenterà un progetto di carta costituzionale a partire dalle raccomandazioni concordate in distinte assemblee che si celebreranno per tutto il paese.
Dovrà essere approvata dall'attuale Parlamento e da quello che si costituirà dopo le prossime elezioni legislative.
Questa è la breve storia della Rivoluzione Islandese: dimissioni di tutto un governo in blocco, nazionalizzazione della banca, referendum perché il popolo decida sulle decisioni economiche trascendentali, incarcerazione dei responsabili della crisi e riscrittura dell costituzione da parte dei cittadini.

Si è parlato di questo nei mezzi di comunicazione europei ?

Si è commentato nelle conversazioni politiche radiofoniche ?

Si sono viste immagini dei fatti in TV ? Ovviamente no.
Il popolo islandese ha saputo dare una lezione a tutta l'Europa, affrontando il sistema a viso aperto e dando una lezione di democrazia al resto del mondo.
Subject: Fwd: ISLANDIA
Asunto: ISLANDIA
SIN NOTICIAS DE ISLANDIA:Por favor, distribuirlo a todos vuestros contactos.  Que se sepa.


Si alguien cree que  no hay censura en la actualidad, que me diga si así como se ha sabido todo lo  que pasa en Egipto, porque los periódicos no han dicho nada de nada sobre lo  que pasa en Islandia :
En Islandia, el pueblo ha hecho  dimitir a un gobierno al completo, se nacionalizaron los principales bancos,  se decidió no pagar la deuda que estos han creado con Gran Bretaña y Holanda a  causa de su mala política financiera y se acaba de crear una asamblea popular  para reescribir su constitución.
Y todo ello de forma  pacífica. Toda una revolución contra el poder que nos ha conducido hasta la  crisis actual
He aquí, por qué no se han dado a  conocer hechos durante dos años:
¿Qué pasaría si el  resto de ciudadanos europeos tomaran ejemplo?
Esta es, brevemente, la  historia de los hechos:
2008. Se nacionaliza el  principal banco del país. La moneda se desploma, la bolsa suspende su  actividad. El país está en bancarrota.
2009. Las  protestas ciudadanas frente al parlamento logran que se convoquen elecciones  anticipadas y provocan la dimisión del Primer Ministro, y de todo su gobierno  en bloque. Continúa la pésima situación económica del país.
Mediante una ley se  propone la devolución de la deuda a GB y Holanda mediante el pago de 3.500  millones de euros, suma que pagarán todos las familias islandesas mensualmente  durante los próximos 15 años al 5,5% de interés.
2010. La gente se vuelve  a echar a la calle y solicita someter la ley a referéndum.
En enero de 2010 el  Presidente, se niega a ratificarla y anuncia que habrá consulta  popular.
En marzo se celebra el  referéndum y el NO al pago de la deuda arrasa con un 93% de los  votos.
A todo esto, el gobierno  ha iniciado una investigación para dirimir jurídicamente las responsabilidades  de la crisis. Comienzan las detenciones de varios banqueros y altos  ejecutivos. La Interpol dicta una orden, y todos los banqueros implicados,  abandonan el país.
En este contexto de  crisis, se elige una asamblea para redactar una nueva constitución que recoja  las lecciones aprendidas de la crisis y que sustituya a la actual, una copia  de la constitución danesa.
Para ello, se recurre  directamente al pueblo soberano. Se eligen 25 ciudadanos sin filiación  política de los 522 que se han presentado a las candidaturas, para lo cual  sólo era necesario ser mayor de edad y tener el apoyo de 30  personas.
La asamblea  constitucional comenzará su trabajo en febrero de 2011 y presentará un  proyecto de carta magna a partir de las recomendaciones consensuadas en  distintas asambleas que se celebrarán por todo el país.
Deberá ser aprobada por  el actual Parlamento y por el que se constituya tras las próximas elecciones  legislativas.
Esta es la breve historia  de la Revolución Islandesa: dimisión de todo un gobierno en bloque,  nacionalización de la banca, referéndum para que el pueblo decida sobre las  decisiones económicas trascendentales, encarcelación de responsables de la  crisis y reescritura de la constitución por los ciudadanos.
¿Se nos ha hablado de  esto en los medios de comunicación europeos?
¿Se ha comentado en las  tertulias políticas radiofónicas?
¿Se han  visto imágenes de los hechos por la TV? Claro que no.
El pueblo islandés ha  sabido dar una lección a toda Europa, plantándole cara al sistema y dando una  lección de democracia al resto del mundo.

mercoledì 29 giugno 2011

A Chiomonte utilizzati lacrimogeni contenenti CS, arma chimica vietata nelle guerre internazionali.


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Come testimoniato dalla sottoscritta, da tutti i presenti e da diversi giornalisti, durante lo sgombero della Maddalena di Chiomonte le forze dell'ordine sono ricorse pesantemente all'utilizzo di gas lacrimogeni.
Nella foto sottostante, scattata ad una delle innumerevoli cartucce ritrovate sul posto, si legge chiaramente: "lacrimogeno al cs" (orto-clorobenziliden-malononitrile).
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I gas CS rientrano tra le cosiddette "armi chimiche", infatti fanno parte di questa categoria " tutte le sostanze gassose, liquide o solide, che, diffuse nell'area e sparse sulle acque o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni anatomico - funzionali di varia natura, tali da compromettere, in via definitiva o solo anche temporanea, l'integrità dell'organismo umano" (http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=g8gas) **.

Come tutti sappiamo, l'utilizzo delle armi chimiche è stato fortemente contrastato e condannato, tant'è che in moltissime convenzioni internazionali ne è stato proibito lo sviluppo, la produzione e l'utilizzo.
Ne è un esempio La Convenzione sulle armi chimiche del 1993 - CWC - Chemical Weapons Convention (http://www.opcw.org/chemical-weapons-convention ) ratificata in Italia nel 1995 ed entrata in vigore nel 1997 che vieta l'utilizzo del gas CS in tutte le guerre internazionali.*
( http://it.wikipedia.org/wiki/Gas_CS)
Di tale sostanza è stato fatto largo uso dagli americani in Vietnam ( per stanare i Viet cong) e da Saddam Hussein contro i Curdi.

Ritengo assolutamente inacettabile e incivile che la stessa sostanza, il cui utilizzo è vietato contro i "nemici" durante una guerra internazionale, possa essere utilizzata dalle forze dell'ordine contro Civili, anche anziani, durante una protesta. E la questione è ancora più grave se andiamo ad analizzare meglio chi erano i cittadini, ovvero prevalentemente persone che protestavano in modo pacifico contro un'opera ritenuta un enorme sperpero di risorse pubbliche, oltre che inutile e dannosa.
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Se così fosse, personalmente ritengo che le istituzioni, i partiti e i loro esponenti che hanno tanto auspicato l'intervento delle forze militari in Valsusa e che si sono congratulati con le stesse per il "successo", come il Sindaco Fassino e l?onorevole Stefano Esposito, abbiano il dovere di condannare l'utilizzo di armi chimiche sui propri cittadini o di assumersi, alla luce dei suddetti fatti, la responsabilità delle loro dichiarazioni antecedenti e successive all'accaduto.

Chiunque avesse ulteriori testimonianze in merito, le condivida (video, fotografie etc)!

*Il CS è entrato a far parte dell'armamento standard in dotazione alle forze di pubblica sicurezza con il DPR 5 ottobre 1991, il quale all'articolo 12, comma 2, recita: "gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile".

**Per completezza di informazione il CS è definito dal CWS arma chimica quando utlizzato in guerra, non è definito arma chimica quando utilizatto nelle rivolte domestiche (!). Il tema è stato ampiamente dibattuto ed è ancora fortemente controverso e l'attuale definizione che varia a seconda dell'uso e non è legata alla sostanza è figlia di un evidente compromesso.

flebo per la democrazia

Perdite acquedotti,contano balle anche lì

da Matteo Olivieri
Contar balle è la loro professione, ma quando smentiscono la Regione e se stessi, quando vanno contro i dati ufficiali, significa che han perso il bandolo della matassa. Il Comune cita dati non ufficiali per quanficare le perdite di rete dagli acquedotti reggiani, sottostimati rispetto a quanto scritto nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Emilia Romagna.
Il Sindaco Delrio aveva recentemente dichiarato che le perdite di rete dagli acquedotti reggiani sono simili a quelle tedesche (7%) e lontane dalle perdite italiane (30-40%). Una balla colossale.
Abbiamo a quel punto segnalato i dati ufficiali, contenuti nel Piano di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Emilia Romagna.

(Clicca per ingrandire)
Eppure il Comune di Reggio, la cui rete risulta essere una delle peggiori in Regione ed ampiamente allineata al peggio, come definito da Delrio, cita altri dati.Ecco il comunicato che hanno diffuso in risposta a quanto da noi segnalato Rete idrica (18.6.11) .
Vorrebbero un 19% di perdite, ma non è così. Le balle hanno le gambe corte, i contaballe idem.

L'ISLANDA DICHIARA L'INDIPENDENZA DALLE BANCHE INTERNAZIONALI!


June 21, 2011 "Netright" -- – L'islanda è libera. E lo resterà fintanto che le persone vorranno restare autonome dal dominio straniero di presunti "maestri" in questo caso i banchieri internazionali.


Il 9 aprile, il popolo d'Islanda, incrollabilmente indipendente, ha sconfitto un referendum che avrebbe finanziato la Gran Bretagna e l'Olanda che avevano coperto i depositi  degli investitori olandesi e inglesi  che avevano perso fondi nella banca Icesave nel 2008.

Al tempo del fallimento della banca, l' Islanda si rifiutò di coprire le perdite. Ma nonostante questo  la Gran Bretagna e l'Olanda avevano richiesto che l'Islanda le ripagasse per il prestito come condizione per essere ammesse nella EU.

In risposta, le genti d'Islanda hanno detto all'EU di andare a quel paese. Il voto fonale è stato del 58.9 percento contro il 39.7 percent. “I contribuenti non dovrebbero essere responsabili di pagare i debiti  di una istituzione privata" ha detto Sigriur Andersen, il portavoce del gruppo di consuelnza che si è opposto al bailout (finanziamento a copertura).

In un simile  referendum nel 2009 sullo stesso tema, sebbene in termini più severi,  il 93,2 percento dell'elettorato si rifiutò di garantire  i depositici di investitori stranieri  che avevano fondi  nella banca islandese.

(...) Quella opposizione al finanziamento-risarcimento portò alla decisione della Islanda di consentire alla banca di fallire nel 2008. I contribuenti non potevano permetterselo. Come fatto notare da Bloomberg News, al tempo in cui la crisi colpi nel 2008, “le banche avevano debiti  pari a 10 volte il PIL della Islanda, di 12 miliardi di $.”

Erano banche private e non abbiamo pompato denaro in queste per tenerle in vita; lo stato non si è sobbarcato la responsabilità del fallimento deleel banche private” ha detto il Presidente Olafur Grimsson alla Bloomberg Television.

Il NO dei votanti è arrivato nonostante le minacce di isolare l'Islanda dalle sovvenzioni di istituzioni finanziarie internazionali . Il debito nazionale dell'Islanda è già stato svalutato dalle agenzie di rating del credito ed ora le stesse agenzie hanno promesso di rifarlo come punizione per aver sfidato la volontà dei banchieri internazionali.

Questo è solo l'ultimo pezzo del lungo sceneggiato, dal 2008, delle istituzioni globali che si rifiutano di assumersi le perdite nella crisi finanziaria. Minacce di una depressione economica globale e pretese di essere "troppo grandi per fallire" sono state pari ad un fucile piantato sulle teste dei governi rappresentativi in USA e EU. L'Islanda è di particolare interesse perchè non ha risarcito le sue banche come l'Irlanda ha fatto o come hanno fatto gli USA.
(...) Infine tali garanzie non sono necessariamente per mantenere una piena occupazione o addirittura un incremento nella economia, sono invece semplicemente designate per consentire a queste istituzioni internazionali di aumentare i loro margini di profitto in tempi buoni e di evitare perdite catastrofiche in tempi cattivi.

La lezione qui è istruttiva e al contempo raggelante. Nel caso in cui gli USA (o similare sovranità in questione) tentassero di ristrutturare il loro debito o obbligassero gli investitori privati a dare un taglio ai loro stupidio giochi d'azzardo, queste istituzioni internazionali hanno promesso in risposta l'equivalente di una guerra economica.

Tuttavia l'alternativa per questi governi rappresentativi, è quella di sacrificare la loro indipendenza (l'avessero mai avuta??ndr) ad un quadro di banchieri sfacciati che non mostrano fedeltà a nessuna nazione.

E' il conflitto che ha già definito l'inizo del 21° sec. La questione è se i popoli liberi sceglieranno di restare tali, come ha fatto l'Islanda, o si sottometteranno. (che dubbio amletico... ndr)

by Bill Wilson
fonte: http://www.informationclearinghouse.info/article28391.htm

traduzione e sintesi Cristina Bassi, http://www.saluteolistica.blogspot.com/

lunedì 27 giugno 2011

Le ragioni dei no-tav: “È rischiosa per la salute e antieconomica”

Michele Sasso
Giovedì 30 giugno scade il termine per l’apertura del cantiere della Maddalena: in gioco 670 milioni di fondi Ue. E i No Tav rilanciano le loro ragioni:«Nella montagna ci sono tracce di amianto, in valle ci sono già altre infrastrutture e 20 miliardi sono troppi quando si potrebbe potenziare la vecchia linea».

Scontri a Chiomonte
Scontri a Chiomonte
 
Oltre 670 milioni di euro di finanziamento per la realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. È la spada di damocle che pende sull’Italia (e il Governo) che ha spinto a forzare la mano per aprire il cantiere del tunnel della Maddalena, nei pressi di Chiomonte, teatro degli scontri in queste ore. Nel tunnel esplorativo si concentrano infatti gran parte delle risorse Ue per la linea ad alta velocità italo-francese: entro il 30 giugno Bruxelles attende l’apertura dei lavori per la fetta più consistente dei soldi assegnati finora per le reti transeuropee, un ammontare di 671,9 milioni di euro per vedere «azioni concrete», ovvero l’avanzamento dei lavori di tutte le opere considerate come prioritarie.
Ed è intorno alla data di giovedì 30 giugno che si concentrano le speranze del movimento No Tav, che vorrebbero arrivare a fine mese per vedere sfumati (o più probabilmente posticipati) i fondi assegnati: il rischio è che il progetto sia soppresso e i 670 milioni destinati ad altre opere che sono in fase più avanzata. Ecco, in numeri, il cantiere della Maddalena: Il tunnel da realizzare alla è un’opera considerata propedeutica alla nuova Torino-Lione ferroviaria perchè destinato a studiare la consistenza e le caratteristiche delle rocce. In Francia ne sono state realizzati tre analoghi. La galleria sarà lunga sette chilometri e verrà scavata fino a raggiungere il livello dove passerà il tunnel principale della Torino-Lione, lungo 54 chilometri. Avrà un diametro di 6 metri e mezzo. Saranno estratti 250-300 mila metri cubi di materiale in tre anni di cantiere, nel quale sarà impegnato un centinaio di lavoratori. La galleria si trova in Valle Clarea, una valle laterale della Val Susa, sopra l'abitato di Chiomonte.
Nella zona si trovano un sito archeologico e la coltivazione del vino Arvanà e del vino del ghiaccio i cui grappoli vengono raccolti a gennaio solo quando la temperatura scende a -8. L'area per il cantiere è di 36 mila metri quadrati. In parte sono terreni della Sitaf, la società che gestisce l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, che passa proprio accanto alla Maddalena, e il traforo italo-francese del Frejus, altri sono stati acquisiti dalla Ltf (Lyon Turin Ferroviaire) con procedure di esproprio, altre, ma più lontane dall’imbocco del tunnel, erano state comprate da militanti No Tav. Questi i dati e i motivi degli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti.
Rimane però la domanda di fondo: la Tav è un disegno ambizioso di sviluppo o siamo di fronte ad una resistenza locale per un opera considerata prioritaria per tutto il Paese? Per il movimento che si concentra sotto il motto e la bandiera No Tav i motivi per respingere la ferrovia sono ambientali, storici ed economici.
Ambientale. Per realizzare la galleria che unirà la bassa valle di Susa alla Francia sarà necessario scavare nella montagna dove in passato sono state trovate tracce di amianto. Gli ambientalisti e gli abitanti temono che durante gli scavi la polvere ricca di amianto possa diffondersi lungo tutta la valle, con rischi per la salute.
Storica. La Val di Susa - sostengono gli abitanti - ha già dato un ampio contributo, con l’autostrada, il traforo del Frejus, due strade statali e una linea ferroviaria. Considerato che è anche una valle stretta, aprire un nuovo cantiere, vorrebbe dire davvero snaturare il territorio, quantomeno nella parte bassa, quella compresa tra Almese e Bussoleno.
Economica. Che senso ha spendere 20 miliardi di euro in un’opera faraonica che sarà pronta solo nel 2018 quando con una spesa molto inferiore e con danni più contenuti all’ambiente si potrebbe semplicemente potenziare l’attuale linea con la Francia?
Di altro avviso il sito lavoce.info, per il quale «la questione è diversa», come riportato in questo articolo pubblicato a febbraio 2010: È naturale che il Piemonte preferisca avere un’infrastruttura moderna ed è comprensibile che gli abitanti della Val di Susa si oppongano a un investimento che ritengono li danneggi (nonostante le compensazioni promesse) e che a loro non serve. Ma bisogna che qualcuno faccia un conto sui pro e contro di una decisione di spesa che riguarda il Paese intero.
La linea (per la parte di competenza italiana) costerebbe tra 15 e 20 miliardi di euro, come tre ponti di Messina. I contributi europei coprirebbero meno del 30% della sola tratta internazionale (la galleria di base).
Con una spesa analoga si può fare molto. Si potrebbe, scrive Orazio Carabini su Il Sole 24 Ore del 27 gennaio 2010, cablare tutta l’Italia a 100 Mb. Cominciando dal Piemonte, nel caso. La domanda è allora: quale sarà il beneficio dell’opera? Gli studi disponibili mostrano che la ricaduta della Tav Torino - Lione sul sistema economico italiano ed in particolare piemontese sarebbe assai limitata. La Torino - Lione consentirebbe una riduzione dei tempi di spostamento di persone e merci (circa un’ora) verso e dalla Francia, ma si tratta di una quota intorno all’1% dei movimenti che si effettuano in Piemonte e meno dello 0,1% a scala nazionale.
Se l’impatto sulla mobilità è minimo, anche i benefici ambientali dell’opera sarebbero del tutto trascurabili. Considerando gli elevatissimi consumi energetici nella costruzione dell’infrastruttura, le emissioni complessive di CO2 saranno forse più elevate con la Torino - Lione che senza. Nel complesso, non solo “il debito aggregato degli Stati italiano e francese aumenterà di 16 miliardi, ma la gestione dell’opera andrà ad accrescere il loro deficit per i successivi quaranta anni”, conclude una analisi costi-benefici dell’opera che è stata effettuata sulla base dei pochi dati a disposizione. Se ci sono analisi che forniscono risultati diversi, che vengano pubblicate.

michele.sasso@linkiesta.it
 

sabato 25 giugno 2011

Copiate ed inviate la lettera per aiutare Napoli e De Magistris

IMPORTANTISSIMO!!! IL PIANO DI BOICOTTAGGIO AL SINDACO DE MAGISTRIS HA UN ALTRO FINE, QUELLO DI COMMISSARIAMENTO DEL COMUNE. IL PROBLEMA IMMONDIZIA E' SOLO UN'ARMA PER ARRIVARE A CIO'!!!! SE QUESTO AVVIENE TUTTO PASSA NELLE MANI DEL GOVERNO CHE ATTUERA' IL PIANO DEL 2° INCENERITORE E GLI APPALTI ALLA CAMORRA !!!!!

lettera da copiare e inviare

CHIEDIAMO CORTESEMENTE a tutti coloro che si iscrivono a questa pagina di contattare l'ufficio della Presidenza della Repubblica Italiana al seguente link, copiando la lettera (che segue) scritta dal Consiglio Comunale di Napoli pubblicata in data 22 giugno 2011.

Ricordate di inserire i vostri dati e di confermare il vostro indirizzo email. Infine CONFERMATE IL MESSAGGIO CHE VI ARRIVA ALLA CASELLA DI POSTA ELETTRONICA ALTRIMENTI NON SI ATTIVA.

LINK della Presidenza della Repubblica da aprire e compilare
https://servizi.quirinale.it/webmail/

LINK dell'appello del Consiglio del Comune di Napoli
http://www.comune.napoli.it/flex/FixedPages/IT/ComunicatiStampaConsiglio.php/L/IT/frmSearchHaveData/-/frmSearchText/-/frmSearchMonth/-/frmSearchYear/-/frmIDComunicatoStampa/8059

Rivolgerci in massa, dal nord al sud, al Presidente Napolitano perchè Napoli merita di tornare a splendere. Questa iniziativa parte in seguito alla lettura dell'appello pubblicato dal Consiglio Comunale di Napoli di oggi 22 Giugno 2011 per il Presidente Napolitano (visibile sul sito del Comune di Napoli e riportata qui di seguito).


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| ♥___ITALIANI UNITI PER NAPOLI___♥ ||” l__\___..
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OGGETTO DELLA LETTERA: Aiutiamo Napoli e De Magistris

"Signor Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano
mi rivolgo a Lei in quanto ha più volte dimostrato e dichiarato di avere particolarmente a cuore l’interesse della città di Napoli.

Le strade di questa meravigliosa città versano in condizioni disperate, come è anche ampiamente documentato da molteplici servizi giornalistici, sia su carta stampata che in televisione. Quello che è stato meno ricordato è, invece, il complicato meccanismo di competenze e responsabilità dei diversi Enti in materia rifiuti.

L’Amministrazione comunale, appena insediatasi, ha sollecitato la costituzione di un tavolo istituzionale presso la Prefettura per arginare l’emergenza già nel breve termine ma, perché sia efficace, è necessario l’intervento, con decreto legge, del Governo affinché si permetta il trasferimento fuori regione dei rifiuti, principalmente quelli che giacciono da giorni nelle nostre strade.

Sono molto preoccupato/a poiché, dopo un rinvio di detto decreto, quest’atto è completamente scomparso non solo dall’agenda politica ma anche dall’attenzione dei media.

Le chiedo, quale cittadino, di sollecitare il Governo circa la gravità delle conseguenze di questo rinvio che, senza alcuna esagerazione, può portare ad una vera situazione di emergenza sanitaria ed economica nella terza città della Nazione.

Cordiali Saluti."

I cittadini del Lazio si movimentano contro le discariche e gli inceneritori

Ciao a tutti,
Sabato 18 giugno c'è stata la manifestazione ad Albano contro il VII invaso della discarica di Roncigliano e per chiedere definitivamente la chiusura della stessa. E' stata una manifestazione con un'ottima partecipazione, cosa non scontata.
Molte associazioni hanno partecipato all'evento con in testa il Coordinamento contro l'inceneritore di Albano ai quali tutti i cittadini dei Castelli Romani dovrebbero dire grazie per la dedizione con il quale in questi anni si sono spesi arrivando a delle vittorie insperate.
Adesso attendiamo fiduciosi il 14 luglio quando il TAR delibererà sulla discarica di Roncigliano.

Albano è stato l'apripista di una battaglia che oggi vede molte altre località battersi per il bene della salute. Ci sono manifestazioni a Ponte Galeria per dire di no alla Malagrotta bis( http://www.cinquegiorni.it/news.asp?id=3156# ), a Palidoro per dire no alla costruzione dell'inceneritore ( https://www.facebook.com/event.php?eid=174519435941617). Come se non bastasse c'è il rischio concreto che molte discariche del Lazio chiudano http://affaritaliani.libero.it/roma/le_discariche_lazio_chiudono_230611.html?refresh

Insomma qualcosa di buono si muove e i nostri amministratori dovranno per forza prendere delle decisioni serie che rispettino l'ambiente e la salute dei cittadini ... il popolo si è stancato!!!
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La protesta portata avanti dal NOINC è andata anche su blob ed Il Fatto Quotidiano.

BLOB Parte 1 http://www.youtube.com/watch?v=x8tyExrKCb8&feature=player_embedded

BLOB Parte 2 http://www.youtube.com/watch?v=Piw2hmWx-Wo&feature=player_embedded

Il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/21/ambiente-la-lotta-contro-linceneritore-di-albano-laziale/121407/

NOINC alla Conferenza dei Sindaci ad Albano
http://www.youtube.com/watch?v=EVe55mA2R1k&feature=share

Il Percolato, questo sconosciuto
http://differenziati.wordpress.com/2011/06/24/percolato/

Anche ad Albano qualcosa si muove
http://www.comune.albanolaziale.rm.it/news-comune.php?idnews=114

Assemblea pubblica proposta Consorzio Rifiuti ai Castelli Romani
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/albanolaziale/2011/06/video-assemblea-pubblica-consorzio-rifiuti-28-05-2011.html

La silenziosa rimonta delle energie rinnovabili

La rivoluzione silenziosa delle rinnovabili è già iniziata ed è inarrestabile. Lo riveliamo oggi con il rapporto "The Silent Energy [R]evolution, una nuova analisi del mercato mondiale della produzione energetica. Il rapporto dimostra come a partire dagli anni '90 abbia avuto inizio una silenziosa, ma sempre più crescente, rivoluzione energetica.

La produzione di energia solare ed eolica, nell'ultimo decennio, è infatti cresciuta più rapidamente di qualsiasi altra fonte energetica al punto che oltre un quarto (26%) della nuova potenza installata nello scorso decennio è a carico delle rinnovabili, mentre il nucleare rappresenta solo un 2% della potenza installata nello stesso periodo.

Quanto successo in quest'ultimo decennio dimostra che oggi i governi possono fare una scelta semplice e chiara: rinunciare a fonti pericolose come il nucleare e il carbone e puntare sulle rinnovabili, non solo per salvare il clima ma anche per garantire sviluppo e occupazione.

La corsa delle rinnovabili procede a scapito di nucleare e carbone. Mentre il nucleare ha avuto bisogno di 10 anni per installare circa 35.000 MW (2000-2010) l'eolico ha installato una potenza analoga nel solo 2010. Sempre nell'ultimo decennio, gli investimenti sul carbone sono diminuiti ovunque tranne che in Cina, dove però è stata raddoppiata ogni anno dal 2003 la potenza di eolico installata. Ciò a dimostrazione del fatto che anche  la Cina ha deciso di puntare sulle rinnovabili. E l'Italia?
Dopo la schiacciante vittoria referendaria e la decisione della Germania di uscire dal nucleare e puntare su rinnovabili ed efficienza, ora anche il governo italiano  dovrebbe investire nell'energia pulita. Soprattutto se si considera che a partire dal 2004 si è registrato un forte incremento degli investimenti sul gas, mentre nel 2009 e 2010 sono state le rinnovabili a dominare la scena.

I prossimi anni saranno decisivi per un'ulteriore affermazione del settore delle energie pulite. Per questo chiediamo che siano riviste le politiche energetiche attraverso l'introduzione di tariffe modulate per fonte energetica e taglia (feed-in premium tariffs) con accesso prioritario dell'energia rinnovabile alla rete elettrica.

La silenziosa rimonta delle rinnovabili inizia a farsi sentire.
Leggi "La silenziosa [R]ivoluzione energetica"
Per scaricare la versione completa del rapporto in inglese clicca qui

Elettricita': Flaei-Cisl,no obbligo passaggio mercato libero

Acquirente Unico a tutela consumatori

(ANSA) - ROMA, 27 MAG - ''Siamo fermamente contrari all'ipotesi di introdurre una qualsiasi forma di obbligo di passaggio al mercato libero dell'elettricita' per tutti gli utenti finali, in particolare quelli domestici, con la motivazione di doversi adeguare ad un parere dell'Unione Europea''. Lo dichiara in una nota Carlo De Masi, Segretario Generale della Flaei-Cisl. ''Innanzitutto - sottolinea l'esponente sindacale - il mercato dell'energia elettrica non può essere giocato sugli aspetti di business, ma deve essere funzionale al servizio universale per tutti i Cittadini; in secondo luogo, a quasi quattro anni dalla completa liberalizzazione, come documentato dai dati forniti dall'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas, lo scenario italiano mostra una percentuale di adesione al mercato libero superiore a quelle di Francia e Spagna''.

Quindi, conclude, ''come Flaei-Cisl siamo convinti che il Servizio di maggior tutela (e l'Acquirente Unico che opera per garantirlo) sia determinante per la garanzia dei Consumatori domestici. Non va dimenticato, peraltro, che lo stesso Acquirente Unico svolge la funzione di approvvigionamento sulla base di meccanismi concorrenziali e delle dinamiche di mercato''.(ANSA).

 

Ambiente preoccupa 95% italiani ed europei

Pronti ad acquistare prodotti ecologici anche se costano di piu

L'AMBIENTE STA A CUORE A 95% ITALIANI ED EUROPEI L'AMBIENTE STA A CUORE A 95% ITALIANI ED EUROPEI
La protezione dell'ambiente sta a cuore al 95% degli europei e al 94% degli italiani che nel 75% dei casi (72% nell'Ue) sono disposti ad acquistare prodotti ecologici "anche se costano un poco di piu". Gli italiani sono anche tra i più convinti (87% contro 77% in Ue) che "la protezione dell'ambiente può stimolare la crescita economica". Sono queste alcune delle conclusioni dell'indagine realizzata tra aprile e maggio 2011 dalla Commissione Ue presso oltre 28mila cittadini in tutti gli Stati membri, per conoscere il loro atteggiamento nei confronti dell'ambiente.

Rispetto all'ultimo grande sondaggio sullo stesso tema realizzato quattro anni fa, le sorprese non mancano: "Oltre il 90% degli intervistati in ogni Stato membro si dichiara fortemente preoccupato per l'ambiente; quasi 9 cittadini su 10 ritengono che, nonostante la crisi economica, l'Ue debba stanziare fondi per finanziare attività a favore dell'ambiente; e ancora più di 8 cittadini su 10 considerano che per proteggere l'ambiente nel loro Paese sia necessaria una normativa a livello dell'Unione. Non solo. Il commissario europeo all'ambiente Janez Potocnik, nel commentare i risultati dell'indagine Eurobarometro precisa che "molte tendenze indicano che gli europei - nei fatti non solo a parole - sono oggi più che mai impegnati a difendere il loro patrimonio naturale.

Dall'inchiesta emerge infatti che "due europei su tre dichiarano di aver fatto una raccolta selettiva dei rifiuti nell'ultimo mese; più della metà si sforza di ridurre il proprio consumo di energia; 4 su 10 cercano di usare meno prodotti usa e getta; un numero crescente si sta convertendo a forme di trasporto più ecologiche". E gli italiani? Quando si parla di ambiente il 51% delle persone intervistate pensa all'inquinamento delle città ma si dicono soprattutto preoccupati per le fuoriuscite di petrolio in mare e gli incidenti industriali (40%), dell'inquinamento dell'acqua e dell'aria (36%), del costante aumento della quantità di rifiuti (32%) fino all'impiego dei pesticidi in agricoltura (30%).Come porvi rimedio. Gli italiani sembravano avere le idee chiare: "Garantire - affermano - una maggiore applicazione delle leggi esistenti (36% It; 25% Ue); introdurre multe più pesanti ai trasgressori (33% It, 36% Ue), fornire più informazioni sui problemi ambientali (27% It, 26% Ue).

venerdì 24 giugno 2011

Le discariche del Lazio chiudono. L'emergenza in mano ai prefetti

di Fabio Carosi
I prefetti di Roma, Rieti, Latina, Viterbo e Frosinone sono stati avvisati nel tardo pomeriggio di ieri. Identica comunicazione alla presidente della Regione, Renata Polverini, al presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, al sindaco di Roma, Giovanni Alemanno alle organizzazioni sindacali e alle Aziende Sanitarie locali. Il Lazio è come la Campania: ormai è emergenza rifiuti.
Quasi cinque milioni di cittadini dalla prossima settimana non sapranno più dove mettere i rifiuti e questo perché il “terzo ultimatum” dei gestori delle discariche scadrà il prossimo martedì 28, giorno in cui i Comuni pieni di debiti che hanno scelto la via di non pagare, troveranno i cancelli chiusi. E i camion dovranno riprendere la via di casa.
L'esperienza napoletana insegna che, vista anche la stagione calda e le temperature che superano abbondantemente i trenta gradi, la capacità di resistenza sarà al massimo di 48 ore. Ciò significa che da giovedì l'intera regione sarà sommersa dai rifiuti che ci accumuleranno davanti ai cassonetti, dando vita a scene come quelle napoletane che hanno fatto il giro del mondo.

Immondizia

Il braccio di ferro in atto da mesi si conclude con l'attuazione di quella che prima era una minaccia. Le aziende che gestiscono il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti nelle discariche regionali, hanno provato a forzare la mano annunciando la chiusura nella speranza di sedersi ad un tavolo di trattativa con la Regione per negoziare innanzitutto il rientro del debito stratosferico accumulato dai Comuni e poi una trattativa al rialzo per le tariffe, ormai vecchie di decenni. Dopo l'inutile attesa, questo il comunicato ufficiale con il quale l'associazione dei “monnezzari” riuniti sotto l'ombrello della Federlazio è passata dalle minacce all'attuazione della protesta: “Preso atto che al 22 giugno il richiesto incontro non è stato ancora convocato né messo in calendario dall’Organo regionale richiesto; che nessuna iniziativa specifica è stata assunta dalla Regione Lazio circa il problema dei ritardati pagamenti da parte dei Comuni e la connessa inoperatività dell’art. 10 della legge regionale n. 31 del 24 dicembre 2008, tant’è che il debito accumulato ammonta ad oltre 250 milioni di Euro” spingono il Lazio verso il baratro, annunciando che a mezzi provenienti dai Comuni morosi alla data del 1 aprile, verrà impedito l'accesso nelle discariche. E se per caso la “mossa del cavallo” dovesse essere usata come ritorsione nei confronti delle imprese, specificano chiaramente che “i Comuni hanno regolarmente incassato dai cittadini le tasse” ma che si sono ben guardati dal rispettare gli impegni contrattuali. Dunque, i sindaci sono i responsabili diretti di quanto accadrà e non le imprese che sono state costrette a ricorrere alle banche per chiedere l'anticipazione delle fatture.
E giù l'elenco dei Comuni morosi per i quali si apre l'emergenza. Tra questi spiccano il Comune di Roma, ma anche Latina, Terracina e persino Pisoniano, microscopico comune della provincia di Roma che ha dato i natali a Manlio Cerroni, l'avvocato proprietario della discarica di Malagrotta. Un paradosso che la dice lunga sulla tensione nata dai 250 milioni di euro che le amministrazioni locali non hanno pagato e che hanno costretto i gestori a gesti disperati. Come appunto quello di chiudere i cancelli e di mettere la vicenda in mano ai prefetti. Saranno loro, infatti, che dovranno dare una soluzione immediata per gestire l'emergenza e per evitare la napoletanizzazione dell'intera regione. Le imprese dal canto loro prima hanno tenuto con l'aiuto delle banche, quando puoi gli istituti di credito hanno smesso di dare fiducia ai Comuni e alla Regione e hanno chiuso i rubinetti, si sono trovate di fronte ad un bivio: o il gesto eclatante della chiusura oppure aprire le prime procedure di fallimento.
Da valutare, infine, l'effetto che la protesta avrà sul nuovo Piano dei Rifiuti attualmente in discussione al Consiglio regionale.

Finalmente scopriamo cos’è zerogas

Per dirla con le loro parole “Zerogas è un progetto basato sul volontariato da parte di migliaia di attivisti già presenti in tutta Italia, che vogliono sconfiggere le lobbies che finora ci hanno condizionato nella scelta e nell’utilizzo dell’energia. Le stesse lobbies che ci costringono ad usare le centrali a petrolio o carbone, che cementificano le città costruendo inceneritori, che vogliono l’acqua privata e che spingono per il nucleare. Zerogas vuole LIBERARE i cittadini da questa schiavitù e rendere loro disponibili tutte le tecnologie rinnovabili già esistenti, poco diffuse, attualmente disincentivate o tenute nei cassetti delle multinazionali energetiche, che consentiranno, una volta applicate, non solo di smettere di inquinare il nostro ambiente ma di essere autosufficienti, spingendo l’autoproduzione e consentendo un risparmio notevole o addirittura un guadagno costante.
Il progetto di Zerogas prevede di aiutare i singoli cittadini attraverso class action economiche che ci consentiranno di sostituire man mano tutte le attuali tecnologie energetiche per ogni necessità, a cominciare dalle case passive fino agli automezzi e al tempo stesso ci consentiranno di destabilizzare il sistema annientando le lobbies e dirottando l’economia verso il beneficio a favore di tutti anziché di pochi. Per poter fare tutto ciò, chiediamo ai medesimi cittadini di unirsi in un unica forza attraverso il web per un progetto totalmente open-source che vedrà ogni singolo cittadino come parte integrante di questo progetto facendolo diventare sia fruitore che diffusore di queste tecnologie e diventando finalmente “il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo” anche dal punto di vista energetico. E’ l’opportunità di una vera e propria rivoluzione tecnologica, perchè solo con l’aiuto di milioni di persone potremmo liberarci dalla schiavitù energetica”.
Infatti andando sul sito zerogas (www.zerogas.it) si possono vedere i prototipi delle case zerogas, completamente indipendenti da qualsiasi forma di energia, ma non solo, oltre la vasta quantità di energie rinnovabili e energie innovative in campo energetico, quelli di zerogas propongono la macchina ad aria compressa, mostrandone alcuni prototipi nella sessione www.zerogas.it/air, considerando come sorpassate le auto a idrogeno e quelle elettriche e per questo pongono due questioni:
1- perché rendere l’acqua pubblica, se poi ce la devono vendere per l’auto
2- le batterie delle auto elettiche non sono poi cosi facili da smaltire.
Per questo hanno scelto l’opzione migliore per un auto tutta “nuova”, ma per dirla con parole loro ecco cosa si propongo di fare:

Quanti di noi vorrebbero un auto che non bruci benzina, completamente ecologica, che non costi molto facile da usare in tutta liberta.? Quanti di noi guardando al mercato mondiale dell’auto si sono spesso chiesti se fosse possibile fare qualcosa di alternativo, senza trovare risposta. Quanti di voi si sono sempre sentiti costretti ad accettare il “mercato” calato dall’alto a senso unico senza avere la possibilità di opporsi? Zerogas vuole offrire la risposta: AIR, la piattaforma in rete per rendere possibile una mobilità rivoluzionaria. AIR è un portale che è stato pensato per gestire e rendere fruibile, mettendolo a disposizione di tutti, un gruppo di acquisto di auto ad aria compressa. Chi deciderà di far parte di questo gruppo non comprerà l’auto ma diventerà direttamente padrone dello stabilimento che produrrà l’auto stessa. Questo vuol dire ribaltare completamente la piramide economica del lavoro che oggi vuole calata dall’alto la scelta da parte delle multinazionali dell’auto alle soluzioni di mobilità per i cittadini. Oggi con AIR ribaltiamo questa piramide e mettiamo al centro del sistema il cittadino, al centro la sua salute, il suo risparmio, la sua libertà.IMMAGINATE SE GLI OPERAI FIAT FOSSERO PADRONI DELLO STABILIMENTO IN CUI LAVORANO… La registrazione al portale sarà indispensabile per partecipare fin d’ora a questa rivoluzione per poter persino, per chi lo desiderasse, progettare e proporre soluzioni tecnologiche. Parteciperemo ciascuno in prima persona, diffondendo l’iniziativa e proponendo tecnologie rivoluzionarie, utlili a questo progetto. La prima fase (di tre) ha inizio adesso. Questo nostro cammino inizia oggi!!!…
CHE LA RIVOLUZIONE ZEROGAS ABBIA INIZIO!

TECNOLOGIA AIR

L’air rappresenta ad oggi l’unica seria alternativa alle auto a benzina. Le auto elettriche ed idrogeno rappresentano tecnologie obsolete e assolutamente non ecosostenibili per l’ambiente. (Pochi sanno infatti che le batterie usate dalle auto elettriche sono molto costose, e sono di difficile smaltimento, altamente inquinanti). La tecnologia AIR, a nostra disposizione ESCLUSIVA, permette di utilizzare degli speciali motori in grado di trasformare l’aria compressa in energia cinetica (movimento) annullando quasi del tutto la spesa economica. Utilizzare l’aria che respiriamo, e quindi inerte, permette di escludere tutti gli intermediari produttori delle risorse fossili inquinanti che ci hanno fino adesso letteralmente schiavizzato.

CONFRONTI ALTRE TECNOLOGIE

L’aria che respiriamo è uno degli elementi rinnovabili piu diffusi e non controllati da nessuna multinazionale. Rispetto ad un auto elettrica tradizionale, AIR si ricarica in appena un minuto e 10 secondi, attraverso un compressore elettrico ad alta efficienza, senza le ore di attesa tipiche dei motori elettrici. La sua natura inerte permette di essere compressa in tutta sicurezza senza rischi di scoppi e incendi, al costo di soli 20 centesimi di euro (equivalenti al costo di un kw). Non utilizza batterie elettriche per incamerare energia (costose e difficili da smaltire) ma bombole sicure ed innocue (come quelle dei sub) in grado di incamerare grandi quantita di aria inerte. L’aria è un elemento non controllabile da nessuna multinazionale o lobbies. Unendo le forze di tutti saremo in grado di produrre noi stessi l’auto ad aria compressa, contribuendo ciascuno a suo modo, chi con una semplice prenotazione, chi addirittura entrando nel merito delle scelte progettuali e di design dal veicolo.

TAPPE

Questo processo di mobilità rivoluzionaria avverra’ in tre fasi:
A Registrazione gratuita senza impegno e diffusione delliniziativa
B Raccolta fondi
C Produzione e vendita
Fase A REGISTRAZIONE GRATUITA - SI tratta della fase piu importante: la registrazione a questo portale rappresenta una vera e propria partecipazione al gruppo di acquisto. Una volta raggiunta la soglia minima di 5 milioni di persone, passeremo alla raccolta fondi, attraverso la quale ognuno di noi, piuttosto che acquistare semplicemente il veicolo, compartecipera’ addirittura alla proprieta dello stabilimento di produzione stesso delle automobili AIR… E’ come se gli operai della fiat fossero i proprietari dello stabilimento in cui lavorano. Questo vuol dire ribaltare completamente la piramide.
Fase B RACCOLTA FONDI - Raggiunta la quota minima di persone riceverete una mail dove poter inviare il vostro contributo libero. Ovvio che chi partecipera’ economicamente in modo completo alla cifra totale dell’auto avra’ priorità rispetto agli altri nel ricevere l’auto stessa.
Fase C PRODUZIONE+VENDITA”



Io da oggi sto con zerogas e Voi?… é facile saper dire no a tutte le forme di energia inquinanti, ma quello di cui tutti noi avevamo bisogno era “l’alternativa” e oggi ce la sta offrendo zerogas su un piatto d’argento….dobbiamo diffondere questo messaggio per far partire o per far terminare (per dirlo meglio) questo progetto così ambizioso. Loro hanno messo sangue e sudore per anni e hanno lavorato a questo progetto e noi dovremo metterlo per far si che il progetto emerga….

giovedì 23 giugno 2011

Chi vuole rubare i referendum sull'acqua?

Referendum acqua
Finiti i festeggiamenti, iniziano i tentativi di appropriazione della lotta referendaria da parte delle forze politiche
Chi pensa che aver vinto un referendum sia una garanzia sufficiente per assicurarsi una gestione pubblica e fuori dal mercato del servizio idrico, purtroppo s'illude. Bisogna mantenere alta l'attenzione. Un calo di tensione, un rilassamento post-referendario, per quanto comprensibile, non sarebbe perdonato. Sono in atto in tutta Italia, sia a livello nazionale che locale, svariati tentativi da pate delle forze politiche di appropriarsi della vittoria e fare leggi che non ne rispettano i principi.
Il governo ha appena ottenuto la fiducia sul 'Decreto legge Sviluppo' che prevede, fra le altre cose, l'istituzione di un'agenzia per i servizi idrici integrati. Un'agenzia che serva, in pratica, a regolare il mercato. Ma come, direte voi, non avevamo stabilito con 27 milioni di voti che l'acqua deve restare fuori dal mercato? Già, e alla luce di questo un'agenzia che regoli un monopolio naturale – come viene definito il servizio idrico dai referendari – è un organismo inutile e privo di senso. Ma intanto il governo lo ha buttato là, come un segno, un avvertimento che la battaglia non si chiude certo qui.
Ma veniamo all'opposizione. Quell'opposizione che compatta aveva appoggiato su tutta la linea le richieste dei referendari, sperando che acqua, nucleare e legittimo impedimento dessero la spallata decisiva al governo traballante. Finita la festa ecco che già il Pd rispolvera la legge presentata durante la campagna referendaria. Una legge che stravolge completamente il contenuto dei quesiti e prevede, per la gestione del servizio, delle società per azioni a capitale misto pubblico/privato sul modello toscano, e per il pubblico semplicemente delle forme di controllo.
D'altronde, per rendersi conto dell'anima liberista del Partito democratico basta rivedersi questo vecchio video dai toni ironici e caricaturali che sta diventando un tormentone in rete; il protagonista è Pierluigi Bersani che illustra la sua visione sulla gestione del servizio idrico, portando come esempi virtuosi persino le multinazionali francesi Gdf-Suez e Veolia.
Neanche dagli enti locali arrivano buone notizie. Perlomeno da alcuni. Il caso più eclatante è quello di Civitavecchia, dove a due giorni dal voto popolare la giunta comunale ha istituito un bando per la cessione ai privati del 60 per cento delle quote delle municipalizzate, compreso il servizio idrico. Viste le proteste il sindaco Moscherini ha ritirato per 10 giorni il provvedimento ma è comunque intenzionato ad applicarlo, in barba all'esito dei referendum.
Persino la giunta Vendola in Puglia si è affrettata ad approvare una legge il 14 giugno, proprio il giorno seguente alla consultazione popolare, che pur prevedendo la gestione pubblica del servizio apporta alcune modifiche non da poco. Ad esempio non prevede un quantitativo minimo garantito, principio alla base del percorso referendario, e non apporta modifiche sui contestati meccanismi di nomina degli amministratori.
In tutto questo a nessuno è venuto in mente di ascoltare i comitati, le associazioni, i cittadini. Tutti coloro che hanno svolto il percorso di partecipazione democratica che ha condotto infine alla vittoria referendaria. Una legge già c'è, che ricalca alla perfezione quei principi ispiratori dei referendum che sono stati accolti da un plebiscito di sì il 12 e 13 giugno scorsi. È una legge di iniziativa popolare presentata dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua nel 2008 e mai presa in considerazione da alcuna forza politica.
I prossimi 2 e 3 luglio si terrà a Roma una grande assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua aperta a tutti. In quella sede si discuterà dell'aggiornamento della legge di iniziativa popolare, e delle prossime mosse per far sì che questa venga considerata un modello per tutte le altre leggi che d'ora in avanti verranno approvate.
A.D.

mercoledì 22 giugno 2011

REFERENDUM PER L'ABOLIZIONE DEI PRIVILEGI DEI POLITICI ITALIANI

IO FIRMO!

Basta con gli sprechi!
Basta con i privilegi!
Basta con lo sperpero di denaro pubblico!
Art. 3 della Costituzione italiana
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."














REFERENDUM PER L'ABOLIZIONE DEI PRIVILEGI DEI POLITICI ITALIANI



























 
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RIFIUTI: Solidarietà per Acerra, Caivano, Napoli est.

CITTADINI CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI
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SOLIDARIETA’ ALLE POPOLAZIONI DI ACERRA, CAIVANO E NAPOLI EST

I “Cittadini Campani per un Piano Alternativo dei Rifiuti” esprimono la loro solidarietà  e vicinanza alle comunità  di Acerra, Caivano e Napoli Est che in questi giorni si stanno opponendo alla imposizione, con la forza e la solita repressione,  di nuovi siti di trasferenza dei rifiuti sui loro territori.
Ancora una volta le istituzioni fanno pagare il prezzo della loro politica a chi in questi anni ha visto il proprio territorio e la  propria salute devastata da una gestione dei rifiuti scellerata.
Né la responsabilità  dell’attuale crisi può essere attribuita esclusivamente all’ostruzionismo razzista e strumentale della Lega Nord.

Nonostante la farsa dei miracoli mass-mediatici, sono sempre più evidenti, infatti, le colpe  di un governo nazionale e locale che invece di puntare a ridurre le quantità  di rifiuti e trovare soluzioni
virtuose per lo smaltimento (come ripetutamente chiesto dai cittadini), continua a perseguire un piano dei rifiuti criminale volto a  garantire gli interessi di chi su discariche ed inceneritori vuole continuare a costruire le proprie fortune.

Di fronte a questo nuovo atto di arroganza contro queste popolazioni, ci lascia basiti la partecipazione della nuova amministrazione comunale nella decisione dei siti di trasferenza, concertata in Prefettura insieme alla Regione e alla Provincia. Giustificare questa scelta (presente tra l’altro anche nella prima delibera della nuova giunta)  con la temporaneità  dei siti di trasferenza, in una regione dove la temporaneità  della collocazione dei rifiuti dura anni, ci sembra poco lungimirante e, soprattutto in controtendenza con la svolta promessa nella campagna elettorale.

Come rete di associazioni e comitati, ci batteremo al fianco delle popolazioni di Acerra, Caivano e Napoli Est, per fermare questo ulteriore scempio, per rivendicare un piano alternativo dei rifiuti
incentrato sul recupero della materia e capace di escludere discariche ed inceneritori, per ribadire il diritto di resistenza nella difesa della salute e dell'ambiente.


PROGETTOCITTADINICAMPANI
per  un  piano  alternativo  dei  rifiuti
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FACEBOOK:     cittadini  campani  per  un  piano  alternativo  dei   rifiuti
MAILING LIST: cittadinicampanixunpianorifiutialternativo@inventati.org
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