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lunedì 2 maggio 2011

Usa: il tornado spegne la centrale nucleare Browns Ferry

centrale browns ferry
La centrale nucleare Browns Ferry si è fermata dopo che i violenti tornado che tra mercoledì e giovedì scorso hanno devastato il sud degli Stati Uniti
Dopo la centrale di Fukushima danneggiata dal terremoto/tsunami dell'11 marzo scorso, un altro impianto nucleare è stato coinvolto dalla catastrofe naturale che ha messo in ginocchio il sud degli Stati Uniti. Si tratta della centrale nucleare Browns Ferry, in Alabama, che si è fermata automaticamente dopo una serie di violenti tornado che tra mercoledì e giovedì scorso hanno devastato il sud degli Stati Uniti e abbattuto le linee elettriche in tre Stati.
Come riportato dall'agenzia delle multinazionali nucleari World Nuclear News, l'arresto è stato definito dalla Nuclear Regulatory Commission Usa un “evento insolito”. L'utility regionale Tennessee Valley Authority (Tva) ha sottolineato che “i sistemi di sicurezza hanno avuto una buona prestazione”.
Il presidente Obama ha dichiarato lo stato di emergenza in Alabama, mentre con il passare dei giorni si aggrava il bilancio delle vittime, salito a 342 morti. Centinaia di persone risultano ancora disperse a Tuscaloosa, la città dell'Alabama che è stata maggiormente colpita dalla violenza dei venti.
Malgrado la gravità dell'evento, i violenti tornado non costituiscono una novità per un'area che ne è spesso colpita. Allo stesso modo, nonostante l'eccezionalità del doppio cataclisma che l'11 marzo ha messo in ginocchio il Giappone, i terremoti non rappresentano episodi inattesi per l'arcipelago nipponico, ad altissimo rischio sismico. Emerge così, ancora una volta, il problema della sicurezza dell'energia nucleare.
“Non possiamo fare nulla per impedire disastri naturali simili a quello che ha colpito recentemente il Giappone, ma possiamo operare scelte migliori sulle nostre fonti energetiche. Possiamo abbandonare i combustibili fossili e le centrali nucleari e investire in una rivoluzione energetica che punti su energie pulite”. È quanto si legge nella lettera che nove premi Nobel per la Pace hanno indirizzato ai capi di Stato di quei Paesi che hanno investito nell'energia nucleare o che stanno considerando questa ipotesi.
Si tratta di un appello ai leader del mondo affinché questi decidano di investire in “un futuro più sicuro e più pacifico impegnandosi sulle fonti di energia rinnovabile” e riconoscano che “il nucleare non è una fonte pulita, sicura e conveniente di energia”.
Come ha affermato il direttore Esecutivo di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio, “quello che giunge dalle sei donne premi Nobel per la Pace del Nobel Women's Iniziative, e dall'arcivescovo Desmond Tutu, da Adolfo Perez Esquivel e da Jose Ramos Horta è un accorato appello a ripensare il nostro futuro”. La lettera, sottolinea Onufrio, arriva al presidente del Consiglio italiano a distanza di pochi giorni “dalle sue sconcertanti dichiarazioni sul tentativo di evitare che i cittadini italiani si esprimano su un tema così rilevante per il loro futuro come il nucleare”.
“Dubitiamo – afferma Onufrio - che Berlusconi vorrà prendersi la briga di rispondere al messaggio, ancor meno crediamo che possa indurlo a un ripensamento. Siamo convinti, piuttosto, che l'appello dei nove Nobel per la Pace debba parlare all'opinione pubblica del nostro Paese, già in larga misura convinta che il ritorno all'atomo rappresenti un errore per l'Italia”.
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A.P.