martedì 3 maggio 2011

Complesso Militare Industriale, o Potere della Rendita nell'Af-fare Guerra?

Complesso Militare Industriale, o Potere della Rendita nell'Af-fare Guerra?

pubblicata da Pietro Calabrese il giorno martedì 3 maggio 2011 alle ore 18.46

«Nelle assemblee parlamentari dobbiamo guardarci dalla crescita di influenza, sia palese che occulta, del complesso militare-industriale. Il rischio che un potere gestito da persone sbagliate cresca disastrosamente esiste, ed esisterà anche in futuro. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa commistione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. E non dobbiamo dare niente per scontato: soltanto cittadini vigili e ben informati, infatti, possono imporre un adeguato bilanciamento tra l’enorme macchina militare-industriale e i nostri metodi e obiettivi pacifici, affinché la sicurezza e la libertà possano prosperare insieme». Dwigth David Eisenhower, 17 gennaio 1961.

Chiunque si occupa di Politica può intuire i veri destinatari a cui erano indirizzate le parole del 34° presidente degli USA, scritte alla fine del suo secondo mandato. Non è un caso infatti che il suo successore, John Kennedy, venne ucciso dopo due anni in cui aveva bloccato, tra gli altri, il pretesto della crisi missilistica cubana per schierarsi a sfavore degli affaristi della guerra, gli stessi che avevano rilanciato l'economia nord americana dopo la crisi del '29: quella che terminò all'inizio della seconda guerra mondiale grazie a dei mirati interventi di propaganda sulla necessità di politiche espansionistiche, al fine di rendere automatica la consequenziale esportazione di un nuovo concetto di superfluo consumo e finto benessere: il «sogno americano».
L'influenza, l'egemonia planetaria, partì con la creazione di un settore votato all'avanguardia di tecnologie e armamenti, anche nucleari, già presenti nei programmi del Pentagono ben prima di Hiroshima e Nagasaki. Un volano a tutta l'economia statunitense.
Il vero obiettivo era il libero mercato, dove, il più redditizio era, ed è tutt’ora, proprio il comparto militare, con il costo delprodotto svincolato dalla concorrenza grazie all'esclusiva coincidenza tra cliente e venditore: il governo centrale. Il tutto a spese dell'ignaro popolo americano.
Come allora, e come oramai ovunque, l'attore principale è sempre un sistema finanziario/bancario, collegato a un imprenditore/multinazionale, il quale ha un referente amministrativo/partitocraticodiretto o indiretto, spesso rappresentato da generali in pensione o da capitani d’industria, quella mediatica su tutte.

Oggi sappiamo come, quando e perché nacque la grande industria bellica a stelle e strisce.
Le prime riconversioni industriali a vantaggio della produzione di armamenti vennero incentivate fin dal 1937. Nel dicembre del 1941 il pretesto di Pearl Harbour, nel '43 lo sbarco in Sicilia e nel '44 quelli di Anzio e Normandia. Nel '45 la fine della guerra e due anni dopo il piano Marshall: il vero obiettivo degli strateghi della geopolitica di stampo militare, la genesi della globalizzazione. In 10 anni fu creato un legame economico mai esistito prima. Quello che non sappiamo, o che non vogliamo vedere, è la strategia che fu adottata attraverso soprattutto il ruolo di "intelligence" della CIA, mai reso pubblico secondo le sue reali ramificazioni, ma spesso sviscerato da una analisi meticolosa di intrecci e dettagli. Strategia mai interrotta.

Italia, 6 Aprile 2009, ore 3:32, una intercettazione telefonica svela le risate di compiacimento tra due sciacalli rispetto a una catastrofe naturale. Immaginate ora lo stesso squilibrio mentale applicato a una catastrofe che possa essere fonte di reddito sia nel generarla che nel gestirla, a una scala di interessi 100000 volte maggiore, dove si gioca anche la partita del controllo di aree strategiche, petrolifere, di materia prima non presente in nord america, di potere globale. Immaginate le risate di chi ha i magazzini pieni di armi, missili, mezzi. Per poter continuare a produrre, i magazzini ogni tanto vanno svuotati. Ecco che per magia accade una guerra in Corea, dieci anni dopo una in Vietnam, con in mezzo la nascita di quella fredda con la ex URSS, durata fino all'89, quando partono le operazioni nei Balcani prima, e nel Golfo poi, replicate un decennio più tardi in Afghanistan e nello stesso Iraq, dopo il non ancora chiarito dramma delle torri gemelle. Senza contare i vari conflitti minori tra cui spicca quello israelo-palestinese. Ogni anno gli Stati Uniti spendono circa il 50% del totale mondiale speso per la difesa, centinaia di miliardi annui su cui non grava nessun peso di coscienza rispetto ai milioni di morti ammazzati in mezzo secolo. Ma quale coscienza può esistere nella classe dirigente di un paese dove si obbligano i carcerati a lavorare esentasse per l'industria bellica a 25 cent l'ora?

Come fare a non immaginare un'oscura rete operativa in grado di manipolare una massa che non ha nessun interesse nel recapitare razzi da un continente all'altro? Se lo scopo era di rilanciare le economie europee perché il Marshall necessitò di dilatarsi oltre il '53 con il vincolo all'acquisto di armi, valido ancora oggi, ad esempio, con i 15 miliardi per i 131 F-35 da parte del nostro paese? Perché nonostante tutti gli schiaffipresi in Corea e Vietnam quelle guerre continuarono fino al nulla di fatto? Perché non fu dato seguito all'efficace diplomazia di Kennedy quando inviò il fratello a Mosca a negoziare sulla crisi cubana? Perché si sparpagliò la foto del cormorano scandinavo “impetroliato" su tutti i media mondiali per sostenere un intervento a difesa del Kuwait? Perché si giustificò il secondo intervento in Iraq con la stronzata della presenza di armi di distruzione di massa?

Adesso la stessa strategia sperimenta nuovi approcci mediatici: perché ieri è stata diffusa la falsa notizia sulla morte e seppellimento in mare, con tanto di clamorosa foto di un Osama Bin Laden massacrato? Non sarà che sono così volutamente fasulle per fomentarci sopra una, forse anche finta, vendetta a nome del prossimo obiettivo Iran, ed avere così la pistola fumante per poterli attaccare? Non lascia nemmeno un sospetto la sovrapposizione, in maniera abile e sfacciata, al contemporaneo, e disponibile da tempo, evento mediatico della beatificazione di Giovanni Paolo II, sfruttandone, oscurandola, l'attenzione planetaria? Se si è aspettato fin dallo scorso agosto, perché scegliere questa data?

Tornando a noi, alla nostra bellissima Italia, non esattamente libera come il bitumato vuole far intendere. Perché, nel rispetto dell'Art. 11 della Costituzione, non si pone fine al teatrino dei tornado che vanno in Libia per turismo criminalePerché non proponiamo una riconversione di tutte le aziende italiane coinvolte nel Complesso Militare Industriale Globale?


fonti:
http://www.governo.it/governo/costituzione/principi.html
http://www.30giorni.it/articoli_id_15980_l1.htm?id=15980
http://www.ristretti.it/areestudio/estero/usa/sbarre.htm
http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/schede/bellicausagb.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Marshall
http://www.libreidee.org/2011/05/giulietto-chiesa-la-vera-fine-di-osama-morto-da-anni/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+libreidee%2FyDHz+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/02/luccisione-di-bin-laden-fa-volarela-popolarita-di-obama/108493/