martedì 3 maggio 2011

Abbiamo appena mangiato l’ultimo pesce made in Italy

16.jpg
Federico Tulli 
 
ITTICA. Nell’Unione europea si consuma più di quanto “producono” i nostri mari. L’allarme del dossier Fish dependence day: cresce il sovrasfruttamento delle risorse. Italia maglia nera.
Il Mar Mediterraneo è allo stremo e nel nostro Paese si consuma molto più pesce rispetto alla produzione nazionale. Senza tanti giri di parole l’allarme è stato lanciato da Aniol Esteban di nef (new economics foundation)/Ocean2012, co-autore del rapporto Fish dependence day che si è occupato di analizzare il livello di dipendenza dell’Unione europea dall’import di pesce proveniente da acque non-europee. «L’Italia - spiega Esteban - è sempre più dipendente dal pesce proveniente da altri mari. Le catture sono in declino e gli studiosi avvertono che il 54 per cento dei 46 stock ittici Mediterranei esaminati sono sovrasfruttati. Mentre il consumo di prodotti ittici rimane invariato e il divario rispetto alle importazioni cresce sempre di più, lasciando l’Italia con il peggiore squilibrio commerciale di tutti i Paesi membri».

In pratica, consumiamo la stessa quantità di pesce del 1999 ma poiché le catture sono diminuite notevolmente abbiamo bisogno di importare il 37 per cento di pesce in più. Il dato emerge laddove il rapporto evidenzia il limite, superato il quale, i 27 importano pesce esportando sovrasfruttamento. Sebbene gli stock ittici siano una risorsa rinnovabile, secondo i dati forniti dalla Commissione europea noi preleviamo pesce dai nostri mari molto più velocemente rispetto ai tempi di ripopolamento, quindi dobbiamo andare altrove a procurarci altro pesce. Come detto, il nostro Paese vanta il record negativo. Per l’Italia il giorno della “dipendenza dal pesce importato” è arrivato prima di chiunque altro, ovvero il 30 aprile 2011. E ben due mesi prima rispetto a quello calcolato per l’intera “regione” Unione europea, che cadrà il 2 luglio.

«La Ue - osserva Serena Maso, coordinatrice nazionale di Ocean2012 - aveva la più grande zona di pesca al mondo, ricchissima tra l’altro, ma non è riuscita a gestirla responsabilmente. Per soddisfare la sempre maggiore richiesta di pesce, è aumentato il sovrasfruttamento in altre parti del mondo. Ripristinare la salute degli stock ittici europei, pescando secondo criteri di sostenibilità e consumando solo prodotti ittici pescati in sicurezza, è il miglior modo per porre fine a questo trend disastroso». «Il rapporto - rilancia Esteban - dimostra che, avendo fallito nella gestione degli stock ittici, gli Stati Ue si procurano il pesce altrove piuttosto che impegnarsi per riportare gli stock ittici a un buono stato di salute.

Consumare molto più pesce di quanto le acque europee siano in grado di produrne significa compromettere il futuro degli stock ittici e delle comunità che dipendono dalla pesca e mettere a rischio posti di lavoro e mezzi di sussistenza sia in Europa che in altre parti del mondo». Secondo il co-autore del rapporto Fish dependence day la crisi che ha investito le nostre banche ci ha insegnato i rischi del vivere al di là delle nostre possibilità finanziarie: «Ancora più pericoloso sarebbe vivere oltrepassando la soglia della sostenibilità ecologica. Ma la buona notizia è che la Riforma europea della politica comune della Pesca, che si concluderà nel 2013, offre  l’opportunità di capovolgere questa situazione se verranno adottate misure in grado di assicurare il recupero degli stock ittici attraverso l’eliminazione del loro sovrasfruttamento».

Vediamo ora insieme alcuni dei passaggi chiave del dossier. Basandosi sui livelli delle importazioni e dei consumi registrati dal 2007, gli studiosi avvertono che se l’Ue consumasse solo il pesce proveniente dalle proprie acque, esaurirebbe i suoi stock ittici il 2 luglio, diventando dal giorno dopo totalmente dipendente dal pesce importato dal resto del mondo. Dal 2000, il Fish Dependence Day dell’Ue è sempre in anticipo rispetto all’anno precedente. Oramai, dopo 11 anni siamo a quasi un mese mese prima. Ciò dimostra un livello sempre crescente di dipendenza dai prodotti ittici importati.

Dell’Italia maglia nera nel Mediterraneo si è detto, quanto agli altri big dell’Ue, il giorno a partire dal quale diventeranno dipendenti dal pesce di importazione è: Spagna, 8 maggio; Portogallo, 26 aprile; Francia, 13 giugno; Germania, 27 aprile; Regno Unito, 16 luglio. Infine altri due dati emersi dal rapporto: gli effetti del sovrasfruttamento degli stock ittici europei - e di conseguenza della disponibilità di pesce al mercato e nei supermercati - sono mascherati dall’aumento dell’import proveniente da altri mari; lo sviluppo dell’acquacoltura ha fallito nel cercare di bloccare la crescente dipendenza dal pesce importato. «Il dossier - conclude Serena Maso – ci dice che se vogliamo prodotti ittici sostenibili, dobbiamo assicurarci che i decisori politici concordino e attuino una politica della pesca responsabile. La Riforma Ue della politica comune della Pesca deve garantire la sostenibilità della pesca in Europa e non consentire l’import di quantità sempre maggiori di pesce e l’export di sovrasfruttamento».