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martedì 31 maggio 2011

MoVimento5Stelle Napoli - Comunicato Stampa


Ci congratuliamo con Luigi De Magistris per il successo elettorale, arrivato con un programma pregno dei progetti che il M5S Napoli porta avanti, come battaglie di civiltà, da oltre 5 anni“. Lo dichiarano i consiglieri municipali neo eletti del Movimento 5 Stelle, Mariano Peluso e Francesco Cacciapuoti.
Il Movimento 5 stelle continuerà il suo percorso sperando che il nuovo sindaco e la sua giunta, saranno interlocutori aperti al dibattito e al confronto come dichiarato.
Consapevoli che solo in rete e con progetti condivisi potrà attuarsi il cambiamento di un sistema corrotto come il nostro, ci auguriamo che tutti i cittadini non considerino concluso il proprio dovere civico nell’urna elettorale, ma partecipino attivamente al cambiamento della città, a partire da piccoli gesti quotidiani di responsabilità e dal rispetto del bene pubblico“, concludono i consiglieri.

Ora Berlusconi vuole l'intervento in Italia dei Caschi Blu. pubblicata da QUI RADIO LONDRA

 L'altro ieri al G8 di DEAUVILLE in Francia Berlusconi, presagendo il tracollo elettorale, è intervenuto ancora sui problemi della “giustizia”dopo il video in cui dice a Obama che in Italia c'è una dittatura dei giudici. All'inviato di Repubblica che gli domandava con quanti leader del G8 avesse parlato, il premier ha risposto: "Non solo con Barack Obama: ho parlato con tutti i leader del G8. Era mio dovere informarli su quello che su succede in Italia".

Ecco la svolta. Il mondo è informato. Ormai la maggioranza e il leader della coalizione giocano a carte scoperte. Non ci vuole la sfera di cristallo per capire cosa potrebbe bollire in breve nel calderone del centrodestra.

Berlusconi, pressato dagli elettori che lo abbandonano, temendo la resa dei conti con la giustizia italiana, si appresta, evidentemente, a chiedere l'intervento dei caschi blu dell'Onu per impedire alla magistratura di fare il proprio mestiere. Cerca il conforto e la protezione di Leader politici internazionali nel tentativo di trovare sostegno nella aspra lotta contro le nequizie dei magistrati “di sinistra” che “lo perseguitano”. Lui è il capo del governo ma, suo malgrado, è costretto a subire una “insana dittatura”: «La giustizia è una patologia, i pm interferiscono e mi perseguitano».

Anche il ministro Calderoli, autorevole esponente della Lega Nord, dopo aver vaneggiato di “meravigliose sorprese” riservate ai milanesi nel caso una nuova vittoria elettorale della coalizione che sosteneva Letizia Moratti, si supera (anche lui evidentemente sente odore di tracollo) e dichiara al Corriere della Sera, mirabile colpo di teatro, di voler trasferire la presidenza della Repubblica al Nord. Poi smentisce. Il quotidiano conferma e la querelle finisce in tribunale (almeno così pare). D'altronde se il ministro Calderoli, in un momento di entusiasmo, ha svelato i piani segreti della Lega per il nostro futuro, la colpa è senza dubbio dei giornalisti che non hanno il senso dell'opportunità e non sanno distinguere, durante una intervista con un ministro della Repubblica, tra le ciance da osteria e le prese di posizione serie e meditate. Chiaro che, se ci provassero davvero, a portare il Quirinale a Milano, o a Pontida, i caschi blu dell'Onu sarebbero di certo indispensabili, magari con i loro blindati in piazza del Duomo, sotto gli occhi esterrefatti della Madonnina.

L'europarlamentare leghista Mario Borghezio invece vedeva nero già qualche giorno prima. Terrorizzato da zingari e islamici già vede la Padania invasa e agisce su due fronti: da un lato vorrebbe veder scendere il carroccio dal carro berlusconiano "La Lega deve ricontrattare i termini dell'alleanza di Governo per far avanzare la strategia di liberazione del Nord". Dall'altro esalta la figura del boia di Sebrenica e si candida a rappresentarlo politicamente.

Evidentemente immemore dei bei tempi (tra l'85 e il '90) in cui frequentare amabilmente estremisti di destra islamofili come Claudio Mutti (Convertitosi all'Islam con il nome di Omar Amin ), Claudio Murelli, Salvatore Francia (più volte accusato di essere il terrorista numero uno di “Ordine nuovo”), Adriana Pontecorvo (sempre di “Ordine nuovo” e nei cui uffici bivaccava) e Oggero di Carmagnola (che stampava una rivista intitolata, “Jihad”), vantando una ideologia ferocemente antiamericana e soprattutto antigiudaica, ha commentato l'arresto del Boia di Sebrenica Ratko Mladic dicendo: - “Non ho visto le prove, i patrioti sono patrioti e per me Mladic lo e'. Quelle che gli rivolgono sono accuse politiche” Insomma le toghe rosse si sono impossessante anche del tribunale internazionale dell'Aja e perseguitano il povero Mladic come fanno con Berlusconi. “Sarebbe bene fare un processo equo – ha dichiarato Borghezio - ma del Tribunale dell'Aja ho una fiducia di poco superiore allo zero'. 'I Serbi avrebbero potuto fermare l'avanzata islamica in Europa'. Caschi Blu anche in Padania per fermare le orde islamiche che da Est minacciano il cuore dell'Europa Bianca e cristiana.



In Europa e nel mondo c'è apprensione per le sorti dello stivale, visti i toni, le fissazioni e le manie di persecuzione, i sintomi e le “patologie” della nostra classe di governo. E come dargli torto?

Luigi Grimaldi

lunedì 30 maggio 2011

Cittadella ad elevato rischio inondazione

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Il progetto della cittadella non finisce di riservare sorprese: mentre alcune forze o gruppi politici inviano lettere di propaganda pro cittadella ai cittadini di Laives, noi vogliamo ricordarvi gli interessi poco chiari, ad essa relativi, che qualche mese fa portarono alle dimissioni del Vicesindaco Forti. Ricordiamo inoltre la nostra denuncia pubblica sul problema dell'inquinamento del sottosuolo (visto che sotto i terreni sui quali dovrebbe sorgere tale opera è presente un'ex-discarica "sepolta", problema rilevato già dal 1987 e per il quale sarebbe sconsigliato edificare). Ma come se ciò non bastasse, siamo venuti a conoscenza di un altro rischio che, oltre a destare preoccupazione, dovrebbe far riflettere seriamente sulla realizzazione di questo progetto. Infatti l'area destinata alla Cittadella dello Sport risulta essere interessata da un grave rischio idrogeologico; tale rischio considerato elevato, è stato evidenziato in una Relazione Tecnica redatta per conto del Comune di Laives nel novembre del 2010, da un Tecnico abilitato di settore. In sostanza da tale relazione si apprende che se si verificasse un innalzamento del livello delle falde o un'inondazione, l'area in progetto verrebbe in gran parte sommersa. I punti più colpiti sarebbero lo Stadio, il Centro Commerciale, Biotopo e il nuovo lido. L'enorme edificazione dell'area potrebbe portare inoltre, ad un altro problema in quanto le aree alluvionali sottratte dalla costruzione della cittadella, per la messa in sucurezza della stessa, porterebbero il rischio idrogeologico più a valle interessando altre aree nelle quali si potrebbero avere ulteriori e/oppure più gravi alluvioni. Per salvare la Cittadella si metteranno a rischio altre aree?
Come sempre da un anno a questa parte siamo indignati nel denunciare pubblicamente situazioni di questo genere, tenute all'oscuro dei cittadini o all'interno di un cassetto di una scrivania e purtroppo guarda caso non pubblicate nella lettera spedita ai cittadini. Come sempre ci chiediamo, per quale motivo tali argomenti come del resto anche il tema discarica non vengono affrontati direttamente dalla Giunta e discussi in Consiglio Comunale, ma devono essere sempre sollevati dal Movimento 5 Stelle. Forse non è chiaro ai membri di Giunta che l'argomento in questione è la sicurezza pubblica e non vorremmo ad alluvione avvenuto, sentire che c'è stata una valutazione in merito, ma che non è stata presa in considerazione per interessi di parte. Non comprendiamo più quale sia la vera motivazione per la quale questa Giunta si ostini a portare avanti tale progetto visti i rischi connessi e gli scandali avvenuti, il tutto a discapito della cittadinanza di Laives.
Ci pare incredibile che la Giunta e parte di questa maggioranza, si ostini a realizzare uno Stadio a 60metri dalle abitazioni, al disopra di una discarica su terreni inquinati per di più in una zona a rischio idroalluvionale. La crisi della Giunta Di Fede è evidente e l'ostinazione a proseguire a testa bassa rispetto alla costruzione dello Stadio, crediamo non gioverà proprio a nessuno.
Movimento 5 Stelle Laives
Paolo Castelli, Alberto Dell'Osbel, Andrea Sbironi.

Inquinamento ambientale: otto bambini su dieci nascono 'contaminati'

gravidanza
Gli “inteferenti endocrini”, ovvero le sostanze nocive responsabili dell'inquinamento ambientale, sono in grado di oltrepassare la barriera della placenta
In Italia otto bambini su dieci nascono già 'contaminati', anche se non vi sono apparenti disturbi. Ciò avviene in quanto gli “inteferenti endocrini”, ovvero le sostanze nocive responsabili dell'inquinamento ambientale, sono in grado di oltrepassare la barriera della placenta. Inoltre, nel 100% dei casi, da una madre contaminata nasce un bambino contaminato.
Questa la preoccupante realtà delineata da uno studio del progetto Previeni, il primo studio interdisciplinare sul rapporto tra gli “interferenti endocrini emergenti” (cosiddetti in quanto non ancora studiati in maniera sistematica), la salute e l’ambiente. Promossa e finanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la ricerca è stata condotta dal WWF insieme all’Istituto Superiore di Sanità, il Dipartimento Salute della Donna e Medicina del Territorio-Università Sapienza di Roma/Ospedale Sant’Andrea e l’Università di Siena.
L'analisi rivela in particolare come l’inquinamento ambientale possa avere ripercussioni negative sulla fertilità umana e animale e come, invece, in situazioni più naturali come le Oasi WWF la presenza dei contaminanti sembra avere un impatto ridotto.
Lo studio ha coinvolto un campione di 250 coppie affette da infertilità: 10 coppie mamme-bambino e diverse specie animali che abitano due Oasi WWF in Abruzzo (Sorgenti del Pescara a Popoli e Diga di Alanno). Dalla ricerca è emerso come negli individui maggiormente esposti ad interferenti endocrini aumenti il rischio di infertilità e patologie correlate. Si tratta di un dato che conferma altre indicazioni della letteratura scientifica internazionale, che evidenziano come alti livelli di interferenti endocrini aumentino i disturbi della fertilità, della gravidanza e dello sviluppo infantile.
Ma dove si trovano queste sostanze pericolose? Malgrado le limitazioni di legge, interferenti endocrini sono tuttora contenuti in oggetti di uso comune come vestiti, tappeti, pentole antiaderenti e vernici (“composti perfluorurati-PFC”, idrorepellenti e anti-macchia), giocattoli, contenitori e dispositivi medici (“ftalati”, rendono il PVC più flessibile), tessuti, auto, computers e televisori (“ritardanti di fiamma”, riducono l’infiammabilità), pesticidi, oli e prodotti industriali (“policlorobifenili-PCB”, in alcuni paesi proibiti già dagli anni 70-80, ma persistenti nell’ambiente).
Tracce di interferenti endocrini si riscontrano poi anche negli alimenti dove arrivano per contatto diretto (ad esempio con i contenitori di plastica) sia per l'inquinamento degli ambienti in cui sono allevati gli animali e coltivate le piante.
Molti interferenti endocrini (come i PFC, i ritardanti di fiamma, i PCB) sono contaminanti 'persistenti' poichè, anche quando dispersi nell’ambiente, non si degradano ma si accumulano negli organismi viventi (in particolare negli animali), continuando a penetrare nell’organismo attraverso la cute, le mucose, l’apparato respiratorio e l’alimentazione. Pertanto sostanze vietate da decenni, come il DDT, continuano ad essere presenti nell’aria, nella terra e nell’acqua e vengono tuttora riscontrate in bambini e animali nati oggi. Altre sostanze come gli ftalati, invece, sono meno persistenti ma il loro vasto utilizzo in molti materiali fa sì che se ne trovino tracce anche nell’ambiente e nelle reti alimentari.
Come ha spiegato Donatella Caserta, ordinario di ginecologia e ostetricia dell’Università Sapienza di Roma, “la contaminazione dell’ambiente è un nemico nascosto, che oltre a minacciare gli ecosistemi terrestri e marini, passa attraverso il cibo e gli oggetti che usiamo ogni giorno, con conseguenze anche gravi sulla nostra salute”. “Per ridurre i rischi – continua Caserta - dobbiamo limitare la nostra esposizione a queste sostanze, attraverso stili di vita e scelte alimentari consapevoli. Ed è sempre più necessaria la realizzazione di adeguati programmi di controllo, sulla base di un sano principio di precauzione.”
A.P.

domenica 29 maggio 2011

Il Sistema Sei Tu

di gianpaolo marcucci

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Ogni volta che si sente parlare di “Sistema” si pensa che esso sia un’entità astratta ed immutabile. Un motore invisibile che muove le dinamiche della società inventandola e reinventandola di continuo, senza che nessuno possa influire su di esso: “Il sistema non si cambia”, “il sistema decide le nostre sorti e noi non possiamo farci niente”.

In realtà tale pensiero, che è poi quello che porta quasi sempre al sentimento di sfiducia e rassegnazione, causa primaria dell’inattività e della mancanza di spinta all’azione concreta e propositiva, oltre ad essere controproducente, è innegabilmente scorretto. Per quanto il sistema permei infatti ogni area della nostra vita e di quella dell’intera società, esso, ovvero la struttura socio-economico-politica globale in cui ci troviamo, altro non è che un prodotto umano. Siamo noi che abbiamo creato il sistema, noi che lo nutriamo, che ne garantiamo la sopravvivenza e ne evitiamo attentamente il collasso. Lo facciamo attraverso ogni piccola azione quotidiana. Quando andiamo a fare la spesa, quando compriamo un giocattolo a nostro figlio, quando scegliamo cosa indossare, o cosa mangiare, quando desideriamo qualcosa, quando lavoriamo. Di continuo con i nostri comportamenti tuteliamo di fatto l’esistenza del sistema. Pare allora un enorme paradosso definire insormontabile o irraggiungibile una cosa che ognuno di noi nelle sue più automatiche azioni giornaliere, genera, rigenera e sostiene. Il sistema è come un orologio di cui noi siamo gli ingranaggi, e seppure la nostra condizione appare non distante da una situazione di schiavitù, noi possiamo cambiarlo, ripararlo oppure distruggerlo e sostituirlo. Ogni singolo ha un potere enorme sul sistema, e non è vero il contrario.
 
Attraverso la rete e l’intelligenza collettiva è possibile coordinarsi per una rivoluzione antropologica che parta dalla consapevolezza delle persone, per arrivare, solo dopo, all’azione spontanea, serena e svincolata da dinamiche partitiche e di delegazione delle scelte.
Pochi accorgimenti nel modo di condurre le nostre vite, possono portare a cambiamenti enormi. Informarsi sulle dinamiche della nostra società è la base. Sapere e saper spiegare come vengono controllate le masse nei paesi democratici, che linguaggio usano i pubblicitari, che politica adottano le grandi multinazionali, chi produce il nostro denaro. Questi sono nodi centrali da cui partire. Poi vengono le azioni quotidiane, come il fare la spesa o il lavorare. Porre più attenzione nell’attività di consumo e cercare di svincolarsi dal lavoro full-time ad esempio può aiutare a vivere meglio, e ad avere maggior tempo e risorse per la partecipazione attiva nella gestione della propria città.

Il sistema si può cambiare, e a farlo dobbiamo essere noi, dal basso, acquisendo coscienza del fatto che l’uomo è un capolavoro e l’energia di ogni singolo, condivisa, vale più di mille soli.

venerdì 27 maggio 2011

Un accordo internazionale sui biocarburanti

La fiducia nelle potenzialità dei biocarburanti non deve essere cieca di fronte alle conseguenze che anche combustibili meno inquinanti possono avere sull’ambiente e sull’equilibrio alimentare. Questa la convinzione dei 23 paesi, industrializzati ed emergenti, firmatari di un accordo per sottoporre a regole comuni il sostegno alle bioenergie.

di Angela Lamboglia

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23 Paesi hanno firmato un accordo per sottoporre a regole comuni il sostegno alle bioenergie
I paesi aderenti al Gbep (Global Bioenergy Partnership), hanno raggiunto un accordo sulla necessità di garantire che i biocarburanti abbiano un impatto positivo sull’ambiente e non generino problemi di disponibilità di materie prime, aggravando il problema alimentare, soprattutto nei paesi più poveri, per la sottrazione di terreni agricoli e l’impennata dei prezzi.
L’intesa consiste nell’adozione di una serie di indicatori, attraverso i quali ciascuno Stato potrà misurare la sostenibilità delle energie di origine vegetale. Alcuni biocombustibili richiedono infatti un grande impiego di fertilizzanti chimici e di acqua, come nel caso del granturco, mentre altri, come l’olio di palma, vengono prodotti a prezzo della distruzione di ettari di foreste.
Il problema è quindi come fare in modo che il vantaggio della riduzione di emissioni inquinanti rispetto all'uso di combustibili fossili non sia vanificato da un enorme sfruttamento di risorse. Non solo: alcune ricerche contestano la capacità dei biocarburanti di produrre un effettivo risparmio delle emissioni, se si considerano quelle generate nell'intero ciclo della loro produzione e distribuzione.
Recentemente, ad esempio, un rapporto della North Energy ha sostenuto che l'acquisizione di circa 50mila ettari di bosco e macchia in Kenya per costruire un impianto di biodiesel provocherebbe tra 2,5 e 6 volte più gas serra rispetto ai combustibili fossili.
I 24 criteri individuati nell’accordo comprendono quindi le emissioni di gas serra generate, tenendo conto anche della produzione e del trasporto, l’impatto sulla biodiversità, gli effetti sulla disponibilità e il prezzo dei beni alimentari, l'incremento della deforestazione, la sicurezza energetica.
legno
Come far sì che il vantaggio della riduzione di emissioni inquinanti rispetto all'uso di combustibili fossili non sia vanificato da un enorme sfruttamento di risorse?
Considerazioni che da tempo animano il dibattito anche all’interno della Commissione europea e che, se prese sul serio, potrebbero provare una brusca battuta d’arresto per le industrie della bio-energia più sviluppate, che sono tra l’altro quelle su cui più si appuntano le preoccupazioni per la sovrapposizione tra uso alimentare ed energetico e per lo sfruttamento di acqua e suolo: mais, frumento e olio di palma.
Al momento gli indicatori sono volontari e non si traducono in una forma di vincolo per gli Stati aderenti all'accordo, che comprendono tra gli altri Stati Uniti e Cina; tuttavia, la loro individuazione è il segnale di un approccio più attento alle soluzioni disponibili per contrastare il cambiamento climatico, perché prova a non limitarsi ad una secca alternativa tra sostenitori e detrattori, ma cerca di riconoscere quali sono le condizioni perché siano effettivamente praticabili. Una preoccupazione non più rimandabile dal momento che si stima che nell’arco dei prossimi 30 anni i biocarburanti potrebbero arrivare a coprire un quarto della fornitura di combustibile globale.
Altrettanto importante sarà comprendere le effettive potenzialità dei biocarburanti di seconda generazione, che possono essere ricavati, ad esempio, dalle alghe o dalla paglia. Recentemente nove partner provenienti da sette Paesi si sono uniti in un progetto innovativo in parte finanziato dall'Unione europea per dimostrare che etanolo, biodiesel e altre bioenergie possono essere prodotte dalle alghe su larga scala.
Come primo passo, le conclusioni dei membri del Gbep saranno presentate al summit del G8 in corso a Deauville, in Francia.

 

La Cina tra ammissioni di colpa e paure

La diga delle Tre Gole, situata sullo Yangtze nella provincia di Hubei e necessaria alla produzione di energia idroelettrica, sta causando “gravi problemi”. Lo hanno chiaramente ammesso le autorità cinesi lanciando l'allarme per i problemi geologici, sociali ed ecologici seguiti a quest'opera faraonica da sempre contestata dalle associazioni ambientaliste.

di Roberto Tofani

diga tre gole
La diga delle Tre Gole, situata sullo Yangtze nella provincia di Hubei e necessaria alla produzione di energia idroelettrica, sta causando “gravi problemi”
Innalzamento dei livelli del mare, siccità e urgente bisogno d’acqua e di elettricità. Un percorso disordinato che apparentemente si muove in direzioni diverse, ma che in realtà è figlio di un legame naturale che l’Uomo tecnologico e civilizzato sta seriamente influenzando e compromettendo.
Da sempre siamo vittime inermi di fronte alla forza di cicloni, terremoti, tsunami, sconvolgimenti e assestamenti naturali che finora siamo stati più o meno in grado di prevedere e gestire. Nell’ultimo secolo, con un’assunzione quasi mistico-religiosa della tecnologia scientifica, abbiamo cercato con ogni mezzo di crescere, di svilupparci, di occupare ogni piccola fetta di territorio per garantire un benessere effimero che oggi rischia di sciogliersi come i ghiacciai del polo o delle grandi catene montuose da cui nascono i flussi d’acqua che sono fonte vitale per miliardi di persone.
Flussi che vengono interrotti da opere ingegneristiche faraoniche e che stanno mettendo in serio pericolo l’habitat naturale circostante e la vita di milioni di esseri viventi.
In un caos mediatico in cui è sempre più difficile ascoltare, le autorità cinesi hanno lanciato un grido d’allarme passato quasi inosservato. Un governo spesso accusato di censurare, limitare e imporre, non ha utilizzato mezzi termini per descrivere una situazione che sta deteriorando di anno in anno: la diga delle Tre Gole (Sānxiá Dàbà), situata sullo Yangtze nella provincia di Hubei, completata nel maggio del 2006 e necessaria alla produzione di energia idroelettrica, sta causando “gravi problemi”.
Sì, perché vedere una zona del letto del fiume più lungo del continente asiatico completamente asciutto e deserto con navi e pescherecci immobili su zolle di terra spaccate spaventa e pone degli interrogativi a cui, forse, solo la Natura saprà rispondere.
In un comunicato approvato dal primo ministro Wen Jiabao, il Consiglio di Stato - il supremo organismo amministrativo dello Stato – ha chiaramente ammesso che la diga, il cui progetto è stato da sempre contestato dalle associazioni ambientaliste, sta causando problemi geologici, sociali ed ecologici. Come si sottolinea in un articolo del China Daily, l’opera ingegneristica venne progettata e fortemente voluta per “giocare un ruolo essenziale in ambito di sicurezza alimentare, energetica e dei trasporti”.
Ma il comunicato del Consiglio di Stato della settimana scorsa parla chiaro: “la diga delle Tre Gole ha bisogno di rispondere ad alcuni problemi urgenti, come la stabilità e la valorizzazione degli standard di vita delle persone ricollocate, la protezione dell’ambiente circostante e la prevenzione di disastri geologici nel bacino”.
fiume yangtze
I 6.300 km dello Yangtze sono stati la fonte di vita della Cina meridionale, il confine naturale tra le due zone del Paese
In questi cinque anni la centrale idroelettrica a ventisei turbine, ognuna delle quali ha un capacità di 700 MegaWatt, ha garantito una produzione energetica con un risparmio medio annuo di 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica (100 milioni di tonnellate a pieno regime) e la diminuzione di gas e polveri sottili derivanti dalla combustione di combustibili fossili come il carbone, utilizzato in Cina per la produzione di oltre il 70 per cento del proprio fabbisogno energetico. Proprio in questo mese sarebbero dovute essere avviate le sei turbine sotterranee a garantire un output energetico totale di 22.500 MW.
A fronte di un’alta produzione energetica che ora sembra comunque essere insufficiente rispetto ai ritmi di crescita economici del gigante asiatico, le autorità hanno dovuto provvedere alla ricollocazione di circa un milione e 400mila persone. Ma non è solo l’Uomo ad aver pagato la conseguenza di proprie scelte, ma anche flora e fauna, che da sempre, nei sistemi di governo, non hanno diritto di parola. Senza dimenticare i numerosi siti archeologici ormai sommersi dalle acque.
Al momento, il governo di Pechino parla di altre persone costrette a piani di ricollocamento.
Obbligate ad abbandonare la propria vita “a causa di smottamenti, tremori e possibili cedimenti degli argini fluviali”. L’attuale siccità e i relativi problemi, però, non sono arrivati all’improvviso. Già tra il 2007 e il 2008 la Cina dovette far fronte alla “peggiore siccità del decennio”. Fu proprio allora che il fiume Azzurro raggiunse i suoi livelli più bassi degli ultimi 142 anni. Come allora, anche oggi milioni di persone dovranno limitare l’utilizzo di acqua potabile. Una mancanza che noi, da questa parte di mondo, abituati ormai ad alzare una leva e attendere che acqua fresca esca dal rubinetto, non riusciamo neanche ad immaginare. Si calcola infatti che l’attuale siccità si ripercuote su 28 milioni di cittadini e 104mila ettari di terreni agricoli.
Che il governo cinese abbia lanciato un grido di allarme è un fatto significativo che preoccupa non poco. Per ora, la risposta pratica ed immediata per far fronte all’emergenza è quella di far defluire flussi d’acqua dalla diga. Solo nella giornata di ieri sono stati riversati sul letto del fiume 5 miliardi di metri cubi d’acqua. Entro il 10 giungo prossimo verrà immessa una quantità d’acqua capace di riempire due milioni di piscine olimpiche (50m x 25m). Intanto, mentre il governo agisce e i cittadini attendono e tentano di reagire, istituti di credito e finanziari calcolano il numero di barili di petrolio necessari a colmare l’assenza di produzione energetica della diga.
Al di là di quello che ognuno vorrà sottolineare ed evidenziare, il dato certo è che i 6.300 km dello Yangtze sono stati la fonte di vita della Cina meridionale, il confine naturale tra le due zone del Paese. Oggi, dallo Yangtze trae fonte quasi il 70 per cento delle risaie della ‘Terra di Mezzo’. Quella pianta erbacea che è la base alimentare del Paese più popoloso al mondo e la cui produzione è già insufficiente a soddisfare l’ingente domanda interna.
Da PlanetNext

mercoledì 25 maggio 2011

Tav, cronache di resistenza: una notte surreale ma senza cantieri

Ha avuto luogo la scorsa notte il tentativo fallimentare di dare il via al cantiere propedeutico alla costruzione della Torino–Lione. Il tentativo è fallito di fronte alla reazione dei manifestanti che ormai da anni si battono contro il progetto del TAV in Val di Susa.

di Marco Cedolin

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Ha avuto luogo la scorsa notte il tentativo fallimentare di dare il via al cantiere propedeutico alla costruzione della Torino–Lione
Il primo assalto all'arma bianca contro la Val di Susa, per tentare di dare il via al cantiere propedeutico alla costruzione della Torino–Lione, si è svolto ed è fallito in una tiepida notte di tarda primavera, dove fra boschi, sentieri punteggiati dalle torce elettriche e vie di accesso sbarrate da robuste barricate, si respirava un'atmosfera surreale, carica di ellettricità, ma fresca come l'aria pulita che profuma di orgoglio e libertà.
La 'politica' e le forze dell'ordine alle sue dipendenze, di orgoglio ne hanno invece dimostrato molto meno, compensando comunque con la fantasia. Facendo si che l'assalto sia iniziato con una proposta di 'mediazione' intrisa di bonomia che ha contribuito a rendere i toni della serata ancora più surreali.
Lasciateci installare un finto cantiere simbolico, buono solo per la stampa e per non perdere i finanziamenti europei, e non useremo la forza con nessuno, sono stati, riassumendo in breve i toni della proposta succitata, partita in via ufficiale e destinata ad interlocutori ufficiosi che l'hanno respinta al mittente con il sorriso sulle labbra...
Fallita la mediazione 'all'italiana' gli automezzi delle ditte deputate ad installare il cantiere (quello finto o quello vero fate voi) e lautamente foraggiate con il denaro pubblico, vero, senza ombra di dubbio, hanno tentato una sortita in verità non molto convinta, scortati da una ventina di blindati di polizia e carabinieri.
La sortita è consistita nel tentativo, solo abbozzato, di tagliare il guard rail ed i pannelli antirumore dell'autostrada, per liberare una via d'accesso (l'unica possibile) ai mezzi. Tentativo abortito quasi subito, di fronte alla pronta reazione di qualche centinaio di manifestanti che hanno dato ad intendere come non si trattasse di una buona idea.
Vista la situazione, forze dell'ordine e ditte appaltatrici hanno fatto inversione con i propri mezzi, sull'autostrada già chiusa da ore, e se ne sono andati alla chetichella.
L'ultimo contributo alla serata surreale lo hanno dato i giornalisti (fior fiore di giornalisti di Repubblica e della Stampa cosa credete?) parte dei quali 'embedded' fra le fila dei manifestanti che dopo la notte insonne, in tutta evidenza hanno faticato assai a distinguere fra la verità ed i fumi visionari della fantasia, al momento di scrivere i propri articoli per il padrone.
La leggenda ha così raccontato lanci di pietre contro le auto in transito su un'autostrada chiusa da parecchie ore, manifestanti che protestavano contro lavori propedeutici all'installazione di un cantiere (probabilmente quello falso) che non sono mai avvenuti ed altre amenità sui generis che per rispetto all'orgoglio di cui sopra è meglio non descrivere.
Non resta che domandarci cosa riserverà la prossima serata, il venticello orgoglioso di libertà è sempre più teso e nel campo del surreale ogni previsione è buona quanto l'altra. L'unica certezza, al momento è che non esistono cantieri, né veri, né falsi e neppure nessuno che stia facendo lavori propedeutici ad essi, per il resto si vedrà.
Dal blog di Marco Cedolin

 

lunedì 23 maggio 2011

La Prima Municipalita' si mette al lavoro


Dopo l'elezione di Francesco Cacciapuoti del MoVimento Cinque Stelle d Napoli,
nella Prima Municipalita' - Posillipo/Chiaia/San Ferdinando
la Prima Riunione della Municipalita'.

Martedì 24 maggio · 19.00 - 22.00

Piazza Plebiscito, Libreria Treves
Napoli
Ci riuniamo per Programmare il lavoro per il futuro, organizzare i banchetti per i referendum e analizzare i risultati elettorali. Vi aspettiamo!
Conferma la tua presenza sul Meet Up
Contatto su Facebook

Scelgo di contare davvero: il 12 e 13 giugno, io voto.

manifesto referendum piccolo.jpgIl 12 e 13 Giugno 2011 abbiamo un'occasione irripetibile per far sentire la nostra voce. Quattro quesiti importantissimi ci chiedono se vogliamo che l'acqua rimanga per sempre un bene comune, se vogliamo scongiurare un ritorno al nucleare, se vogliamo che la legge sia davvero uguale per tutti. Quattro quesiti, 4 SI. Ma perché la nostra voce valga davvero, dovremo essere 25 milioni di italiani a votare. Aiutaci anche tu a raggiungere il quorum perché i referendum siano validi. SCARICA IL MANIFESTO DA DIFFONDERE E FAR CIRCOLARE!

Abusi bancari

 
Un Comitato Promotore formatosi spontaneamente fra i cittadini e i piccoli imprenditori, fuori dal cappello politico e di partito, ha deciso di fare una manifestazione nazionale a Roma, Piazza del Popolo, il 16 Giugno 2011;

La manifestazione si incentra sull'azione vessatoria di Equitalia nei confronti di imprese e cittadini, ma investe in modo più ampio la "miseria globale" che ci viene imposta dall'ideologia liberista della cosiddetta II Repubblica (non fosse mai nata...)
Lo Stato italiano addirittura finanzia le imprese che chiudono per portare le produzioni all'estero. Lo Stato italiano e la UE ci dicono sia "salutare" subire la concorrenza spietata di chi paga le maestranze cinque volte meno di noi, che no ha leggi ambientali e sulla sicurezza da rispettare, che non ha stipendi sindacali, che produce alimenti e prodotti industriali di infima qualità e con quelli invade i nostri commerci.
Il risultato è la progressiva "picchiata stabile" del paese, disoccupazione, fallimenti, e infine esproprio delle case, delle aziende, dei risparmi. Famiglie che si sfasciano, figli che a quaranta anni ancora vivono dell'aiuto dei genitori, nipoti che si dovranno litigare il pane con tutti i morti di fame del mondo.

Hanno fatto un deserto e lo chiamano "Libertà"

E invece di cambiare questa situazione ce la magnificano come "salutare". Noi messi alla frusta gli manterremo pingui stipendi da nabbabbi, privilegi medievali, due, tre e a volte quattro pensioni, dividendi, benefit, stock option...
Mentre i loro "campioni" si fanno beccare a violentare le cameriere in "suite" a New York da 3.000$ a notte (e questo sarebbe pure "socialista"...)

Questo spazio è a disposizione per diffondere, organizzare e coordinare la manifestazione del 16 Giugno.
Il Forum di discussione è a disposizione per discutere, suggerire e coordinarci.
L'obiettivo politico è chiedere la revoca dell'art. 29 che dal 1 luglio permette a Equitalia il "pignoramento veloce" della casa, dell'azienda e dei risparmi.
Senza cappelli di partito e senza politici che vengono a comiziare e poi in Parlamento votano le leggi per depredarci. Se succede questo spazio lo chiudo immediatamente e il 16 Giugno vado al mare. Il palco è per i cittadini e gli imprenditori, i politici se vogliono stanno sotto e usano solo le orecchie, una volta tanto.
Quando uno sconosciuto viene improvvisamente a pretendere decine o centinaia di migliaia di € siete appunto stati "cartolarizzati", venduti a un usuraio. Ovviamente a vostra insaputa.

Ma consolatevi: venduti si, ma a "norma di Legge". Art. 58 D.Lgs 385/93








Questo sito è dedicato alle "cartolarizzazioni", e quindi alla vendita dei crediti fatta dalle banche e dalle società finanziarie per un decennio, a partire dal D.Lgs 130/99 e con le regole definite dal D.Lgs 385/93, meglio conosciuto come "Testo Unico Bancario"

Queste due leggi, la 385/93 in particolare, creano una grave lesione nei diritti di chiunque abbia un debito nei confronti di una banca o una società finanziaria

 Gli effetti di questa pratica ora esplodono con la crisi finanziaria globale, e decine di migliaia di persone scoprono di esserci coinvolte a loro insaputa, per decine o centinaia di miliardi di €

Se ne accorgono quando arriva una finanziaria sconosciuta a pignorare ed espropriare case, stipendi e conti correnti, e pretende "debiti" le cui cifre sono formate fuori da ogni controllo del debitore e in suo danno: al debito originale sono stati aggiunti interessi, spese, anatocismo senza che nemmeno lo sapesse


In pochi giorni, si scopre di essere stati letteralmente venduti come "bestiame finanziario", prima per eludere il fisco per decine e decine di miliardi di €, e poi come "debitori garanti" dei famosi "Titoli Tossici"

Prima hanno depredato il fisco, poi hanno depredato i risparmiatori, poi hanno depredato gli azionisti, poi depredano i cittadini che gli devono "concedere" miliardi di € di soldi pubblici, poi depredano i "debitori", ed infine ci regalano la peggior crisi economica della storia chiudendo i rubinetti del credito per depredare le aziende che ancora stanno in piedi
Nemmeno i Visigoti, nemmeno i Lanzichenecchi!


Questo vuole essere un lugo dove si diffonde informazione sulla vicenda, si possono verificare i documenti, si discute e ci si organizza per difendersi. E' necessario perchè ad affrontare da soli lo strapotere delle banche e delle finanziarie ci si suicida

E questo strapotere deriva da leggi che hanno sostituito le leggi precedenti che vietavano questa truffa colossale

domenica 22 maggio 2011

La trappola radioattiva - NON DISERTATE IL REFERENDUM!

L'implosione

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"A voler sempre fare i sapientoni sputasentenze a tutti i costi può accadere che si facciano anche figure ridicole ben meritate. ***** Coppola, Fassino, Sgarbi, Annunziata: tutti hanno letto “L’implosione”. Ma il libro non esiste.
"TORINO - E’ il libro dell’anno, un fenomeno editoriale. Si chiama “L’implosione”, è ambientato a Torino e l’autore è un giovane studente di ingegneria, Manuele Madalon. Lo hanno letto tutti quelli che contano: dal sindaco di Torino Piero Fassino al suo sfidante Michele Coppola. Lo hanno letto, tra gli altri, anche Vittorio Sgarbi e Lucia Annunziata. E tanti scrittori. Resta da spiegare come, visto che il suddetto libro non esiste, è una bufala architettata da uno studente di giornalismo di Torino, Gabriele Madala. Il ragazzo, con tanto di complice, si è intrufolato alla Fiera del Libro della città piemontese e ha chiesto a tutti i personaggi della cultura, della politica e dello spettacolo, un giudizio sulla sua opera prima. Tutte recensioni lusinghiere. Nessuno ammette di non averlo mai sentito nominare. Vittorio Sgarbi definisce l’ambientazione “sottile e misteriosa”. Lucia Annunziata lo paragona ad un altro scrittore, Culicchia. Davvero niente male per un libro fantasma. Tutto viene filmato e messo su YouTube." (segnalazione di silvanetta*)

sabato 21 maggio 2011

Rimborsi elettorali. Dalla Gazzetta ufficiale la conferma: solo il MoVimento 5 Stelle li ha rifiutati

Ascolta con webReader
Lo avevamo scritto, riscritto, detto e ridetto… ma non era bastato. Per la casta politica e d’informazione accettare di buon grado che una forza politica potesse mai rifiutare milioni di euro di rimborsi “refurtiva” elettorale, non era facile.
MA COSI’ E’ STATO.
Per buona pace di mister “Il Giornale” Vittorio Feltri, che qualche giorno fa ha sbattuto in prima pagina la notizia FALSA che “anche Beppe Grillo chiede soldi allo stato”, è arrivata anche l’ufficialità burocratica (pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana):

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Rimborsi Elettorali EMILIA ROMAGNA: solo il MoVimento 5 Stelle li HA RIFIUTATI
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Rimborsi Elettorali PIEMONTE: solo il MoVimento 5 Stelle li HA RIFIUTATI
Come potete leggere dai documenti sopra pubblicati, mentre tutti i partiti che si tratti di destra (PDL, LEGA, UDC, ecc) o sinistra (PD, IDV, RIFONDAZIONE COMUNISTA, SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’, ecc) riceveranno, alla faccia nostra, migliaia e migliaia di euro di rimborsi elettorali, solo il MoVimento 5 Stelle li ha rifiutati.
Quindi ci auguriamo che la prossima volta, prima di fare moralismo in TV, i responsabili di questi partiti SI VERGOGNINO!!!
P.S.
le migliaia di euro sopra citate si riferiscono SOLO ALLA RATA 2010. Munitevi di calcolatrice, moltiplicate x 5 ed avrete il totale di quanti dei nostri soldi finiranno nelle tasche dei Partiti

L’altro abitare: un 'condominio solidale' a Fidenza (Terza parte)

Di seguito la terza parte dell'intervista che Filippo Schillaci ha fatto ai membri del gruppo Ecosol di Fidenza, che stanno avviando un’esperienza di cohousing. In questa puntata Fulvia, Luca, Fabio e Lucio ci descrivono più dettagliatamente le caratteristiche del 'condominio solidale': dagli spazi agli arredi, dagli elettrodomestici all'energia.

di Filippo Schillaci 


"Un certo grado di relazione viene cercato fra gli appartamenti, il massimo della relazione è stato cercato fra lo spazio comune e l’ingresso"
Luca – Diciamo che a grandi linee tutte quelle che erano le esigenze dei singoli nuclei familiari, che ognuno aveva espresso nel questionario iniziale, più o meno sono state rispettate. E poi anche gli spazi comuni e i servizi comuni sono stati approvati all’unanimità.
Fabio – Abbiamo fatto un’assemblea dedicata a questo.
Io – Quali sono gli spazi comuni?
Luca – Si tratta di un grosso salone, a proposito del quale avremo un incontro col sindaco.
Fulvia – Perché ci vogliono far pagare gli oneri come se fosse un appartamento abitato. O meglio, non è che voglia lui; l’ufficio tecnico segnala che non c’è una normativa specifica e quindi a regola il tecnico dice: voi dovreste pagare gli oneri. O li pagate o facciamo prendere una decisione di tipo politico. Ben venga, e quindi andremo a proporre la questione.
Io – Parliamo di com’è fatto questo spazio.
Fulvia – È uno spazio pluriuso di poco meno di 100 mq: può fare da soggiorno, da incontro, sala da pranzo eccetera. Avrà in dotazione un servizio igienico e una cucina utilizzabile liberamente. Al contrario degli spazi interni che sono garantiti per la piena autonomia degli alloggi, è uno spazio da usare quando si vuole condividere oppure anche quando si ha bisogno. Ad esempio la festa di compleanno dei ragazzini: non la fai in casa dove non c’è spazio ma la fai giù. È oltre tutto in forte connessione con lo spazio verde dietro. Un’altra delle cose che abbiamo detto è che lo si può utilizzare per mangiare insieme una volta a settimana con una delle famiglie che si occupa della cucina a rotazione.
Luca – Cosa che noi, in quattro o cinque famiglie, facciamo già da tanti anni.
Inoltre, così come un certo grado di relazione viene cercato fra gli appartamenti, il massimo della relazione è stato cercato fra lo spazio comune e l’ingresso per cui una delle scelte fatte è che chiunque passa per la scala, attraverso la vetrata sia 'obbligato' a vedere attraverso la vetrata cosa succede nello spazio comune.
lavatrice industriale
"Se si vuole acquistare una lavatrice industriale con maggiore efficienza lo si fa in tre o quattro famiglie"
Con qualche accorgimento di arredi mobili poi questo spazio potrebbe essere utilizzato anche come foresteria se c’è qualche ospite. È stato pensato come spazio flessibile per un’ampia tipologia di utilizzi. Poi ci sarà la dispensa appunto per il discorso dei gruppi di acquisto e una zona operativa a gestione comune. Dal punto di vista informatico ad esempio ci sarà un server che darà la possibilità di avere servizi come la telefonia a tutti i condomini, poi una cantina e, all’ultimo piano, uno spazio lavanderia comune.
Soprattutto alcuni elettrodomestici che ci daranno la possibilità - non l’obbligo - di condividerli. Ovvero, se si vuole acquistare una lavatrice industriale con maggiore efficienza lo si fa in tre o quattro famiglie; si risparmia nell’acquisto, nell’uso e non si ha lo spazio in casa occupato da elettrodomestici individuali. Conviene visto che ciascuno non lo usa di certo tutto il giorno.
Un altro aspetto, abbastanza nuovo, che stiamo affrontando è tecnico, ma secondo me con implicazioni che vanno al di là.
Noi avremmo la volontà di gestire tutta l’energia come condominiale, cioè vorremmo che l’impianto solare che abbiamo sopra il tetto fosse comune e la normativa vigente questo non lo consente perché io non posso avere più utenze attaccate allo stesso impianto. C’è, ancora una volta, tutta una serie di cose che sono sempre state pensate nella logica tradizionale, vecchia. Norme che probabilmente non sono state fatte per punire comportamenti come i nostri ma per punire gli atti fraudolenti. Se le cose andassero avanti anche con altre esperienze ci sarebbe secondo me da aprire un dibattito anche dal punto di vista normativo.
Io – Diciamo che il legislatore non ha preso in considerazione che potessero venir fuori esperienze di questo genere.
Luca – Ci sta. Secondo me non è una colpa, nel senso che sono novità che si stanno mettendo sul tappeto adesso. Del resto ci sono anche, come abbiamo visto in questi ultimi mesi, esperienze dove la politica, cioè le amministrazioni, si stanno cominciando a muovere. Noi abbiamo visto Vimercate dove il Comune ha pubblicato un bando per la messa in vendita di un lotto a prezzi calmierati vincolandolo alla realizzazione di un cohousing.
crisi edilizia
"Qualcosa di nuovo sotto il sole si comincia a vedere, guarda caso nel momento in cui la crisi dell’edilizia tradizionale, cioè quella speculativa, comincia ad affiorare"
Oppure si parlava, giù a Firenze [1] di alcune norme regionali che comprendessero appunto queste nuove realtà, soprattutto nell’housing sociale, perché in alcune situazioni questo tipo di aggregazione lo si vede come molto migliorativo dal punto di vista della gestione dei rapporti interni dei condomini e quindi delle manutenzioni e della vita degli edifici.
Probabilmente qualcosa di nuovo sotto il sole si comincia a vedere, guarda caso nel momento in cui la crisi dell’edilizia tradizionale, cioè quella speculativa, comincia ad affiorare. E si torna invece al tema dell’abitare. Perché qui il tema è come si abita, non come si vendono case o come si investono i propri soldi per speculare, che è invece il tema più frequentemente preponderante anche in fase progettuale e in quella del pensiero d’uso del territorio.
Io – Parliamo ancora degli spazi comuni. Gli spazi esterni come sono suddivisi?
Luca – Negli spazi esterni si è cercato come dicevo prima di tenere il verde come percentuale più alta possibile. Questo si lega alla fruibilità di questi spazi e al problema ambientale della permeabilità dei suoli. Qui riusciamo a ottenere una permeabilità molto alta, tra il 50 e il 70%. Quindi non si fa defluire l’acqua piovana ma si torna a distribuire in falda come è nel ciclo naturale.
Lo spazio scoperto noi siamo riusciti ad aumentarlo il più possibile nel senso che la forma dell’edificio è molto compatta; questo anche per altre ragioni di tipo energetico e di orientamento. La nostra scelta è ricaduta su quel lotto perché a fianco c’è un’area verde che resterà pubblica e una delle cose che si pensava di fare è non creare una barriera eccessiva fra questi due spazi ma in qualche modo far dialogare l’edificio con quest’area pubblica e l’area pubblica con l’edificio.
Fulvia – Si è anche parlato di orto.
orto
"Da sempre il comune mette a disposizione degli anziani dei piccoli appezzamenti per fare l’orto"
Luca – Sì, anche se va segnalato che lì di fianco, a cento metri, il comune ha riassegnato gli appezzamenti per gli orti degli anziani, che da noi è una tradizione. Da sempre il comune mette a disposizione degli anziani dei piccoli appezzamenti per fare l’orto. Uno fa richiesta e ha un fazzoletto di terra che coltiva. Io non trascurerei l’ipotesi di prendere contatto con qualcuno di questi anziani che delle volte hanno degli esuberi di produzione incredibili. L’altra possibilità era comunque di poter fare un piccolo orto nel nostro spazio. Sarebbe bello utilizzare anche le terrazze, il ballatoio.
Lucio – Si è parlato anche di autocostruzione.
Luca – Sì, l’autocostruzione è un altro ingrediente che si voleva buttar dentro. Anche se in questo caso sarebbe parziale: penso che realizzare tutto l’edificio non siamo in grado né come tempo né come capacità. Sicuramente l’aspetto statico strutturale, per il tipo di tecnologia scelta, sarà realizzato da un’impresa. Allora si pensava di fare un intervento su alcune lavorazioni, tipo alcune finiture a secco degli appartamenti oppure - e per noi sarebbe simbolicamente molto più bello…
Fulvia - La sala comune.
Luca – Sì. Che fosse realizzata insieme. Su questo siamo in dialogo, più o meno, col Comune perché c’è un’iniziativa della Provincia per finanziare alcune di queste attività, dove però la Provincia ha un’idea un po’ diversa, ovvero costituire realtà dal basso che facciano esclusivamente autocostruzione.
Noi stiamo cercando di far passare l’idea che, anche se non è totale, il processo ha lo stesso la sua validità. Si pensava di poter realizzare le finiture degli spazi comuni anche per sentirli nostri, e anche ovviamente per abbattere i costi perché essi incidono sul valore dell’immobile e quindi vengono poi ripartiti di fatto sul suo costo di acquisto.
Note
1. Al convegno L’altro abitare; dal cohousing all’autocostruzione, Firenze, 18 novembre 2010
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Emission Trading System: nel 2010 in aumento le emissioni di CO2 in Europa

Dai registri dell’Emission Trading System - il sistema per lo scambio delle quote di emissioni di gas a effetto serra dell’Unione europea - risulta un aumento della quantità totale emessa nel 2010 rispetto al 2009. Il commissario UE per l’Azione climatica, Connie Hedegaard, confida, tuttavia, di poter ottenere migliori risultati nel prossimo futuro.

di Angela Lamboglia

emissioni
Dai registri dell’Emission Trading System risulta un aumento della quantità totale di CO2 emessa nel 2010 rispetto al 2009
L'Emission Trading System (ETS) è uno degli strumenti sviluppati dall'Unione europea per condurre la sua azione di contrasto al cambiamento climatico e include ad oggi circa 12mila centrali e impianti in 30 paesi.
Alla base del suo funzionamento c’è il “cap and trade principle”, che consiste nel fissare un limite alla quantità di emissioni che ciascun impianto può produrre e nel permettere alle aziende virtuose di vendere le proprie eccedenze a quelle che non riescano a rispettare tale soglia. In questo modo si assicura un beneficio economico a chi non sfrutta tutte le quote che gli sono attribuite, in quanto può monetizzarle vendendole ad altri; parallelamente si disincentiva l'eccesso di emissioni rispetto alle quote in proprio possesso, dal momento che ulteriori esigenze richiedono l'acquisto di nuove assegnazioni.
Al termine di ogni anno ciascuna impresa è tenuta a restituire tante quote quante sono le emissioni provocate nel periodo di riferimento, vendendo o conservando per esigenze future quelle in eccesso.
Secondo i dati del Catalogo indipendente comunitario delle operazioni (CITL) le imprese si stanno adeguando alle regole del sistema e solo il 2% di esse non ha rispettato la scadenza del 30 aprile 2011 per la restituzione delle quote relative alle emissioni complessivamente generate nel 2010.
Tuttavia vi è un altro dato meno incoraggiante: nel 2010 si registra un aumento delle emissioni pari a oltre il 3% rispetto all’anno precedente. Secondo il commissario UE Connie Hedegaard, tale incremento è legato alla ripresa economica ed è in linea con le stime degli esperti e con i limiti fissati per il periodo attuale, compreso tra il 1 gennaio 2008 e il 31 dicembre 2012.
Per quanto riguarda l'Italia nel 2009, su quasi 204 milioni di quote assegnate, le emissioni verificate ammontavano a 184,7 milioni, mentre nel 2010, su circa 200 milioni di quote, quelle emesse superavano 191,4 milioni. Questo significa che la percentuale di "assorbimento delle assegnazioni" è cresciuta di 5 punti percentuali dal 91% del 2009 al 96% del 2010, mentre le emissioni sono cresciute del 3,6%.
connie hedegaard
Secondo il commissario UE Connie Hedegaard l'incremento di CO2 emessa è legato alla ripresa economica
Hedegaard si è detta convinta che migliori risultati potranno essere conseguiti nel prossimo corso: a partire dal 2013, infatti, l’Unione procederà ad una riforma del sistema che includerà, oltre alle centrali, agli impianti di combustione e agli altri attuali settori, anche l’industria petrolchimica, dell'ammoniaca e dell'alluminio.
Altri cambiamenti riguarderanno il progressivo spostamento verso la vendita all'asta delle quote - la cui quantità tende a diminuire per arrivare al 2020 con il 21% di emissioni in meno rispetto al 2005 - e l’introduzione di misure per rafforzare la sicurezza del sistema, tra le quali l’accorpamento dei registri nazionali in un unico contenitore europeo.
Infine, dal momento che altri paesi stanno guardando all’ETS come ad un modello da imitare, in prospettiva è possibile pensare al collegamento tra i diversi sistemi all’interno di un mercato globale del carbonio.
L’ottimismo della Commissione per il futuro non deve tuttavia mascherare un segnale importante proveniente da questi dati: se l’aumento delle quote di emissioni nel 2010 è riconducibile secondo l’Unione stessa alla ripresa dell’economia, c’è da chiedersi quanto i modelli attuali di crescita, compresi quelli in versione 'green', e la sostenibilità ambientale siano effettivamente compatibili.
Intervenendo ieri ad un convegno organizzato a Roma dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea sul tema dell’efficienza nell’uso delle risorse, Mariagrazia Midulla del WWF e Laura Ciacci di Slow Food hanno entrambe sottolineato come ogni sforzo sarà vano senza un cambiamento radicale di prospettiva e di mentalità, perché l'impegno in difesa dell'ambiente non sia più letto come un male necessario, come una privazione, bensì come una serie di passi in avanti verso quello che in America Latina si chiama il Buen Vivir, un'appartenenza alla terra non più nella forma del dominio, ma della relazione e dell'interdipendenza.

 

Mezza Italia incatenata per dire no al nucleare

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Diego Carmignani 
MOBILITAZIONE. Oggi è in programma la più imponente manifestazione no nuke dai tempi del referendum. Dieci catene umane intorno agli ex impianti e ai siti candidati ad ospitare quelli futuri.
Oscurato, dribblato, demonizzato e, come al solito, minacciato dal bel tempo, l’appuntamento referendario del 12 e 13 giugno è un passaggio decisivo per il futuro e la democrazia di tutto il Paese. Ma c’è chi non ci sta a far calare l’attenzione sul voto e la grande manifestazione che va oggi in scena lungo lo Stivale è un altro passaggio chiave per risvegliare le coscienze, all’indomani del plebiscito sardo e poco prima del decreto farsa con cui il Governo si avvia ad aggirare l’ostacolo anti-nucleare costituito dall’opinione pubblica. Le parole d’ordine pronunciate dal folto Comitato “Vota Sì per fermare il nucleare” - di cui anche Terra fa parte - sono perentorie: No all’assurdo ritorno dell’Italia all’energia atomica; Basta censura sul referendum; No al raggiro del decreto Omnibus che cancella a tempo il nucleare solo per annullare il voto del 12 e 13 giugno.

venerdì 20 maggio 2011

Piccole Ruby crescono: “Mando le mie foto nuda per una ricarica da 25 euro”

    

Le parole degli adolescenti sul sesso in un libro in uscita: “Berlusconi? Io ad Arcore ci andrei di corsa”

Piccole Ruby crescono. E ne parla Caterina Soffici sul Fatto, che recensisce “Facciamolo a skuola”, il libro di Marida Lombardo Pijola:

“Una escort è una escort, mica una puttana, sennò la chiamavano puttana e arrivederci. Cioè, voglio dire, tecnicamente escort è un lavoro, c’ha pure il nome inglese o non so cosa. Mica vai a battere per strada. In pratica vai solo con i vip. Puoi farci soldi, politica, televisione, scriverci pure i libri e tutto il resto, no?”. Appunto, non è Ruby Rubacuori che parla. È una ragazzina di 13 anni, terza media di una città del centro Italia. E quindi se volete farvi un’idea di cosa fanno e cosa pensano basta andare su Facebook, Yahoo!, Myblog, Youtube e Splinder o sui siti più cliccati da loro, gli adolescenti: Netlog, ScuolaZoo, Fuoriditesta.it, Girlpower, Studenti. it, Skuola.net. Ma è ancora più semplice leggere Facciamolo a Skuola, l’inchiesta da brividi di Marida Lombardo Pijola (Bompiani), che su quei siti ha navigato, ha raccolto materiale e storie che vi sconvolgeranno
  E le parole sono importanti, come diceva qualcuno:   
         
S C R I VO N O e chattano: “Ma come si entra nel giro delle feste di Arcore? Qualcuno sa dirmelo?”. “Accidenti, so che da qualche parte è uscito il cell di Berlusconi, ne parlava in casa mio papà, nessuno sa recuperarlo? Io anche per curiosità, ci andrei di corsa!!!! “Sarà anche un vecchio bavoso, ma anche generoso. Beata chi può contare sui suoi regali”. “…quante felpe Abercrombie o scarpe con il tacco potrei comprar mi…!!”. “Ho un’amica k manda con il suo cell le sue foto nuda xké magari il ragazzo a cui le manda le fa una ricarica da 25 euro ”. “Io sarò alle 12.30 al parcheggio davanti all’ospedale scopiamo a soli 2 euri”. “Che c’è di male? Io nn farei proprio la puttana di strada che deve andare con tutti, ma quella di alto borgo [sic] di- Molti ragazzi mi chiedono di aiutarli ad andare via dall’Italia: capisco bene le loro ragioni Consiglio soltanto di non trasformare la distanza nello spazio in un distacco morale SECONDO TEMPO ciamo… che può scegliere se dire sì o no”. “Ma Noemi e Ruby poi mica sono così belle, anzi. Sono solo di gomma, rifatte. Io allora ho speranze di piacere”. “Ma per voi è normale che una raga di 17 anni vada in giro vestita come una vamp e che partecipi a festini di dubbia natura?” “Parli così xché non hai visto quelle di terza media che escono dalla scuola media qui ai Parioli…!” “Io vedo certe che a 13 anni sono messe ben peggio di quelle olgettine. Ruby non è diversa da molte altre, è solo ricca adesso e famosa”.
Ovviamente, come in tutti i mercati che si rispettino, vige la legge della domanda e dell’offerta:
I maschi pagano per ricevere un po’ di piacere e per sentirsi fighi in una penosa parodia dell’utilizza – tore finale, le ragazze si fanno pagare, per dimostrare a se stesse di valere, per avere un prezzo sul mercato. Hanno da vendere una cosa, il proprio corpo, e il valore è espresso in euro: 3 per una palpata alle tette, 20 per un rapporto orale o anche completo. Sono troppo piccole per fare i casting delle veline, di Miss Italia, di Canale 5? Allora il casting se lo fanno da sole in casa, con il telefonino o con la telecamera del computer. E poi mettono tutto in rete. Foto mezze nude, che si abbracciano, si baciano, ritoccate al photoshop, come tante piccole modelline. MARIDA Lombardo Pijola le racconta e cerca di capire cosa sta succedendo. O forse sarebbe meglio dire, cosa è già successo a queste ragazzine e ragazzini che sono nati nell’era di B. e i suoi effetti se li sono presi tutti.
Cultura

Piccole Ruby crescono: “Mando le mie foto nuda per una ricarica da 25 euro”

Un fenomeno ancora poco studiato:
Direttamente dalla televisione, con i programmi della Maria De Filippi, i tronisti e le pupe, le Isole dei famosi e i Grandi Fratelli. E poi indirettamente, ma sempre dalla televisione, via telegiornale, con le prodezze sessuali del Cavalier Pompetta e delle varie Ruby, Noemi e Olgettine. Forse per questo per loro è tutto normale, è normale pagare e vendersi, i modelli sono la escort (“che non è mica una puttana”) e l’utilizzatore finale, le griffe, le macchine nere con i vetri fumè, le feste, i locali notturni, il trucco e il parrucco per la comparsata in tv, la scorciatoia verso il successo, la fama. Diventare qualcuno, non importa come, pagando, facendosi pagare. L’importante è non essere sfigati. Fanno sesso nei cessi della scuola, in classe anche, davanti ai professori che se ne fregano o non se ne accorgono proprio. Arrivati a 18 anni sono già stufi. Anoressia, idee suicide, depressione, insicurezze emotive, ecco le conseguenze. Il fenomeno è poco conosciuto e ancora poco studiato. Qualche preside illuminato, gli psicologi dell’età evolutiva, i ginecologi hanno lanciato un allarme. Ma non interessa a nessuno. I primi a fregarsene sono i genitori, perché pensano sempre che si parli del figlio/a di qualcun altro. I miei no. I miei sono tanto carini e bravi, queste cose non le fanno.                                                                                                                                                 

Grillo: nostra vittoria segna fine questa politica, no a alleanze

"Signori, come era nostro intento abbiamo messo in crisi questa politica ormai fumosa, finita, che non dice più niente". Beppe Grillo, via blog da Parigi, festeggia con i grillini lo straordinario successo delle liste del suo 'Movimento Cinque stelle' nelle grandi città. E annuncia che di alleanze ai ballotaggi non se ne parla neppure. "Abbiamo bypassato - ha scritto Grillo in un videomessaggio- questi partiti morti:non siamo il terzo polo di nessuno. Casini, Fini, Rutelli: questi sono i fantasmi. Noi non ci aggreghiamo con nessuno: destra e sinistra sono la stessa cosa.Che facciano Pisapia o Moratti sindaco, faranno sempre l'Expo e milioni di metri cubi di cemento. Che ci sia Fassino, che è un dipendente di De Benedetti, significa che sicuramente vorrà fare la Tav e degli inceneritori. Loro fanno finta di bisticciare, ma poi sulle scelte sono identici: sul cemento, sul conflitto di interessi, sulla legge elettorale che non hanno detto niente che è una porcata vergognosa, sullo scudo fiscale". E' dunque solo con "gli straordinari ragazzi" del suo movimento, molti dei quali neoconsiglieri comunali in grandi città del Paese, che Grillo vuole festeggiare e condividere la gioia della vittoria come, domani, la responsabilità dell'azione politica. "E' successo - ha sottolineato - qualcosa di straordinario: siamo sopra e oltre le cinque stelle". E via con i numeri della vittoria: "il 10% a Bologna, il 10% a Ravenna, il 15% a Rimini, il 5% a Torino l'8% a Savona siamo al 9%, abbiamo un ballottaggio a Rimini dove siamo all'11,5 %, Savona il 9, a Siena siamo al 3,6. E siamo entrati anche nella Varese della Lega con un consigliere...". Ma successi (" cose meravigliose..." nel linguaggio del comico genovese) ce ne sono stati anche fuori dalle grandi città. "Bovolone - ha sottolineato- è davvero qualcosa di straordinario: ora abbiamo un consigliere a Bovolone, come abbiamo un seggio a Sala Baganza". Pol/Tor

giovedì 19 maggio 2011

Referendum del MoVimento 5 Stelle per l'abolizione dei finanziamenti ai partiti

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Quanti voti avrebbero preso i partiti nelle ultime elezioni senza i finanziamenti pubblici? Per saperlo faremo un referendum sull'abolizione dei finanziamenti, quelli che pudicamente sono chiamati "rimborsi" e che costano circa un miliardo di euro ai cittadini. Il MoVimento 5 Stelle ha dimostrato che si può fare politica senza chiedere un centesimo ai cittadini. I partiti si adeguino. Il loro costo sociale è abnorme, ma soprattutto inutile. Si deve partecipare alla vita pubblica per servizio sociale, non per lucro. Il finanziamento pubblico è illegittimo se si considera ancora la volontà popolare come base di una democrazia. E' già stato abolito nelI'aprile 1993 con il 90,3% dei voti favorevoli. Pochi mesi dopo, nel dicembre del 1993, i partiti, per continuare a vivere alle spalle dei cittadini, estesero una legge esistente sui rimborsi elettorali con 47 milioni di euro dati sia nelle politiche del 1994 che del 1996. I partiti, non soddisfatti, provarono ad aumentare il tetto della rapina elettorale con l'introduzione del 4 per mille ai partiti. Il tentativo ovviamente fallì. Chi darebbe i suoi soldi a Mastella, a Casini o a Veltroni con il suo 740? L'astinenza da euro costrinse i partiti a una legge ad hoc per togliere di mezzo il referendum. I rimborsi, pur cospicui, non bastavano più. Nel 1999 fu reintrodotto senza pudore il finanziamento pubblico per le elezioni politiche, europee e regionali in modiche rate annuali. 193.713.000 euro per ogni legislatura completa per Camera e Senato (i ratei erano interrotti per fine anticipata della legislatura). L'appetito vien mangiando e nel 2002 l’ammontare da erogare, per Camera e Senato viene elevato, senza chiedere alcun permesso ai cittadini contribuenti, da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro. Nel 2006, sempre più bulimici, i partiti decidono di darsi il rimborso per i cinque anni di legislatura anche in caso di scioglimento delle Camere. Dalla crisi del governo Prodi del 2008, i partiti percepiscono quindi il doppio dei finanziamenti. Li paghiamo il doppio perché non sono riusciti a portare a termine una legislatura. Meglio di Ali Babà e i 40 ladroni, di Arsenio Lupin e della Banda Bassotti e dei socialisti messi insieme. Ogni voto al MoVimento 5 Stelle non è costato NULLA ai cittadini e mediamente 40 centesimi ai sostenitori e agli attivisti. Questa è politica. Il resto è nulla. Fuori i soldi dalla politica. Prossimamente con il referendum.

Furia Polverini a Genzano, poi ammette: “Ho reagito in maniera troppo violenta”

 
Premessa doverosa: Vergogna, si. Vergogna per non tutelare i cittadini ed aver autorizzato l’ampliamento di una discarica esaurita con 500.000 nuovi metri cubi di immondizia in un territorio dove le sole donne muoiono il 20% in più. Vergogna per aver fissato al 60% il livello di raccolta differenziata nell’ultimo scandaloso piano rifiuti, livello soltanto di facciata, ad hoc per non ricevere procedure di infrazione dall’UE ma irraggiungibile dal Lazio nel solo 2011 e con nuovi inceneritori autorizzati. Vergogna perchè la giunta Polverini sostiene quello che desiderava la giunta Marrazzo: il vergognoso e tumorale inceneritore dei Castelli Romani. Tutto questo mentre la governatrice ha asfaltato la sanità di un bacino territoriale di oltre 400.000 persone ed ha rallentato la costruzione del Policlinico dei Castelli Romani. A tutto questo, si, vergogna cara governatrice.
(Fonte: Il Corriere della Sera, clicca qui). La contestazione, i pugni chiusi, i saluti romani. E la Polverini che, dal palco di Genzano, risponde con veemenza ad un gruppo di contestatori altrettanto veementi. Un pomeriggio di alta tensione, ai Castelli. Con uno scontro verbale durissimo tra la governatrice, arrivata nella cittadina laziale per sostenere la candidatura a sindaco di Vittorio Barbaliscia (Pdl) alle prossime amministrative, e una quarantina di simpatizzanti di sinistra. Appena la presidente ha preso la parola, i contestatori hanno urlato «Vergogna, vergogna». E la presidente è diventata una furia. Dal palco, ha cominciato anche lei ad inveire: «Questa è la democrazia – ha gridato – e ve ne dovete fare una ragione. La democrazia è un comportamento, un modo di agire. Fatela finita, aspettate lì, che quando scendo discutiamo noi». Ma i toni non si sono placati. Anzi, tutt’altro. La Polverini si è rivolta direttamente ad un contestatore: «Con me caschi male. So’ della strada come te, le manifestazioni le organizzavo quando tu c’avevi i calzoni corti. Non mi faccio mettere paura da una zecca come te». Zecca, per chi non lo sapesse, è il termine dispregiativo per identificare gli attivisti di sinistra. I contestatori, in particolare, ce l’avevano col gassificatore di Albano.
La Polverini ha insistito: «Questi sono quelli che difendono chi ha fatto 25 miliardi di debiti: in sei anni non è stato fatto nulla, noi invece abbiamo fatto un piano rifiuti serio perché con la mafia non voglio avere nulla a che fare». E poi: «Quindi fatemi il ca… di piacere, andatevene a casa. A chi pensate di mettere paura: questa è la giunta Polverini, non ho paura nemmeno del diavolo». Tra i contestatori, ce n’era uno che riprendeva con la videocamera: «Riprendi, riprendi. Lo sai che ci faccio con quella? Mò scendo e te lo dico». Finita? Macché. I contestatori hanno gridato «fascista, fascista», e a fine comizio hanno prima cantato l’inno di Mameli col pugno chiuso e poi intonato «Bandiera rossa» e «Bella ciao». E alcuni sostenitori della Polverini hanno risposto col saluto romano.
Finita la manifestazione, la Polverini si è calmata: «Forse ho reagito in maniera troppo violenta, ma queste persone non possono pensare di inveire contro tutti. È inaccettabile: sono mestieranti. Se interrompono di continuo, urlando e dicendo cattive parole, ho il dovere di reagire». Lì vicino, sempre a Genzano, c’era anche Enrico Gasbarra (Pd) per un altro comizio. E l’ex presidente della Provincia ha espresso «solidarietà alla Polverini. Noi siamo diversi, non dobbiamo contestare le istituzioni ma battere la presidente democraticamente».
(Fonte Castellinews, clicca qui). È diventata una furia Renata Polverini, ieri a Genzano per la presentazione del candidato sindaco di centrodestra Vittorio Barbaliscia. «Io so’ de strada», «non ho paura neppure del diavolo», «non ho paura delle zecche come voi»: ai contestatori che le gridavano «fascista» la Presidente della Regione Lazio ha risposto con un vero e proprio show. Toni roventi da entrambe le parti. Al «vergogna, vergogna» degli anti-polveriniani, arrabbiati in particolare contro l’inceneritore di Albano, Renata Polverini ha risposto con un «Aò, io so’ de strada, le manifestazioni le organizzavo quando tu c’avevi i calzoni corti». Uno dei contestatori riprende la scena, e Polverini risponde «Riprendi, riprendi, ma lo sai che ci faccio con quella? Mo’ scendo e te lo dico». Qualche sostenitore fa il saluto fascista, quelli del centrosinistra passano da «Bandiera rossa» a «Bella ciao». «Mi dovete far parlare – grida la governatrice – perché questa è la democrazia, ve ne dovete fare una ragione». «Vattene!», «Andatevene voi!». Nella rissa verbale si è scagliato anche il candidato sindaco, Vittorio Barbaliscia, medico, che a un contestatore pare abbia detto «Spero non debba capita’ che te ricucio io, ma se capita te smonto e manco te rimonto».
Alla fine del comizio la tensione si allenta e Polverini ammette: «Forse ho reagito in maniera troppo violenta, ma queste persone non possono pensare di inveire contro tutti. Se interrompono di continuo devo reagire». La governatrice ha ricevuto solidarietà dai suoi compagni di partito, e anche dall’ex presidente della Provincia Enrico Gasbarra, Pd, in quelle stesse ore a Genzano per un altro comizio. La coalizione di centrosinistra genzanese, con un comunicato del candidato a sindaco Flavio Gabbarini, ha fatto sapere di ritenere «gravissimo quello che sta succedendo in questi giorni. Il Pd perde i pezzi, ma il Pdl perde la testa». La contestazione di qualche giorno fa, sempre a Genzano, al ministro Meloni, e quella di ieri alla Polverini, secondo Gabbarini sono il segno di «quanto i cittadini siano stufi di questa situazione, quanto la gente sia stanca di veder arrivare i “capi” da Roma e farsi spiegare come vanno le cose. La gente – ha detto il candidato sindaco – ha compreso bene lo stato delle cose, è stanca dei giochi di potere e di questa situazione, adesso è arrivato il momento di cambiare».

Elezioni amministrative, un po' di luce sull'Italia virtuosa

Angelo Vassallo
Angelo Vassallo, Sindaco virtuoso di Pollica ucciso in un agguato nella notte fra il 5 e il 6 settembre 2010
Fra domenica e lunedì si è votato in 10 province e ben 1274 comuni d'Italia, grandi e piccoli. Si va dal milione di abitanti di Milano e Napoli, ai 37 di Morterone, in provincia di Lecco, il comune più piccolo d'Italia per popolazione, in cui peraltro si è fatto registrare il record di affluenza: 100 per cento, con tutti e 31 gli aventi diritto che si sono recati alle urne.
Lasciando stare le curiosità, questa premessa vuole ricordare che al di là dei grandi centri, dove si esibisce in passarella la politica nazionale, esistono centinaia di realtà minori su cui i riflettori restano - per forza di cose - spenti. Quello che cercheremo di fare è pescare in questo mare magnum alcuni esempi virtuosi, delle istanze di cambiamento reale, anche in nuce, che possano essere d'ispirazione ad altri.
Partiamo da Pollica, il comune in provincia di Salerno in cui nella notte fra il 5 e il 6 settembre 2010 veniva ucciso il sindaco Angelo Vassallo. Ex-pescatore, 57 anni, Vassallo era stato ucciso a colpi di pistola perché si era fatto portavoce di una politica all'insegna del rispetto del territorio e della legalità. Pollica era in breve diventato un paese pulito, sostenibile, slow food, ma la lotta all'evasione fiscale ed alla speculazione edilizia aveva creato al sindaco non pochi nemici. Così fu fatto fuori.
Scriveva Andrea Bertaglio in un bell'articolo del 15 settembre 2010 per questo giornale: "idee come quelle del Sindaco di Pollica sono ormai penetrate profondamente nella popolazione, e l’impegno che ha caratterizzato la vita e l’attività amministrativa di Angelo Vassallo troverà presto nuovo impulso e nuove persone in grado di portarle avanti. Sia a Pollica che nel resto d’Italia."
In effetti è andata così. Due giorni fa è stato eletto sindaco Stefano Pisani, ex vice di Vassallo e da sempre in accordo con la sua politica. Pisani si è recato al cimitero prima dell'apertura dei seggi, e all'annuncio della vittoria, con il 60 per cento dei voti, ha dichiarato di voler proseguire sulla strada intrapresa dal suo sfortunato predecessore.
Restiamo in Campania, ma spostiamoci dalle parti di Caserta. Altro messaggio importante arriva da Carmigliano, il comune che Maroni decise di sciogliere - per l'appunto sempre il 5 settembre 2010 - perché la sua raccolta differenziata funzionava troppo bene. Sotto la guida del sindaco Vincenzo Cenname si erano raggiunti livelli record di differenziazione dei rifiuti, che supera il 70 per cento.
A Maroni non era andato giù che il sindaco si fosse opposto alla gestione provinciale dei rifiuti da parte del consorzio Napoli-Caserta - che implicava clientelismo, sprechi e nuove tasse - e avesse voluto mantenerla a livello comunale. Così l'aveva destituito. Ma un vero e proprio plebiscito, il 77 per cento dei voti, lo ha riposizionato saldamente al suo posto di guida cittadina.
Sono tutti esempi di una politica che trova le proprie radici nella partecipazione attiva dei cittadini alla società, che si muove al di fuori dei territori illuminati dai media e forse per questo è più libera di produrre vere istanze di cambiamento. La sfida del futuro sarà estendere questo modus operandi nei terreni della politica nazionale.
Qualcosa di simile, per intenderci, a quello che sta facendo il Movimento 5 Stelle, che con l'inserimento di suoi candidati all'interno dei Comuni maggiori - e un domani chissà in parlamento - si sta giocando la propria scommessa maggiore. Per ora i risultati sembrano confortanti, soprattutto in alcune zone, in cui il Movimento ha accresciuto rapidamente i propri consensi.
È il caso dell'Emilia Romagna. A Bologna Massimo Bugani, ex fotografo, ha sfiorato il 10 per cento, a Rimini il candidato Luigi Camporesi ha superato l'11, a Cesena Alberto Papperini ha raggoiunto addirittura il 14,2.
Insomma, che si tratti di comuni grandi o piccoli il segreto sembra riposare in quel legame col territorio che spinge ad intraprendere battaglie concrete, ad uscire dal meccanismo della delega e farsi non più portavoce ma, in primis, cittadini attivi.
A.D.

mercoledì 18 maggio 2011

Così la lobby delle banche protegge i derivati sporchi

Francesca Micheletti
Le lobby finanziarie mettono a segno un altro colpo:  «La Commissione europea esaminerà attentamente la possibilità di proibire le vendite allo scoperto puramente speculative sui Cds sovrani» aveva detto Barroso. Invece l'Ecofin di ieri ha approvato un testo annacquato. Per annacquare le leggi in arrivo occorre il giusto mix di azioni che prendano di mira sia i funzionari che i parlamentari europei. E il giusto mix si impara allo European Training Institute, la scuola di lobbying per tutte le esigenze. Per vedere la mappa delle lobby attive a Bruxelles clicca sull'infografica qui sotto.
18 maggio 2011 - 11:39
BRUXELLES - Un anno fa sembravano tutti sul piede di guerra. «La Commissione europea esaminerà attentamente la possibilità di proibire le vendite allo scoperto puramente speculative sui Cds sovrani», aveva tuonato Barroso nel marzo del 2010, durante uno dei picchi del panico-Grecia. Oggi le posizioni i Bruxelles si sono alquanto ammorbidite. Dopo il meeting dei ministri delle finanze della Ue di ieri (leggi il comunicato) il settore sta già tirando un sospiro di sollievo. Perché un bando totale sui Credit default swaps “nudi” non ci sarà.
Ancora una volta è merito (anche) dell’azione di “lobbying discreto” - come lo definisce l’FT - da parte dell’industria finanziaria, che a Bruxelles – soprattutto dall’autunno del 2008 - ha schierato l’artiglieria pesante. Secondo una mappa compilata da Corporate Europe Observatory (CEO), osservatorio sul lobbying, le postazioni del settore finanziario sono tutte dislocate nel cuore del quartiere europeo, tra il Rond Point Schuman, dove siedono Consiglio europeo e una parte della Commissione, e la Place du Luxembourg, antistante il parlamento europeo. Un insolito giro turistico organizzato periodicamente dall’Osservatorio individua una decina di punti focali del lobbying finanziario. Sono associazioni, think tank e organi di rappresentanza dove alla fine girano sempre gli stessi nomi dei big della finanza globale, da Goldman Sachs, Jp Morgan e Bank of America Merrill Lynch, fino a Deutsche Bank, passando per Bnp Paribas, Barclays e Unicredit. Obiettivo comune: influenzare le policies che escono dal Direttorato generale al mercato interno, presieduto dal francese Michel Barnier.
Per farlo, occorre il giusto mix di azioni che prendano di mira sia i funzionari incaricati di redigere i testi legislativi in Commissione, sia i parlamentari europei, sia le rappresentanze degli Stati membri che siedono in Consiglio. Il giusto mix si impara allo European Training Institute, la scuola di lobbying per tutte le esigenze. Situata in rue Froissart, l’istituto organizza corsi di ogni genere relativi agli affari europei e i suoi cervelli più promettenti vanno spesso ad ingrossare le fila della società di consulenza del piano di sotto, la Clan Public affairs. Lezione numero uno: «assicuratevi un posto negli expert groups nominati dalla Commisione. Solo così avrete modo di dominare l’agenda fin dall’inizio».
Nelle aree dove regna il tecnicismo, infatti, i gruppi di esperti vengono consultati in fase di formulazione della prima bozza di una direttiva. Secondo l’Osservatorio, che da tempo studia i comportamenti delle lobby bruxellesi, l’80% della legislazione proposta dalla Commissione non cambia dopo i successivi passaggi del suo iter istituzionale. Lo sanno bene anche i rappresentanti dei gruppi di interesse del settore finanziario, che infatti possono essere avvistati al Centro congressi Borschette, qualche numero civico più avanti, dove si tengono abitualmente gli incontri degli expert groups.
Tra gli esperti si trovano spesso rappresentanti della potente Isda, la International Swaps and Derivatives Association, che per raggiungere il Borschette devono fare qualche passo rispetto alla sede in square de Meeûs, vicino al Parlamento. Non potrebbe invece avere postazione più centrale City of London, la lobby ombrello della finanza londinese, che si trova esattamente in Rond Point Schuman, equidistante da Commissione e Consiglio europeo, con vista sui ministri che sfilano prima dei summit. Da qui la City combatte la sua battaglia contro il rischio di una regolamentazione troppo stretta di hedge funds e private equity. Spesso spalleggiata da Evca (European Venture Capital Association) che agisce da una posizione più defilata, la Bastion Tower di Place du champ de Mars, per rappresentare gli interessi di pesi massimi del private equity. A loro si affianca la Alternative Investment Management Association (Aima), i cui membri sono reduci da un pesante sforzo non troppo riuscito per modellare la direttiva sui gestori di fondi alternativi (la Aifmd). Un deputato europeo ha raccontato di aver avuto da solo ben 193 incontri con i rappresentanti dei gestori durante la gestazione della direttiva.
La più classica e antica delle rappresentanze è la European Banking Federation (Ebf), l’organizzazione ombrello attiva dal 1960 che rappresenta le associazioni bancarie degli Stati membri, compresa la nostra ABI. Da sola, la Ebf dichiara una spesa di 1 milione di euro all’anno per il lobbying. Ci sono poi occasioni e sedi create ad hoc per oliare la relazione fra industria finanziaria e policymakers. Ad esempio lo European Parliament Financial Services Forum, a cui i lobbisti accedono pagando 8.000 euro all’anno per condividere pranzi, cene, cocktail e conferenze con deputati europei, con i quali scambiare vedute sul futuro della finanza continentale. Altra sede di incontro e coordinamento di alto livello è la European Financial Services Roundtable, a cui prendono parte gli a.d delle maggiori banche europee, e dove per l’Italia siedono Federico Ghizzoni di UniCredit e Sergio Balbinot di Generali. C’è infine la Association for Financial Markets in Europe (Afme), che mantiene solo una sede a Londra, e nel cui board siedono anche Gianluca Cugno, a capo della divisione Capital markets di Banca Imi, e Michele Faissola, a capo delle Rates and Commodities di Deutsche Bank.
Le sigle continuano, e sembrano rispecchiare attualmente una certa tensione fra Regno Unito, terrorizzato dalla iper-regolamentazione, e la Francia, che si è conquistata diversi posti chiave all’interno delle istituzioni e dal lato lobbying domina uno degli eventi più importanti dell’anno: l’Eurofi Financial Forum, creatura dall’ex governatore della Banca centrale francese, Jacques de Larosière, che con l’omonimo rapporto del 2009 gettò le basi per la futura architettura di supervisione finanziaria della Ue.
È francese anche Thierry Philipponat, fresco di nomina a capo di una nascente organizzazione che da sola sfiderà le lobby finanziarie: Finance Watch. Nata da un’iniziativa di un gruppo di parlamentari europei stanchi di parlare solo con banchieri, e sostenuta da una trentina di associazioni in tutta Europa, la Ong ha un unico obiettivo dichiarato: fare da contraltare alle argomentazioni dei lobbisti della finanza. Reduce da un’esperienza ventennale a Ubs, Bnp Paribas e vari istituti fra Londra, Parigi e New York, Philipponat spiega il suo compito con un esempio: «Qualche tempo fa Isda ha piazzato un editoriale sul Financial Times dove spiega che i Cds sul debito sovrano sono essenziali per abbassare il costo del denaro, e che vietarli avrebbe conseguenze negative sulle tasse di tutti i cittadini europei”. Prosegue: “Ebbene, nessuno è riuscito a ribattere con argomentazioni tecniche. L’obiettivo di Finance Watch è proprio questo: combattere ad armi pari rappresentando gli interessi dei cittadini e consumatori»