mercoledì 13 aprile 2011

L'amianto può essere trasformato in materiale innocuo

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Da problema a risorsa: è ciò che può rappresentare l’amianto a livello generale per il settore delle costruzioni e, più in particolare, per le cave della provincia di Varese. Con un trattamento innovativo, infatti, l’amianto, contenuto nelle classiche lastre di eternit destinate allo smaltimento, può trasformarsi in vera e propria materia prima sicura e pulita da inserire nel calcestruzzo sostituendo, almeno in parte, il cemento. La tecnologia per ottenere questo risultato è già stata testata, con progetti di ricerca dietro cui c’è anche buona parte di un sostegno economico del sistema imprenditoriale varesino. Ora la sfida è, però, quella di passare dai test su piccola scala alla fase industriale.
È di questo che si è parlato all’assemblea del Gruppo merceologico “Materiali da Costruzione, Estrattive e Cave” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese che si è tenuta ieri sera a Busto Arsizio. Un momento per fare il punto sulla difficile situazione del settore e per trovare delle nuove strade per crescere, da affiancare alle tradizionali attività che da sempre contraddistinguono le imprese del comparto. Tra queste, quella indicata ieri dal presidente del gruppo, Giovanni Rossetti: «Da tempo le imprese del settore affiancano al proprio core business, legato all’estrazione e al precofenzionamento di materiali per la costruzione, attività di riciclo di rifiuti inerti derivanti dalle attività di demolizione e scavi per il loro riutilizzo». Ed è in questo filone che si inserisce la nuova opportunità per le imprese estrattive: quella di impegnarsi nel trasformare l’amianto in un materiale del tutto innocuo. Come? «Attraverso un impianto innovativo – ha spiegato agli imprenditori Alessandro Gualtieri, ricercatore dell’Università di Modena e Reggio Emilia - è possibile ottenere un processo di trattamento termico delle classiche lastre di eternit con ricristallizzazione totale delle fibre di amianto».
Il risultato non è un rifiuto trattato, ma molto di più: «Una vera e propria materia prima secondaria». Una sorta di clinker, che è la componente base per la produzione del cemento. Il prodotto ottenuto da questa lavorazione dell’amianto è denominato Kry•As che «a seguito del classico processo che avviene nelle cementerie – ha continuato Rossetti – può sostituire per una quota del 20% il cemento nel calcestruzzo, mantenendo inalterate le caratteristiche di resistenza del prodotto finale».
Da qui la sinergia che si potrebbe creare se l’impianto di trattamento dell’amianto fosse localizzato in un luogo estrattivo dove è già presente un’attività di preconfezionamento del calcestruzzo: «Di norma – ha spiegato il presidente del pruppo merceologico – nella filiera del calcestruzzo, visti i bassi valori delle materie prime, i costi di trasporto incidono pesantemente. In questa maniera, invece, otterremmo una materia prima a chilometri zero. Con risparmi dunque economici e anche ambientali».
Dietro la tecnologia che sta alla base di questo processo c’è il supporto tecnico-scientifico del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena e Reggio Emilia e lo sviluppo industriale della società Zetadi di Ferno. Sulla totale salubrità della materia ottenuta dal trattamento dell’amianto garantiscono le ricerche scientifiche dell’ateneo emiliano e dei test effettuati anche dall’Università di Ancona. Non solo. Continua il professor Gualtieri: «Smaltire in discarica l’amianto costa oggi 120 euro a tonnellata, questo processo arriva al massimo ad un costo di 70 euro. Con possibilità anche di creare ricadute occupazionali. Per il funzionamento di un impianto occorrono 30 addetti».
Secondo i relatori, ad aggiungersi al conto dei vantaggi c’è anche il fatto che oggi l’amianto italiano viene smaltito in discariche tedesche, i cui cancelli verranno presto chiusi. Si riaffaccia dunque il problema di come smaltire il numeroso amianto ancora in circolazione nel nostro Paese.
Giovanni Rossetti ha in corso una procedura di valutazione di impatto ambientale in Regione Lombardia per l’ottenimento dell’autorizzazione per realizzare un impianto di questo tipo di lavorazione dell’amianto all’interno della propria cava a Lonate Pozzolo. Il primo passo concreto per passare dai test alla fase industriale. Un’alternativa allo smaltimento in discarica e, allo stesso tempo, un’opportunità in più per le realtà di un settore su cui pesa una situazione congiunturale non facile e che, all’interno dell’Unione Industriali, conta 33 imprese associate per 830 addetti. Gli investimenti in costruzioni sono ancora in calo, dal 2008 ad oggi il passo indietro è stato del 17,8% con una perdita di 29 miliardi di euro a livello nazionale, secondo i dati dell’Osservatorio dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili). Il 40% delle imprese dichiara ancora di operare in una fase di forte recessione, con conseguenze sui livelli occupazionali: 250mila i posti di lavoro persi nel settore italiano delle costruzioni dall’inizio della crisi.