mercoledì 2 marzo 2011

Una scuola insicura e insostenibile

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Diego Carmignani 
 
DOSSIER. Legambiente presenta il rapporto annuale sull’edilizia scolastica italiana. Più di un terzo degli edifici ha urgente bisogno di manutenzione. Oltre la metà è in area a rischio sismico.

Le infelici uscite del nostro premier in merito alla scuola pubblica hanno sollevato un inevitabile vespaio di polemiche, dichiarazioni e controffensive. Alla breve vita delle parole, si suole rispondere con la solidità dei fatti. Giunge così come un risveglio sulla nuda realtà il rapporto annuale che Legambiente dedica allo salute dell’edilizia scolastica italiana. Per la sua undicesima edizione, il dossier “Ecosistema scuola” non lesina particolari poco rassicuranti sulle condizioni delle strutture in cui passano il loro tempo 8 milioni di ragazzi. L’indagine si è concentrata sulle scuole d’infanzia primarie e secondarie di primo grado di 93 capoluoghi di provincia, rendendo conto di un patrimonio edilizio scolastico largamente in stato di emergenza, con più di un terzo degli stabili (il 36 per cento) che ancora necessita di urgenti interventi di manutenzione.

I numeri messi in maggiore evidenza nella ricerca dicono già tutto: su 42.000 edifici, la metà è situata  in aree a rischio sismico, mentre solo il 58 per cento possiede il certificato di agibilità. In particolare, le rilevazioni dicono che il 9 per cento delle scuole è situato su un terreno a rischio idrogeologico, meno della metà possiede il certificato di collaudo statico e solo il 10,14 per cento è costruito secondo criteri antisismici. A fronte di ciò, si registra che quasi nella totalità degli edifici vengono fatte prove di evacuazione, che in più del 90 per cento delle scuole si trovano porte antipanico. Certificazione di prevenzione incendi presente nel 35,4 per cento e scale di sicurezza in poco più della metà. Poche novità rispetto alle scorse edizioni anche nella classifica della qualità che vede il Centro Nord saldo in testa.

A svettare è il comune di Prato, seguito, tra i primissimi posti, da Trento, Parma, Siena, Biella e Alessandria, mentre le regioni che continuano ad essere ai vertici sono Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna. Scendendo a Sud bisogna scorrere fino al 24° posto per trovare la città più virtuosa, che risulta essere Napoli, premiata dalle certificazioni di agibilità, staticità e igiene, ma anche da un buon risultato nella raccolta differenziata. Sul versante energie rinnovabili, emergono le virtuose Imperia, Prato, Ragusa e Vicenza.

Proprio il tema ambientale si salda a quello della sicurezza. In larga parte, le scuole italiane non monitorano il rischio ambientale: malgrado la legge 257 del 1992, che richiede alle Regioni il censimento degli edifici in cui sia presente amianto, il 18 per cento dei comuni non fa regolare monitoraggio. Grave la percentuale relativa al radon, misurato appena dal 30 per cento delle amministrazioni. Sottovalutati anche i rischi derivanti dalla vicinanza ad elettrodotti, monitorati appena nell’11 per cento dei casi. Inoltre, quasi il 17 per cento degli edifici scolastici si trova a meno di 5 chilometri da industrie e il 10,5 per cento a meno di un km da fonti di inquinamento acustico. Ancora, la prossimità ad antenne per cellulari è nel 15 per cento dei casi, ad antenne televisive emittenti radio televisive nel 4. In materia di ambiente, la raccolta differenziata è ferma all’80 per cento; lenta la crescita del biologico nelle mense dove, anche se all’87 per cento vengono serviti prodotti biologici, solo l’8,66 offre cibi interamente bio, mentre il resto delle mense dichiara di utilizzarne una percentuale intorno al 54 per cento; in trend positivo il risparmio energetico, così come l’impiego di fonti rinnovabili, che hanno superato la soglia dell’8 per cento.

In generale, dal dossier, emerge la difficoltà degli Enti locali di tenere in piedi un patrimonio edilizio ormai obsoleto, costruito nel 65 per cento dei casi prima del 1974, anno dell’entrata in vigore dei provvedimenti per l’edilizia antisismica, e condizionato da differenze evidenti nell’investimento: il divario tra Nord (53.472 euro) e Sud (22.482) testimonia un approccio politico-amministrativo agli antipodi nella gestione complessiva dell’edilizia scolastica. E, va da se, nel considerare la scuola come centro vitale della nostra società. Legambiente, perché il quadro dell’emergenza sia il più preciso possibile, ribadisce la necessità della pubblicazione dell’Anagrafe scolastica, attesa da quindici anni e più volte annunciata, senza alcun seguito, dal nostro Governo.