martedì 1 marzo 2011

Terremoto a L’Aquila e camorra, indagato un senatore del PdL per rapporti con i casalesi

Filippo Piccone è finito nei guai per alcune telefonate intercettate dall’Antimafia
E’ senatore e coordinatore regionale del Popolo delle Libertà in Abruzzo. E da ieri, è anche indagato per la ricostruzione dell’Aquila devastata dal terremoto il 6 aprile. La Procura antimafia del capoluogo abruzzese ha iscritto nel registro degli indagati il senatore Filippo Piccone, imprenditore e politico. Scrive la Stampa:
L’inchiesta nascerebbe da un fascicolo della procura antimafia diNapoli, chemai hanno allentato la presa sui clan dei Casalesi, e riguarda la ricostruzione post-terremoto: agli atti, una serie di telefonate e incontri dimostrerebbero che il clan sarebbe entrato nella ricostruzione dell’Aquila grazie all’aiuto del senatore. La prima notizia è arrivata dal sito del giornale locale «Il Centro». Filippo Piccone, coordinatore regionale del partito di Berlusconi e imprenditore, titolare di imprese di costruzioni e di un termovalorizzatore che si trova ad Avezzano, sarebbe il «contatto» attraverso il quale un’azienda del clan si sarebbe inserita nella ricostruzione e avrebbe iniziato a lavorare.
E che la criminalità fosse attenta al business della ricostruzione s’era capito anche dalle parole di ieri del presidente dell’Antmafia Beppe Pisanu:
«Non possiamo permettere che le mafie si stabiliscano in Abruzzo passando per la porta dolorosa della ricostruzione. Abbiamo registrato vicende nelle quali si coglievano all’Aquila presenze inquietanti di Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra. Sono 16 le imprese interdette: 7 con sede legale nel Nord Italia, 5 nel centro in provincia dell’Aquila e 4 al Sud». A mettere nei guai il parlamentare sarebbero una serie di intercettazioni telefoniche captate dalla procura distrettuale antimafia di Napoli e immediatamente «girate» ai colleghi che si occupano delle indagini sulla ricostruzione.
Sembra che tra le altre, vi sia una intercettazione che documenta un incontro tra il senatore ed emissari del clan, teso a sbloccare qualche pratica relativa alla ricostruzione. Business a cui – scrive La stampa – Piccone non è estraneo: una sua società ha ottenuto dalla Protezione civile due subappalti, per complessivi due milioni di euro, nella costruzione delle 4900 case per i terremotati.
«Sono cose inesistenti – reagisce Piccone – fantasie allo stato puro». Ogni suo altro commento è però rinviato ai prossimi passi di un’inchiesta che al momento sembra ancora in stato embrionale. Quel che è certo, è che il senatore si trova da tempo al centro di approfondimenti giudiziari. Le procure dell’Aquila e di Pescara indagano da tempo sull’affare del termovalorizzatore, sorto su un terreno del senatore. Secondo le informative della polizia giudiziaria, Piccone avrebbe cercato di ottenere un’autorizzazione per un secondo termovalorizzatore che però era inutile all’istruttoria degli uffici regionali del settore ambiente. Una delle aziende di Piccone è poi coinvolta in un’indagine sul riciclaggio di denaro proveniente dalla malavita organizzata portata avanti dalla procura di Avezzano che riguarda la realizzazione di un centro commerciale. E’ stato lambito anche dall’inchiesta sull’intrecco tra affari e politica, condotta un paio di anni fa dalla procura di Pescara.