martedì 15 marzo 2011

Tepco, il 'godzilla' del nucleare. Le rivelazioni di Greenpeace

Greenpeace rivela: la Tepco, nata in Giappone nel 1951, è stata accusata di aver falsificato più volte dati relativi alla sicurezza degli impianti nucleari che possiede. Nonostante i vari fallimenti conta tra i suoi averi 17 reattori a cui se ne dovrebbero aggiungere altri 4 tra il 2014 e il 2018.

di Greenpeace 

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Nata nel 1951, la Tokyo Electric Power Corporation (TEPCO) è uno dei Godzilla nucleari del mondo dell’energia
Nata nel 1951, la Tokyo Electric Power Corporation (TEPCO) è uno dei Godzilla nucleari del mondo dell’energia, poco più piccolo di E.ON, EdF e RWE. Davvero, è un mostro atomico, che possiede 17 reattori nucleari cui se ne dovrebbero aggiungere altri 4, tra il 2014 e il 2018 (o dopo, a questo punto…).
Come tutti i mostri nucleari, la storia di TEPCO è piuttosto orrenda. Nel 2002 si è saputo che TEPCO ha falsificato per oltre venti anni i dati sulle violazioni alle disposizioni sulla sicurezza nei suoi reattori, con decine di resoconti truccati presentati alle autorità di controllo. Solo a quel punto, dopo un ventennio vissuto pericolosamente, i 17 reattori furono chiusi per ispezioni e riparazioni.
Secondo Der Spiegel, nel 2006 TEPCO è stata accusata di nuovo di aver falsificato dati sulla temperatura dell’acqua di raffreddamento delle centrali (negli anni 1985 e 1988). Altre accuse di falsificazioni sono state rese pubbliche nel 2007 (senza che gli impianti venissero fermati).
Ecco una breve cronologia dei fatti più recenti (gli ultimi dieci anni) che la TEPCO ha provato a nascondere:
2000. Un reattore della centrale di Fukushima – quella colpita dal terremoto dell’11 marzo – viene spento. Altri incidenti, con perdita di radioattività, erano stati già registrati nel 1994 e 1997.
2002. Sempre a Fukushima vengono individuate fessurazioni nell’impianto di raffreddamento.
2004. Secondo Der Spiegel, nell’agosto 2004 (il giorno del 59mo anniversario dell’esplosione atomica su Nagasaki), quattro operai muoiono per una fuga di vapore surriscaldato nella centrale di Mihama.
2006. Ancora Fukushima: viene registrata una fuga di vapore radioattivo.
2007. Un terremoto meno violento di quello dei giorni scorsi danneggia gravemente l’impianto nucleare di Kashiwazaki-Kariwa (sempre della TEPCO, il maggiore al mondo come capacità produttiva); l’impianto è composto da sette reattori in teoria a prova di terremoto (almeno, questo era quello che millantava TEPCO nella sua pubblicità). Invece, 1135 litri di acqua radioattiva finiscono nel Mar del Giappone durante il terremoto. In seguito, si scopre che la faglia responsabile del terremoto del 2007 non è mai stata “ufficialmente” identificata dagli approfonditi studi sulla geologia del sito di Kashiwazaki-Kariwa: infatti, la centrale è stata costruita proprio sopra la faglia!
2008. A Fukushima, un terremoto provoca la fuoriuscita di acqua da una piscina in cui erano stoccate barre di combustibile nucleare esausto.
2009-2011. La storia degli incidenti a Kashiwazaki-Kariwa continua. Nel 2009, quattro persone vengono ferite per un incidente nell’impianto. Nel 2010, a tre anni di distanza dal terremoto, dopo numerosi interventi per aumentare al sicurezza e dopo ben undici incendi, solo due reattori erano stati riattivati. Al momento del terremoto (11 marzo 2011) tre reattori erano ancora chiusi.
Nonostante questi spettacolari fallimenti, TEPCO adesso vuole generare altri quattro piccoli mostriciattoli: due reattori nell’impianto di Fukushima Daiichi (quello che ha generato l’allarme nucleare dei giorni scorsi) e due in quello di Higashidori. La costruzione è stata rinviata di un anno per nuove valutazioni sulla resistenza ai terremoti (e, si spera, anche agli tsunami…). Ma, come abbiamo visto, il grado di attendibilità dell’azienda è molto scarso in materia.
Intanto, il quadro della centrale di Fukushima che emerge – anche da questa cronologia – è di un impianto pieno di acciacchi, tanto che secondo il database del Centro di ricerche Nuclear Training Centre (ICJT) in Slovenia, l’unità n.1 di Fukushima (quella esplosa il 12 marzo) doveva essere chiusa entro la fine del mese di marzo dopo quarant’anni di attività e i numerosi problemi evidenziati.
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