venerdì 25 febbraio 2011

Marea nera, 10 mesi dopo la situazione non è cambiata molto


Stiamo quasi per “festeggiare” (si fa per dire) il primo anniversario della tragica esplosione dell’impianto petrolifero di BP Deepwater Horizon, uno dei più grandi disastri ambientali della storia del mondo. Ad oggi la tragedia è ancora una realtà in quell’area, anche se non se ne parla più. Proprio ieri mattina sono arrivati dei resoconti per fare il punto della situazione a distanza di ben 10 mesi da quando la crisi è iniziata, e l’aspetto più inquietante è che nuovo petrolio continua ad arrivare sulle rive di tutto il Golfo.
E’ una prova ulteriore che, anche se la maggior parte delle telecamere hanno lasciato l’area, la tragedia continua ad essere presente per la popolazione. L’ecosistema della regione e la salute di coloro che vivono lì vicino sono ancora in pericolo.
Secondo quanto riferiscono dalla Guardia Costiera, il petrolio ha appena raggiunto Elmer’s Island, al largo della costa della Louisiana. E altre masse di petrolio galleggiante sono state avvistate in mare aperto nelle vicinanze. Ecco come descrive la situazione il Baton Rouge Examiner:

Gli agenti del Louisiana Wildlife and Fisheries riferiscono l’avvistamento di nuove macchie di petrolio a terra. Petrolio è stato avvistato anche nella Red Fish Bay, Jimmy Bay, e Pass-a-Loutre. Sono passati più di dieci mesi dalla fuoriuscita della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, e la British Petroleum (BP) ha iniziato a ridurre gli sforzi nella pulizia lungo la Costa [...] Robert Barham, il Segretario del Dipartimento delle risorse naturali, ha definito la riduzione dello sforzo di ripulimento inaccettabile. Gli avvistamenti di nuovo petrolio sono la prova che c’è ancora molto lavoro da fare.
Molti nel Golfo hanno detto che gli sforzi della BP erano insufficienti fin dall’inizio, figuriamoci ora che li stanno ulteriormente riducendo. A dimostrare che la crisi non è ancora finita sono le decine di delfini e pesci morti o costretti ad interventi da parte degli animalisti per ripulirli dal petrolio, e chissà quanti altri danni ancora seguiranno quando un bel giorno la BP deciderà che è arrivato il momento di smettere di ripulire il disastro.
[Fonte: Treehugger]