giovedì 13 gennaio 2011

The Quantum Activist, l'attivista dei quanti

13 Gennaio 2011

amit goswami
Amit Goswami, fisico nucleare e attivista quantistico, autore di numerosi libri tradotti in nove lingue e protagonista del documentario The Quantum Activist, in Italia a febbraio
"Verso l’una di notte dopo aver finito un pacchetto intero di compresse per il mal di stomaco mi arresi ed uscii. Ecco che una fresca brezza marina mi colpì direttamente in faccia. E un pensiero sorse: perché vivo in questo modo? Perché vivo in QUESTO modo? E seppi che dovevo cambiare. Lo seppi e basta".
Inizia con queste parole il racconto di cambiamento di Amit Goswami, fisico nucleare e attivista quantistico, protagonista del documentario di Ri Stewart e Renee Slade, The Quantum Activist, in uscita a febbraio in Italia.
Indiano di nascita, e professore di fisica all’Università dell’Oregon per oltre 30 anni, Amit Goswami – autore del testo Meccanica Quantistica, ormai utilizzato in molte università come introduzione standard alla matematica fondamentale della fisica quantistica, e di svariati altri libri tradotti in nove lingue – in una lunga intervista intrecciata ai frammenti delle sue lezioni più preziose ci invita a varcare il confine dei nostri limiti mentali e culturali, e a intraprendere il viaggio verso un mondo capace di tenere insieme scienza e mistica, vita e spiritualità, soggettivo e oggettivo, la parte e il tutto.
È l’universo della fisica quantistica, una dimensione in cui "gli oggetti non sono cose definite ma possibilità di scelta per la coscienza", spiega Goswami che sul primato della coscienza rifonda il concetto stesso di realtà. Niente di riservato agli addetti ai lavori, tutt’altro. E Goswami ce lo dimostra ampiamente in poco più di un’ora di documentario: cambiare prospettiva è un qualcosa che ci riguarda tutti.

La coscienza, dice Goswami, è il punto da cui ripartire per superare un materialismo che non ci basta più e non ci è mai bastato. Siamo riusciti ad "addestrare" una intera generazione in base all’idea che tutto sia materiale ma "ridurre la nostra esperienza interiore al moto delle molecole e degli atomi è il programma del riduzionismo che non si spinge abbastanza in là per spiegare tutti i fenomeni interiori sottili".
Per esempio, cosa succede quando si muore? "Si muore e basta" è la risposta che il paradigma materialista ha inculcato nelle nostre visioni di un mondo occidentale e avanzato. Invece no, dice Goswami. La materia non è il fondamento dell’esistenza. Il fondamento autentico dell’esistenza è la coscienza.
Coscienza separata dalla materia? No, dice Goswami, si ricadrebbe nel dualismo. Coscienza individuale? Nemmeno, dice sempre Goswami, altrimenti tutti i nostri desideri personali dovrebbero diventare realtà, e non è così che funziona…
educazione materialismo
‎"Siamo letteralmente riusciti ad addestrare una intera generazione di bambini in base all’idea che tutto sia materiale…"
Dunque cos’è questa coscienza di cui parla Goswami? Si tratta di un qualcosa che ha a che fare con il tutto, è una coscienza globale e non locale capace di tenere insieme le parti che compongono la realtà in un mondo condiviso. Le religioni la chiamano 'dio', ma non tutti sono obbligati a farlo. Certo è che si tratta di un’universale capace di lasciar spazio alle differenze senza ridurle ad uno. Solo questa coscienza, ci spiega Goswami nel documentario, è in grado di trasformare la miriade di possibilità che ci stanno davanti in eventi concreti; solo questa coscienza ci lascia libertà di arbitrio e la percezione di non essere separati tra noi, dagli altri, dall’ambiente, dal mondo.
Nel recupero e nell’elaborazione di questa coscienza sta il futuro nostro e del mondo e le basi per una nuova scienza, spiega Goswami, che dai suoi studi quantistici ricava anche un nuovo concetto di evoluzione, che riprende e rielabora il be the change del Mahatma Gandhi: "Dobbiamo essere noi a cambiare per primi, non possiamo risolvere ogni problema con la razionalità. Significa accelerare l’evoluzione per realizzare il cambiamento del mondo". Come? Creando circuiti mentali per le emozioni positive, esercitandoci e praticando l’agire-essere-agire-essere (alternanza vitale di cui si compongono le nostre esistenze).
E allora "lasciamo che la danza generi degli atti creativi di trasformazione. Perché se lo facciamo anche solo fino a una certa soglia riusciremo ad ottenere il potere della causalità discendente in breve tempo e in un numero senza precedenti di individui". Insomma, Goswami ci dà la sua parola: "se saranno alcuni di noi ad iniziare si realizzerà il cambiamento in tutta l’umanità… Possiamo cambiare noi stessi e il mondo contemporaneamente".
C.B.