martedì 7 dicembre 2010

“Fermiamo le banche”: l’appello di Cantona si trasforma in rivoluzione spontanea

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Stop Banque. Chiudere i conti correnti per colpire le banche, salvate dalla crisi finanziaria grazie a fondi pubblici e che, non appena tornate in attivo, hanno subito ripreso a speculare. E’ l’invito di un’associazione francese, Bankrun 2010, che ha indetto per oggi 7 dicembre 2010 una “rivoluzione censurata”, volta a colpire “il centro del sistema”. L’appello è stato lanciato sulle pagine Facebook di tutta Europa, che al momento contano circa 40mila adesioni e altrettanti indecisi. In Italia la provocazione l’ha raccolta l’Adusbef, che dal 1987 lotta per i diritti degli utenti dei servizi bancari e finanziari.
Testimonial e simbolo della protesta è Eric Cantonà, ex calciatore, che in un’intervista pubblicata su Youtube ha lanciato l’idea di “una rivoluzione senza armi e senza sangue”: andare in banca e ritirare i soldi, gettando in crisi di liquidità le banche. «E’ molto più utile questo che andare a protestare per strada, con i cartelli e le manganellate della polizia», afferma Cantonà. L’hanno preso in parola altri due francofoni, la sceneggiatrice belga Géraldine Feuillien e il regista francese Yann Sarfati, che hanno tradotto l’idea in un’iniziativa organizzata e diffusa. Cosa vogliono ottenere questi contestatori del sistema bancario mondiale? «Vogliamo delle banche che prestino solo le ricchezze che realmente possiedono. Delle banche di cui non dovremo più diffidare». Progetto ambizioso, soprattutto in Italia.
«Gli utenti italiani sopportano le banche senza avere un’alternativa vera – ci dice Mauro Novelli, segretario nazionale Adusbef – Cambiare istituto bancario è inutile, perché l’offerta è uniformata al rialzo». Nel Belpaese, secondo le ultime stime europee, abbiamo i costi medi di gestione dei conti correnti più elevati d’Europa, pari a 295 euro. Lo stesso vale per i tassi dei mutui, soprattutto fissi, che continuano ad essere agganciati al volatile Euribor invece che al più stabile indice Bce.
E le liberalizzazioni degli anni Novanta? Flop su tutta la linea, secondo Novelli. «Le banche italiane hanno scoraggiato dopo il ‘92 quelle straniere, che hanno preferito adeguarsi al sistema vigente». Basta vedere la Deutsche Bank, che presenta i costi d’intermediazione più elevati del panorama italiano. L’unica concorrenza, secondo l’Adusbef, è quella tra i servizi tradizionali allo sportello e il nuovo internet banking: qui i costi sono davvero molto bassi, prossimi allo zero. Ma si tratta di una concorrenza interna alla stessa banca e il target dei servizi informatizzati è ancora ridotto.
Tra le vittime, anche gli enti locali. La “mascalzonata”, come la definisce il segretario nazionale dell’Adusbef, riguarda la vendita impropria di derivati. «La patologia nasce quando l’operazione di copertura diventa una scommessa sull’andamento del mercato», spiega Novelli. A Milano è in corso un procedimento per oltre 100 milioni di euro di danni, legati a derivati “avariati” venduti al Comune da Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa. A Rimini il tribunale ha dichiarato la nullità dei contratti stipulati dal Comune con il gruppo Unicredit: l’istituto dovrà restituire il saldo negativo degli spread, pari a 651mila euro più gli interessi legali. E anche a Roma si comincia a parlare di speculazioni simili. «In tutto, parliamo di almeno 30 miliardi di euro, ma - avverte Novelli – ogni calcolo va considerato in crescita, perché la posizione debitoria degli enti locali peggiora nel tempo».