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lunedì 29 novembre 2010

Tagliano l'università per finanziare la politica

Le Università sono in rivolta, le occupazioni degli atenei e le azioni dimostrative che vanno dalla torre di Pisa alla Specola Patavina sono iniziate. I due motivi principali sono il DDL Gelmini attualmente in discussione alla Camera e il taglio del Fondo per il Finanziamento Ordinario delle Università. L’FFO costituisce la principale fonte di entrata per le Università statali seguita solo dalle somme pagate dagli studenti sotto forma di tasse e contributi.
Per la prima volta nel 2010, e a seguire sempre più nei prossimi anni, questo fondo subirà una progressiva e sostanziosa diminuzione: 279 milioni di euro solo nel 2010, i tagli futuri annunciati ammonteranno a 1 miliardo e 355 milioni nel 2011 e saliranno a 1 miliardo e 433 milioni nel 2012. Per compensare questa diminuzione è già in atto un aumento delle tasse universitarie che va dal 10% al 50% rispetto allo scorso anno e minaccia di salire ancora nei prossimi anni. Se consideriamo che esiste già ora un divario sociale dei giovani laureati, in quanto meno del 10% proviene da classi sociali deboli, questa politica di governo di tagli rischia di peggiorare ulteriormente la situazione.
All’opinione pubblica il DDL Gelmini viene spesso presentato dal Governo come un attacco ai privilegi e una riduzione del potere della baronia universitaria ma, in realtà, l’eliminazione del ruolo di ricercatore a tempo indeterminato e la spinta alla precarizzazione avranno opposto. Infatti con il DDL aumenterà a dismisura l’influenza dei baroni sulle schiere dei precari che aumenteranno sempre più.
Questi tagli all’Università pubblica mascherano quello che è il reale obiettivo del Governo, cioè la riduzione della spesa pubblica. Le voci di spesa da considerare per prime per ottenere questo obiettivo sono invece da ricercare negli enormi costi della Politica italiana. Basta un dato della Corte dei Conti sulle varie tornate elettorali (politiche, regionali e europee). A fronte di spese dimostrate di 579 milioni di euro, dal 1994 al 2008 i partiti si sono spartiti ben 2,25 miliardi di euro, con un utile di 1,67 miliardi. Quest’anno i rimborsi ai partiti per le Regionali sono ammontati a 502 milioni. A questi vanno aggiunti i costi chiamiamoli “indiretti” come ad esempio 297 milioni all’anno per le auto blu, gli stipendi d’oro e le cariche “multiple”. Senza contare che il numero di deputati in Italia rispetto alla popolazione è molto più alto che negli altri stati Europei.
Il MoVimento 5 Stelle è l’unico sulla retta via, da prendere ad esempio: riduzione degli stipendi e abolizione dei rimborsi elettorali.
Laura Treu e Stefano Campanaro