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martedì 9 novembre 2010

Saviano, il tricolore contro la macchina del fango

Vieni via con me: Saviano, "Sono nato in una terra in cui chi ostacola il potere criminale viene diffamato"
Un’immagine straordinaria ha accompagnato verso la fine di Vieni via con me il telespettatore: Roberto Saviano sfila la bandiera italiana dall’asta come simbolo non solo dell’Unità, ma l’idea di un paese nato da un sogno: “Dietro il sangue, i moti, i personaggi, le date”, ha detto Saviano guardando intensamente la telecamera che rappresenta gli occhi del pubblico, “noi italiani abbiamo una fortuna, a differenza della Spagna, della Francia, della Germania, l’Unità è stata un sogno, non un progetto, non un patto tra nobili. L’Italia nel sogno di Mazzini era un’unica patria indivisibile libera dallo straniero e repubblicana”. (Sfido a duello chi non è d’accordo che Rai 3 con Fazio, Saviano, Benigni, Abbado, Silvestri, Vendola, Angela Finocchiaro, la giovane laureata precaria, suor Giuliana che citando la Costituzione elenca i motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino, le musiche di Paolo Conte e l’arte dei danzatori diretti da Roberto Castello non sia stato un esempio di tv-servizio pubblico).

Quel sogno non è ancora svanito. Nell’Italia unita non vi sono confini padani, non vi sono contrapposizioni geografiche tra Nord e Sud, vi è, invece, il grande rispetto per i patrioti, donne e uomini, che hanno sacrificato la loro vita: è dal Sud che è partita la spinta risorgimentale. Viviamo in un Paese costantemente alla ricerca della Libertà: il Risorgimento prima, la Resistenza dopo. La ricerca della Libertà è la costante che ci ha accompagnato in questi anni di seconda Repubblica in cui i vari governi della destra hanno in continuazione tentato l’assalto alla Costituzione.

A Roberto Benigni, altro meraviglioso protagonista della trasmissione, fantasticamente generoso, va il mio affetto nel ricordo dell’amico Enzo Biagi (il 6 novembre è stato il terzo anniversario della scomparsa), nei momenti che contano lui c’è sempre. È tutto mio, la canzone che Benigni ha interpretato sulla lista delle proprietà di B., ci ha fatto capire, meglio di qualsiasi altra cosa, perché il nostro Paese sta andando a rotoli non solo economicamente, nei valori e nell’etica.

Roberto Saviano ha iniziato il primo monologo, o meglio la prima “orazione civile”, straordinaria, intitolata Macchina del fango, che rappresenta, in modo inequivocabile, la strategia adottata da B. per mantenere il potere. Ha detto Saviano: “La diffamazione per me è stata sempre un’ossessione perché sono nato in una terra in cui chiunque decide di ostacolare il potere criminale viene diffamato… la democrazia è in pericolo perché se sei contro certi poteri ti trovi addosso una macchina che getta fango”. Questo è tipico delle mafie e dei moderni regimi che nascono sotto la bandiera della democrazia, che propagandano l’onore verso la Patria, che si reggono sul consenso ad ogni costo, che si impadroniscono della tv pubblica umiliando il ruolo del parlamento che dovrebbe decidere non solo le regole ma anche gli uomini che le applicano, invece, questi vengono scelti direttamente da B. nella sua reggia a palazzo Grazioli, a cena con qualche ministro compiacente che prende appunti e poi passa il foglietto con i nomi a chi di dovere. Questo è il vero “uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti”.

Chi si permette di fare inchieste: sulla corruzione “diventata sistema di governo”, sui festini con le escort; sul perché i giovani, che non voglio avere un futuro da precari, sono costretti ad andare all’estero, sui tagli alla cultura, sulle denunce della Marcegaglia e di Draghi sulla caduta di competitività, deve essere messo a tacere. “L’uso criminoso della tv” non fu fatto da Biagi, Santoro e Luttazzi, ma da chi fece chiudere Il Fatto, Sciuscià e Satiricon, da chi, in questi anni, ha usato i tg e tante trasmissioni anche di intrattenimento, come strumenti di propaganda, da chi ha interesse ad impoverire la Rai, non solo dal punto di vista editoriale ma anche industriale, per far crescere le proprie tv. In particolare con Enzo Biagi, per anni il Giornale ha tentato di delegittimarlo come giornalista, esattamente come è stato fatto più recentemente con il direttore dell’Avvenire Boffo, spacciato per “noto omosessuale già attenzionato dalla polizia”, perchè si era permesso di criticare il comportamento del premier, poi con Gianfranco Fini, con la telenovela dedicata alla casa di Montecarlo, quando ha cominciato a dissentire dalle scelte del Pdl. Sono atti di disinformazione che, come ha detto Saviano: “È più sottile della semplice calunnia che agisce soprattutto coi nemici, la disinformazione punta a distruggere le vittime nel campo degli amici”.

B. ha bisogno del consenso, è la sua droga, non sopporta chi gli è contro, chi gli si mette di traverso, chi intralcia i suoi piani: “Si attiva una macchina fatta di dossier, di giornalisti conniventi, di politici faccendieri – ha ricordato Saviano, – che cercano attraverso media e ricatti di delegittimare i rivali”.

Vieni via con me, per amore di verità e giustizia, o semplicemente perché crede che il cittadino abbia il diritto di essere informato, ha raccontato i fatti. Questo è la Rai che rappresenta il servizio pubblico.