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giovedì 4 novembre 2010

Metro C- a che punto siamo.


L’opera costa più del Ponte di Messina.

E’ capitato alla maggioranza dei romani di imbattersi nei cantieri della famigerata nuova Linea Metropolitana, la Metro C. Ma abituati e rassegnati a subire un cantiere continuo pochi cittadini si chiedono che sta succedendo.
Era il 1995 quando si decise di collegare La parte Nord di Roma (Stadio Olimpico-Farnesina) con la zona Sud-Est (capolinea Pantano-Montecompatri), passando per il centro storico con numerose stazioni.
L’incognita ovviamente era cosa si sarebbe trovato nel sottosuolo e anche sopra, visto che Roma è  la città con la più alta concentrazione di beni storici e architettonici al mondo, e che il suo Centro Storico è Patrimonio dell’Umanità UNESCO. La  Sovrintendenza dei Beni Culturali si è giustamente arrogata il diritto di fermare i lavori in caso di ritrovamenti archeologi. Prevedibilmente sono stati trovati reperti archeologici!!! Ci sarebbe arrivato anche un bambino delle elementari, ma i luminari dell’architettura urbana no. A ciò si aggiunge il pericolo per la stabilità di alcuni edifici storici  in superficie, costruiti con materiali poveri o sopra falde acquifere. Quindi molte delle fermate previste nel centro storico di Roma (il più grande centro storico del mondo insieme a Napoli) sono state soppresse dal progetto originario. Le fermate in questione erano: Teatro Argentina, Tevere-Castel Sant’Angelo, Oratorio dei Filippini- Chiesa Nuova, e Piazza Venezia (anche quest’ultima verrà quasi sicuramente abolita per evidenti motivi archeologici. Tra i ritrovamenti a Piazza Venezia merita una voce a sé lo splendido Ateneum di Adriano).
L’assurdità è che dal Colosseo a San Pietro non sono previste fermate, cioè per un tratto lungo 5 kilometri!
La stazione del Colosseo inoltre non sarà quella già esistente della Metro B, ma una ex-novo su via dei Fori Imperiali, fulcro della vita dell’Antica Roma, quindi ancora ricca di tesori archeologici sotterranei.
Il paradosso è stato fare prima il progetto e successivamente le indagini archeologiche e geologiche.
Il progetto dunque si modifica: il tragitto iniziale era 42 km, oggi 25,5 km.
I kilometri diminuiscono mentre i costi aumentano: da 3 miliardi di euro iniziali (e in linea con la media europea) si è giunti a 5 miliardi di euro, tra perizie tecniche, scavi aggiuntivi, indagini archeologiche e cambiamenti di percorso. Più dei costi previsti per il Ponte di Messina (4,5 mld).
Questi costi non verrebbero coperti neanche dalla Legge Obiettivo, una legge fatta apposta durante il II° Governo Berlusconi proprio per facilitare il finanziamento alle opere pubbliche.
Per quanto riguarda le fermate a Nord e vicino l’anello ferroviario non sono più previste: quella dell’Auditorium, dello Stadio Olimpico, di Tor di Quinto e della Farnesina (tutti importanti poli attrattivi-culturali o di scambio)  e la Metro C si fermerebbe a Ottaviano in corrispondenza con la Metro A.
La valutazione ambientale inoltre risale al 2003, prima delle modifiche del Progetto e quindi andrebbe rifatta.
Inoltre per l’emergenza mobilità a Roma l’opera fu commissariata al Sindaco Veltroni, e messa al riparo dalle verifiche delle istituzioni, e da una nuova valutazione ambientale approvata dalla Regione Lazio.
La domanda è: ne vale la pena? Probabilmente no, visto che si tratta di un’opera faraonica, costosissima e  poco funzionale.
Il punto è che Roma è una città diversa dalle altre, unica. E quindi non è possibile progettare un piano di mobilità sotterranea senza tenerne conto. La sua particolarità dovrebbe stimolare a trovare soluzioni peculiari nel rispetto della sua storia e della sua archeologia, vissute costantemente come un handicap alle grandi opere, anziché come una risorsa da preservare e un incentivo a sviluppare sistemi compatibili di mobilità.

                                                      Laura Cerase


NB:
Il costruttore è  Metro C scpa , una società di progetto formata dalle società Astaldi (34,5%), Vianini Lavori -Gruppo Caltagirone (34,5%), Ansaldo STS (14%), Cooperativa Muratori e Braccianti di Carpi (10%), Consorzio Cooperative Costruzioni (7%).

NB: molti dei dati sono presi dalle verifiche dell'Architetto Paolo Gelsomini + altre fonti varie.