giovedì 7 ottobre 2010

Rifkin: "Un futuro a idrogeno per l'Europa". In realtà serve molto di più

rifkin
Il premio Nobel Jeremy Rifkin ha parlato dell'Italia come possibile traino verso fonti energetiche rinnovabili
"L'Italia è l'Arabia saudita delle Energie rinnovabili", con questa affermazione Jeremy Rifkin, premio Nobel da anni assiduo frequentatore del blog di Beppe Grillo, concludeva pochi giorni fa il suo messaggio alla Woodstock 5 stelle di Cesena.
L'Italia, infatti, essendo una penisola, ha una esposizione ai raggi solari unica, ha vento che batte le sue coste, maree che possono essere sfruttate, così come abbondanti quantità d'acqua e una consistente quantità di energia geotermica nel sottosuolo. Tutto questo ne dovrebbe fare il Paese di riferimento per quella che Rifkin chiama la Terza Rivoluzione Industriale, ovvero il passaggio da un'economia ed un'industria basate sui combustibili fossili ad un'economia basata sulla distribuzione delle energie rinnovabili. La realtà, lo sappiamo, è ben diversa e di lavoro per trasformare il sogno in realtà ne serve tanto davvero.
Per spiegare quella che secondo lui è la via maestra verso questa rivoluzione, nel suo messaggio ai grillini Rifkin elenca i 5 pilastri del Piano di sviluppo Energetico dell'Unione Europea che lui stesso ha contribuito a scrivere. Ve li raccontiamo qui di seguito:
1. 2020. Entro il 2020 l'Europa si è impegnata a produrre il 20% della propria energia da fonti rinnovabili. È una grossa sfida, dice Rifkin, ma è un obiettivo che non si può mancare. La dipendenza dai combustibili fossili è la causa principale del riscaldamento globale, afferma il premio Nobel, e se non ci rinunciamo il più in fretta possibile migliaia di specie - anche la razza umana - rischiano l'estinzione, magari non a breve ma in un futuro prossimo.
2. Edifici come centrali energetiche. Ci sono 91 milioni di edifici in Europa che possono raccogliere energia tutto attorno a loro, dal sole al vento alla geotermia diventando così vere e proprie centrali di produzione energetica sostenibili e non speculative.
energia idrogeno
"I primi veicoli elettrici sono comparsi quest'anno, i primi veicoli a idrogeno usciranno nei prossimi due anni", dice Rifkin
3. Idrogeno. "Il sole non sempre splende, il vento non sempre soffia" c'è quindi bisogno, dice Rifkin, di stoccare l'energia e il modo di farlo è utilizzare l'idrogeno.
4. Rete di distribuzione. Visti i primi 3 punti, obiettivo è quello di creare una rete di milioni di persone ognuna delle quali produce la propria energia, "energia verde" dice Rifkin, la immagazzina con il proprio idrogeno, usa ciò che gli serve e condivide le eccedenze.
5. Mezzi di trasporto. "I primi veicoli elettrici sono comparsi quest'anno, i primi veicoli a idrogeno usciranno nei prossimi due anni" le persone connetteranno le proprie auto alla rete di distribuzione del paese per raccogliere l'energia necessaria al movimento.
Pur condividendo i principi di fondo del discorso di Rifkin - ad esempio l'importanza di valorizzare gli edifici come produttori e hub energetici di una rete globale - c'è una parola che ritorna stranamente un po' troppo spesso, questa parola è idrogeno.
Idrogeno per stoccare energia, idrogeno per scambiare energia, idrogeno per far muovere la nostra automobile. In sostanza Rifkin a Woodstock a 5 stelle ha detto che la terza rivoluzione industriale è il passaggio da un'economia degli idrocarburi ad una economia dell'idrogeno, e sta dicendo che questa economia sarebbe green, pulita, in una parola sostenibile. Su questo ci permettiamo di sollevare alcune obiezioni e alcuni dubbi.
L'idrogeno è l’elemento più abbondante nell’universo, ma l'idrogeno non è una sostanza rinnovabile per il semplice fatto che non esiste puro in natura. L'unico modo per ottenere idrogeno è, infatti, tramite alcuni processi chimici tra i quali il principale è l'elettrolisi dell'acqua.
elettrolisi
L'elettrolisi dell'acqua è un processo nel quale il passaggio di corrente elettrica provoca la decomposizione dell'acqua in ossigeno e idrogeno
L'elettrolisi dell'acqua è un processo nel quale il passaggio di corrente elettrica provoca la decomposizione dell'acqua in ossigeno e idrogeno. L'elettricità utilizzata in questo processo può essere prodotta da varie fonti energetiche, ma purtroppo ad oggi solo l'energia nucleare e i combustibili fossili sono in grado di produrre quantità energetiche tali da rendere conveniente il processo che ovviamente, capite bene, non è più un processo green.
Ma le perplessità concernenti l'idrogeno come sostanza sostitutiva del petrolio sono anche altre. Rifkin prevede un suo utilizzo nello stoccaggio di energia elettrica e come carburante per automobili. Nel primo caso la cosa si fa complessa visto che l'idrogeno a temperatura ambiente ha un volume 3 volte superiore al gas naturale il che comporta, oggi, lo stoccaggio a circa 700bar di pressione che significa, ancora una volta, che richiede una quantità di energia tale da rendere poco convenite l'intero processo. Se questo non bastasse, l'idrogeno genera nell'acciaio che lo contiene delle crepe che aumenterebbero i costi di manutenzione, le perdite e via dicendo. Insomma, oltre ad essere difficile da produrre è anche difficile e costoso da stoccare.
Ora, è possibile che tecnologie future cambino il quadro che abbiamo appena descritto, ed è quindi possibile che in futuro sia conveniente sia energeticamente che economicamente produrre idrogeno da fonti rinnovabili come il sole e il vento, ma ad oggi non è così.
Resta quindi incomprensibile la proposta di Jeremy Rifkin, uno studioso attento alla questione ambientale, come lui stesso dichiara, e sempre al seguito di campagne che più volte abbiamo seguito e lodato. Speriamo davvero che nel Piano di Sviluppo Energetico dell’Unione Europea ci sia molto di più di quanto Rifkin ha potuto e voluto spiegare nel messaggio alla Woodstock a 5 stelle, altrimenti, oltre alle buone intenzioni, vediamo solo tanta politica e interessi di parte.