mercoledì 6 ottobre 2010

'Ndrangheta, magistratura e società responsabile da sole non bastano. La politica spezzi i legami con la criminalità

 

Nasone: «Chi sono questi colletti bianchi? A un certo livello tutto si annacqua»

Un bazooka che simbolicamente esplicita la guerra che la 'ndrangheta ha intrapreso contro lo stato. Esplicitazione avvenuta perché il mafioso Roberto Moio ha deciso di collaborare, nella 'ndrangheta non vi erano pentiti fin dalla metà degli anni novanta. Perché il lavoro di una Procura vilipesa nei mezzi messi a disposizione aumenta di efficacia. Ma anche perché in Calabria c'è un risveglio della coscienza civile che da fastidio. Ribellione culturale e lavoro della magistratura però non bastano se la politica non si impegna, seriamente, a interrompere la propria contiguità con la criminalità organizzata. «Questa collusione sempre più evidente», racconta Mimmo Nasone (audio), referente a Reggio Calabria di Libera. «Nelle ultime regionali si vociferava di voti di mafia a candidati di destra come di sinistra. Oggi si parla di colletti bianchi, di mafia borghese, ma non si capisce di cosa si sta parlando. Chi sono? Imprenditori? Politici? Non si affonda. Arrivati a un certo livello le cose si annacquano. Si persegue la parte armata della criminalità ma non si sviscerano le evidenti collusioni».

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Con il bazooka di ieri la 'ndrangheta ha dichiarato guerra allo stato?La 'ndrangheta è sempre stata in guerra con lo stato. Anche se in una guerra silente, sottotraccia, come è nel loro stile. Ogni tanto quando hanno delle comunicazione da inviare in un modo preciso, mirato, come in questo caso alla Procura di Reggio Calabria. La quale Procura sta dando fastidio per il lavoro coerente che svolge sulle intercettazioni, su indagini e arresti. Ora la 'ndrangheta usa questo linguaggio mirato, eclatante. Ma la guerra c'è sempre stata.

Più l'antimafia sociale da prova di esistere e più la 'ndrangheta mostra aggressività. A sibire le angherie di questa criminalità organizzata in Calabria sono anche alcuni sindaci, alcuni giornalisti, alcuni imprenditori. Questa parte di società è aiutata o abbandonata dallo stato?C'è una questione di fondo: la gente prende consapevolezza che la presenza della 'ndrangheta impedisce alcuni diritti fondamentali. Il diritto alla libertà d'impresa, alla libertà di parola, il diritto alla libertà di avere una vita serena, sicura. Prima non si voleva capire che la questa mafia incide sulla vita di tutti, anche su chi vuole rimanere indifferente. Adesso qualcosa sta cambiando. La società civile, vorrei dire la società responsabile, si sta organizzando. C'è una rinascita di coscienza che sta dando dei frutti. Qui c'è “Reggio libera Reggio”, un'azione contro il pizzo che vede 30 negozi impegnati e prima di Natale contiamo di coinvolgerne cento. ma c'è uno scollamento tra quello che i cittadini cercano di fare e quello che le istituzioni in senso ampio dovrebbero fare. Penso all'assemblea dei magistrati che dopo l'attentato a Di Landro ha tenuto un'assemblea a Reggio e ha gridato la povertà di mezzi, ha grida to i continui attacchi di alcuni pezzi del governo, ha gridato che privarli delle intercettazioni è un regalo alle mafie. Tutto questo ci preoccupa. È un lavoro strategico che chiediamo. Ci deve essere la volontà di tutti. Gli imprenditori che denunciano trovano una mafia potente nei tempi e nei mezzi. Lo stato prima di riconoscere lo stato di vittima di mafia fa passare anni. Così la mafia continua ad imperversare.

Ribellione culturale e lavoro di magistratura e polizia che deve essere tutelato, incentivato. Ma nella sua descrizione del contesto calabrese manca un dato: Cosa viene fatto affinché si interrompa la contiguità tra ceto politico e criminalità?Poco. Alcune indagini hanno tirato in ballo molti politici. Appartenenti al ceto nazionale come a quello locale. Se uno è sospettato dovrebbe dimettersi. Questa collusione sempre più evidente, nelle ultime regionali si vociferava di voti di mafia a candidati di destra come di sinistra. In questo la mafia è assolutamente bipartisan. Su questo punto si fa poco. Adesso si parla di colletti bianchi, di mafia borghese, ma non si capisce di cosa si sta parlando. Chi sono? Imprenditori? Politici? Non si affonda. Arrivati a un certo livello le cose si annacquano. Si persegue la parte armata della criminalità ma non si sviscerano le evidenti collusioni.