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martedì 5 ottobre 2010

Dopo cinque mesi l'arrivo del nuovo Ministro dello Sviluppo; le inondazioni in Liguria: per i Tg "due eventi naturali"

di Reporter senza rete

Dopo cinque mesi l'arrivo del nuovo Ministro dello Sviluppo; le inondazioni in Liguria: per i Tg "due eventi naturali"


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  • Il maltempo che ha colpito oggi in Nord Italia e soprattutto la Liguria è la notizia di apertura di TG1, TG5, Studio aperto e TG4 mentre la politica lo è per il TG2, TG3 del TG La7. Ma l’inondazione dovuta al nubifragio di oggi che ha prodotto danni a strade aeroporti e centri abitati, viene raccontato come un inevitabile evento naturale. Tantissime le immagini dei fiumi di fango, delle auto bloccate nell’acqua e delle persone che venivano tratte in salvo; ma nessuno ha analizzato le responsabilità del dissesto del territorio causato dall’uomo. Unica eccezione è il TG di Mentana che ci parla di alcune polemiche intorno ad un incendio boschivo non bonificato, che avrebbe intensificato gli effetti delle
    piogge in una delle aree liguri colpite oggi dal nubifragio. Noi approfondiamo proprio questi elementi nel commento di oggi, affidato a Francesca Ottaviani, del Dipartimento di Protezione Civile di Legambiente.
    La nomina del nuovo ministro allo sviluppo economico è presente in quasi tutti i titoli dei TG così come tutte le testate parlano del nuovo braccio di ferro tra PDL e finiani che oggi si sposta dal tema della Giustizia alla possibilità di una nuova legge elettorale. Mentre sono soprattutto TG2, TG3 e TG La7 a cogliere questa nuova microfase dello scontro politico riportando la richiesta del vertice di centrodestra avanzata dalla Lega.
    Rimanendo sul tema politica il TG di Minzolini “inventa” un lungo servizio sua gli abusi delle intercettazioni di cui sarebbero stati vittima i giornali di destra, mentre il TG2 dedica il suo secondo titolo ai consigli del premier britannico Tony Blair alla sinistra italiana e alle conseguenti reazioni dell’opposizione.
    Infine un servizio “riparatorio” di tante brutture e cattive notizie che i nostri TG sono costretti a dare. “Architetto di giardini, un nuovo mestiere che fa tendenza; arreda anche case e terrazzi”. E’ il TG1 a fornirci i segreti di uno specialista richiesto in tutta Europa: piante e colori diversi per ogni tipo di ambiente.

    Il Commento di Francesca Ottaviani, del Dipartimento  Protezione Civile di Legambiente
    (intervista di Alberto Baldazzi)
    I TG si accorgono che piove, che piove tanto e ci sono disastri (in questo caso al Nord): oggi Varazze, ieri Atri, un anno fa Giampilieri. Ma queste sono “calamità naturali”? Lo chiediamo a Francesca Ottaviani, del dipartimento di protezione civile di Legambiente.
    Senz’altro frane e alluvioni sono fenomeni naturali, che riguardano l’assetto idro-geologico del nostro territorio, che come sappiamo è naturalmente particolarmente fragile per costituzione. Il fatto è che su questa fragilità naturale si inserisce una gestione del territorio che - purtroppo – negli ultimi anni è stata particolarmente scorretta. Si è costruito troppo luogo i fiumi, in particolare lungo i corsi d’acqua minori, che sono la vera emergenza per il nostro Paese. Le aree limitrofe ai nostri corsi d’acqua sono occupate da abitazioni, aree industriali, interi quartieri , ed ovviamente questo amplifica l’esposizione al rischio del nostro territorio. Per di più, troppo spesso, vengono trascurate le pratiche di manutenzione ordinaria  delle sponde e delle opere di difesa idraulica, con un aggravamento particolare delle condizioni di pericolo nel caso in cui vi siano piogge di grave entità, come avviene in questi giorni”.
    Ma dunque  andrà sempre peggio? Fino a quando non ci sarà una politica sul territorio il territorio sarà sempre più “esausto”, e queste inondazioni, queste alluvioni, questi straripamenti, questi disastri, questi morti, purtroppo, li dovremo contare sempre di più?
    “Purtroppo andrà sempre peggio finché non vi sarà una reale inversione di tendenza nelle politiche di gestione del territorio. È necessario capire ce bisogna operare per non costruire più nelle aree a rischio, quindi in prossimità di versanti instabili, o comunque in zone d’esondazione naturale dei corsi d’acqua o a ridosso dei corsi d’acqua minori, come troppo spesso è avvenuto. Laddove è possibile bisogna delocalizzare le strutture presenti in queste aree a rischio, quindi bisogna spostare abitazioni, insediamenti industriali: bisogna operare nel rispetto delle dinamiche naturali dei corsi d’acqua per mitigare il rischio”.
    A lei che è un “esperta del settore”. Chiediamo: quanti decenni di “buona politica” ci vorrebbero per  ridare una sufficienza, magari scarsa, ma una sufficienza alla capacità del nostro territorio di fare il suo mestiere, cioè di recepire acque e far passare gli eventi naturali come tali e non come disastri?
    “Ci vuole senz’altro tempo per invertire la tendenza della gestione del territorio, non è una pratica che si possa realizzare dall’oggi al domani. Alcune attività possono, senz’altro, cominciare subito, con le delocalizzazioni laddove possibile, cercando di dare maggiore efficacia a quei vincoli che vietano di costruire nelle aree a rischio, e cercando di realizzare interventi che rispettino le dinamiche naturali dei fiumi e quindi evitare quelle pratiche che, troppo spesso, vengono applicate ai danni dei nostri fiumi, e che amplificano il rischio invece di mitigarlo: ad esempio. operazioni come le escavazioni dell’alveo per prelevare ghiaia e sabbia. Operare nel rispetto dei nostri corsi d’acqua è il primo elemento. Dall’altro lato, poi, è necessario che si dia sempre forza ed efficacia ai sistemi locali di protezione civile, anche attraverso la realizzazione della rete di monitoraggio ed allerta che consenta. di dare tempestivamente l’allarme in caso di piena, per allertare la popolazione e metter in atto le procedure d’emergenza”.