mercoledì 22 settembre 2010

Vado Ligure, allarme: la centrale costerà 3000 morti


Costi sociali per 142 milioni di euro e 3.380 morti premature in 30 anni di funzionamento del sito. E’ da brivido la denuncia dei medici Virginio Fadda (biologo) e Agostino Torcello (pneumologo), dell’associazione ambientalista “Moda” di Savona, secondo cui se la Regione Liguria nei prossimi giorni deciderà di dare il via libera all’ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), controllata dalla Sorgenia di Carlo De Benedetti, i cittadini pagheranno un prezzo altissimo. Gli ambientalisti hanno calcolato anche i costi totali in rapporto alle emissioni: 36,5 milioni di euro all’anno per danni alla salute, alle coltivazioni, alle cose e 106 per i cambiamenti climatici, per un conto da oltre 142 milioni di euro.
Previsione apocalittica: il “Moda”, scrive Curzio Rosso su “Il Fatto Quotidiano”, ha paragonato le emissioni della Tirreno Power con quelle della Vado Ligure centralecentrale a carbone di Sempra Twin Oaks 3 in Texas, sulla base di uno studio condotto negli Usa su sviluppo ed energia sostenibile. «Sono affermazioni alle quali non possiamo rispondere – replica la Tirreno Power – perchè analoghe ad un contesto diverso». Per l’azienda, le posizioni degli ecologisti savonesi sono «assolutamente estremiste, al limite del procurato allarme», del tutto estranee al contesto dell’impianto ligure che «esercita la propria attività all’interno di un contesto normativo stringente».
Le stime del “Moda”, ribattono Fadda e Torcello, sono state calcolate in base ai parametri della Commissione Extern dell’Unione Europea tenendo conto della produzione media di emissioni degli ultimi anni. Anche per la mortalità le stime sarebbero «prudenti», perchè viene considerata una zona del Texas con una popolazione notevolmente inferiore a quella di Savona. Per le associazioni ambientaliste è questo il motivo che spiega il basso prezzo del carbone: costa poco finchè non si considerano tutti i costi esterni, che stabiliscono una relazione diretta tra l’uso del carbone per generare energia e il suo impatto sulla salute.
Nei centri abitati più vicini alla centrale, scrive Rosso, il tasso di mortalità aumenta con la vicinanza all’impianto: sotto esame le patologie come ictus, cancro ai polmoni, alle corde vocali e infarti «che superano pericolosamente la media nazionale». I documenti e gli studi raccolti da biologi e medici dei comitati “Moda” e “Uniti per la salute” nonché dall’Ordine dei medici di Savona «descrivono un territorio compromesso dal punto di vista ambientale e della salute pubblica e lasciano molti dubbi Tirreno Power centrale Vadosulla volontà della proprietà di investire e ridurre l’inquinamento», stabilendo una correlazione «tra le sostanze emesse in atmosfera, come ossidi di azoto e anidride solforosa, e le morti causate».
Per chi abita nella zona, continua “Il Fatto”, la centrale di vado Ligure è un incubo ricorrente: l’impianto è ritenuto responsabile di emissioni che provocano gravi danni alla salute. E la nuova unità alimentata a carbone da 480 Megawatt è altra benzina sul fuoco delle polemiche per gli abitanti che vivono a poche centinaia di metri dalle ciminiere. «E’ assodato che l’inquinamento da centrale a carbone produce sempre malattie e morti», sostiene Paolo Franceschi, pneumologo ed esperto di salute e ambiente per l’Ordine dei medici di Savona. «E l’incidenza di tumori alle corde vocali, al polmone, alla vescica e altre patologie vascolari, aumenta drammaticamente quanto più ci si avvicina ad una di queste centrali».
Gli effetti sulla salute, precisa Curzio Rosso, ricadono principalmente su cittadini che risiedono entro i 50 chilometri da un sito alimentato a carbone. Nel periodo 1999-2004 il tasso standardizzato di mortalità per tumori all’anno è maggiore nella provicia savonese: 273 decessi (uomini) ogni centomila abitanti contro i 240 della media nazionale. Le aree in cui la mortalità per tumore è aumentata corrispondono a quelle maggiormente inquinate con picchi per i maschi a Quiliano (287.8) e Vado Ligure (326.9), i due comuni più vicini alla centrale. Ancora maggiore la discrepanza tra i Vado Ligure impiantodati nazionali e la provincia di Savona per la popolazione femminile: rispettivamente 140 e 199. E sempre a Vado si arriva addirittura a 211.9. Anche gli ictus sono aumentati rispetto alla media regionale con un eccesso di mortalità standardizzata del 36,8% fra i maschi e del 22,6% tra le femmine.
Lo stesso dottor Franceschi ha redatto la perizia (commissionata dal Comune di Spotorno) per il progetto di ampliamento della centrale di Vado dal punto di vista degli “aspetti sanitari e ambientali correlari alla salute umana”. Un dubbio condiviso da medici e ambientalisti: che per risparmiare si apportino solo miglioramenti marginali per l’uso di un combustibile che appartiene alla storia dell’800. Nella perizia si sottolinea che, nel calcolo delle emissioni, Tirreno Power non prende in considerazione l’inquinamento Carlo De Benedettida polveri sottili secondarie, che costituiscono la stragrande maggioranza delle pericolose Pm 2.5 (particolato fine considerato una delle sostanze più pericolose per i polmoni).
I dati della perizia, continua “Il Fatto”, raccontano una versione precisa: contando anche le polveri sottili secondarie si avrebbe una maggiore emissione, rispetto a quelle dichiarate, del 3000 per cento passando da 158 tonnellate all’anno a 4876. Da parte dell’azienda nessun dubbio: si avanti con il progetto, nonostante tutto. E dopo l’ok del Ministero dell’Ambiente all’ampliamento ora la decisione è in mano alla Regione Liguria, che nei prossimi giorni esprimerà il suo parere. La Tirreno Power intende dialogare con le istituzioni, data la disponibilità di investire 150 milioni di euro per migliorare e potenziare l’impianto, a patto che vi sia un chiaro ritorno economico (info: www.ilfattoquotidiano.it).