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domenica 5 settembre 2010

Tremonti odia tutti: “Fare come la Germania? Roba da bambini”

Il ministro dell’Economia movimenta il Workshop Ambrosetti criticando Draghi e il Corriere della Sera. E’ lui il Beppe Grillo dell’economia italiana: ieri ce l’aveva con Google, senza saper spiegare perché.
4960054954 fb2cb23b0c o Tremonti odia tutti: Fare come la Germania? Roba da bambiniIl ministro Giulio Tremonti è il Beppe Grillo dell’economia italiana. Stamani al Workshop Ambrosetti ha regalato un altro po’ di scienza infusa, prima soffermandosi però a criticare un po’ di gente che gli sta sulle scatole. Su tutti, Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, e con Dario Di Vico del Corriere della Sera.
ROBA DA BAMBINI! – “Dire ‘facciamo come la Germania’, mi sembra veramente una roba da bambini”, ha detto Tremonti durante il suo intervento, commentando, senza citarlo, le parole del governatore Mario Draghi sul modello tedesco da assumere come riferimento per superare la crisi. Si dice anche, ha aggiunto, “non facciamo più come l’Inghilterra, e quando mai – si è chiesto non senza ironia – abbiamo fatto come l’Inghilterra?”.
CORRIERONE CATTIVO! – Qui il riferimento è meno chiaro: per capirlo bisogna aver letto il Corriere della Sera di oggi. Dove un articolo in prima pagina del vicedirettore Dario Di Vico si intitolava: “La passione per la Germania oscura il mito di Londra”, e non si affermava per niente: “facevamo come l’Inghilterra”, ma solo che il mito della City e del mercato del Regno Unito era ben radicato nel nostro establishment. Non certo nei fatti o nelle leggi, come sembra sostenere che si dicesse Tremonti, il quale utilizza spesso la volgarizzazione dell’argomento altrui per far credere agli altri che ha ragione. Come per Draghi, del resto: il governatore, parlando come presidente del Financial stability board sottolineava l’importanza delle riforme di Berlino in materia di lavoro e fisco. L’idea che qualcuno possa proporre di fare riforme, evidentemente, innervosisce Tremonti.
QUELLA CLASSE DIGERENTE – Non contento, Giulio nostro se n’è anche uscito con un altro vaticinio: “C’è un drammatico problema di classe dirigente. Nel Nord il cantiere si è aperto, e sta andando credo molto bene”, e chi comprende cosa caspita volesse dire il ministro alzi la mano (alunno Capezzone, lei no, non vale). E ha detto che ci vorrebbe un piano per il Sud con obiettivi strategici. Peccato che non abbia aggiunto che se trova quel signore che fa da sette-otto anni il ministro dell’Economia senza fare niente di tutto quello che Tremonti dice si debba fare, gli spacca le braccine. Ha esternato anche sul nucleare, dicendo che ci serve per far crescere il Pil come gli altri. Tra vent’anni, quando funzionerà la prima centrale, allora potremo criticarlo, evidentemente. Per adesso ancora no.
QUEL CATTIVONE DI GOOGLE – Per dire in che mani siamo, l’altroieri Tremonti per esempio se l’era presa con Google: “Che democrazia c’è in Google dove tutto si trasmette in tempo reale?”, aveva detto. “Chi controlla le banche dati che sono poi vendute agli Stati? Google conta più di un Paese del G7, ma nessuno lo controlla. Se esco di qui mi seguono con il satellite, per non dire dei cellulari: anche la discussione sulle intercettazioni è stata un’occasione mancata per affrontare enormi problemi di democrazia”.  Anche qui, si può apprezzare il pout-pourri di cose vere, false, verosimili, inverosimili o che non c’entrano semplicemente una mazza con quello che si sta dicendo: in che modo un disegno di legge che disciplinava le intercettazioni giudiziarie e la loro diffusione dovesse entrarci con un motore di ricerca che raccoglie dati dalle ricerche degli utenti, è un collegamento che solo cervelloni come il nostro ministro dell’Economia possono fare. Impunemente.