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giovedì 16 settembre 2010

Roma, assessore Marsilio: "I figli di immigrati non sono italiani"


bufera politica sull’assessore alle Politiche scolastiche del Campidoglio Laura Marsilio che, visitando la scuola elementare ex Pisacane, ha detto che i figli degli immigrati nati in Italia siano da considerare stranieri

Una scuola elementare (Ansa)
Una scuola elementare (Ansa)
 
Roma, 16 settembre 2010 - A Roma bufera politica sull’assessore alle Politiche scolastiche del Campidoglio Laura Marsilio che, visitando la scuola elementare ex Pisacane (al centro di molte polemiche perché ormai quasi completamente frequentata da bambini con genitori non italiani), ha detto che i figli degli immigrati nati in Italia siano da considerare stranieri.
Le sue parole hanno subito provocato la reazione dell’opposizione, diversi esponenti del Pd hanno chiesto le sue dimissioni, mentre il consigliere del Pd al Comune, Antonio Stampete, ha parlato di “un atto gravissimo” che “richiama alla mente riferimenti alla purezza della razza del ventennio fascista con il corollario di tragedie di cui fu portatrice e delle quali sono piene le pagine dei libri di storia”. Contro gli assessori alle Politiche sociali e alle Politiche culturali della Provincia di Roma: secondo Claudio Cecchini “le dichiarazioni di Marsilio rappresentano semplicemente un atto di cattiveria, che risponde a una concezione culturale aberrante”, mentre secondo Cecilia D`Elia “Marsilio offende Roma e oscura il grande ruolo della scuola pubblica”.
Intorno all’assessore ha ‘fatto quadrato’ la maggioranza, che ha parlato di una “opposizione chiusa in una polemica demagogica”. Lo stesso sindaco Gianni Alemanno ha giudicato “penoso il tentativo fatto da alcuni oppositori di attaccarla continuando a giocare sull’equivoco: Marsilio - ha sottolineato - si è sempre distinta per un grande impegno a favore dell’integrazione delle comunità emigrate e dell’inclusione scolastica dei figli degli immigrati”.
Nel pomeriggio, infatti, era arrivata una precisazione della stessa Marsilio che in una nota aveva parlato di “un equivoco” sulle sue dichiarazioni: “Ho usato il termine ‘stranieri’ verso i figli di immigrati senza voler dare nessuna accezione negativa a questo termine e non comprendo come sia potuto avvenire questo equivoco. Considero un patrimonio e una risorsa la presenza e la nascita nella nostra città di bambini figli di immigrati”.
“Ho utilizzato semplicemente le parole della normativa vigente nel nostro Paese che non conferisce automaticamente la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia. Ma soprattutto - aveva precisato - ho voluto sottolineare la necessità, secondo quanto previsto dalla circolare del ministro Gelmini, di includere nelle stesse classi scolastiche sia bambini di origini italiane che bambini figli di immigrati per evitare che le classi scolastiche divengano dei ghetti monoculturali”.