lunedì 6 settembre 2010

Quel ministero dei Giovani che si prende i meriti degli altri

Se il massimo dello sforzo che questo governo riesce a fare verso la popolazione under-25 del paese è ciò che è scritto nell’opuscolo auto-celebrativo pubblicato dal dipartimento delle Politiche Giovanili, qualcuno si potrebbe anche arrabbiare.

L’esecutivo attualmente in carica nel nostro paese è “Il Governo dei Giovani”. Almeno, questo è ciò che afferma il ministero della Gioventù nell’opuscolo riassuntivo-celebrativo pubblicato sul sito www.governodeigiovani.it, dominio controllato dal dipartimento guidato da Giorgia Meloni, dirigente nazionale di Giovane Italia, l’organizzazione delle future leve del PdL. Prefazione di Berlusconi, introduzione della Meloni, 60 pagine digiorgiameloni congrPDL Quel ministero dei Giovani che si prende i meriti degli altritraguardi raggiunti dal Berlusconi IV a favore degli under-25 del paese.
IL PRIMO MINISTERO! – Per Berlusconi, il titolo dato all’opuscolo dal suo ministro è “azzeccatissimo”, visto che il suo governo è nato per garantire il futuro alle giovani generazioni del paese, mettendo in cantiere riforme necessarie quali quella del welfare e del sistema scolastico, che avrebbe portato “la rivoluzione del merito, dopo gli anni della controrivoluzione sessantottina”. Addirittura: d’altronde la Meloni racconta come il suo ministero, quello della Gioventù, sia nato “per la prima volta” sotto il governo Berlusconi. Il che non è vero, visto che a Giovanna Melandri, nel precedente governo Prodi, era stato assegnato il Dipartimento per le Politiche giovanili e le Attività Sportive, appunto POGAS; quel che ha fatto il governo Berlusconi è lo spacchettamento delle deleghe. Perchè il ministero della Gioventù non esiste, è – ed è sempre stato – un Dipartimento della Presidenza del Consiglio, come la Funzione Pubblica (Brunetta) o le Pari Opportunità (Carfagna), e non vive di vita propria, non ha proprie dotazioni, ma al suo vertice può essere messo un cosiddetto ministro senza portafoglio, senza per questo potersi dire di aver creato un ministero – perchè i dicasteri effettivi dopo le riforme Bassanini, sono in un numero prefissato e tassativo. A dimostrazione, la dicitura ufficiale del suo ufficio è: “Governo Italiano – Ministro della Gioventù”. Non ministero.
GGGGIOVANI – Ma non perdiamoci in formalismi, andiamo al succo. Bisogna dirlo: sicuramente alcune delle riforme che il libricino rivendica sono state effettivamente volute ed approvate in una logica di sostegno alla gioventù in quanto tale. Ma per il resto, la pubblicazione è una raccolta di tutte le azioni di governo che, in linea di massima, visto che potrebbero offrire, collateralmente, un sostegno ai giovani del paese, anche se erano ispirate da altre esigenze e logiche, potranno trovar posto nella lista delle “azioni del governo per i giovani”. Diciamo, un insieme largo e per questo generico, comprendente aree politiche solo incidentalmente legate alle politiche giovanili propriamente dette. Un esempio? Le politiche della famiglia. Viene rivendicato come conquista dei giovani la “detrazione Irpef della retta dell’asilo”: il che, probabilmente interessa una infinitesima fascia dei giovani italiani, quelli che hanno già la casa, la famiglia e un reddito su cui calcolare un Irpef da cui detrarre poi la retta – e per carità, a loro farà piacere. Ancora: “Tutela e ammortizzatori sociali per 5 milioni di lavoratori”. Cioè, il governo sta rivendicando il rifinanziamento della cassa integrazione, dove, a Pomigliano d’Arco, come una conquista a favore dei giovani. Certo, spiega l’opuscolo, molti di questi lavoratori sono giovani, ma da qui a parlare di una riforma fatta “per loro”, ce ne passa.
IL PAESE DEI GIOVANI – “Più occasioni ai giovani di entrare nel mondo del lavoro, ristabilendo il lavoro a chiamata” – e si potrebbe chiedere a un giovane precario se pensa che sarà un lavoro a chiamata a cambiargli il futuro. Un protocollo d’intesa con il consiglio nazionale del notariato, che garantisca ai giovani il veloce ingresso in questa professione legale: come funziona? Beh, hanno aperto uno “sportello telematico di consulenza e di informazione telematica ed istituzionale”. Passiamo al capitolo scuola: almeno tre pagine che spiegano la riforma Gelmini, che 1350a Quel ministero dei Giovani che si prende i meriti degli altricerto incide sui giovani, ma che c’entra il ministero della Meloni? In cosa vi avrebbe contribuito? Particolarmente interessante la parte che riguarda il sostegno del governo alla ricerca accademica: interessante perchè non c’è un solo progetto di ricerca partito, che il governo ritenga di poter rivendicare. Si parla di “banda larga”, di interventi per il superamento del digital divide, e poi si ricorda come l’esecutivo si sia impegnato per destinare il “25% dei fondi stanziati per la ricerca” esclusivamente agli under 30: dimenticandosi però di precisare quale è l’importo complessivo dei fondi statali che il nostro paese destina alla ricerca universitaria (siamo nell’ordine di pochi decimali di PIL). Comodo, parlare per percentuali.
E’ COLPA DEL PRECEDENTE GOVERNO – Moltissime informazioni sulle iniziative per l’educazione alimentare dei giovani, probabilmente l’intervento più prioritario per le nuove generazioni nel nostro paese; e si arriva alla sezione dedicata ai trasporti pubblici. “Favorire l’uso dei mezzi pubblici” scrive il Ministero; “ridurre l’inquinamento e diminuire le spese a carico delle famiglie: un altro salvagente per il bilancio familiare. Il Governo ha previsto la detrazione del 19% delle spese sostenute per gli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale”. Certo, probabilmente è una buona idea: se l’avessero effettivamente fatta loro, però, sarebbe meglio. La misura, uguale uguale, deriva infatti dalla finanziaria 2008, che è niente più, niente meno, del testo della finanziaria 2007 scritta dal Governo Prodi e approvata dal Berlusconi appena insediato. E quel che il Governo non dice è che tale importo sarà detraibile fino a 250 euro: con la qual somma, non si paga l’abbonamento annuale in nessuna città italiana. Per dirla con quelli di Educazione Cinica, “caro legislatore ti do un consiglio. Dici di voler promuovere il trasporto pubblico. Ma se il tuo ultimo abbonamento all’autobus l’hai comprato quando Fidel Castro faceva ancora paura, non sei credibile.”