di Gabriele Bindi
Il malaffare dei rifiuti in Abruzzo porta alla luce un intreccio di criminalità e scempi ambientali che fanno eco alle tristi vicende campane. Nelle intercettazioni emerge la verità cristallina: chi specula con gli inceneritori non tollera la differenziata.
L´immondizia dell´Abruzzo era troppo poca per l´affare dell´inceneritore, voluto dall´assessore regionale alla sanità (Pdl) Lanfranco Venturoni e dal re delle discariche d´Abruzzo Rodolfo Di Zio, soci e pronti a spartirsi gli utili in questo business, giudicato  «criminoso» dalla Procura di Pescara. L´immondizia non bastava. Specie con l´obbligo di raccolta differenziata al quaranta per cento, come previsto da una legge regionale. Lo rivela - in una intercettazione ora agli atti dell´inchiesta - proprio Di Zio: «Quello (l´inceneritore) si mangia una freca di immondizia e io non so dove andarla a trovare…».
Per questo occorre «ritoccare», dice sempre al telefono l´imprenditore, il piano regionale dei rifiuti, abbassare lo «sbarramento della raccolta differenziata».  E così avviene. Con tanto di pressioni sull´assessore regionale all´Ambiente Daniela Stati (Pdl) poi costretta alle dimissioni per una altra vicenda di tangenti legata alla ricostruzione dell´Aquila.
Proprio la Stati, da ieri, ha deciso di collaborare con gli inquirenti. Ed è lei a sfogarsi con il padre al telefono, nel settembre del 2009, delle pressioni: «Comunque, papà, sono una banda organizzata di delinquenti». Alcuni giorni dopo, sempre lamentandosi dell´ingerenza dell´assessore alla sanità Venturoni nella materia ambientale, riferisce tutto al presidente della Regione, Gianni Chiodi e non nasconde il suo disappunto. «Presidè» dice la Stati al telefono «io te lo dico francamente, se lui (Venturoni) pensava di venire a fare gli affari come ha più volte cercato di provare a fare, anche all´assessorato all´ambiente dove stanno i rifiuti, io devo fare il bene dell´Abruzzo». Il 20 ottobre del 2009 il dirigente del settore rifiuti della Regione, Franco Gerardini comunica direttamente a Di Zio che l´obbligo del 40 per cento «sparisce».
È solo un pezzo di cronistoria di questi sporchi affari abruzzesi sulla questione dei rifiuti. I cronisti parlano di “una vera e propria Sodoma ambientale, un coacervo di illegalità e di devastanti speculazioni che, anche quando nel limite della legalità, sono un’immensa minaccia alla salute dei cittadini e al territorio”.
Fonte: Il Manifesto ripreso da www.aamterranuova.it