martedì 21 settembre 2010

Il cemento divora l’Italia: 500 chilometri quadrati l’anno


L’Italia soffoca nel cemento, al ritmo di quasi trecentomila nuove case ogni anno: secondo Legambiente, tra il 1995 e il 2009 in Italia sono state costruite 4 milioni di abitazioni in più, tra legali e abusive, tra quelle nuove e quelle con ampliamenti. Basti considerare, evidenzia l’associazione ambientalista, che ogni anno nel nostro paese vengono “mangiati” oltre 500 chilometri quadrati di suolo, pari a circa tre volte la superficie del Comune di Milano, mentre sono ben 21.500 i chilometri quadrati di terreno naturale trasformato in area artificale dall’urbanizzazione continua.
La critica al consumo di suolo e al suo cattivo uso, scrive Daniele Sciarra su “Il Cambiamento”, è connaturata alla storia del movimento ambientista cantieri 1italiano: a partire dagli anni ’60 e ’70 personalità come Antonio Cederna e Cesare Brandi hanno messo al centro della questione ambientale la conservazione e la tutela dei centri storici e del paesaggio. Un tema che oggi ha assunto un peso rilevante, intrecciandosi con gravi problematiche socioeconomiche: in alcuni territori, negli ultimi vent’anni l’urbanizzazione è stata così invasiva e mal gestita da stravolgere in maniera irreversibile il paesaggio.
A questo riguardo, osserva Sciarra, la Lombardia è un caso particolarmente significativo, perché dispone di dati molto aggiornati e perché si offre come case study d’eccezione: qui è possibile stimare che la velocità di consumo di suolo è pari a 116 mila metri quadrati al giorno. Non è un caso che è la prima Regione in Italia per numero di permessi di costruzione dal 1995 al 2006. Cifre importanti: oltre 145 milioni di metri quadrati dati in concessione. Neppure in Veneto la cementificazione tende ad arrestarsi: dal 1990 al 2000 è aumentata di oltre 60 chilometri quadrati. E anche in Liguria la cantieri 3speculazione edilizia ha trovato nuovo terreno fertile: dal ‘95 al 2006 sono stati oltre 3 milioni i metri quadrati concessi soprattutto all’edilizia residenziale.
«Eppure, nonostante il quadro appena delineato, esistono anche storie che testimoniano una concezione del paesaggio come bene comune», continua Daniele Sciarra, citando il caso di Cassinetta di Lugagnano, il piccolo centro della valle del Ticino dove il sindaco Domenico Finiguerra ha adottato un piano regolatore orientato alla crescita zero: niente consumo di suolo e nessuna nuova area di espansione urbanistica, si investe solo sul recupero del patrimonio esistente, sull’agricoltura e la valorizzazione del paesaggio ambientale e architettonico. «Praticare una politica urbanistica e territoriale che metta in dubbio il principio della crescita infinita – sostiene Finiguerra – porta inevitabilmente a definire nuove coordinate e a cercare un nuovo paradigma generale, un nuovo modello di sviluppo, in grado di ri-orientare l’agire politico».
Il piano regolatore di Cassinetta è stata una specie di cura, confessa il sindaco: «Ci ha obbligati a rivalutare tutte le azioni amministrative e a rimettere nel giusto ordine di priorità le spese che il Comune deve sostenere», tenendo conto che «la terra non è una risorsa infinita, non è a disposizione nostra e del bilancio comunale, ma è un bene prezioso da noi gestito temporaneamente, che va curato a favore delle prossime generazioni affinché ne possano godere i frutti». Finiguerra è uno dei fondatori del Domenico FiniguerraMovimento nazionale per lo stop al consumo del suolo, impegnato sui temi-chiave dell’urbanistica ambientale: dai grattacieli al fotovoltaico, dall’eolico ai capannoni agricoli, fino alle forme artistiche per la salvaguardia del territorio.
«Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari». Ragione in più per impegnarsi a cambiare le regole, lottando per difendere innanzitutto il verde che ci resta, il territorio non ancora desertificato dal cemento (info: www.ilcambiamento.it).