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sabato 18 settembre 2010

Centro studi Confindustria, casta politica strapagata


ROMA -
Il reddito procapite in Italia è "in retromarcia": misura 'il benessere economico'', e con la crisi ha fatto passi indietro tornando ai livelli del 1998. E tra i dati che in Centro Studi di Confindustria analizza, nel rapporto di autunno, in un confronto con gli altri Paesi. Uno studio che si focalizza sui punti deboli, e le riforme non fatte: un "decennio perduto", tra 1997 ed il 2007, che non ci ha permesso di recuperare terreno. Anzi, "il divario si è ampliato come dimostra la perdita di competività". Dato a cui fa indirettamente eco, in una diversa tabella del rapporto, quello sulla "casta strapagata". Per il Csc "In Italia la relazione tra efficienza del sistema legale e remunerazione del potere legislativo appare inversa". Così commenta il confronto sulle indennità per i parlamentari, che in Italia "é di oltre cinque volte il Pil pro capite, un livello quadruplo di quello norvegese, doppio dell'inglese e oltre il 50% superiore a quello statunitense". Mentre "In Europa il Parlamento italiano, con i suoi 950 membri complessivi, è per numerosità secondo solo a quello inglese". Le recenti riduzioni delle indennità di "parlamentari, ministri, sottosegretari e consiglieri locali", non cambiano questo quadro, è "solo un primo passo".
MORSA FISCO STRETTA, UTILI E REDDITI TARTASSATI - "Morsa del fisco sempre stretta", sono "tartassati redditi e utili". Lo dice il Centro Studi di Confindustria in una più ampia analisi dei fattori che fanno perdere terreno all'Italia in termini di competitività. Il nostro Paese, si legge nel rapporto di autunno del Csc, "continua ad avere prelievi sugli utili tra i più elevati dell'Ocse". Nel 2010 "l'aliquota legale comprensiva di Irap è pari al 32,3%1, inferiore soltanto a quelle di Giappone, Stati Uniti, Francia e Belgio ma superiore a Germania, Spagna e soprattutto Regno Unito, dove l'aliquota legale è inferiore di oltre 4 punti percentuali". In Italia, indicano gli economisti di via dell'Astronomia, "la tassazione dei redditi delle persone fisiche e delle imprese è complessivamente di 1,5 punti di Pil sopra la media dei paesi Ocse mentre quella sulla proprietà e sui beni e servizi è per lo più in linea". Cifre che "non tengono conto né delle detrazioni previste sulla prima casa dalla legge finanziaria del 2008 né dell'abrogazione dell'Ici sulla prima casa. Il basso peso delle imposte indirette risente dell'alta evasione, mentre le aliquote sono allineate". Il confronto con gli altri Paesi elaborato dal CsC ribadisce anche le preoccupazioni di Confindustria per una "pressione fiscale ai massimi storici, tra le più elevate dell'Unione Europea". E per l'evasione "da primato".
STUDENTI IGNORANTI,GRAVE OSTACOLO COMPETITIVITA'  - Anche "le carenze del sistema di istruzione italiano" sono "un grave ostacolo competitivo", tra quelli messa in evidenza dal centro studi di Confindustria in una analisi dei passi indietro fatti rispetto agli altri maggiori Paesi. Per gli economisti di Confindustria in Italia ci sono "pochi diplomati", "studenti ignoranti", "laureati rarefatti". Lo spiega il rapporto di autunno del centro studi di via dell'Astronomia tra i vari punti di un più ampio confronto con altri Paesi, per spiegare perché abbiamo perso terreno in competività e non siamo pronti al dopo-crisi. Quindi gli obiettivi per le riforme da fare. "La quota di popolazione in età da lavoro che ha completato l'istruzione secondaria superiore - spiega il rapporto - è di più di 30 punti percentuali inferiore a quelle di Repubblica Ceca, Stati Uniti, Polonia e Germania. Circa 17 punti minore di quelle di Francia e Regno Unito. Le distanze si sono molto ridotte tra i giovani (25-34enni), ma sono ancora troppo ampie: 15-20 punti in meno degli altri paesi avanzati". E "non si può neppure dire che i diplomati italiani siano pochi ma buoni. I risultati dell'indagine PISA-OCSE, che misurano il livello delle competenze dei quindicenni in matematica e scienze, rivelano che l'Italia è indietro. Esistono enormi divari di apprendimento tra le macroregioni. Il Nord ha punteggi inferiori solo a quelli di Germania e Regno Unito. Il Sud gravita su voti inferiori ai greci: una potente spiegazione dell'elevata disoccupazione tra i giovani meridionali. Si rischia di congelare o aggravare l'arretratezza del Mezzogiorno". Nell'università "le mancanze dell'Italia sono simili a quelle riscontrate nella scuola. La quota di popolazione tra 25 e 64 anni con un qualsiasi diploma universitario è del 14%, circa 28 punti in meno rispetto a quella di Giappone e Stati Uniti, 19 in meno del Regno Unito". La situazione migliora per i 25-34enni, ma il distacco aumenta nei confronti di Giappone, Francia e Spagna. "Il divario si assottiglia se si guarda ai laureati in rapporto alla popolazione in età tipica di laurea, ma il dato, oltre che molto variabile, è distorto dall'anomala presenza in Italia di un alto numero di laureati fuori corso che vengono inclusi nella statistica qualunque sia l'età di conseguimento del titolo di studio".
LAVORO, DONNE, ANZIANI E GIOVANI I PUNTI DEBOLI - Per gli economisti di Confindustria "é cruciale accrescere l'occupazione degli italiani agendo sui punti deboli: donne, giovani, fasce di età più anziane". Lo sottolineano, nel tradizionale rapporto di autunno, indicando, in un confronto con altri Paesi, i nodi che ci hanno fatto perdere competitività e su cui devono ora concentrarsi le riforme. Per donne e giovani "esistono forti disomogeneità tra Nord e Sud. In complesso resta molto basso il tasso di occupazione femminile, pure salito dal 36,4% del 1997 al 47,2% del 2008, ma di quasi 20 punti inferiore a quelli di Regno Unito, Usa e Germania. Ancora più largo, però, è il divario tra il Nord e il Sud del Paese: 25 punti percentuali, che salgono a quasi 40 tra le 25-34enni, ipotecando il futuro". E' "molto più omogeneo territorialmente, ma assai lontano dagli standard internazionali" il quadro del lavoro per i più anziani, 55-64enni, "pari al 34,4% nel 2008, circa 28 punti percentuali inferiori al dato Usa e attorno ai 20 punti minore di quelli britannico e tedesco. Le riforme previdenziali, restringendo molto l'accesso alle pensioni di anzianità, lo hanno aumentato dal 27,9% del 1997". Il Csc rileva che "innalzamenti almeno analoghi sono stati conseguiti da altre nazioni: il ritardo italiano non è diminuito". Per gli economisti di via dell'Astronomia, poi, "si è ridotto, ma non in misura sufficiente e soddisfacente, il tasso di disoccupazione dei giovani: 21,2% nel 2008 (dal 32% del 1997), cioé più del doppio del 7,2% del Giappone, del 9,8% della Repubblica Ceca e del 10,3% della Germania. L'Italia fa meglio solo del 24,6% della Spagna". Un dato nazionale che "nasconde profonde differenze regionali: al Sud era nel 2008 quasi il triplo che al Nord e attorno al 33%". I dati si riferiscono alla classe dei 15-24enni; per quella dei 25-34 il tasso di disoccupazione era nel 2008 inferiore al 9%. La crisi ha notevolmente alzato la quota di giovani senza lavoro, specie nelle regioni del Nord.