sabato 14 agosto 2010

Elezioni, farsi trovare preparati

Prevedere che cosa c’è “dietro l’angolo” non è facile poiché la soluzione della crisi in atto non dipende da ragioni politiche. La politica in Italia è morta, la classe dirigente è quella descritta da Famiglia Cristiana e le decisioni nascono da scandali, da interessi personali, da solidarietà criminose, da ragioni e scopi di puro potere personale e di gruppo.
Pur con questi limiti un ragionamento è possibile farlo. Se non si compone lo scontro tra Berlusconi e Fini – o parte dei finiani – è molto probabile che il governo, non avendo la maggioranza si dimetta. Ragioniamo attorno a questa ipotesi. Il Capo dello Stato è molto scrupoloso e se la crisi è extraparlamentare ridarà l’incarico a Berlusconi perché proceda alla verifica parlamentare. Ma sarà un passaggio formale (Berlusconi potrebbe anche rifiutare il reincarico). Dunque, il governo non c’è più. Napolitano non scioglie le Camere e dà un incarico esplorativo. A chi?

Quando toccò a Marini
Con la precedente crisi del governo Prodi, l’incarico esplorativo fu dato al Presidente del Senato, Marini. Questa volta dovrebbe darlo al Presidente della Camera. Che è Fini, protagonista della crisi. Sarebbe imbarazzante. E questo è un primo scoglio. Chiunque sia l’“esploratore”, egli dovrà accertare se vi è in Parlamento una maggioranza diversa da quella berlusconiana. In termini numerici c’è, ma c’è anche in termini politici?
I dirigenti dell’opposizione, specie nel Pd, propongono un governo provvisorio con compiti limitati in particolare a una nuova legge elettorale. Quale? Hic Rhodus, hic salta. Dalle vaghe indicazioni di questo o di quello, si direbbe che il punto fondamentale è la restituzione agli elettori del potere di scegliere i candidati. E’ la reintroduzione del voto di preferenza abolito da un referendum nel 1991 il quale ha lasciato all’elettore una sola preferenza?
Altro grosso problema: chi e come forma le liste? E’ ipotizzabile che si ricorra alle primarie? Perchè no?!

La legge elettorale
Altro problema. La legge elettorale, definita una “porcata” dal suo ispiratore, conferisce un premio di maggioranza alla lista o alle liste collegate che hanno ottenuto il più alto numero di voti .
Gli istituti di sondaggi sono concordi nel prevedere la vittoria di Berlusconi (e Bossi): qualche incertezza esiste per il Senato. Se Berlusconi vince anche al Senato invece di tre governerà ancora per cinque anni (brivido nella schiena!). Ma se al Senato non ha la maggioranza, bisognerà rifare le elezioni? E due brividi nella schiena perché saremo di fronte ad una grave crisi istituzionale.
Ed ecco la domanda al Pd: il proposto governo transitorio quale riforma elettorale dovrebbe fare? E’ il punto centrale ma i dirigenti non si sbottonano. Perché sanno solo aprire bocca o anche perché sulla legge elettorale sono divisi: D’Alema è per il sistema tedesco; Veltroni per quello spagnolo; altri per il doppio turno alla francese. Furono queste divisioni che fecero fallire il mandato esplorativo di Marini.

Il momento decisivo dello scontro tra Berlusconi e Fini si avvicina e l’opposizione ipotizza soluzioni alternative alle elezioni anticipate forse contando sui parlamentari riluttanti a perdere tre anni di mandato e ad affrontare una dispendiosa campagna elettorale e sulle ambizioni di questo o quel personaggio di centro destra al quale si è promesso un posto al governo.
Lo scontro tra Berlusconi e Fini non avviene sulle idee, ma sugli scandali. Il programma in quattro punti che Berlusconi proporrà sarà una provocazione che Fini respingerà se il Cavaliere ha deciso ai andare alle urne o sarà un generico passepartout per tirare a campare, riprendendosi qualche finiano.
E torniamo all’opposizione. Ribadendo che la forza di Berlusconi risiede anche nella debolezza del centro-sinistra. Se il Pd non dice che cosa è – la sua identità – e che cosa vuole – il suo programma alternativo – l’elettore che non vuole più Berlusconi non sa per chi votare: e o rivota “turandosi il naso” per il Cavaliere o non vota: e i non votanti – astensioni, schede bianche o nulle – sono in forte crescita. Mi rendo conto che ripeto le stesse cose. Ma ricordo Salvemini: battete sul chiodo finché non entra.

da il Fatto Quotidiano del 13 agosto 2010